sabato 29 aprile 2023

Perché sono sparita e dove sono finita?

Buongiorno a tutti e ben ritrovati qui su Veiled Mirror.

È da tantissimo che non aggiorno blog e profilo IG (per non parlare degli altri profili social), ma sono stati anni veramente tosti dal punto di vista universitario e lavorativo e la lettura ne ha risentito tantissimo.

Sono riuscita a malapena a leggere i libri che mi servono per la tesi, figuriamoci altro. A dire il vero ho concluso la lettura di un solo libro: Le Streghe di Roal Dahl. L'ho letto in classe ai miei alunni, quindi era necessario leggerlo io per prima, visto che da piccola ero riuscita solo a dargli una letta veloce.


Che dire?

Mi dispiace immensamente essere sparita, soprattutto perché avevo iniziato a collaborare con tante altre blogger e questo mi piaceva tanto, potevo leggere i libri in anteprima e consigliarveli senza filtri, come mio solito.

Purtroppo la vita universitaria è stata (e in parte lo è ancora) davvero devastante, sotto vari punti di vista.

Però con la tesi mi si è aperto un mondo legato alle fiabe e mi ha resa ancora più nazi sotto alcuni aspetti, perché adesso vedo con spirito critico tutto ciò che riguarda il mondo delle fiabe!

Non escludo che qui inizi a parlare di questo argomento, leggendo e ri-leggendo le fiabe classiche, facendone i confronti e, perché no, scovando e scoprendo le riletture più attuali e interessanti.


Negli ultimi anni ho comprato per lo più libri per bambini e ragazzi, anche per questo il blog ha perso un po' di attrattiva, ma se dovesse interessarvi il mio parare anche su questo tipo di letteratura, basta chiedere e sarò ben felice di dirvi la mia sulle novità o sulle letture che sono in voga tra i più piccoli.

Non preoccupatevi, non mi permetterei mai di recensire i libri di Geronimo Stilton, perché non sono per nulla in linea con la mia idea di lettura per bambini e ragazzi.


Nel mio mondo post-universitario vedo già molti progetti all'orizzonte, perché in questi anni non sono mancati idee e stimoli, quindi potrei ritrovarmi ancora ad avere poco tempo per la lettura, ma spero non sia così. In fondo uno dei buoni propositi per quest'anno è proprio tornare a leggere di più e confido che ciò accada da giugno in poi.

Come in passato, mi piacerebbe davvero molto ricominciare a collaborare con blogger e CE, poter leggere consigliarvi libri è uno degli scopi per cui è nato VM e quindi spero di tornare anche in questa funzione.


Detto questo, mi auguro veramente molto di poter tornare a pieno ritmo quanto prima.

Intanto vi ringrazio per l'attenzione e la pazienza.


A presto,

Annette.

sabato 13 febbraio 2021

{Review Party} Il canto di Calliope

Buon sabato, miei cari svelatori di specchi!

Quest’oggi vi porto una nuova recensione per un Review Party davvero bello, su un libro molto interessante.
Sto parlando di

Autore: Natalie Haynes
Data di pubblicazione: 21 gennaio 2021
Casa editrice: Sonzogno
Genere: Storico, Mitologia, Drammatico
Pagine: 320
Prezzo: 18.00€
Quarta di copertina: Una donna sola corre nella notte, intorno a lei la sua città che brucia. Fuori dalle mura, la regina e altre sventurate attendono un destino che verrà deciso dai vincitori. È la caduta di Troia. Dieci interminabili anni di guerra sono giunti alla tragica conclusione, mentre le avventure dei protagonisti andranno a ispirare, nei secoli a venire, le opere di artisti e scrittori. «Cantami o Musa» invoca il sommo poeta Omero, che ha raccontato le gesta degli eroi. Ma Calliope, musa della poesia epica, questa volta è meno accomodante: è convinta che non tutto sia stato narrato, che qualcosa di fondamentale, legato alle figure femminili, manchi ancora per completare l’affresco. Se il bardo vuole che lei canti, allora lei canterà insieme a tutte le donne coinvolte nella grande tragedia. Dando voce a ciascuna di loro, Calliope prende in mano la storia e ce la racconta da una nuova prospettiva. Ecco Andromaca, Cassandra, Pentesilea, Clitennestra, che vengono alla ribalta, con i loro pensieri, con i complicati risvolti psicologici delle loro scelte, con la sete di vendetta, la solitudine, la dignità di fronte alla morte. E poi tutte le altre, da Penelope a Briseide, da Creusa a Ifigenia, dalle troiane che, vinte, saranno rese schiave, alle greche che attendono il rientro dei loro uomini, senza dimenticare le capricciose divinità che governano le sorti dei mortali. Attingendo alle fonti antiche, anche le meno note, Natalie Haynes rivisita una delle più grandi narrazioni di tutti i tempi, facendoci palpitare di commozione accanto alle leggendarie eroine, e trasmettendoci il sentimento vivo di come la guerra di Troia e la sua epopea appartengano alle donne non meno che agli uomini.
Voto: 


Da qualche tempo, ormai, avrete capito che la mitologia greca è entrata prepotentemente tra i miei interessi dell’ultimo periodo, quindi la lettura de Il canto di Calliope è capitato proprio nel momento giusto (sessione invernale a parte, ovviamente).

La Haynes è riuscita a descrivere le sensazioni, i sentimenti e i vissuti delle donne che sono state coinvolte nella guerra di Troia.
All’interno del libro ritroviamo, quindi, Calliope, che apre la storia con commenti non proprio entusiastici per essere la musa dei cantori, le troiane, Penelope, Pentesilea, Briseide, Criseide, Teti, Afrodite, Era, Atena,… insomma tutte, ma proprio tutte, quelle donne che hanno vissuto in prima persona o per riflesso la guerra di Troia e che, in qualche modo, avevano qualcosa da dirci.

La guerra entra nelle case, nei letti di queste donne, le sconvolge e travolge, nessuna di loro rimane immune e ognuna di loro racconta un pezzetto della vicenda da diversi punti di vista.
Ci sono i punti di vista di chi, come le troiane, subisce tutto questo e si ritrova a dover far fronte alla solitudine causata dalla perdita dei propri mariti, prima, e dalla disgregazione del gruppo poi, rese schiave dai greci e portate ognuna in un luogo diverso, come trofei di guerra.
Anche le dee, le ninfe e le muse hanno dato il loro contributo, chi dando il via alla guerra e chi subendola, apparentemente restando in disparte.
C’è la disputa per decretare la più bella e che solo in apparenza è la causa scatenante la guerra di Troia, ma andando più a monte si scopre che il pomo d’oro è entrato in gioco per colpa di Eris, che ha voluto mettere zizzania tra Afrodite, Era e Atena, sapendo che non avrebbero potuto resistere a una sfida tra loro.
Ma chi era la vera proprietaria di quel pomo d’oro? E chi ha dato davvero il via, quindi, alla guerra che ha sconvolto per dieci lunghi anni il mondo greco?

Le parti che mi sono piaciute di più (a parte quelle delle dee) sono senz’altro quelle di Penelope, la donna custode della casa a Itaca, fedele al marito per vent’anni, colei che ha usato l’astuzia e non si è lasciata ingannare da niente, neanche dai canti e dai racconti che le giungevano e che davano per morto Odisseo.
I capitoli dedicati a Penelope sono in forma epistolare, lettere a Odisseo, che lo rimproverano per essere tanto intelligente e furbo quanto bramoso della fama. Lei non si risparmia dei commenti aspri e pungenti, sarcastici, a ciò che le viene raccontato da altri.
Non si perde d’animo. Aspetta e medita, spera e non si arrende ai vari pretendenti, nonostante questi siano avvenenti. In cuor suo sa che prima o poi Odisseo ritornerà a Itaca e libererà la propria casa dalla carne fresca e giovane che si è stabilita lì in attesa che lei capitoli e scelga un pretendente.

Il canto di Calliope è un libro denso e riflessivo, conduce il lettore nella storia, lo fa entrare nelle menti delle varie protagoniste di ogni capitolo, fa capire quanto la guerra segni le persone e che non ci sono né vincitori, né vinti.
L’immagine della donna che aspetta il ritorno del marito e spera di riaverlo tutto intero è pura utopia, anche Penelope si rende conto che Odisseo avrà comunque perso parte di se stesso in quella guerra e, soprattutto, nel viaggio che ha compiuto per tornare a casa.
Abbiamo esempi di donne forti, indipendenti, che vogliono lottare per la propria libertà e per quella delle figlie, sorelle, nipoti. Non si danno per vinte se non di fronte alla morte che le attende.
È un inno al vero femminismo, quello fatto dalle donne del passato, che lottavano principalmente per la vita e che anche quando la tolgono lo fanno esclusivamente per vendetta, perché è stato sottratto loro qualcosa (è l’esempio di Clitennestra, che uccide il marito per vendicarsi del sacrificio di Ifigenia, che lui ha compiuto dieci anni prima per avere il favore degli dei in guerra).
Sono donne che, anche in schiavitù, hanno una dignità e pretendono di avere un posto nella storia, perché sono importanti al pari degli uomini che in quella guerra hanno combattuto e sono morti.

Consiglio questo libro a chi ama la mitologia greca, ma vuole anche un punto di vista diverso della storia e degli avvenimenti che sono giunti fino a noi grazie a Iliade e Odissea.
Lo consiglio anche a chi vuole riscoprire un femminismo diverso da quello che viene sbandierato negli ultimi anni, forse sarà un po’ vecchio stampo, ma che a mio avviso dovrebbe essere ripreso.

Perdonate la recensione un po’ scarna, vi posso assicurare che il libro mi è piaciuto davvero tanto e ringrazio la Sonzogno per avermi dato la possibilità di leggerlo e Valeria per avermi inclusa nel review party.
Come al solito qui sotto vi lascio il banner e i link agli altri blog del RP, andate a leggere e commentare anche le loro recensioni, perché sono davvero interessanti.


» The Mad Otter
» This Lady of the Books
» L’antro di Aredhel
» La lettrice sulle nuvole
» Sylexlibris

Vi ringrazio per l’attenzione e spero di non avervi annoiati con questa recensione, fatemi sapere nello spazio commenti cosa ne pensate del libro o, più in generale, della mitologia greca e del fatto che negli ultimi anni siano approdati in libreria tanti libri su questo argomento.
Vi auguro una buona serata e buone letture,
Annette.

sabato 30 gennaio 2021

{Saturday Review} Eroi. Le grandi saghe della mitologia greca

 

Buon sabato, miei cari svelatori di specchi!

Finalmente riesco a scrivere e postare questa recensione, che ho tra le bozze da circa un mese, ma che mi ha bloccata parecchio.
Ho finito il libro in questione durante la End of the Year Challenge di Bookish Games, un profilo IG che indice divertenti e accattivanti maratone di lettura. Io avrei voluto finire più di qualche libro che avevo iniziato durante il 2020, ma mi sono un po’ incartata, soprattutto a causa dello studio.
Ma veniamo al libro in questione, ovvero Eroi.

Titolo: Eroi. Le grandi saghe della mitologia greca
Autore: Giorgio Ieranò
Data di pubblicazione: 24 ottobre 2013
Casa editrice: Marsilio
Genere: Saggio, Mitologia
Pagine: 255
Prezzo: 9.90€ (preso insieme a un altro libro)
Quarta di copertina: La sfida col Minotauro nel labirinto, la testa tagliata di Medusa, l’impresa degli Argonauti, Orfeo che scende nell’Aldilà per salvare la donna amata: i miti eroici dell’antica Grecia sono un caleidoscopio di racconti infiniti e stupefacenti. Ma anche un repertorio di favole orrende e bizzarre. Medea che uccide i suoi stessi figli. Edipo che ammazza il padre e poi si unisce con la madre. Eracle che abbandona le sue fatiche per ingozzarsi di arrosti e di dolci. Teseo che, invece di salvare le fanciulle, le stupra. L’eroe greco aveva molti lati oscuri. Era una creatura smisurata, un essere prodigioso, eccessivo nel suo furore e nelle sue passioni. E non sempre era arruolato al servizio del Bene: stava piuttosto oltre il Bene e il Male, oltre tutte le regole e le leggi dell’umano. Era venerato come lo sono oggi i nostri santi patroni. Si raccoglievano le sue reliquie, si portavano offerte sulla sua tomba. Ma soprattutto ci si divertiva a raccontare le sue imprese in forme sempre diverse e sempre nuove. Nei miti eroici si trova la matrice di tutte le narrazioni future. Ci sono amori, avventure, intrighi, prodigi, mostri. Ci sono viaggi fino alla fine del mondo e love stories che sfidano anche la morte. Tutto quello che ancora oggi ci appassiona e ci commuove quando leggiamo un romanzo o guardiamo un film, i greci lo avevano già narrato nei loro miti.
Voto: 


Dopo mesi, finalmente, sono riuscita a concludere la lettura di questo libro davvero interessante.
Come ho detto quando l’ho comprato (insieme agli altri libri dello stesso autore), io ho sempre avuto un debole per la mitologia, sarà perché è un qualcosa che fa parte della nostra storia comune o, più semplicemente, le storie raccontate mi affascinano tantissimo.

Questo libro è davvero interessante: ogni capitolo è dedicato a un eroe o a un personaggio della mitologia greca, che non sempre viene descritto nel modo corretto.
Ieranò pareggia i conti, ridà dignità e la giusta prospettiva a personaggi che solitamente vengono tralasciati o esasperati.
I personaggi citati, raccontati, analizzati in questo libro sono:
• Giasone;
• Medea;
• Minosse;
• Teseo;
• Arianna;
• Perseo;
• Eracle;
• Edipo;
• Antigone;
• Orfeo;
• Achille e Ulisse.

In ogni capitolo viene presentata la storia del personaggio principale, dell’eroe, raffrontata anche a tutto il resto della mitologia, vengono prese in considerazione le varie relazioni che ognuno di loro ha con gli dei, con il sovrannaturale e con altri personaggi che incontrano sul cammino.
Le storie non sono mai superficiali, ma vanno a fondo, ripercorrono la genealogia di ogni eroe, andando anche a prendere in esame gli antenati (più o meno) comuni.
Grazie ai vari capitoli conosciamo a fondo i personaggi che ne sono protagonisti, e iniziamo a capire perché hanno fatto determinate scelte, cosa li ha spinti a compiere quelle azioni per cui sono tanto famosi.

Non mancano tradimenti e sotterfugi, amori e passioni, proprio perché ogni eroe, prima di essere tale, è un uomo o una donna con dei sentimenti e dei bisogni (più o meno manifesti).
C’è da notare come in qualche modo tutti gli eroi descritti siano più o meno imparentati tra loro anche grazie a Zeus, che si è donato come se non ci fosse un domani e ha procreato a destra e a manca, per la gioia della sua consorte.

Il capitolo che mi ha colpita di più è senz’altro quello di Edipo.
Non so perché mi sia rimasto particolarmente impresso, sarà perché racconta la sua storia nuda e cruda, senza intenti psicanalitici, facendo però riferimento ad alcuni autori greci che ne hanno parlato diffusamente nelle loro opere.
Di Edipo ne sono state raccontate di ogni specie, soprattutto da quando Freud ha parlato del complesso edipico, peccato che la storia a giustificazione di quest’ultimo altro non sia che una fatalità e non intenzionale.
Ieranò lo spiega molto bene e fa chiarezza su Edipo e la sua storia, dicendo anche che ormai Freud è superato (grazie, l’ho sempre pensato anch’io!).
Tra l’altro, piccola chicca che mi è successa dopo aver finito la lettura di Eroi, ho trovato su Goodreads un aggiornamento di una delle persone che seguo, riguardo La morte della Pizia, un libretto davvero interessante di Friedrich Dürrenmatt che ho letto in una manciata di ore e che vi straconsiglio (qui trovate la mia mini-recensione).

Di Ieranò, come ho già detto, ho comprato Gli eroi della guerra di Troia e Olympos, perché ho visto che la mitologia – greca, romana, norrena, ecc. – mi piace sempre tantissimo e sono davvero curiosa di leggere gli altri saggi di questo autore.
Trovo che fare un passo indietro nel tempo, ogni tanto, sia salutare anche e soprattutto per ricalibrare le proprie idee, per dare nuovo slancio ai propri interessi e per ampliare le proprie conoscenze riguardo i vari argomenti.
Uno degli obiettivi che mi sono prefissata per questo 2021 è quello di leggere più romanzi o libri storici più in generale, sia perché la storia è una delle mie materie preferite, sia per capire meglio alcuni avvenimenti importanti. Dare uno sguardo al passato ogni tanto è salutare, magari può aiutare più di qualcuno a rivedere il proprio presente e a ripensare a cosa vuole diventare in futuro.
Certo, un libro non basta per fare questo, ma partire dalla mitologia è sempre un buon punto per proseguire su questa strada.
Non sono portata per la filosofia e i ragionamenti astratti, quindi mi fermo qui, che è meglio.

So che questa recensione non è molto lunga, chiedo venia, comunque vi consiglio il libro, perché è davvero interessante e dà numerosi spunti di riflessione sui più disparati argomenti.
Vi ringrazio per l’attenzione e per aver letto tutto, lo spazio commenti è come sempre a vostra disposizione, attendo i vostri messaggi riguardo questo libro e la mia recensione.

Non mi resta che augurarvi un buon fine settimana e buone letture!
Annette.

sabato 23 gennaio 2021

{Review Party} Sorcery of Thorns

Buon anno nuovo, miei cari svelatori di specchi!
Lo so, sono passati giorni e giorni dall’inizio dell’anno e ho in bozze alcuni post in cui vi parlo di altri libri, ma è sopraggiunto una specie di blocco del recensore e quindi il blog è rimasto un po’ bloccato.
Ma oggi è finalmente il giorno in cui il blog riprende vita, perché vi voglio parlare di un libro che ho letto in anteprima proprio a inizio anno (anche se il primo libro che ho letto è stato Il Piccolo Principe in friulano) e che… no, non vi anticipo nulla di ciò che dirò nella recensione vera e propria.

Il libro in questione è:

Autore: Margaret Rogerson
Data di pubblicazione: 19 gennaio 2021
Casa editrice: Mondadori
Collana: Fantastica
Genere: Fantasy
Pagine: 444
Prezzo: 22.00€
Quarta di copertina: Trovatella allevata in una delle Grandi Biblioteche di Austermeer, è cresciuta in mezzo agli strumenti della stregoneria: grimori magici che sussurrano e sferragliano catene. Se provocati, si trasformano in mostri inquietanti di cuoio e di inchiostro. Ciò cui Elisabeth ambisce è diventare una guardiana, incaricata di proteggere il regno dalle minacce della magia.
Il suo disperato tentativo di impedire l’atto di sabotaggio che libera il grimorio più pericoloso della biblioteca finisce per ritorcersi contro di lei: ritenuta coinvolta nel crimine, viene condotta nella capitale, in attesa di interrogatorio. L’unica persona su cui può fare affidamento è il suo nemico di sempre, il Magister Nathaniel Thorn, con il suo misterioso servitore; ma tutto sembra intrappolarla in una congiura secolare, che potrebbe radere al suolo non solo le Grandi Biblioteche, ma anche il mondo intero.
A mano a mano che la sua alleanza con Nathaniel si rafforza, Elisabeth inizia a mettere in discussione tutto quello che le hanno insegnato sui maghi, sulle biblioteche che ama così tanto, e soprattutto su se stessa. Perché Elisabeth ha un potere che non avrebbe mai sospettato, e un destino che non avrebbe mai potuto immaginare.
Voto: 




Ormai sapete che quando si tratta di fantasy, io non mi tiro indietro, è uno dei miei generi preferiti e mi fa sempre piacere leggere qualcosa di nuovo e interessante.
Sorcery of Thorns mi ha subito attirata per la trama, perché mi piaceva molto l’idea dei libri, o meglio dei grimori, che ne dà la Rogerson.

Ma andiamo con ordine: il libro racconta la storia di Elisabeth, un’aspirante guardiana della Grande Biblioteca di Summershall, dove è stata accolta fin da piccola, luogo in cui vengono tenuti dei libri molto particolari, i grimori, che possono trasformarsi in mostri, Malefict, pronti a scatenare i propri poteri.
La vita di Elisabeth cambia radicalmente una notte in cui si sveglia di soprassalto, trova la Direttrice della biblioteca assassinata e il grimorio che aveva aiutato a mettere nella camera blindata trasformato in Malefict, libero di scorrazzare e, perché no, uccidere guardiani, aspiranti e chiunque trovi sul proprio cammino.
Subito Elisabeth viene accusata di aver liberato il Malefict (poi ucciso da lei stessa) seminando il panico, di aver ucciso la Direttrice (la persona che l’aveva cresciuta) e di aver trafficato con la magia, cosa assolutamente proibita per apprendisti e guardiani.
A nulla valgono le sue proteste e le sue giustificazioni, viene prima rinchiusa nelle segrete della biblioteca e poi scortata a Brassbridge per l’interrogatorio ufficiale. Ad accompagnarla in questo primo viaggio lontano da quella che è stata la sua casa, saranno Nathaniel Thorn e Silas.

Devo dire che la prima parte del libro mi ha presa poco. È stato interessante leggere e scoprire il mondo che fa da sfondo alla storia, ma ho sempre avuto la sensazione che mancasse qualcosa, che non ci fosse il giusto appiglio per appassionarmi fino in fondo. E i personaggi secondari sono solo abbozzati, o solo bianchi o solo neri, privi di sfumature e ben poco inclini a rimanere impressi nel lettore.
È indubbio che Elisabeth cambi durante tutto il libro, metta in discussione le proprie certezze e si apra a ciò che ha sempre temuto e che le hanno insegnato a temere. Questo è senz’altro un ottimo spunto.
Ma ho trovato il suo personaggio a tratti infantile, a tratti poco sveglio, salvo poi maturare, per fortuna. Un vero peccato che la protagonista non sia sempre all’altezza della situazione (meglio che non sia la classica Mary Sue, sia chiaro).

La storia non è affatto lenta, gli avvenimenti si susseguono senza sosta, i capitoli sono brevi (rispetto a quelli di Harry Potter, per esempio, sono piccolissimi), ma i colpi di scena non sono così incisivi come ci si aspetterebbe.
Purtroppo si capisce praticamente subito chi abbia il ruolo del cattivo, dell’antagonista e quando si arriva a un determinato punto del libro, il lettore non è poi così sorpreso di trovarselo davanti.
Tuttavia, questo non rende la lettura meno interessante, soprattutto per ciò che riguarda il motivo che spinge il cattivo ad agire (non voglio spoilerare più di tanto, quindi sono molto criptica, chiedo venia).

Si può dire che biblioteche e libri siano altri personaggi egregiamente inseriti nell’ambientazione della storia.
Mi è piaciuta molto l’idea che non siano del tutto inanimati, anche se, nel momento in cui dovessero trasformarsi in Malefict, non sono proprio così amichevoli.
L’idea che ne danno all’inizio i guardiani delle biblioteche è profondamente sbagliata e, man mano che si va avanti con la lettura, si capisce che anche i grimori più pericolosi, alla fine non sono così spaventosi… se li si sa prendere nel mondo giusto.
In questo Elisabeth si rivela molto brava, anche grazie al fatto di aver sempre vissuto in una biblioteca, di aver letto (anche di nascosto) e di provare un profondo affetto per i libri. Quest’ultimi riconoscono in lei un animo pulito, che non vuole affatto far loro del male.

È giunto il momento di introdurre brevemente anche Nathaniel Thorn e Silas. Chi ha già visto qualche fanart sul libro, sono sicura che non vedeva l’ora.
Nathaniel è un ragazzo poco più grande di Elisabeth, è un Magister e pratica la magia. Ci viene descritto come un ragazzo duro e ostinato, e lo è a causa principalmente del proprio passato (sembra che chi non soffra da piccolo, non possa esistere nei libri), quando ha perso tutta la famiglia e gli è rimasto solo Silas.
Silas è il tuttofare di Nathaniel, maggiordomo, cuoco, cocchiere,… e chi più ne ha più ne metta.
È una figura molto ambigua, perché fin da subito veniamo a conoscenza della vera natura di questo personaggio e del perché sia al servizio di casa Thorn (anche la casa a un certo punto diventa un personaggio davvero interessante!).
Secondo voi, di chi si innamorerà Elisabeth?

Una cosa che non mi ha convinta del tutto, però, è il fatto che ci sia sempre perennemente un deus ex machina per cui Elisabeth si salva e/o viene aiutata nei momenti più disparati.
Ho trovato questo particolare ben poco credibile, anche se ha reso il libro un po’ più rapido e senza troppi intoppi.
Tuttavia ci sono alcuni punti che io avrei eliminato totalmente, parti intere che servono a poco ai fini della trama e che potevano benissimo essere raccontate a posteriori o descritte in altro modo.

Il libro in sé è una piacevole lettura (altrimenti non gli avrei dato 4 specchi, per fortuna si è risollevato dopo la metà) e può essere un buon punto di partenza per qualcosa di più articolato e interessante, anche con altri protagonisti, perché il mondo creato dalla Rogerson è molto credibile e sfrutta il fattore magico in modo interessante.
Ve lo consiglio se siete alla ricerca di qualcosa di leggero da leggere, soprattutto se non volete imbarcarvi in una nuova saga (questo è autoconclusivo, anche se forse lascia uno spiraglio ad altro).

Ringrazio la CE per avermi dato la possibilità di leggere in anteprima il libro e Franci del blog Coffee and Books che ha organizzato questo review party e le altre ragazze che in questi giorni hanno pubblicato e pubblicheranno le loro recensioni.
Vi lascio qui sotto il banner con le varie tappe e i link degli altri blog, così potrete andare un’occhiata anche da loro e scoprire gli altri pareri.


» Down the rabbit hole
» Chronicles of a bookhaolic
» I miei sogni tra le pagine
» La lettrice sulle nuvole
» Coffee and Books
» Librintavola

Credo di avervi detto tutto, se volete chiedermi qualcosa di più specifico su qualcosa, lo spazio commenti è a vostra disposizione.
Vi ringrazio per l’attenzione e per essere arrivati fino a qui, non mi resta che augurarvi una buona settimana e buone letture!
Annette.

venerdì 18 dicembre 2020

{Review Party} Bambi

Buongiorno e buon venerdì, miei cari svelatori di specchi!
Come state trascorrendo questa settimana?
Io in un certo senso non vedo l’ora che arrivino le vacanze, perché mi sto pian piano esaurendo… anche se questo poi vorrà dire studiare tutto il tempo per gli esami. Aiuto!
Però, sono molto orgogliosa dei risultati in termini di letture, quindi la situazione non è così drammatica.
 
A proposito di libri letti in questo periodo, oggi vi voglio parlare di un libro uscito già da qualche tempo, ma che, insieme a Franci e ad altre ragazze, ho letto nell’ultima settimana.
Prima di proseguire, ci tengo a ringraziare la CE e Franci per avermi dato la possibilità di partecipare a questo bel Review Party.
 
Titolo: Bambi
Autore: Felix Salten, Benjamin Lacombe
Data di pubblicazione: 1 dicembre 2020
Casa editrice: Rizzoli
Genere: Classico
Pagine: 160
Prezzo: 25.00€
Quarta di copertina: Bambi ripercorre i primi anni di vita di un capriolo e le prove che dovrà affrontare. Racconto iniziatico e inno alla natura, evoca vividamente la magia, la bellezza e i pericoli della vita selvaggia. Pubblicato nel 1923 in Germania, il capolavoro di Felix Salten ebbe un grandissimo successo, ma venne proibito poco tempo dopo dalle autorità naziste che vi lessero una “metafora politica del trattamento subito dagli ebrei in Europa”. L’adattamento in cartone animato da parte di Walt Disney del 1942 contribuì a oscurare l’opera originale e il suo spessore letterario e simbolico. Benjamin Lacombe riporta magnificamente alla luce questo testo; alternando carboncino e pittura, illustrazioni e delicati intagli, ci accompagna nella vita del bosco brulicante di esperienze e sensazioni contrastanti.
Voto:  
 

Può sembrare scontato dirlo, ma sono sicura che tutti appena si pronuncia il nome Bambi pensiamo subito al bellissimo cartone della Disney, che ha accompagnato tanti di noi durante l’infanzia e che è stato la fonte di alcuni traumi infantili (mai quanto il Re Leone o Dumbo, ma anche Bambi non scherza).
Bene, quando leggete il libro originale dimenticatevelo!

Avevo messo in conto che cartone e libro fossero diversi, eppure quest’ultimo mi ha stupita lo stesso.
Questa edizione è splendida ed è curata nei minimi particolari grazie alle illustrazioni di Benjamin Lacombe, però è stata la storia in sé a non appassionarmi troppo.

Fin dalle prime pagine sono sì stata immersa nel bosco in cui Bambi, gli altri caprioli (perché sono caprioli, non cervi come si evince dal cartone) e i vari animali vivono, ma ho letto il tutto con un’ansia crescente.
Nelle prime pagine non si fa cenno al cacciatore o ad altri uomini, eppure, conoscendo il cartone, aspettavo da un momento all’altro la morte della madre di Bambi. Dopo un paio di capitoli ho capito che la cosa non sarebbe avvenuta tanto presto, quindi mi sono tranquillizzata e ho iniziato a godermi la lettura, per fortuna.
Questo è il brutto di conoscere già la storia (anche se rimaneggiata e modificata) quando si legge un classico.

Il libro tratta la storia di Bambi, un capriolo che vive in una splendida foresta abitata anche da tanti altri animali. Vive con sua madre e pian piano inizia a scoprire il mondo che lo circonda, a fare attenzione a “Lui” e ad altri pericoli che incombono sulla sua vita.
Attorno a lui ruotano altri personaggi più o meno importanti per la sua formazione e la sua vita, per esempio i cugini Gogo e Faline o il vecchio principe.

Come in ogni buon romanzo di formazione, a un certo punto c’è qualcosa che sconvolge la vita del protagonista, lo fa crescere ed evolvere, e da lettori lo accompagniamo lungo tutto il percorso che fa per diventare adulto.
Descrive in modo eccellente lo spaccato di vita dell’uomo, più che del capriolo, anche se, ovviamente, si nota una notevole cultura della vita animale da parte dell’autore. È un racconto iniziatico, che fa riflettere su molti temi e su molte situazioni.
Il personaggio del vecchio principe è l’esempio da seguire per trarre gli insegnamenti più importanti, anche se burbero e solitario. Così come il personaggio di Bambi rappresenta il bambino, il ragazzo e infine l’adulto che impara a vivere grazie alle proprie esperienze, ai propri errori, alle proprie capacità.
Questo è senz’altro il fulcro dell’intero racconto: la contrapposizione tra saggezza e ignoranza, razionalità e istinto.

Bambi è un classico e come tale, ormai, può essere letto a tutte le età, ma io mi sento di sconsigliarlo ai più piccoli. Anzi, nell’introduzione di Maxime Rovere, il romanzo viene presentato come una lettura esclusivamente per adulti, visto che l’autore stesso ha voluto descrivere, con la vita di Bambi e degli altri animali della foresta, la situazione che gli ebrei stavano vivendo in Austria già dalla fine del 1800, poi sfociata nel Nazismo all’inizio degli anni ’20. Il libro, ovviamente, fu messo al bando, proprio perché l’allegoria di Salten era evidente, anche visti i suoi studi e il suo mentore.
Se leggiamo il libro sotto questa prospettiva, riusciamo a comprendere e capire che non è affatto una lettura per i più piccoli, anzi.
Ci sono anche alcune parti e situazioni abbastanza crude e cruente, e questo potrebbe urtare la sensibilità dei più piccoli.
Questo è uno dei motivi per cui ho dato 3 specchi, perché quelle stesse parti hanno dato fastidio perfino a me, che di anni non ne ho più 10 da un pezzo, e guardo film e telefilm abbastanza violenti.
Conosco i bambini di oggi (lavoro con loro), so bene cosa guardano e cosa piace o non piace, so che difficilmente più di qualcuno di loro si spaventerebbe o ci rimuginerebbe sopra, però, sono convinta che alcune parti andrebbero a fondo e potrebbero turbarli.

Un altro motivo dei 3 specchi è il fatto che la narrazione mi ha annoiata.
Il punto di vista è quello di Bambi, viviamo e vediamo ciò che accade attraverso i suoi occhi. Tutto ciò è davvero molto interessante, ma c’è sempre quell’ombra di ansia e angoscia che aleggia per tutto il libro.
Lo stile dell’autore è asciutto e diretto, le descrizioni vivide e accurate.
Non vedevo l’ora che finisse e questo è un vero peccato, perché la storia in sé è davvero interessante e ben scritta.

L’ho già detto che i disegni sono splendidi?
Sì? Ve lo ridico, perché, anche se la storia non mi ha entusiasmata particolarmente, il resto è davvero spettacolare e vale tutti i soldi che costa.
Lacombe ha fatto un lavoro egregio, ci sono intere pagine decorate con animali e piante, per non parlare della copertina intagliata sia nel cartone che nella carta, che lascia intravedere l’immagine di Bambi. All’interno, più o meno a metà, ci sono anche due pagine intagliate con alberi e arbusti su cui sono disegnati anche altri animali che osservano la scena di Bambi e di sua madre che entrano nella radura per la prima volta. E tutte le pagine, con la storia impaginata su due colonne, hanno altri abbellimenti e disegni vari.
Un vero e proprio gioiello da sfogliare e collezionare, che solo per i disegni si meriterebbe 5 specchi!

Mi pare di avervi detto tutto, mi dispiace solo non aver apprezzato in toto la storia.
Vi lascio qui sotto i link e il banner con gli altri blog del Review Party e vi invito ad andare anche da loro a leggere cosa ne pensano le mie colleghe!

» Coffee and Books
» Hook a Book
» Librintavola
» The Mad Otter

Domani non perdetevi su instagram il post dedicato a questo libro.
Non mi resta che augurarvi una buona giornata e delle buone letture, e non dimenticatevi di farmi sapere cosa ne pensate di Bambi.

 Annette.

mercoledì 9 dicembre 2020

W... W... W... Wednesdays #15.20

Iniziativa di MizB del blog Should be Reading.
 
Buon mercoledì, cari svelatori di specchi.
Come avete passato il ponte dell’Immacolata? Avete letto qualcosa di interessante?
Io ho approfittato per leggere un bel po’, nonostante gli esami all’università si avvicinino inesorabili.

Quest’oggi è giunto il momento di tornare a una rubrica che ultimamente ha un po’ latitato su questi schermi (un po’ perché l’ho inserita tra le storie su IG), sto parlando della W… W… W… Wednesdays.
Se siete nuovi del blog, vi spiego rapidamente in cosa consiste: basta rispondere a tre domande, ovvero…
» What are you currently reading? (Cosa stai leggendo al momento?)
» What did you recently finish reading? (Cos'hai finito di leggere di recente?)
» What do you think you’ll read next? (Quale sarà il prossimo libro che leggerai?)

Ecco le mie risposte:
» Cosa stai leggendo al momento?
Da qualche tempo sto leggendo (anche piuttosto lentamente) il nuovo libro di J.K. Rowling.
È molto carino, molto in stile zia Row e mi riporta ai magici momenti vissuti con Harry Potter.


» Cos'hai finito di leggere di recente?
Complice il fine settimana piovoso, ho letto un bel po' e ho finito sia Nevermoor (trovate la recensione qui), sia Bambi, letto per un review party che vedrete nei prossimi giorni qui sul blog e su instagram.
Letture molto diverse, ma comunque molto interessanti.

» Quale sarà il prossimo libro che leggerai?

Questo mese mi sono fatta una piccola TBR, che spero vivamente di rispettare, e quindi vorrei leggere soprattutto questi tre libri, ovvero: La guerra dei mondi per il Strange Books Club, Macbeth per Gli allegri lettori di Shakespeare e Il Piccolo Principe per un gdl sui classici (credo lo leggerò in friulano).

E questo è quanto.
Quali sono i vostri libri in lettura, conclusi o che volete leggere in questo periodo? Fatemelo sapere nei commenti qui sotto.
 
Io vi auguro come sempre buone letture e un buon proseguimento di settimana,
Annette.