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sabato 16 maggio 2020

{Saturday Review} Fangirl


Buonasera a tutti, miei cari svelatori di specchi!
Lo so, è tardi, rispetto ai soliti standard in cui posto, ma ho appena finito la seconda lettura per la Bout of Books read-a-thon e non vedo l'ora di parlarvene.
Come secondo libro ho scelto:

Titolo: Fangirl
Autore: Rainbow Rowell
Data di pubblicazione: 2017
Casa editrice: Piemme
Collana: Pickwick
Genere: Young Adult, Rosa
Pagine: 505
Prezzo: 11.90€
Quarta di copertina: Approdata all'università, dove la sua gemella Wren vuole solo divertirsi tra party, alcoll e ragazzi, la timidissima Cath si trova sola per la prima volta e si rinchiude nella sua stanza a scrivere fanfiction di cui migliaia di sostenitori attendono il seguito. Ma una compagna di stanza scontrosa con il suo ragazzo carino che le sta sempre intorno, una professoressa di scrittura creativa che pensa che le fanfiction siano solo un plagio, e un affascinante aspirante scrittore che vuole lavorare con lei, obbligheranno Cath ad affrontare la sua nuova vita.
Voto: 


Era da tempo che non leggevo un romanzo rosa e, per di più, young adult, perché non sempre trovo quello giusto.
Ma questo, posso dirvi senza ombra di dubbio, che lo è. È uno di quelli giusti.

La storia è molto semplice, anche se chi ha redatto la quarta di copertina ha travisato alcuni comportamenti dei protagonisti di questo libro: Cath è la protagonista e si ritrova catapultata nella vita universitaria tra mille insicurezze. Non appena varca la soglia della stanza che non dividerà con la gemella, si scontra con Levi, il presunto fidanzato della sua compagna di stanza.
La compagna di stanza, Reagan, è una ragazza più grande di Cath, un po' burbera, ma dal gran cuore e cerca di farla ambientare a modo suo. Levi prende in simpatia Cath e cerca di farla uscire dal guscio e proteggerla allo stesso tempo.
La gemella di Cath, Wren, è il suo opposto e pensa solo che il college sia l'occasione per andare alle feste, circondarsi di ragazzi e vivere senza il minimo controllo.
Cath preferisce stare in camera a scrivere, piuttosto che andare alle feste, ed è molto conosciuta nel web grazie alle fanfiction che scrive su Simon Snow.

Cosa mi è piaciuto in particolare?
Di solito mi piacciono le protagoniste forti e che sanno farsi valere. Cath non è proprio così, ma mi sono rivista molto in lei (anche se ho un bel po' di anni in più).
Entrambe scriviamo fanfiction. Entrambe siamo timide e facciamo fatica a farci nuovi amici. Entrambe abbiamo difficoltà a fidarci degli altri, soprattutto se potrebbero deluderci, forse perché nella vita abbiamo subito tante delusioni e abbiamo paura di starci ancora male.
Mi sono rivista in lei quando aveva dei problemi con la compagna di stanza, perché la scorsa estate ho avuto un'esperienza non molto piacevole a Plezzo e i primi giorni là sono stati un vero incubo.
Cath può sembrare una ragazza fragile, insicura, ma per certi versi è anche matura, ha uno spiccato senso di protezione nei confronti delle persone che ama e questo la porta a soppesare sempre le scelte da fare.
Una sola cosa mi ha dato un po' da pensare: lei e la gemella sono identiche fisicamente e Wren è consapevole di essere uno schianto, anche Cath è consapevole della bellezza della sorella e di riflesso sua, eppure si sente sempre il brutto anatroccolo.

Mi è piaciuto molto il rapporto che instaura con Levi, un ragazzo più grande di lei di qualche anno, ma che cerca di farla sentire a casa e in un qualche modo protetta.
È chiaro fin da subito cosa accadrà tra loro due, ma ho letto con vivo interesse lo sviluppo della loro storia, di come Cath finalmente sia riuscita a sciogliersi e a vivere ciò di cui raccontava nelle sue fanfiction.

Tutti i personaggi hanno una caratterizzazione profonda, non sono solo tratteggiati superficialmente (comparse a parte), ma, anche se il libro è dal punto di vista di Cath, si riescono a delineare molto bene i vari caratteri. Mi è piaciuto molto anche il personaggio della professoressa di scrittura narrativa che, pur ritenendo le fanfiction dei plagi, è davvero molto disponibile e capisce al volo chi ha un talento particolare per la scrittura e chi no.
In un certo modo il libro tratta anche tematiche delicate, quali l'abbandono da parte di un genitore e le diverse reazioni dei figli (Cath e Wren), così come quella del padre delle gemelle, questa è una tematica che permane per l'intero libro e ci fa capire molto bene i caratteri delle due ragazze; altre tematiche sono i problemi mentali e l'alcolismo. Quest'ultimi hanno grande rilevanza per la trama, ma non sono stati sviluppati poi molto, anzi, soprattutto il secondo è stato relegato a poche pagine e non si sa se Wren abbia davvero seguito un percorso supportata da Cath o se sia stata solo la minaccia di un padre esasperato.
Ovviamente la tematica principale è la scrittura e il mondo delle fanfiction. In questo la Rowell ha fatto un lavoro egregio, tratteggiandoci un universo che io (purtroppo o per fortuna =D) conosco molto bene. Questo mi è piaciuto tanto e mi ha fatta immergere ancora di più nel mondo di Cath. Anche se ammetto che, dopo un po', ho saltato le parti in cui venivano riportati spezzoni di fanfiction o di Simon Snow.
Il finale mi ha lasciata un po'... così, mi aspettavo un vero finale, non quello di Simon Snow.
E vorrei davvero sapere altro di Cath, Levi, Wren e tutti gli altri.

Lo stile dell'autrice è molto scorrevole, le 500 pagine volano che è un piacere, soprattutto perché ci si immerge fin da subito nell'atmosfera del college e nella vita della protagonista.
Prima o poi leggerò altro della Rowell, magari stavolta qualcosa più per adulti, visto che lei non scrive solo young adult.

Credo di aver detto tutto ciò che volevo sottolineare di questa lettura molto stimolante (mi ha tenuta alzata fino alle 3 ieri notte) e che ha evocato vecchi cari ricordi. Da inguaribile romantica non ho potuto fare a meno di emozionarmi in più punti e di sentire sulla pelle le sensazioni di Cath, fin quasi a commuovermi, cosa che per me è parecchio strana.
Se potete, anche se è passato del tempo dalla pubblicazione, leggetelo, perché è un libro che merita davvero. E non fatevi frenare dal fatto che sia uno young adult!

Detto questo, vi auguro una buona serata, un buon fine settimana e buone letture,
Annette.

martedì 9 settembre 2014

{Recensione} L'estate di Ulisse Mele

Autore: Roberto Alba
Data di pubblicazione: giugno 2014
Casa editrice: Piemme
Genere: Mistero, Giallo
Pagine: 205
Prezzo: 14.50€
Quarta di copertina: Una casa in cima a una collina di terra e sassi, nel cuore della Sardegna rurale. È qui che Ulisse vive insieme alla sua famiglia. Ha quasi nove anni e non sopporta la parola che la gente usa per spiegare il suo problema: sordomuto. Lo fa sembrare handicappato, invece lui è solo sordo, capisce tutto benissimo e a scuola è il più bravo. Un genio. E infatti suo papà non lo prende mai a cinghiate come invece fa con Betta e Dede, che saranno anche più grandi, ma si comportano sempre da perfetti sprovveduti. Neppure lui però immagina che andare al mare di nascosto in una torrida mattina di luglio possa essere la cosa più stupida che quei due abbiano mai fatto. Fino a quando il fratello Dede torna a casa da solo, e della sorella non c'è più traccia.
Da quel momento la vita della sua famiglia è sconvolta. E mentre gli adulti cercano risposte, Ulisse ha occhi ben aperti su quel che gli accade intorno. Per lui, la scoperta della verità sarà un ingresso forzato nel mondo dei grandi.


L'estate di Ulisse Mele mi è arrivato direttamente dalla Piemme, qualche mese fa, ed è stata una vera e propria sorpresa, perché nessuno mi aveva contattata in merito e per un po' non riuscivo neanche a capire come la CE avesse il mio indirizzo. Poi ho realizzato di conoscere, seppure solo online, l'autore, Roberto Alba, perché avevo letto il suo precedente romanzo, La spiaggia delle anime (per chi non se lo ricordasse, qui c'è la mia recensione).
Devo ammetterlo, ho aspettato tanto per iniziarlo, perché la trama mi ha un po'... spaventata, nel senso che io non sono solita leggere romanzi che trattano temi forti, nonostante legga come se niente fosse gialli e thriller (lo so, sono strana), ma poi mi sono detta che dovevo leggerlo, almeno per far sapere a Roberto cosa ne pensassi.
Ho imparato una grande lezione (che forse avrei già dovuto imparare): dalla trama non si può desumere al 100% se un libro sia pesante, lontano dalle proprie corde o possa non piacere.
Questo libro è un piccolo gioiello.
Per prima cosa scivola via che è un piacere, perché è scorrevole e non ci si rende neanche conto di arrivare alla fine, infatti l'ho letto in una manciata di ore. In secondo luogo, il tutto è visto con gli occih di un bambino di 9-10 anni, lui è il narratore e lo stile è talmente semplice che sembra proprio scritto da un bambino. Questo, però, non implica che ci siano errori di forma o verbali, infatti tutto è perfetto, esattamente come ci si aspetterebbe da un bambino che va molto bene a scuola e che ha vinto vari concorsi di scrittura.

Come già detto, il protagonista di tutto è Ulisse Mele, un bambino davvero speciale, perché nonostante sia sordo, riesce a comunicare e capire perfettamente ciò che gli altri dicono grazie alla lettura delle labbra. Vive in Sardegna, in una casa di campagna su una collina insieme ai suoi genitori e a due fratelli più grandi, Betta e Dede.
Suo padre è molto severo e, visto l'andamento scolastico e il comportamento di Betta e Dede, non perde occasioni per sgridarli e picchiarli. Ulisse è immune da tale trattamento perché si comporta sempre bene, non dice mai bugie, ha buoni voti a scuola ed è più sveglio dei fratelli.
Dede ha quattordici anni e frequenta ancora la prima media. È un asino "calzato e vestito", come dice mio padre, ma non è colpa sua, lo so perché zio ha spiegato che è dislessico e anche qualcos'altro.
[...]
Una cosa è vera: fa dei disegni che sembrano proprio delle fotografie. È come una macchina fotografica, scatta e stampa uguale e certe volte se vede una cosa la ricorda.
Betta, invece, non è dislessica, è solo stupida, perché è femmina e le femmine non mi stanno simpatiche proprio per niente, anche se mamma mi ha spiegato che con l'età si cambia, o si migliora o si peggiora, dipende.
Mia sorella vive con il telefonino, con il computer e canta sempre le canzoni di Laura Pausini, in bagno, con una spazzola per microfono.
A scuola è peggio di Dede: è in prima superiore, frequenta il biologico; [...] Ha 17 anni e si vede con Giovanni.
Un giorno, Betta e Dede decidono di andare al mare con Giovanni, il fidanzato di Betta, così si svegliano prima dell'alba ed escono di casa. Ulisse cerca di andare insieme a loro, ma è troppo piccolo e gli dicono di non fare la spia con i genitori.
Quando il padre si accorge della scappatella, cerca di raggiungerli e di farli tornare a casa, ma i ragazzi non si trovano.
Inizia così uno dei giorni più brutti per la famiglia Mele, perché verso l'ora di pranzo Dede ritorna a casa ammaccato e con la bici del nonno in pezzi dicendo che insieme a sua sorella e Giovanni ha avuto un piccolo incidente e, mentre loro hanno proseguito il viaggio senza problemi, lui è ritornato a casa.
Arriva la sera e di Betta non si hanno notizie. I giorni passano e le ricerche si fanno sempre più insistenti, ma niente: Betta sembra scomparsa nel nulla.

La storia, vista con gli occhi di Ulisse, è molto semplice e schietta, esattamente come può essere il racconto di un bambino sugli avvenimenti della propria famiglia. A tratti può sembrare qualcosa di molto leggero, altre invece si ha il senso di oppressione che colpisce chiunque nel momento in cui un familiare non si trova e non si sa che fine possa aver fatto.
Ulisse cerca di smorzare il dramma e tutto ciò che lo colpisce con digressioni sui pirati, battute sagaci e qualche spiegazione degli avvenimenti come solo un bambino sveglio e arguto sa fare.
Da grande Ulisse vuole fare lo scienziato, ma non vuole sposarsi perché come può uno scienziato, che vive tutto il tempo in laboratorio, avere anche il tempo per una moglie e i figli? Da grande vorrebbe restituire tutti i soldi della pensione di invalidità che prende fin da piccolo, perché lui è solo sordo, non ha mica problemi fisici o altro.
Le sue battute, i suoi ragionamenti lineari e che non fanno una grinza, il suo essere così schietto e diretto, fanno amare il suo personaggio e lo fanno sembrare molto più reale di tanti altri bambini che si vedono in giro e che sono troppo impegnati a contendersi il nuovo telefonino all'ultima moda, peggio dei grandi.
La sua sordità non è un difetto e lui non la vive come un problema: ha messo specchi ovunque per riuscire a captare qualsiasi parola, come ho già sottolineato è un bambino sveglio e intelligente e dimostra che anche le persone che noi consideriamo non udenti ci sentono benissimo. A loro modo, ma sentono e parlano molto bene. 
Anche lui ha i suoi momenti no e li descrive con semplicità, così come descrive con altrettanta semplicità cosa voglia dire per lui urlare o piangere:
Per me urlare significa aprire e chiudere la bocca come un pesce e agitare le braccia come un pazzo.
Quando piango si gonfia qualcosa nel petto ed è come se volesse esplodere: piangere è la cosa più dolorosa che ci sia.

Questo libro mi è proprio piaciuto e lo consiglio a chiunque voglia leggere qualcosa di... inaspettato, perché in ogni pagina c'è qualcosa che colpisce e, nonostante la semplicità del linguaggio, fa riflettere.
Ho apprezzato ogni singola pagina, sia per le battute di Ulisse, sia per le sensazioni che l'autore ha saputo trasmettere. E mi ha anche spiazzata, il più delle volte, perché è difficile pensare, vivere e agire come un bambino. Forse è proprio vero che dovremmo ritornare un po' bambini, soprattutto quando ci relazioniamo con gli altri o non riusciamo a dire le cose come stanno per non ferire.

Voto: da non perdere assolutamente, quindi se lo trovate in libreria, non esitate a comprarlo, perché merita una lettura... soprattutto perché, come ho già detto, scivola via in poco tempo, ma ciò che trasmette rimane sotto la pelle.

Spero di avervi detto tutto e di esservi stata di aiuto, come sempre ;) qualora abbiate qualcosa da dire, lo spazio commenti è come sempre a vostra disposizione!

Buona giornata,
Annette.

Con questa recensione partecipo alla mia iniziativa:
End of Summer Reading Challenge @Veiled Mirror

venerdì 11 maggio 2012

{Recensione} Firelight. La ribelle

Titolo: Firelight. La ribelle
Autore: Sophie Jordan
Data di pubblicazione: 2011
Casa editrice: Piemme
Collana: Freeway
Genere: Young Adult, Urban Fantasy, Paranormal Romence
Pagine: 280
Prezzo: 9.90€
Quarta di copertina: Discendiamo dai draghi. Siamo dei mutaforma che hanno sviluppato la capacità di apparire umani per sfuggire ai Cacciatori. Viviamo nascosti nelle foreste remote, volando solo di notte, dispiegando le ali quando nessuno può vederci.
Siamo Draki. Io mi chiamo Jacinda e sono il tesoro del mio branco, l'unica capace di soffiare ancora fuoco. Ma dopo aver infranto per l'ennesima volta le regole che proteggono la vita della nostra comunità, sono stata costretta a fuggire insieme a mia madre e mia sorella.
Ci siamo sepolte vive in un'anonima cittadina, dove sono costretta a mantenere l'aspetto umano con il rischio di dimenticare la mia vera natura. Finché non mi sono ritrovata nella stessa scuola del mio Cacciatore.
È possibile una simile coincidenza? Oppure questo bellissimo e pericoloso ragazzo non è quello che la sua famiglia vorrebbe far credere?


Dopo più o meno 24 ore, ecco qui la mia recensione a Firelight. La ribelle di Sophie Jordan che, a dispetto di quanto ho scritto nel post sulle prime 100 pagine, mi è piaciuto veramente molto =D
Non rimangio affatto il mio punto di vista sulla confusione che attanaglia Jacinda, perché ne sono ancora convinta, visto che per tutto il libro continua la tiritera "Voglio andarmene da qui, voglio tornare nel clan" nonostante lei venga a sapere il vero motivo per cui sua madre l'abbia portata via e poi "Non voglio tornare nel clan" ogni volta che pensava alle regole.
In sostanza ho trovato il personaggio di Jacinda un po' infantile e quando sua madre le ha consigliato di crescere, gliel'ho praticamente urlato anch'io.

Questo primo volume della serie di Firelight parla di Jacinda, una ragazza che può trasformarsi in drago, infatti discende, come il suo clan, da questi esseri mitologici e maestosi. È una mutaforma che vive con la propria famiglia, sua madre e sua sorella gemella, in un clan e ha una particolarità che ormai tutti credevano estinta: è una sputafuoco.
Durante un volo non autorizzato (i clan di draki, infatti, hanno regole molto severe su quando si può o meno fare una cosa) sopra uno specchio d'acqua insieme alla sua migliore amica, Jacinda si ritrova a scappare dai cacciatori che vogliono impadronirsi della sua pregiata pelle, del suo sangue e rivenderli agli enkros. E durante la fuga conosce uno dei suoi cacciatori: Will, un bellissimo ragazzo che, a dispetto di ciò che pensava, la protegge e la salva così da morte certa.
Intanto Azure, grazie al diversivo di Jacinda, riesce a scappare e a dare l'allarme al clan. La bravata di Jacinda è la miccia che innesca una reazione in sua madre e costringe loro due e Tamra, la gemella che non è mai riuscita a trasformarsi, a fuggire dal clan e a rifugiarsi in una cittadina in pieno deserto.
La madre di Jacinda spera così che il draki dentro sua figlia prima o poi muoia a causa della mancanza del contatto con la terra, le montagne e tutto ciò che riesce ad alimentarlo, a farlo sentire più vivo che mai.
Ma nessuno ha fatto i conti con Will, che, coincidenza, frequenta proprio la stessa scuola delle due gemelle e fa riemergere il draki assopito in Jacinda ogni volta che si vedono, incontrano, scontrano, baciano.

Una cosa che non sopporto di questi libri è il fatto che la protagonista sia bellissima, si sia appena trasferita in una nuova città e attiri come orsi sul miele i ragazzi della scuola. Nel gergo delle fanfiction questo personaggio si chiama "Mary Sue" ed è odiato quanto temuto da tutti i fanwriter.
Anche qui non manca la ragazza bellissima che non sa di esserlo (vedi che la tua gemella identica a te è bellissima, fatti venire qualche dubbio, no?) e che appena arrivata si fa notare da tutti, anche dalle persone più sgradevoli e antipatiche della scuola.
Come anticipavo ieri Jacinda è piuttosto... confusa. Non si sa bene cosa voglia, perché un giorno dice di volersene andare dal clan, il giorno dopo quando la madre la costringe a scappare vuole restare, quando arriva nella nuova città e scopre alcune cose su di sé vuole trovare un nuovo clan, ma quando capisce cosa prova per Will vuole restare.
Per tutto il libro avrei voluto urlarle "Allora, ti decidi una buona volta?"
L'ho trovata egoista solo qualche volta, quando pensa a sé stessa e si antepone agli altri; poi le tornano in mente Tamra e sua madre e pensa al loro benessere, anche a discapito della propria felicità.
Mi sono resa conto che non è un personaggio così semplice come pensavo all'inizio, etichettandola subito come ragazzina che non sa scegliere cosa vuole (in parte lo penso ancora, eh).

In questo libro, a differenza di tanti altri, c'è una ragione vera e reale per cui Jacinda e Will sono legati, non è solo perché lei è bellissima e lui è un gran figo, o perché sono i novelli Romeo e Giulietta. Ho trovato la loro storia molto bella, anche se il più delle volte avrei preso Jacinda a sberle quando si riprometteva di stare lontana da Will, perché era evidente che non era possibile una cosa del genere, non solo ai fini della trama.
È indubbio, comunque, che Jacinda si sia innamorata di Will perché lui è molto bello (ci viene ripetuto a ogni riga come i suoi capelli risplendano al sole, come i suoi occhi siano magnetici, ecc.), poi è venuto il resto.
Secondo me, però, in questo libro Will non è approfondito a dovere, sembra più una comparsa e questo mi fa sperare che nel seguito sia più... profondo.

Gli altri personaggi che fanno da cornice sono alcuni abbozzati, altri ben descritti anche se talvolta stereotipati.
La gemella di Jacinda è piuttosto vuota, anche se l'autrice ha provato a darle una parvenza di umanità e di caratterizzazione; i cugini di Will sono i classici personaggi brutti e cattivi, stereotipati al massimo e senza il minimo spessore psicologico. L'amica di Jacinda viene per lo più lasciata in disparte, quindi è difficile trovare per lei una descrizione chiara; e la signora Hennessey è la classica vicina che sembra tanto impicciona, ma lo fa solo per solitudine (scusate lo spoiler XD).
La madre di Jacinda e Tamra, invece, ha le idee chiare, non si fa mettere i piedi in testa dagli altri e decide secondo l'istinto cosa sia meglio per la propria famiglia. Non ho condiviso alcune scelte, ma forse è perché non sono madre e non posso ancora capire a pieno.
Cassian l'ho odiato dal primo istante: classico belloccio che punta la protagonista come un segugio e guai a chi gliela tocca, manco fosse di sua esclusiva proprietà... un po' lo è, ma mi ha dato estremamente fastidio il suo atteggiamento. So che doveva essere così e non discuto, però, lo si poteva approfondire e caratterizzare meglio, esattamente come Will, e non lasciare che fosse il bello, ma cattivo e possessivo della situazione.

Passando alle note dolenti, andando avanti con la lettura i refusi e gli errori continuano, alla fine ho cercato di sorvolare il più possibile, ma è stata dura non prendere il pc e mandare una mail di protesta alla Piemme segnalando tutti gli errori che ci sono all'interno del libro.
Ancora mi domando come possa una casa editrice del genere non aver visto. Spero vivamente che nel secondo non ci siano sviste ed errori che solo un bambino al massimo in terza elementare potrebbe fare.

Mi sembra di avervi detto tutto quanto potessi dire senza svelare troppo del libro, che io consiglio senz'altro.
Aspetto trepidante il seguito, perché voglio sapere cosa succede a Jacinda, Will e a tutti gli altri; voglio conoscere come andrà avanti la loro storia perché i due protagonisti sono così dolci insieme ed era da un po' che non mi lasciavo trasportare in una storia d'amore in un libro.

Voto: ★★★★ 1/2
Eruannë.