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sabato 4 luglio 2020

Parliamo di... recensioni negative

Buongiorno, miei cari svelatori di specchi!
Prendo una piccola pausa dallo studio per affrontare con voi un argomento che mi sta parecchio a cuore, ovvero quello delle recensioni negative.

Come sapete, qui sul mio blog non ho mai fatto mistero dei libri che NON mi sono piaciuti e, soprattutto quando ricevo qualche libro dalle CE, metto bene in chiaro che la recensione non sarà per forza di cose positiva. Questo perché non mi sembra corretto mentire sia nei confronti di chi mi ha mandato il libro, sia nei vostri confronti che mi seguite e vi aspettate un comportamento onesto.
La libertà di pensiero è sacrosanta e io la esercito nel mio pieno diritto anche quando scrivo che un libro non mi è piaciuto.

Vi starete chiedendo perché oggi io pubblichi un post del genere.
La risposta è molto semplice: su instagram si è scatenato il putiferio perché Daisy di Lettrice per passione blog ha avuto la malaugurata idea (sacrosanta, dal mio punto di vista) di dire che un libro non era riuscita a finirlo e che non le era piaciuto.
L'ufficio stampa Il taccuino, che le aveva fatto avere una copia del libro, se l'è presa tantissimo, accusandola di aver distrutto l'autrice (cosa non vera, perché Daisy si è limitata a dire cosa non le fosse piaciuto, non citando l'autrice – se non per lo stile adottato – manco di striscio).
Ma Il taccuino, poi, non si è solo limitato a commentare sotto al post, innescando un vero e proprio flame, ma ha anche avuto l'idea di ricordare a Daisy (e a tutti noi poveri blogger medio-piccoli) di non essere un canale televisivo e che quindi la sua opinione valeva pochissimo.
Da notare che Daisy ha più di 7000 follower su IG, quindi proprio sconosciuta non è. E la figura barbina dell'agenzia è lì a memoria futura e sugli occhi di tutti 7000 e passa follower (e anche di più, perché la cosa si sta diffondendo a macchia d'olio).

Un comportamento davvero degno di persone civili e adulte...

Personalmente, mi è capitato sempre più spesso ultimamente di abbandonare la lettura e di scrivere una recensione non proprio positiva riguardo a questo o a quell'altro libro (esempio recente La Grazia dei Re, che non sono riuscita ad andare più in là di pagina 153), ma se ho un accordo con una CE o un ufficio stampa, mi sforzo per quanto possibile di leggere e di dare un'opinione completa di ciò che ho letto.
Esattamente come ha fatto Daisy nel suo post.

Mi fa inorridire il fatto che le CE e gli uffici stampa si arroghino il diritto di dire a noi blogger come e cosa dobbiamo scrivere riguardo un libro.
E mi fa inorridire anche il fatto che poi si venga attaccati per un parere ben argomentato e che fa notare i punti deboli dell'opera.

Chi mi segue da anni, si ricorderà le mie recensioni negative al vetriolo su alcuni libri che proprio non mi sono piaciuti e di come mi sia scagliata contro CE e autrici/autori, proprio per le loro manifeste incapacità di pubblicare qualcosa di veramente buono.
Quindi io non sono certo una che sta buona e zitta, anzi, soprattutto quando si tratta di consigliare o meno un libro.
Da autrice apprezzo tutti i commenti, tranne quelli che non mi lasciano nulla, e per me un commento negativo deve essere argomentato e mettere in luce i difetti presenti nel testo.
Cosa che è stata fatta da Daisy nella sua recensione al libro inviatole.

Negli anni mi sono ritrovata spesso a discutere con le persone più disparate perché mi è successo di lasciare commenti molto caustici, ma sempre e comunque ricchi di consigli su come e dove migliorare. Mi sono beccata gli insulti per questo, perché per taluni questo mio comportamento rasentava il cyberbullismo.
Nel caso di Daisy il vero cyberbullismo lo ha fatto l'ufficio stampa, soprattutto quando ha pubblicato una storia su IG in cui nominava i "blog minuscoli che si credono la Rai".

Vorrei ricordare a Il taccuino che i blog minuscoli sono quelli che sborsano ogni anno una quantità di quattrini esorbitante per dare da mangiare agli editori, perché a noi non arriva nulla dall'alto (come invece accade a moltissimi bookinfluencer, che si ritrovano la cassetta delle lettere piene di libri in uscita o appena usciti*), ma ci dobbiamo comprare ogni singolo libro e quando collaboriamo per grazia divina con una CE o qualche agenzia stampa cerchiamo di essere il più onesti possibili, non perché ci piace fare i bastian contrario, ma per onestà intellettuale e rispetto nei confronti di tutti gli attori sociali coinvolti.
Ricordo anche che i libri hanno subito un innalzamento dei prezzi dovuto alla nuova legge e adesso qualsiasi libro difficilmente costa meno di 15-20€ (ne parleremo in un post apposito). Pur avendo uno stipendio e non lesinando affatto sulla mia voglia compulsiva di avere quanti più libri possibile, trovo davvero difficile riuscire a reperire ogni singolo volume che mi interessa.

* Sì, è una velata allusione sia al libro uscito qualche giorno fa sui bookinfluencer sia a chi riceve montagne di libri senza sborsare un solo euro! Potete anche definirla invidia, e forse è proprio così, lo ammetto.

Detto questo, sappiate che ero iscritta alla newsletter di questo ufficio stampa e mi sono prontamente disiscritta, perché non voglio più averci a che fare.
L'anno scorso avevo richiesto uno dei libri che segnalavano, ma non ricordo se mi fosse poi stato mandato o meno, di certo non avranno più mie richieste. E credo non ne avranno neanche da altri, perché il comportamento che hanno avuto è davvero deplorevole.
Mi auguro che le CE e gli autori che collaborano con loro leggano quanto successo e prendano le distanze da certi comportamenti (anche se fatti da un singolo e non dall'intero ufficio, che spero prenda provvedimenti quanto prima).
Ho già espresso il mio appoggio a Daisy e, visto che non la conoscevo, ho iniziato a seguirla, perché mi pare una persona davvero affidabile e seria.

Dal canto mio continuerò a scrivere recensioni negative nel caso in cui un libro non mi piacerà, di fatto questo è l'unico mezzo che noi lettori abbiamo per far sapere a una CE e a un autore cosa pensiamo davvero dell'opera che abbiamo davanti.
Onestà e umiltà sono due parole chiave che vanno sempre tenute a mente, sia da parte dei lettori, sia da quella delle CE/uffici stampa/autori.

Scusatemi per il post tutt'altro che frivolo, ma ci tenevo a dire la mia, anche se rimarrà una goccia nel mare dei miei 200 follower scarsi.
Vi ringrazio per l'attenzione e vi auguro, come sempre, buone letture,
Annette.

venerdì 26 giugno 2015

Obbrobri in libreria

Buongiorno!
È da un po' che non mi occupo di cose che, sì riguardano la lettura, ma non hanno a che fare con le varie rubriche di cui scrivo.

Questa mattina stavo spulciando Facebook, come mio solito, e mi è capitata sotto gli occhi questa immagine:


Questa, cari lettori, è la nuova copertina de Il Piacere di Gabriele D'Annunzio per la Mondadori, realizzata da uno studente dello IED di Milano.
Facciamo un momento di silenzio per la morte del buon gusto e per l'inadeguatezza e l'inutilità di una copertina del genere.

Per prima cosa vorrei proprio stringere la mano e congratularmi con chi ha avuto questa brillante idea di mettere in ridicolo il lavoro dei veri grafici, lavoratori che finora non si erano mai vergognati di farsi chiamare così, ma che da oggi in poi andranno a nascondersi, per paura di essere equiparati a tale persona.
Secondariamente, per quanto non mi piaccia D'Annunzio, devo spezzare una lancia in suo favore, per come sia stato denigrato e maltrattato, soprattutto perché l'opera in sé non può essere raffigurata e riassunta con tale immagine.
Riporto la quarta di copertina che c'è su GoodReads (nell'edizione della Giunti):
Vivere la vita come un'opera d'arte, amare solo ciò che è bello, cogliere l'attimo, godere a fondo di ogni piacere e disprezzare sempre la volgarità. Ecco le semplici regole di Andrea Sperelli, giovane e nobile frequentatore di salotti nella Roma viziosa di fine Ottocento. Il suo unico scopo è quello di condurre una vita straordinaria, fatta di mondanità, donne e avventure, da seduttore impenitente e amante focoso. Ma dietro l'euforia, dietro i godimenti, si scorge forse un'ombra. Andrea si finge spavaldo e risoluto, eppure la malinconia e la solitudine sono in agguato, pronte a giocargli sul più bello un subdolo scherzo, definitivo e tragico.
Vorrei far notare una cosa che, sebbene sia stata scritta da qualcun altro che non sia l'autore stesso in relazione al libro, mi dà da pensare che chi ha realizzato tale copertina e quelli della Mondadori non sappiano di cosa si stia parlando: disprezzare sempre la volgarità.
Questo penso sia il nocciolo della questione: questa copertina è volgare e un insulto gratuito al buon gusto, nonché, come già detto, all'opera e all'autore, che di sicuro non si aspettava che più o meno un secolo dopo il proprio libro venisse trattato così.

Più di qualcuno – a cui do pienamente ragione – ha parlato di una perfetta operazione di marketing, perché presentando una copertina del genere è naturale che se ne parli e, così facendo, si ponga l'attenzione sul contenuto di un libro che è soggetto a numerosi pregiudizi (e lo dico da persona che non lo ha letto (e non ho alcuna intenzione di leggerlo) proprio per i pregiudizi che ho e perché l'autore mi fa schifo).
Altra attenzione, poi, va dritta alla CE, perché ci si chiede come abbia potuto mandare in stampa un'orrendità simile e perché nessuno si sia posto il problema di cambiare la copertina senza che il libro, un classico di fine Ottocento/inizio Novecento, venga equiparato a porcate come le Sfumature.
Se l'intento della CE era quello di far arrivare gente che per il momento ha letto solo la James a un classico, secondo me ha sbagliato approccio, visto che i due autori non si possono neanche lontanamente equiparare; se invece era quello di dare una ventata di novità a un libro obsoleto, ha cannato di nuovo, perché qualunque lettore degno di questo nome non si avvicinerebbe mai a un libro con questa copertina, neanche se fosse una donna in preda agli ormoni (diciamocelo: il modello in copertina non ha niente di particolare, non ha pettorali scolpiti o una muscolatura da far invidia agli uomini pantofolai).
Se, invece, per la Mondadori contano solo le chiacchiere, le visualizzazioni e le condivisioni di questa immagine, allora complimenti, il loro risultato lo hanno raggiunto, perché sono già in tanti a gridare allo scandalo.

Far fare le copertine a persone che stanno studiando e sono alle prime armi mi va bene, ma mettere in ridicolo un'opera letteraria per ignoranza, no, questo non mi sta bene.
E non si tratta di essere bigotti o antichi, ma semplicemente di imparare a usare qualcosa che risponde al nome di intelligenza e che molto spesso non viene usata a dovere o non viene proprio usata.

Ormai il danno è stato fatto e vedremo in libreria questo scempio.

Perdonate il post ricco di acredine, ma quando vedo certe cose non riesco a essere gentile ed educata u.u
Scusate anche se l'ho fatta lunga, spero di non avervi annoiati. Se volete dire la vostra in merito, lo spazio commenti è a disposizione, non siate timidi!

Vi auguro buone letture, sperando di non incorrere in altre oscenità,
Annette.

martedì 4 novembre 2014

Un libro è un libro, ma...

Da qualche giorno sto seguendo l'iniziativa #unlibroèunlibro legata al fatto che ci siano due pesi e due misure riguardo il costo dell'IVA sui libri cartacei e sugli ebook.

L'IVA sui libri cartacei è fissa al 4%, mentre per gli ebook è al 22%, un salasso se si pensa che sono praticamente lo stesso prodotto e, anzi, gli ebook costano notevolmente di meno, visto che non hanno costi particolari per quanto riguarda la carta, la distribuzione tradizionale e altre cose tipiche del primo.
Siamo tutti d'accordo che l'IVA dovrebbe essere uguale per entrambi, ma ci sono due ma grandi quanto un paese.

Per il primo ma ringrazio LadyAileen di Una passione e oltre, perché lei, come tanti altri, sta ancora battendo per abolire la famosa Legge Levi.
Come sapete la Legge Levi ha imposto un tetto, fissato al 15%, per gli sconti applicabili ai libri, al fine di equiparare grandi catene di distribuzione come Feltrinelli, Mondadori, Giunti ai piccoli e medi distributori che non possono fare gli stessi sconti applicati altrove, e stabilisce che "i saldi" possono essere effettuati solo una volta all'anno e non nel periodo natalizio.
Così facendo, però, si va sempre a gravare sulle tasche dei lettori, perché i libri non costano certo poco e quindi si ha anche avuto un rialzo dei prezzi di copertina.
Io, come LadyAileen e tanti altri, sono d'accordo sull'abolizione di questa legge assurda e sarei molto contenta se finalmente si facesse una legge che riguardasse il tetto massimo di prezzo, perché spendere anche 30-40€ (sconto o non sconto del 15% son sempre tanti soldi) per un libro mi sembra un'esagerazione.

Piccola nota: la Fanucci, su facebook, aderisce all'iniziativa #unlibroèunlibro e più di qualcuno ha fatto presente, tra le altre cose, che Elantris in edizione cartacea è in vendita a 30€, cosa davvero improponibile per un libro normale. La risposta della CE è stata questa:

Questa immagine non è stata modificata, se non le credete, potete andare qui e leggere con i vostri occhi!
La cosa che mi ha schifata di questa risposta è stata il fatto che la Fanucci – che sempre su FB ricorda che dal 1971 si dedica a diffondere il fantasy in Italia – consideri il genere fantasy qualcosa di nicchia e che quindi è plausibile e normale che possa costare anche tanto. Sono anni che il fantasy è stato sdoganato e non è più un genere di nicchia, ma chissà come mai qualcuno lo pensa ancora.
L'atteggiamento della Fanucci per me è follia pura, sotto vari punti di vista.

Ritornando a #unlibroèunlibro, il secondo ma è una mia personale riflessione.
Nella rete c'è qualcuno che dice che se non si abbassa l'IVA dell'ebook, non ci potrà essere un ricircolo della cultura, pensando – erroneamente, secondo me – che la cultura vera e propria passi per i libri che si trovano in vendita in libreria o negli store online.
Per quanto possa essere d'accordo che anche un libro divertente, frivolo e leggero possa rientrare in quella che viene definita cultura personale, da qui a dire che qualsiasi volume sia cultura (magari anche con la c maiuscola) ce ne passa.
Ma se proprio vogliamo che ogni libro sia cultura, allora com'è che in libreria e non solo ci sono dei prodotti che non sono di qualità?
Di sicuro se ci fossero più uscite di qualità o anche solo scritte in modo più decente, probabilmente la lettura non sarebbe un piacere per pochi.
Sia chiaro: parlo di qualità prevalentemente per quanto riguarda la scrittura, quindi libri scritti bene, traduzioni fatte secondo i crismi della lingua in cui vengono tradotti, ecc.
Ogni volta che vado in libreria mi ritrovo davanti titoli improbabili, libri scritti con i piedi (anche per questo non leggo molti autori italiani), traduzioni illeggibili, grammatica e ortografia stuprate per fini commerciali.
Capisco che probabilmente la qualità per le CE non sia così importante perché non fa vendere tanto come la quantità, ma secondo me ce ne vorrebbe un po' di più.

Lo so, i miei pensieri rasentano l'utopia, ma non fa male pensare un po' a qualcosa da fare per cambiare le cose, anche se sono soltanto sogni.
Spero di essere riuscita a chiarire almeno un po' il mio punto di vista.

Voi cosa ne pensate dell'iniziativa #unlibroèunlibro?
Annette.

venerdì 15 febbraio 2013

La Fallace Forza dei Blog

Anch'io come molti altri riporto qui di seguito il comunicato stampa apparso sul gruppo dell'iniziativa a cui ho preso parte e che mi dispiace sia finita nel peggiore dei modi per colpa di qualcuno che vuole soltanto farsi pubblicità a scapito di persone che ci hanno messo anima e corpo per ideare, portare avanti e curare una cosa del genere.
La segnalazione del libro in questione è stata fatta in buona fede e le cose che ho scritto in quel post sono reali, non dettate unicamente dallo scopo dell'iniziativa. Io stessa ricerco libri anche semisconosciuti qui in Italia, sia per scoprire autori inediti, sia per cultura personale, anche per questo non ho visto niente di male nell'iniziativa cui ho preso parte.
Non mi dilungo oltre, visto che era stato chiesto di non inserire qualsivoglia commento alla cosa, ma come tante altre non sono riuscita a trattenermi. Ora vi lascio al comunicato, confido comunque che capiate le ragioni di ciò che è stato fatto e che non reputiate questo o altri blog faziosi e disposti a tutto. Chi mi conosce e segue il blog, sa che non faccio mai nulla per interesse, né sono solita pubblicare articoli, recensioni e segnalazioni non in linea con le mie idee, ma dico sempre ciò che penso, nel bene e nel male.
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Comunicato Stampa 14/02/13
LA FALLACE FORZA DEI BLOG

La rete, talvolta, produce iniziative meritevoli. A volte i progetti migliori nascono proprio da scambi inconsapevoli. Giunge la proposta, poi il rilancio, e infine la frenesia derivante dall'idea di stare facendo qualcosa di buono, per cui vale la pena spendere energie. Succede così, per caso, anche l'ultima iniziativa scaturita dalle menti di alcuni blogger letterari italiani. Un infelice epilogo ha troncato la possibilità di far evolvere un progetto grezzo in un'iniziativa dall'interessante intento: scoprire e analizzare l'influenza dei blogger sul mercato libraio.

L'iniziativa sorge dopo alcune discussioni successive alla fiera della piccola e media editoria di Roma, Più libri più liberi. In una tavola rotonda alla quale erano presenti alcuni blogger e giornalisti, l'AIE presenta la propria zoppicante ricerca di mercato. Si è pensato quindi di rilanciare l'idea, facendola scaturire "dal basso". I blogger stessi che cercano di definire la propria importanza e il proprio valore all'interno di quel girone infernale che è l'editoria italiana. In data 16 gennaio il progetto ha mosso i primi, timidi passi. Ne è scaturito un vivace gruppo su facebook, teso al coordinamento interno, nel quale sono stati invitati alla partecipazione circa un centinaio di blog (numero che si sarebbe ampliato significativamente nell'"ideale", e ormai irrealizzabile, secondo test).

Le modalità di partecipazione erano semplici: scrivere e pubblicare una segnalazione/recensione de Il Canto del Cielo (Beat, 2012), romanzo scelto perché considerato un ottimo esempio di letteratura, nominato come Best British Book of the Last 25 years e apprezzato a tal punto in suolo britannico da trarne anche una serie targata BBC. In nessun caso, è bene specificarlo, è stata richiesta la pubblicazione di una recensione falsata, dichiaratamente positiva quand'anche il recensore avesse espresso il proprio giudizio negativo all'opera. Non sono state prese in considerazione le recensioni negative - che rappresentavano l'1% del totale e sarebbero state ugualmente pubblicate per correttezza e trasparenza alla fine del periodo stabilito, ovvero dal 15 febbraio - perché lo scopo di questo studio di settore (nella sua fase embrionale e sperimentale) era valutare il peso della valutazione positiva (sincera e non condizionata) dei blogger sull'andamento delle vendite. L'analisi dell'impatto di giudizi discordanti e spesso sfavorevoli riguardo un determinato romanzo sarebbe stato il punto focale della seconda parte del progetto. Lo scopo delle segnalazioni, invece, era rendere consapevole il lettore della presenza de Il Canto del Cielo in libreria, giacché era stato ampiamente ignorato dal pubblico e dalla critica sul web.

I blogger hanno stabilito un periodo limitato di tempo nel quale pubblicare gli articoli nei rispettivi blog al termine del quale, in collaborazione con la casa editrice, analizzare l'andamento delle vendite de Il Canto del Cielo nel mese precedente, corrente e successiva all'iniziativa. Dati che sarebbero stati resi noti da tutti i blogger partecipanti se non fossero intervenute cause esterne che hanno impedito il completamento e la riuscita del progetto.

Il sentimento comune, tra i promotori del progetto, è quello di amaro disappunto e dispiacere per aver visto travisare, pur dopo attente e lunghe spiegazioni, lo scopo del progetto. A causa di notizie distorte, successivamente utilizzate per screditare una iniziativa che aveva come unico scopo quello di verificare l'ascendente dei blogger sulle variazioni di mercato, è stato vanificato il lavoro di moltissime persone, che hanno visto andarsene ore di lavoro senza poterne apprezzare il risultato finale. Ci lascia interdetti la poca professionalità di alcuni, che senza interpellare gli organizzatori dell'esperimento si sono sentiti in dovere di informare i lettori riguardo un'iniziativa che a loro dire ledeva la fiducia necessaria in un rapporto lettore/blogger probabilmente per fini pubblicitari e per fomentare un sensazionalismo che, fatto in mala fede, danneggia la blogosfera.

Non intendiamo raccogliere alcuna provocazione o dare adito a sterili discussioni demagogiche; ci auguriamo inoltre che i lettori dei nostri blog capiscano e comprendano le buone intenzioni sottese alla nostra iniziativa. Garantiamo per l'assoluta onestà di qualunque recensione pubblicata riguardo il romanzo sopracitato. Qualsiasi altro chiarimento verrà comunicato, eventualmente, tramite un altro comunicato stampa, diffuso dai partecipanti.

mercoledì 19 dicembre 2012

@Nicla Vassallo e le sue pseudo-critiche

In questi giorni sto recuperando un po' del tempo che non ho potuto dedicare alla lettura e alla navigazione su internet e, tra queste due cose, ovviamente, c'è anche l'aggiornare le librerie aNobii e Goodreads e leggere i topic che mi sono persa.

Tra le cose che mi sono lasciata sfuggire c'è l'articolo di una certa (mi scuserà, ma non la conosco, ergo risulterò molto ignorante agli occhi di tale signora) Nicla Vassallo, prof. di filosofia (e filosofa?), pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 7 dicembre.
l'articolo incriminato, leggetelo...
Nell'articolo si parla in modo molto superficiale e altezzoso di un social che frequento da ormai quattro anni, aka aNobii.
Lo ammetto, ci sono tante cose che non mi piacciono di tale sito e che mi disturbano, soprattutto cose tecniche, ma ci sono anche tante delle cose che la signora sopraccitata non si è degnata di controllare se fossero vere o meno.
La signora parla di un luogo in cui i non laureati, i non scrittori, i non qualsiasi cosa si fanno grandi, magari sfogando frustrazioni inespresse contro libri che persone come la Vassallo considera pietre miliari di generi o di correnti di pensiero. Un posto in cui ci sono anche vecchi marpioni che ci provano con qualsiasi cosa si muova, come si usa dire.

Purtroppo per lei, cara signora, aNobii non è questo, ma è altresì un posto in cui è possibile avere libertà di parola (cosa sconosciuta ai più degli autori di articoli che pubblicano su giornali come Repubblica & co.), dire ciò che si pensa dei libri che si leggono, incontrare nei gruppi persone che hanno gli stessi interessi, conoscere di persona autori emergenti o meno in cerca di nuovi lettori e/o di consigli.
È vero che ci sono commentatori acidi e in certi casi non gli do nemmeno torto, viste certe cavolate che vengono pubblicate qui in Italia (ma anche all'estero), ma da qui a dire che chi non ha i titoli per parlare dovrebbe soltanto stare zitto, ce ne passa.
Che poi, se proprio vogliamo essere pignoli, dovrebbe stare zitta lei, mia cara signora, visto che non è iscritta al sito, ha visto solo qualcosina da utente esterno e, molto probabilmente, è stata guidata dall'astio verso chi ha commentato negativamente (con una stellina) un suo libro.
Se davvero è così, le faccio i miei complimenti.

Mi permetta, però, di darle un consiglio, prima di chiudere questo post: la prossima volta che decide di criticare qualcosa per il gusto di farlo, almeno si documenti, lo legga/guardi/visiti più approfonditamente e, solo dopo aver fatto tutto ciò e averci speso qualche anno, si permetta di aprire bocca o toccare tastiera.
Almeno chi l'ha criticata negativamente per il suo libro se l'è sorbito tutto.

E mi scuso con i lettori del blog per questo post, prettamente rivolto a tale signora, ma non ho potuto proprio tacere.

Buona serata a tutti,
Eruannë.

mercoledì 21 novembre 2012

{Recensione} Biancaneve e il Cacciatore

Titolo: Biancaneve e il Cacciatore
Autore: Lily Blake
Data di pubblicazione: 2012
Casa editrice: Mondadori
Genere: Fantasy
Pagine: 235
Prezzo: 16.00€
Quarta di copertina: Re Magnus è in guerra contro un terribile nemico. Ma armi e battaglie non lo distraggono dal doloroso ricordo della moglie perduta. Di lei gli rimane solo la piccola Biancaneve. Fino al giorno in cui, nella Foresta Tenebrosa, il re incontra una donna bellissima, capace di farlo innamorare di nuovo: la malvagia Ravenna. È la regina del Male, che con le sue arti di magia nera, assorbe dal cuore delle fanciulle l'eterna giovinezza, uccidendole. La prossima vittima è Biancaneve. Ma sotto il candore della pelle e l'ingenuità dello sguardo, la ragazza cela un animo guerriero. Ed Eric, il cacciatore destinato a sopprimerla, si troverà di fronte una donna coraggiosa, affascinante, e decisa a combattere... nonché una banda di nani ribelli che darebbero la vita per lei. La perfida Ravenna ha i giorni contati...
La celebre favola di Biancaneve si trasforma in un racconto epico, dark e romantico.


Libro che ho letto in una manciata di ore (calcolate che l'ho iniziato ieri sera e l'ho finito verso le 12.00 di oggi, facendo una lunga pausa per dormire quelle 6-7 ore che mi servono per essere fresca e riposata =D) e che mi fa pensare di non aver perso nulla non essendo andata a vedere il film.
L'idea di fondo era anche buona, peccato che il tutto sia raccontato in modo pessimo, complice, come sempre, anche la traduzione orrenda che ha fatto la Mondadori (non mi aspettavo nulla di meglio, sia chiaro, ormai ho perso completamente le speranze di vedere un libro decente pubblicato da questa casa editrice!). In poche parole, si vede lontano un chilometro che è l'adattamento letterario di una sceneggiatura cinematografica e sia l'autrice americana, sia la traduttrice non hanno fatto nulla per migliorarla almeno un po' (ci mancava solo lo stile copione e poi era proprio perfetto).
Devo essere sincera, questa volta mi aspettavo di più, e sono rimasta delusa... come sempre.

Come ho detto, l'idea di fondo era anche buona: far vedere una Biancaneve diversa da quella che abbiamo conosciuto da bambini, una ragazza che si difende, non si arrende facilmente, ha del coraggio da vendere.
La Biancaneve descritta qui ha queste qualità, ma solo perché lo dicono gli altri, fa tutto ciò che ti aspetti che faccia, non c'è un colpo di scena neanche a pagarlo oro e la storia va avanti in un piattume assoluto.
Il cacciatore le insegna qualche mossa per difendersi e subito diventa una campionessa di lotta (magia, tanto è fantasy!).
Non c'è un minimo di introspezione, ricorda il padre o la madre, sembra che versi qualche lacrima, ma subito dopo si ripiomba nelle descrizioni degli ambienti, di quanto sia tenebrosa la Foresta Tenebrosa, ecc.
Caratterizzazione dei personaggi pari a zero.
Non ci si riesce a immedesimare in nessuno di loro... forse solo in Ravenna, per cui ogni tanto facevo il tifo e speravo che, con la propria magia, trasformasse Biancaneve in una vera combattente e non in una sottospecie di Mary Sue.

Solo nel finale si ritrova un po' di vivacità, ma è tutto così rapido che nello spazio di pochi capoversi è già tutto finito.
La morte di Ravenna è troppo facile, chiunque avrebbe potuto ucciderla in quel modo molti anni prima e liberare così il regno dal suo giogo, non era necessario che fosse Biancaneve a farlo. O meglio, la spiegazione per cui solo Biancaneve potesse farlo, regge pochissimo e perde corpo dopo quelle poche righe in cui Ravenna muore.
Arrivata all'ultima pagina del libro mi aspettavo che lo spirito di Ravenna ritrovasse nuova forza in qualcun altro molto lontano dal castello e ci fosse di nuovo la sua minaccia, così per dare un altro po' di vita e una speranza per vedere la Biancaneve di nuova generazione morire definitivamente, senza risvegli da parte di qualcuno. Mi aspettavo una cosa alla Voldemort del primo libro di HP, insomma =D

Ho già detto che la traduzione è pessima, non so come sia l'originale, ma dal punto di vista stilistico, grammaticale e grafico fa veramente pena.
Ci sono errori che ho già sottolineato in altri libri o, addirittura, quando giudicavo i racconti ai contest che organizzavo.
Il più delle volte gli errori riguardano gli aggettivi possessivi, che per la traduttrice esistono solo nelle forme di suo, sua, suoi, sue; propri & co. non sa neanche dove stiano di casa.
Ho trovato refusi che a una rilettura in più si sarebbero potuti eliminare, errori grafici di trattini che sparivano all'improvviso nel discorso diretto, dando l'impressione che il narratore si fosse impossessato dello stesso personaggio che parlava in quel momento.
La Mondadori aveva così fretta di mettere sul mercato la trasposizione di un film? Francamente, se avessero controllato di più (non esistono più i correttori di bozze, purtroppo!) e dato una riletta a ciò che stavano per mandare in mano ai lettori, avrebbero guadagnato un po' di più.

Da tutto questo, comunque ho capito tre cose:
1. o le riscritture delle favole sono fatte bene, con la testa, e non solo per vendere, oppure non fanno per me, visto che hanno cannato due su due (questa e Cappuccetto Rosso Sangue... guarda caso, entrambi pubblicati da Mondadori ed entrambi scritti con i piedi dopo l'uscita del film omonimo);
2. la Mondadori ancora una volta se ne stra-frega dei lettori e di cosa immette sul mercato, pensando che tutti siano stupidi e pronti a dare loro i soldi (e per fortuna che questo libro l'ho vinto a un giveaway =D);
3. sono troppo buona nel dare i voti, questo libro non si meritava neanche una stellina, ma gliene ho date tre solo perché l'idea di fondo non era male, peccato che sia stata sviluppata nel peggiore dei modi.

Ultima cosa, per Glinda: riponevo molte speranze in questo libro e non mi sono affatto pentita di aver partecipato al tuo giveaway, purtroppo sono sempre troppo fiduciosa u.u

Questo è quanto, vi auguro buona giornata e buone letture ;D
Eruannë.

Questa recensione partecipa alla
Hogwarts Reading Challenge

martedì 20 novembre 2012

Lezione di buon italiano scritto #1

Navigando nella rete mi è capitato spesso di imbattermi in commenti, scritti di varia natura e simili che mi hanno lasciata perplessa.
La cosa che mi perplime di solito è come una persona che si consideri un lettore forte o che abbia (o meno, perché anche qualche scrittore dovrebbe rinfrescarsi un po' la memoria ogni tanto!) l'hobby della scrittura, poi si riveli incapace di seguire delle semplici e basilari regole grammatico-sintattico-ortografiche dettate dalla propria lingua madre e che insegnano, se non in prima, in seconda elementare.
Per dirla in parole povere: se ne stra-frega della lingua italiana e scrive certe amenità che, personalmente, mi fanno ribollire il sangue nelle vene.
Sto parlando molto più semplicemente di quelle schiere di persone che si divertono(?) a trasformare (forse per comodità(?)) gli apostrofi in accenti e a inserire i primi dove non vanno.

Vi è mai capitato di leggere frasi del tipo:

Oggi ho un pò di tempo e mi dedicherò a giocare al pc.
o
Qual'è il vostro passatempo preferito?

Si noti bene che, per quanto riguarda il "pò", perfino l'editor di blogger lo sottolinea in rosso, quindi com'è possibile che certa gente non si accorga che sia sbagliato?

Per chi fosse stato assente alle due lezioni in prima o seconda elementare o preferisce pensare che "tanto non si è a scuola, quindi perché spaccarsi le dita e schiacciare qualche tasto in più", permettetemi di rinfrescarvi un po' la memoria con le regole grammaticali di questi due errori sempre troppo comuni.
Po' è il troncamento della parola Poco, quindi l'apostrofo serve a evidenziare questa troncatura. Non esiste proprio che si metta l'accento, sarebbe un errore da matita blu.

Qual è non è un'elisione, ma si tratta di un troncamento e quindi non deve mai avere l'apostrofo.

Mi domando sempre come sia possibile che delle regole così semplici vengano buttate nella spazzatura per comodità o, peggio, per indifferenza.
Capisco uno straniero che non sa bene la nostra lingua faccia tali errori, ma non transigo su chi a scuola ci va tutt'ora (liceo o università non importa) o abbia un lavoro di tutto rispetto (medico, avvocato, scrittore e compagnia cantante).
Poi non lamentatevi, voi che sbagliate per il gusto di sbagliare, se vi prendono in giro o vi rinfrescano la memoria come ho fatto io.

La lezione è finita, spero che il buonsenso e il rispetto delle regolette elementari ritornino presto a regnare sovrani sull'ignoranza e sulla comodità.

Buona serata,
Eruannë.

lunedì 10 settembre 2012

Sciopero dell'acquisto di libri: considerazioni varie

Il 31 agosto (in principio doveva essere fino al 31 dicembre 2011, ma poi ho deciso di prolungarlo) si è concluso lo sciopero a cui ho partecipato per un intero anno per protestare contro la legge Levi. Per chi non sa di cosa parlo o se l'è dimenticato, può leggere qui alcune considerazioni che ho fatto l'anno scorso riguardo questa burla che hanno deciso di chiamare legge.
Devo dire che è stata molto dura, perché dall'1 settembre 2011 al 31 agosto 2012 sono usciti molti libri interessanti, per alcuni dei quali non ho proprio saputo resistere, e quindi ho ceduto un po' alla tentazione.
Nell'arco di tempo sopraindicato, nella mia libreria sono stati aggiunti 68 libri (pensavo di meno =D), di cui:
» 6 regalati
» 3 vinti in qualche giveaway
» 4 presi su BookMooch
» 8 ricevuti tramite catene di lettura
» 3 ricevuti dagli autori per essere recensiti
» 10 presi con un'offerta di BookRepublic a 0€
» 33 comprati da me o da mia madre (la maggior parte da parte sua =D), alcuni dei quali presi al mercatino dell'usato
» 1 aggiunto quest'anno, ma letto anni fa
Un anno prima, nello stesso periodo, erano stati comprati 42 libri.

In questo anno in libreria ho visto meno sconti, ma anche prezzi più alti. Infatti certi libri, che prima si potevano comprare con un prezzo ribassato grazie agli sconti perenni del 25-30%, adesso si acquistava a prezzo pieno salassando i poveri lettori in crisi.
È vero, molte case editrici hanno adottato un prezzo basso – intorno ai 10€ – anche e soprattutto per le nuove uscite, ma sono veramente poche quelle che hanno capito che è meglio tenere un prezzo basso e vendere qualche copia in più fin dall'inizio che non dover fare sconti o ritrovarsi libri invenduti perché costano uno sproposito (a meno che non siano grandi best seller per cui la gente smania e non si preoccupa minimamente del prezzo).
Ho visto con piacere la Tre60 applicare dei prezzi umani alle novità (e, se vogliamo essere puntigliosi, più vicini ai prezzi applicati 11 anni fa da qualsiasi casa editrice). Anche Longanesi in qualche caso ha fatto così (ho preso L'Atlante di Smeraldo proprio perché costava 10€ o poco meno), la Newton Compton idem per i libri tascabili che ora toccano quota 6.90€, quando non sono a 4.90€.
E l'elenco potrebbe continuare, ma mi fermo qui, perché ho paura di dimenticarmi qualcuno.

Purtroppo lo stesso non vale per Mondadori, Feltrinelli e compagnia bella.
I loro libri viaggiano sempre su prezzi intorno o superiori ai 15€ (a volte anche superiori ai 20€) e molto spesso sono delle vere e proprie cavolate che si potrebbero vendere a 1€ e non cambierebbe nulla.
Della Mondadori si salvano le edizioni Oscar, cioè quelle che molto spesso sono riedizioni di best seller (e anche qui sarebbe da parlarne per ore, perché non sempre il "best seller" è il migliore dei libri in circolazione), e che si trovano in libreria da 7-8.90€ in su.
Per fare un esempio concreto, il tanto osannato Cinquanta sfumature di... in edizione normale costa 14.90€, ben 29.000 delle vecchie (e a me ormai care) lire per un libro che andrebbe bene solo per regolare un tavolo traballante. Se poi moltiplichiamo questo prezzo per tre, visto che si tratta di una trilogia, la stessa persona avrà speso 44.70€, più di 85.000 lire per qualcosa di assolutamente inutile.

E vogliamo parlare dei cosiddetti classici sempre della Mondadori?
In questi giorni sfogliavo Londra in scena di Virginia Woolf e mi sono accorta di aver speso poco più di 7€ per qualcosa che poteva costare addirittura la metà, visto che mezzo libro è intasato da introduzione, cronologia dell'autrice e bibliografia di libri sulla Woolf.
Sinceramente, se voglio leggermi qualcosa sulla vita dell'autrice o approfondire l'argomento, mi compro la sua biografia o libri di commento, mi urta dover sfogliare più di metà libro per trovare dove inizia il romanzo.

Per quanto riguarda la Feltrinelli, ieri in libreria (non alla Feltrinelli =P) mi hanno incuriosita molto i libretti di poche pagine e così, ancor prima di leggere la trama, mi soffermavo sul prezzo.
Ora non ricordo bene che titoli fossero, ma ricordo che il più economico e di neanche 70 pagine costava 7.90€.
Queste sono le cose che mi mandano veramente in bestia.

In questo anno, quindi, non ho trovato grandi miglioramenti rispetto a un anno fa, tranne rari casi già citati.
Gli sconti sono stati fatti in modo diverso, attenendosi alla legge, questo è vero, ma se qualcuno (e io mi inserisco in questo gruppo, non lo nego) sperava di vedere un abbassamento notevole dei prezzi a seguito dello sciopero dei lettori, si è sbagliato di grosso.
Continuo a sostenere che la legge Levi doveva vertere sull'abbassamento dei prezzi dei libri, non sugli sconti, perché in questo modo non cambierà mai nulla. Se la legge avesse introdotto un tetto massimo per il prezzo, cercando di equiparare anche e soprattutto le piccole case editrici (che spesso sono queste a mettere prezzi assurdi per libri di poche pagine), forse la lettura ritornerebbe a essere un piacere che coinvolge più persone e non solo i lettori forti che comprano/leggono più di 50 libri in un anno.
E se si eliminassero certe amenità dai cataloghi, le CE ci guadagnerebbero anche in credibilità.

Questo è il mio pensiero, perdonatemi se a volte sono andata OT, magari parlando di altro rispetto allo sciopero, ma dovevo sfogarmi in qualche modo =D
Detto questo, ritorno alle numerose letture che ho in ballo e vi auguro buona giornata... se avete qualcosa da dire, lo spazio commenti è a vostra disposizione, come sempre ;)
Eruannë.

giovedì 10 maggio 2012

Le prime 100 pagine di... Firelight. La ribelle


Secondo appuntamento con questa mia piccola rubrichetta che viene postata senza alcuna periodicità, visto che si tratta del commento delle prime 100 pagine dei libri che sto leggendo.
Oggi è il turno di

Autore: Sophie Jordan
Pagine: 280
Quarta di copertina: Discendiamo dai draghi. Siamo dei mutaforma che hanno sviluppato la capacità di apparire umani per sfuggire ai Cacciatori. Viviamo nascosti nelle foreste remote, volando solo di notte, dispiegando le ali quando nessuno può vederci.
Siamo Draki. Io mi chiamo Jacinda e sono il tesoro del mio branco, l'unica capace di soffiare ancora fuoco. Ma dopo aver infranto per l'ennesima volta le regole che proteggono la vita della nostra comunità, sono stata costretta a fuggire insieme a mia madre e mia sorella.
Ci siamo sepolte vive in un'anonima cittadina, dove sono costretta a mantenere l'aspetto umano con il rischio di dimenticare la mia vera natura. Finché non mi sono ritrovata nella stessa scuola del mio Cacciatore.
È possibile una simile coincidenza? Oppure questo bellissimo e pericoloso ragazzo non è quello che la sua famiglia vorrebbe far credere?

All'inizio ho pensato "Ok, anche qui la protagonista è di un egoismo unico", perché ho davvero creduto che fosse almeno in parte la fotocopia di Lenah, la protagonista di Eternity, libro che ho appena concluso.
Invece, proseguendo con la lettura, mi ha dato solo l'impressione di essere una ragazzina insicura, visto che più volte Jacinda è caduta in contraddizione, perché ripete spesso di essere stanca delle regole del clan e di volersene andare, ma quando sua madre la costringe a scappare dai propri simili, pone resistenza e vorrebbe rimanere.
So bene che a 16-17 anni si abbiano le idee un po' confuse, ma qui si esagera, visto che cambia idea ogni due per tre.
La stessa insicurezza c'è anche quando deve decidere se dare spago o meno a Will, il cacciatore che l'ha salvata all'inizio del libro e che le fa sentire il draki che c'è ancora dentro di lei e che dovrebbe cercare di dimenticare il più possibile.

Come sempre negli young adult/urban fantasy queste prime 100 pagine sono per lo più di presentazione dei personaggi, del mondo che li circonda e, come se gli autori di questi generi non avessero fantasia, della scuola in cui si ritrovano a dover studiare.
Come sempre la protagonista si è appena trasferita in una nuova città, inizia una nuova scuola e si innamora del bello della classe. Ovviamente non possono mancare le ragazzine belle e civettuole, i ragazzi sfigati e bruttini e gli amici che cercano in tutti i modi di far ambientare la nuova arrivata.
Come sempre c'è un rapporto di amore/odio tra i due protagonisti che, si sa fin dall'inizio, finiranno l'una nelle braccia dell'altro.
Come sempre la protagonista è bellissima e fa cadere ai suoi piedi una miriade di persone, attirando l'attenzione dei cattivi su di sé.
Nulla di nuovo sotto il sole? Già.
Che cos'ha di speciale questo libro? Il fatto che, per una volta, non si parla di vampiri, licantropi e compagnia cantante, ma si parli di creature molto più affascinanti (per me, dopo Harry Potter, lo sono), cioè i draghi.
Dal punto di vista dei draghi, questo libro mi piace. È vero che non sono i soliti draghi, visto che qui si parla di mutaforma umani-draghi, ma la Jordan ha saputo racchiudere in questi un qualcosa di nuovo, qualcosa che mi fa proseguire la lettura senza storcere troppo il naso per i particolari sopraccitati.

Una cosa che mi ha dato notevolmente fastidio – e qui non c'entra l'autrice e/o Jacinda – risiede nella traduzione, o meglio nel modo in cui è trattato l'italiano.
Mi sembra strano che una casa editrice come la Piemme se ne freghi di certi errori e non si curi delle sviste del traduttore, che ogni tanto sembra tutt'altro che italiano.
A pagina 6 ci sono già due errori:
Questa piccola ribellione è anche un fuga da lui. 
Da quando la parola fuga è diventata maschile?
E se su questo refuso posso sorvolare, non posso certo fare finta di niente alla frase:
Passo un sacco di tempo a sperare che Cassian desiderasse lei, che il clan l'avesse voluta al mio posto. 
Possibile che un editor/correttore di bozze bravo non noti l'errore?
Possibile che, ogni volta che si vuol leggere qualcosa, un semplice lettore non possa godersi in pace la propria passione senza dover posare gli occhi su errori di questo tipo?
Questi non sono neanche gli unici errori che ho trovato nel testo delle prime pagine. Capisco che il narratore sia in prima persona e a parlare sia una ragazzina, ma un minimo di correttezza grammaticale ci dovrebbe essere sempre... o no?
E capisco anche che ormai il mestiere del correttore di bozze sia caduto in disuso e si faccia più affidamento a programmi come word, ma anche quest'ultimo avrebbe segnato in verde l'ultima frase per avvertire il traduttore della concordanza errata.
Vorrei fare una domanda alla Piemme, se permettete: avete ancora dei correttori di bozze validi o vi affidate alle preghiere che vada tutto per il verso giusto con i computer? Se avete bisogno di un correttore di bozze io sono a disposizione, sto cercando lavoro, quindi non mi dispiacerebbe racimolare qualche euro correggendo i vostri libri.

In sostanza, per il momento promuovo il libro per l'originalità delle creature fantastiche usate, ma lo boccio dal punto di vista della fantasia della storia, perché è ben poco originale, e ha un pollice verso anche per quanto riguarda la grammatica.
Anche se è per un pubblico giovane, non mi sembra il caso di martoriare una lingua, anzi ci dovrebbe essere un minimo di rispetto, visto che proprio la fascia d'età a cui si rivolge è ancora impregnata delle conoscenze che si acquisiscono a scuola e non dovrebbe gettarle nel cestino per colpa di un libro. A me hanno sempre detto che leggere fortifica la mente e insegna meglio una lingua, quindi bisognerebbe fare attenzione nelle traduzioni – e nei testi in generale – a non scrivere castronerie.

Vado a proseguire la lettura =D
Eruannë.

sabato 3 settembre 2011

Alcune note su Sangue Blu e le traduzioni

Qualche giorno fa, più precisamente dopo la pubblicazione della mia recensione sul libro Sangue Blu di Melissa de la Cruz, su aNobii mi è stato fatto notare da Aisha che l'incongruenza messa in luce in questo post non è poi così tanto un'incongruenza, visto che l'accompagnatore di Mimi non è il suo fratello gemello, ma un terzo ragazzo di diciannove anni.
Come ho già fatto su aNobii, ringrazio ancora Aisha per la precisazione =)
Ci tengo comunque a sottolineare che il mio errore, se così lo vogliamo chiamare, non è stato dettato da una distrazione durante la lettura o una dislessia fulminante, bensì dal fatto che il libro già dalla versione originale (che ho scaricato da internet proprio per vedere cosa avesse scritto la de la Cruz, perché non volevo accusare un traduttore a priori) sia scritto con i piedi e le incongruenze, ormai ne sono sicura, sono dettate proprio da questo stile ancora acerbo della scrittrice.
Come ho già fatto nel post sulle prime impressioni, mi chiedo dove sia l'editor che ha seguito personalmente la de la Cruz durante la stesura/lettura del libro e perché non le abbia fatto notare gli errori che stava commettendo.
D'accordo, in America può essere diverso che da noi, lo scrittore può essere lasciato a se stesso peggio che nelle nostre case editrici a pagamento, ma per quale astruso motivo nessuno, dai lettori più attenti ai critici più feroci, si è mosso per far notare la mancanza della de la Cruz?
E perché in Italia se le cose sono scritte con i piedi la traduzione è fedele all'originale, ma se un libro in inglese (o altra lingua) è scritto in modo magnifico, con determinati accorgimenti, da noi viene tradotto in modo barbaro, facendo credere che quello scrittore non sappia scrivere?

A mio avviso una traduzione dovrebbe essere quantomai fedele all'originale, non solo quando le cose sono scritte male.
Faccio un esempio: da più parti si è parlato della pessima traduzione italiana di Soulless di Gail Carriger e, francamente, dagli esempi riportati in qualche blog si può evincere quanto il lavoro del traduttore non sia stato per nulla accurato e, anzi, dimostra solo che in Italia si preferiscono fare le cose coi piedi, anziché spendere qualche minuto in più per rendere il risultato soddisfacente.
Soulless non è affatto un libro malvagio e, anzi, se ci fosse stata una traduzione degna di questo nome, si sarebbe potuto leggere un libro eccezionale, fresco, coinvolgente e per nulla banale, anche qui da noi. Ma siamo in Italia, dove i lettori vengono considerati stupidi, ignoranti e delle spugne capaci di apprezzare qualsiasi cosa.
Francamente io mi sono stancata di leggere sia traduzioni scritte come capita, perché tanto chi penserebbe mai che anche i lettori italiani sappiano leggere in inglese o altre lingue, sia di leggere cose indegne di pubblicazione (e non mi riferisco solo a coloro che pubblicano a pagamento) in patria quanto da noi.
In conclusione, ci tengo a precisare che non ho nulla contro Sangue Blu e la de la Cruz (spero vivamente che nel frattempo sia migliorata), perché ritengo che la trama del libro fosse molto ben costruita, solo che se ci fosse stato un migliore lavoro di editing fin dalla casa madre, forse adesso non ci troveremmo un libro scritto con i piedi anche in lingua originale.

lunedì 1 agosto 2011

Nuova disciplina del prezzo dei libri

Il 20 luglio, è passata al Senato la legge sul prezzo del libro che, in sintesi, dall'1 settembre p.v. impone un tetto, fissato al 15%, per gli sconti applicabili ai libri, al fine di equiparare grandi catene di distribuzione come Feltrinelli, Mondadori, Giunti ai piccoli e medi distributori che non possono fare gli stessi sconti applicati altrove, e stabilisce che "i saldi" possono essere effettuati solo una volta all'anno e non nel periodo natalizio.
Il ddl, oltre a essere stato sottoscritto dal PD (cosa che mi ha dato molto da pensare), è stato fortemente voluto da un gruppo di medio-piccoli editori e di librai indipendenti, cioè dai Mulini a vento che, più o meno da un anno a questa parte, stavano lottando per avere una legge simile.

In rete, ovviamente, c'è stata una netta spaccatura, tra lettori indignati (talvolta anche piccoli editori o librai indipendenti che non hanno aderito ai Mulini a vento) ed editori medio-piccoli soddisfatti finalmente di avere le stesse possibilità di sopravvivere dei grandi editori.
Tra i lettori indignati è subito nata una petizione da presentare al Presidente della Repubblica e, un po' più in sordina, ma che secondo me è un'idea che merita accoglimento, una proposta su aNobii (più precisamente qui) di sciopero dell'acquisto dei libri.

In questi ultimi due giorni, mi sono soffermata a pensare ai pro e contro di entrambe e questo è ciò che è emerso:
» Petizione per la revisione e/o cancellazione della legge
Pro: La legge non entra in vigore e i lettori possono continuare a comprare libri con sconti fittizi* anche del 30% in negozio o del 40% o più su internet, lasciando libero il mercato da qualsivoglia vincolo, permettendo alla grande distribuzione di "fare i saldi" più volte in un anno solare.
Contro: Le piccole librerie indipendenti e i medio-piccoli editori saranno costretti a chiudere perché impossibilitati ad applicare le stesse promozioni delle grandi case editrici che curano la distribuzione nei loro punti vendita, abbassando i prezzi come più piace a loro.

*Gli sconti che trovate adesso in circolazione nelle librerie gestite dalle case editrici più grandi sono di fatto fittizi, in quanto il prezzo del libro è maggiorato ancora prima di uscire dalla ce e gli viene applicato uno sconto del 25-30% che in realtà può ricondurre al "prezzo reale".

» Sciopero dei lettori per qualche mese
Pro1: Gli editori sono costretti dai lettori (e non solo dalla nuova legge), giocoforza, ad abbassare i prezzi dei libri per invogliare i lettori a comprarli non avendo più la possibilità di fare sconti elevati e, soprattutto, vedendo che, dovendo sostenere loro stessi delle spese, ci stanno solo perdendo.
Pro2: I lettori riscoprono le biblioteche, i vecchi libri nascosti in qualche anfratto polveroso delle proprie librerie o si affidano agli scambi e altre iniziative promosse dentro e fuori la rete per fare circolare i libri in modo libero e senza vincoli (pura utopia, perché i libri dovrebbero essere sempre comprati da qualcuno e se i prezzi sono quelli attuali, ce li possiamo pure sognare).
Contro1: La legge rimane quella, con tutti i pro e i contro che ne derivano, e i prezzi dei libri saranno sempre decisi dalle case editrici.
Contro2: Le piccole librerie indipendenti e i medio-piccoli editori saranno più a rischio "perdita" dei grandi editori.


A mio avviso fissare un tetto massimo di sconto vuol dire che il lettore sarà costretto, con i prezzi che ci sono adesso, a comprare sempre meno libri, quindi si verificherà ancora di più quello che succede ormai da decenni in Italia: un abbassamento ulteriore della percentuale di chi compra e legge libri.
Oppure, come auspica qualcuno, si verificherà ciò che è successo in Paesi come la Francia e la Germania, dove il prezzo del libro, a seguito di una legge simile e più vincolante, è diminuito in modo esponenziale.
Tale legge può essere giusta fino a un certo punto, ma se proprio voleva soddisfare anche i lettori – i primi fruitori del bene librario e che quindi andrebbero favoriti e incentivati –, avrebbe dovuto fissare un tetto massimo per i costi dei libri, oltre che degli sconti, soprattutto per quanto riguarda i libri destinati allo studio che sempre più spesso costano uno sproposito a causa di rincari che non dovrebbero gravare sulle tasche delle famiglie.

Io non firmerò la petizione, perché vorrebbe dire darla vinta alle grandi case editrici che fanno i prezzi sempre più alti, ma farò lo Sciopero dei libri, quindi dall'1 settembre al 31 dicembre non comprerò libri nelle librerie, leggerò i libri che ho o, se vorrò leggerne altri e/o di nuovi, andrò in biblioteca, cercherò tra gli scambi e al mercatino dell'usato, me li farò prestare.
Sarà dura perché comprare libri è l'unica forma di shopping in cui sono "compulsiva" =D ma se può servire a qualcosa, soprattutto per riavere dei prezzi giusti sui libri, allora lo farò senza problemi, in fondo in questi ultimi mesi ho rimpinguato per bene la mia libreria.

Chi altro se la sente di fare questo sciopero?
Eruannë.

venerdì 17 giugno 2011

{Recensione} Shadowhunters – Città di ossa

Titolo: Shadowhunters – Città di ossa
Autore: Cassandra Clare
Anno: 2007
Casa editrice: Mondadori
Collana: Best Sellers
Genere: Urban Fantasy
Pagine: 525
Prezzo: 9.50€
Quarta di copertina: Al Pandemonium Club di New York si fanno strani incontri. Seguendo un affascinante ragazzo dai capelli blu nel magazzino del locale, Clary vede tre guerrieri coperti di rune tatuate circondarlo e trafiggerlo con una spada di cristallo. Vorrebbe chiamare aiuto, ma non rimane nessun cadavere, nessuna goccia di sangue nero esploso sull'elsa e soprattutto nessuno da accusare, perché i guerrieri sono Shadowhunters, cacciatori di demoni, e nessun altro, tranne Clary, può vederli.
Da quella notte il suo destino si lega sempre più a quello dei giovani Cacciatori, soprattutto a quello del magnetico Jace: poteri che non aveva mai avuto e ricordi sepolti nella sua memoria cominciano a riaffiorare come se qualcuno avesse voluto tenerglieli nascosti fino ad allora. Clary desidera solo ritrovarela madre misteriosamente scomparsa, ma sarà coinvolta in una feroce lotta per la conquista della Coppa Mortale, una lotta che la riguarda molto più di quanto creda...


Attenzione: nella recensione che segue ci saranno molti spoiler (segnalati), quindi se non volete rovinarvi la sorpresa, vi invito a saltare le parti contrassegnate con [SPOILER]...[/SPOILER].

Da dove iniziare la recensione per questo libro? Bella domanda, perché ci sono molte cose da dire e non tutte sono positive, ma non vorrei fare un commento lungo pagine e pagine.
Beh, iniziamo dal presupposto che il libro mi è piaciuto, come ho detto per altri non è un capolavoro, ma si lascia leggere abbastanza bene e si nota una certa inventiva da parte dell'autrice. Su aNobii (e nel giudizio della pagina dedicata alle letture di quest'anno) gli ho dato 4 stelline piene e ci sarà un motivo.
Purtroppo il libro si rifà in modo massiccio a Harry Potter, anche se ci sono alcune cose molto interessanti, diverse dalla saga del maghetto, e questo non può che farmi piacere, perché vuol dire che l'autrice si è applicata per creare qualcosa di nuovo.
Però tutti quei rimandi "involontari" a HP mi hanno dato anche fastidio:
[SPOILER]
» il nome del cattivo inizia per V, come Voldemort
» il cattivo crea un gruppo, il cui scopo principale è eliminare i mezzosangue
» il mondo degli Shadowhunters è invisibile agli occhi dei mondani (che in HP erano i babbani)
» la protagonista non sa di essere una Shadowhunter e sua madre odia tutto ciò che è magico/strano (ma c'è una spiegazione logica per tutto l'odio che cova per il mondo invisibile)
» la vicina di casa si trasforma in un demone, esattamente come Bathilda Bath si trasforma in Nagini
» la stessa vicina di casa sa del mondo invisibile, ma non ha poteri "magici", come la signora Figg
» Luke è un licantropo buono, come lo era Lupin ed è un misto tra lui e Sirius, perché viene creduto un traditore dei propri amici
» Hodge è un misto tra Albus Silente e il professor Raptor (almeno in questo primo libro, poi non so se si rivelerà come Piton)
» i Fratelli Silenti sono estremamente somiglianti ai Dissennatori, anche se non sono così terribili come i guardiani di Azkaban
[/SPOILER]
Insomma, un bel guazzabuglio di elementi Potteriani e gli esempi potrebbero continuare ancora per molto, perché in 525 pagine ce ne sono moltissimi. A parer mio si potevano evitare tranquillamente, anche se di base questa è una fanfiction proprio di Harry Potter ed è dura staccarsi dall'originale (... purtroppo ne so qualcosa...).
Il mio personaggio preferito, comunque, è Magnus Bane... è così insolito e particolare che non poteva non piacermi =D

Ci sono poi le incongruenze, dove nel giro di poche righe si ribaltano delle affermazioni, oltre agli esempi già detti mesi fa, anche nel resto del libro se ne possono trovare, come per esempio quando Clary si inginocchia accanto a Jace e dopo poche righe (esattamente nella pagina dopo) si inginocchia di nuovo. Ora, non vorrei sembrare petulante, però se una persona si inginocchiata e poi non si fa cenno che si sia alzata o altro, a me viene spontaneo pensare che sia ancora inginocchiata.
Altro esempio: alla fine del libro, si dice che Clary non veda Jace da due settimane, ma poi si accenna al fatto che Alec sia stato ferito tre giorni prima (cosa leggermente impossibile visto ciò che succede).
Le incongruenze a volte coinvolgono anche i dialoghi, quando un personaggio parla con un altro e, nel giro di poche battute, i personaggi vengono "alternati" quasi in modo casuale, come se l'autrice non abbia riletto ciò che ha scritto.

Prima di passare alla parte più dolente e che non riguarda la Clare in modo specifico, non posso non dire che la trama e la storia in sé non siano affatto male, anzi. Come è successo per Wings, non vedo l'ora di leggere il seguito, soprattutto per sapere come continua la storia di Clary, Jace, Simon e gli altri. Non vedo l'ora di sapere cosa succederà in modo particolare alla madre di Clary.
Lo so, è un commento breve, ma è quello che sento, al di là di tutte le somiglianze con HP e le incongruenze.

Come promesso, veniamo ora alla parte più dolente: la cosa che mi ha dato veramente sui nervi è stato il lavoro pessimo fatto dal traduttore e dall'editor che ha revisionato il testo dopo la traduzione – qualora ci sia stata una revisione. (Avviso che in questa parte non sarò affatto gentile, quindi non stupitevi se ci dovessero essere frasi forti)
Ormai si sa, in Italia la conoscenza della lingua italiana è assai marginale; così marginale che non si bada più a come si scrivano le cose. Già nel post sulle prime impressioni su questo libro, avevo portato degli esempi di congiuntivi mancati e pensavo – o meglio, speravo – che andando avanti con la lettura non ce ne sarebbero stati altri. Quanto mi sbagliavo.
Questo libro è pieno di errori grammaticali da parte del traduttore e, nel caso in cui ci sia stato, dell'editor!
Non ci sono sviste occasionali, ci sono proprio errori grammaticali forti e ripetuti, come se traduttore ed editor non abbiano la benché minima conoscenza della propria lingua madre. Non sapere i congiuntivi non è affatto un bel biglietto da visita, soprattutto se si fa un lavoro come l'autore, l'editor o il traduttore.
Come si può pensare di essere un bravo traduttore o un bravo editor se non si conoscono le basi della propria lingua madre?
Vorrei proprio che il traduttore, il signor Fabio Paracchini, lo dicesse, perché io non mi sono ancora data una risposta plausibile per questa grave mancanza.
Come può una casa editrice come la Mondadori dare lavoro a una persona che non sa fare ciò che gli si richiede?
Fossi nel traduttore e nella casa editrice, mi vergognerei come una ladra a prendere lo stipendio e i ricavi dalla vendita dei libri, perché 9.50€ (per questa edizione economica, non so quanto costasse l'edizione "normale") per una traduzione del genere sono un furto bello e buono.
Mi si può dire che non ci sono gli errori presenti in Soulless, come dimostrato in questo post, ma leggere un insieme di frasi sbagliate (525 pagine, perché non c'è una sola pagina che si salvi da questo scempio) è un insulto per chiunque abbia un minimo di conoscenza della lingua italiana.
Mi si può dire che ormai chiunque, al giorno d'oggi, non sa cosa sia un congiuntivo, ma sono fermamente convinta che se uno ha studiato anche dopo le elementari (perché i congiuntivi si imparano alle elementari!) ed è arrivato a conseguire la laurea, dovrebbe anche sapere in che modo si usino i vari tempi verbali.
Io direi che è arrivato il momento di farsi un esame di coscienza e rimboccarsi le maniche per ristudiare da zero la nostra lingua.

Speravo di riuscire a riporre la mia fiducia nella Mondadori in tempi brevi (perché dopo la Troisi mi ha fatto passare completamente la voglia di comprare e leggere i libri pubblicati da questa ce), ma mi sembra proprio che ci vorrà molto.
Magari assumendo editor e traduttori e pubblicando autori degni di questo nome le cose potrebbero cambiare... ma la vedo dura, perché il livello grammaticale e culturale di questo Paese è sempre più basso.
Sono stata dura? Può darsi, ma francamente sono stanca di leggere cose scritte o tradotte con i piedi e da gente incompetente.

Voto: ★★★★
Eruannë.

venerdì 17 dicembre 2010

Le risposte di Argeta

Visto che ho oscurato i post e, di conseguenza, i commenti sull'altro blog, non si possono più leggere le risposte di Argeta alle domande poste in questo post.
Quindi ecco qui le varie domande e risposte date:

D1. Dov'è il bando del tanto sbandierato concorso "Parole di carta"?
R1. Il bando è quello che c'è scritto sul blog, le precisazioni sono fatte nella sezione chiarimenti. Eventuali altre domande e risposte saranno aggiornate nel blog e poi messe nel sito.

D2. Se a me (parlo sempre come ipotetico autore in cerca di una casa editrice seria e non a pagamento) non interessa nulla del concorso, devo partecipare lo stesso e sperare di vincerlo per vedere pubblicato il mio romanzo?
R2. Se a te non interessa nulla del concorso, basta non partecipare. Nessuno è obbligato a fare concorsi che non vuole :D
Pubblicheremo solo le opere considerate valide, non possiamo dire quante opere potremmo pubblicare: potrebbero essere 3, 10, 20 a seconda di quale opera se lo merita, a livello di "commerciabilità" e opinione personale dell'editore (funziona dappertutto così!). Tutte le opere saranno pubblicate a nostre spese, le 25 euro sono per la lettura del manoscritto e la scheda di lettura. Non chiederemo nient'altro.

D3. [domanda posta da lilyblack, quando ho espresso la mia perplessità su fb] E la pubblicità?
R3. La pubblicità e la promozione viene strada facendo, come ogni impresa agli inizi, non ci piace promettere cose che non siamo certi di fare, le cose che scriveremo sul contratto saranno quelle che faremo, ma queste dovrebbero interessare solo a chi pubblica con noi.

D4. La casa editrice che livello di distribuzione ha? C'è speranza che il libro arrivi in libreria?
R4. Anche questa domanda è da fare un po' in là, le case editrici sono un po' tutte nella stessa barca. Comunque quello che sicuramente la nostra casa editrice può fare è mandare i propri libri nelle librerie, questo significa che i nostri libri (una volta pubblicati!) saranno presenti fisicamente in almeno 10 librerie. La distribuzione sarà spiegata meglio nel sito.

D5. La pubblicazione avverrà in cartaceo o ci sarà solo un e-book?
R5. La pubblicazione avverrà in cartaceo. Non è detto che durante il percorso editoriale si possa pensare ad avere anche gli e-book.

D6. Perché alle domande poste da bianca nel topic su aNobii è stato risposto solo via mail e non in forma pubblica, cosicché uno che abbia intenzione di partecipare al concorso sappia anche le cose più basilari?
R6. Le risposte che abbiamo dato a Bianca via e-mail, sono poi state riassunte e pubblicate nel nostro blog (aprite gli occhi bene!).

D7. Perché per partecipare (e quindi veder pubblicato il proprio romanzo) bisogna pagare, quando c'è scritto a lettere cubitali che la casa editrice si sarebbe sobbarcata qualsiasi spesa?
R7. Per pubblicare NON FACCIAMO PAGARE, non interpretare male le nostre parole, credo che tu l'italiano lo conosca bene e quindi come ogni concorso letterario che fornisce un servizio c'è una quota partecipativa. Dovresti sapere bene che un tipografo non mi fa pagare 25 euro per pubblicare un libro! Sarebbe troppo bello e diventeremmo tutti editori. I libri verranno pubblicati totalmente a nostre spese, crediamo però sia meglio che siano i nostri futuri autori a confermarvi questo.

Per maggiore sicurezza, ho fatto anche uno stamp delle risposte, così potrete vedere che non ho modificato una singola parola di quelle lasciate da Argeta.

Clicca sull'immagine per ingrandirla

Comunque ogni ulteriore commento a questa "cosa" è superfluo...

Eruannë.

lunedì 6 dicembre 2010

"Pubblichiamo senza contributo, chiediamo solo 25€ per partecipare al concorso"

In teoria non dovrei essere al pc o almeno non su internet, invece visitando uno dei gruppi che frequento su aNobii, mi sono lasciata prendere da un post molto... interessante. Da qui il titolo piuttosto lungo e impegnativo di questo post.



Prima di addentrarmi in un argomento piuttosto "spinoso", ci tengo a precisare che non ho manie di persecuzione verso qualcuno o qualcosa, ma semplicemente certe cose mi lasciano alquanto perplessa. 

Fatta questa premessa, penso sia giunto il momento di entrare di più nel post e farvi sapere apertamente di cosa stia parlando.


Ricordate una certa Argeta Brozi? Chi sostiene il Writer's Dream l'avrà sentita nominare di sicuro. Per chi non la conoscesse è semplicemente quella cara ragazza che, qualche mese fa, sosteneva che le case editrici a pagamento non esistono. Chissà da cosa l'abbia dedotto, visto che lei stessa ha pubblicato con Il Filo-Gruppo Albatros.

Oggi sono andata su aNobii per vedere se la catena di lettura di Scatole Cinesi stesse reclamando la mia presenza, visto che ho fermo il libro da tre settimane e ho letto sì e no un capitolo, quando mi è caduto l'occhio su una discussione interessante, aperta proprio da Argeta:
Butterfly Edizioni pubblica gratis autori di talento

E fin qui nulla di strano, anzi sarebbe anche una cosa molto lodevole. Purtroppo come sempre c'è un "ma" grande quanto una casa, dietro tutto questo.
Infatti, letta così, la presentazione della casa editrice non sarebbe male, soprattutto questo punto:
Butterfly Edizioni pubblica soprattutto romanzi, ma anche saggi, e ha deciso di fare tutto gratuitamente, a proprie spese. Circa due o al massimo 3 volte l'anno lancerò un concorso letterario (prendetelo al volo!:D ) e i vincitori, chiamiamoli così, di ogni concorso avranno in palio la pubblicazione del proprio libro con regolare contratto di edizione.
Ma subito dopo, si ripiomba nella desolazione e il sorriso scompare dalle labbra
Per partecipare al concorso c'è una piccola quota da versare, non solo per le spese di organizzazione e segreteria, ma anche perchè TUTTI I ROMANZI VERRANNO LETTI VERAMENTE e a tutti verrà fornita una risposta con anche una scheda di lettura dettagliata del proprio testo.
Non trovate anche voi che questo sia un bellissimo esempio di contraddizione in termini?
Prima, la casa editrice dice di volersi sobbarcare qualsiasi spesa riguardo gli autori emergenti, poi, però, per partecipare al concorso e, quindi, vedersi pubblicato il romanzo o ricevere una scheda di lettura, bisogna sborsare dei soldi.
Complimenti!

Ovviamente sono andata a farmi un giretto sul blog, visto che il sito è ancora in costruzione, e sono rimasta basita per ciò che ho letto.
Prima di tutto, nella sezione FAQ:
D: La Butterfly Edizioni chiede una forma di contributo agli autori?

R: La nostra casa editrice ha deciso di investire sugli esordienti, per cui nessuna forma di contributo è richiesta.
Poi, ovviamente, sono andata a leggermi la pagina Pubblica con noi. Devo dire che è molto interessante:
Per poter pubblicare con noi devi partecipare al concorso letterario “Parole di carta butterfly edizioni”. [...] Come quota di partecipazione sono richiesti 25 euro per le spese di organizzazione e di segreteria (nonché per l’invio di una dettagliata scheda di valutazione a tutti i partecipanti)
Ma come? Non era stato detto nelle FAQ che non era richiesta nessuna forma di contributo?
E chi non vuole partecipare al concorso (a proposito: dov'è il bando?), ma vuole inviare il manoscritto, lo può fare comunque o deve essere sempre vincolato dai 25€?
Ah, ma c'è un'altra pagina a cui fare riferimento, quindi non lasciano l'autore in balia di se stesso: Chiarimenti pubblicazione.
- l’opera partecipante al concorso [...]
Ma quindi è inutile pensare che io, ipotetico autore con un ipotetico romanzo da mandare alle case editrici, possa pubblicare al di fuori del concorso.
Perché tutto questo mi sa di presa in giro? Perché ho la sensazione che chi ci cadrà non farà una bella fine?

Comunque ho alcune domande:
1. Dov'è il bando del tanto sbandierato concorso "Parole di carta"?
2. Se a me (parlo sempre come ipotetico autore in cerca di una casa editrice seria e non a pagamento) non interessa nulla del concorso, devo partecipare lo stesso e sperare di vincerlo per vedere pubblicato il mio romanzo?
3. [domanda posta da lilyblack, quando ho espresso la mia perplessità su fb] E la pubblicità?
4. La casa editrice che livello di distribuzione ha? C'è speranza che il libro arrivi in libreria?
5. La pubblicazione avverrà in cartaceo o ci sarà solo un e-book?
6. Perché alle domande poste da bianca nel topic su aNobii è stato risposto solo via mail e non in forma pubblica, cosicché uno che abbia intenzione di partecipare al concorso sappia anche le cose più basilari?
7. Perché per partecipare (e quindi veder pubblicato il proprio romanzo) bisogna pagare, quando c'è scritto a lettere cubitali che la casa editrice si sarebbe sobbarcata qualsiasi spesa?

Sono domande che sorgono spontanee leggendo quel topic e il blog della Butterfly Edizioni, ovviamente io non pretendo di avere risposta, anche perché, sinceramente, non me ne frega nulla di questa casa editrice, ma per una volta sarebbe bello leggere tutto chiaramente, non falsato da qualche parola altisonante o dalla poca onestà nel porsi agli altri.

Per il resto, buona vita a tutti, sia a coloro i quali sono attenti al più piccolo dettaglio, sia a quelli che cadranno in questa trappola.
Eruannë.

giovedì 26 agosto 2010

Disinformazione e qualche novità nel web

Come avrete di sicuro notato, ci siamo prese una pausa estiva, se così si può dire, ma speriamo di tornare a pieno ritmo a breve (lo speriamo sempre).

Quest'oggi vorrei far girare ulteriormente una notizia che di sicuro chi segue Writer's Dream e altri siti di scrittura, e relativi all'editoria, saprà già (è noto il nostro ritardo sulla notizia, ma ci va bene così XD). Ieri pomeriggio mi è arrivata una mail di Linda Rando, founder del Writer's Dream, nella quale si parlava dell'ennesimo post di totale disinformazione che va poi a colpire gli esordienti – anche se l'autrice di quel post non sembra poi così esordiente – quando si tratta di case editrici.
In sostanza nel post si parlava di case editrici a pagamento e l'autrice, Argeta Brozi, cercava di nasconderne l'esistenza, infatti – cito testuali parole –
[...]C'è chi chiede l'acquisto di copie (giusto per non andare in bancarotta, visto che si è esordienti, non si è famosi e soprattutto non ci sono tanti lettori in giro), non dico che sia giusto, ma non è nemmeno sbagliato e comunque se si vuole fare carriera bisogna rimboccarsi le maniche. Se voi pubblicaste con un piccolo editore che non vi fa acquistare le copie, prima o poi vi trovereste comunque di fronte alla possibilità di doverle comprare voi stessi per poi rivenderle, perchè il libro non si vende da solo e l'editore non può stare dietro a tutti. [...]
(Tanto per chiarire i simbolini [...] sono un suggerimento per andarvi a leggere l'intero post, così l'autrice non dice che facciamo disinformazione)

Vorrei porre la vostra attenzione su tre particolari:
» quel giusto per non andare in bancarotta è alquanto... utopistico: gli editori a pagamento non chiedono il contributo perché hanno paura di fallire, semmai il contrario: Il Filo/Gruppo Albatros di soldi ne ha moltissimi, lo dimostra il fatto che ogni santo giorno su Mediaset scorrano gli spot per accalappiare nuovi limoni da spremere per benino, per poi lasciarli in balia di loro stessi. Gli editori a pagamento chiedono il contributo all'autore per pubblicare il libro perché non vogliono rischiare, quindi accetterebbero – e di fatto accettano – anche chi non se lo meriterebbe. Per dimostrare quanto Il Filo sia "onesta", consiglio la visione di cinque video su YouTube (x, x, x, x, x): si tratta di un dibattito al Salone del Libro di Torino mediato da Costantino Margiotta di Zero91 a cui hanno partecipato Linda Rando, Andrea Malabaila di Las Vegas Edizioni e Giorgia Grasso di Il Filo.

» dire piccolo editore non è sinonimo di editore a pagamento. Sarebbe ora che qualcuno lo facesse notare alla cara ragazza che ha pubblicato quell'acozzaglia di opinioni, come le chiama lei. Vorrei sapere se realmente sa di cosa sta parlando o lo fa solo per dare fiato alla bocca, pardon fare esercizio alle dita, perché i piccoli editori non sono necessariamente a pagamento, anzi. I piccoli editori – ma poi si può fare una vera e propria distinzione tra editori piccoli, medi e grandi? Cosa fa grande un editore? – rischiano i propri soldi per gli esordienti, soprattutto quando questi lo meritano veramente, lo fanno perché amano i libri e amano il lavoro che fanno.

» la similitudine coatta essere obbligati a comprare i libri per vederli pubblicati è come dire l'autore può comprare il proprio libro quando è pubblicato vuol dire semplicemente che non si vuole capire e mettere il cervello in quello che si scrive/dice.


Il mio messaggio per Argeta è: svegliati, apri gli occhi o, se proprio non vuoi fare una di queste azioni, non dare informazioni sbagliate. I primi commenti entusiastici (tra cui uno totalmente illeggibile) che hai ricevuto sono il limpido segnale di quanto tu stia facendo disinformazione e non permetti alla gente di conoscere e avere altre fonti al di fuori della tua. Come ti è stato chiesto da più parti, fai nomi e cognomi, dai i link delle tue fonti/ricerche oppure fonda le tue opinioni (sempre che lo siano, a questo punto) su dati certi, valuta tu stessa, non andare avanti per sentito dire, perché come avrai potuto notare, non hai fatto una bellissima figura.
***
E dopo questa lunga parentesi, passiamo a cose ben più liete.
Il sito Il Portale degli eBook ha deciso di aprire una rubrica per tutti gli scrittori che vogliono cimentarsi (o già lo fanno) in una nuova avventura, cioè quella dei Web Book.
Ma che cos'è un Web Book?
Un Web Book è un libro scritto da un autore che, periodicamente, pubblica i vari capitoli sul proprio sito web. Una sorta di book-in-progress che i lettori possono leggere di puntata in puntanta in tempo reale, mentre viene scritto.
(fonte: Il Portale degli eBook)
Per maggiori informazioni e per aderire, vi consiglio di leggere il post sull'iniziativa.
Io penso che ci farò un pensierino, magari sarebbe una bella sfida per il 2011 (visto che quella del 2010 è già in atto) ;)

Eruannë.
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Link inerenti al post:
» Writer's Dream
» Editori a pagamento (non esistono) di Argeta Brozi
» I cinque video del dibattito al Salone del Libro di Torino: x, x, x, x, x
» Zero91
» Las Vegas Edizioni
» Il Filo/Gruppo Albatros
» Il Portale degli eBook