venerdì 3 settembre 2010

In My Mailbox

Ieri sera, prima di addormentarmi, un piccolo pensiero si è fatto strada nella mia mente: "si potrebbe far sapere agli autori pubblicati e non da varie case editrici, che noi (ok, solo io XD) del Veiled Mirror saremmo disponibili a leggere e recensire i loro libri".
La "risposta" mi è arrivata stamattina, totalmente inaspettata: un'iniziativa del genere c'è già ed è Progetto "In My Mailbox". Come sempre, io arrivo in ritardo sulle idee.
In sostanza
è un progetto che nasce su ispirazione dell’omonimo modello di stampo americano/inglese gestito da blogger con una passione viscerale per la lettura.

Si tratta di un’idea davvero originale e innovativa, che punta molto sulla collaborazione tra case editrici e blogger.

I vari blogger che hanno aderito (per il momento parliamo di 7 blogger più sotto elencati) all’iniziativa (per le modalità di adesione visualizzare in fondo alla home), si offrono di scrivere e pubblicare GRATUITAMENTE sui loro blog:

a. Recensioni di libri editi (o in uscita);

b. Articoli per case editrici e autori che intendono farsi pubblicità sul web;

c. Articoli di concorsi che metteranno in palio libri e/o gadget forniti dalle case editrici e/o autori.

Fonte: Progetto "In My Mailbox"
Ho trovato il progetto perché stamattina ho fatto un giretto sul blog di Nasreen dedicato alle recensioni di libri (Sognando Leggendo, nostro affiliato, che vi consiglio vivamente di visitare) e sono andata a leggere quanto prevede, con l'intenzione, magari, di parteciparvi, visto che bene o male Veiled Mirror si occupa anche di recensire i libri che vengono letti (anche se le recensioni sono più uniche che rare, ultimamente).
Spero che anche questo progetto, per quanto mi/ci riguarda, vada in porto con l'avvento del nuovo anno, intanto mi/ci impegneremo a leggere e recensire quanti più libri possibile, oltre a scrivere articoli sempre interessanti, relativi ai mondi della scrittura e della lettura. Insomma, come abbiamo sempre fatto, solo con maggiore continuità.
Intanto metterò il banner del progetto in bella vista nella colonna qui di fianco, per chiunque volesse partecipare o approfondire quanto detto in questo breve intervento.

giovedì 26 agosto 2010

Disinformazione e qualche novità nel web

Come avrete di sicuro notato, ci siamo prese una pausa estiva, se così si può dire, ma speriamo di tornare a pieno ritmo a breve (lo speriamo sempre).

Quest'oggi vorrei far girare ulteriormente una notizia che di sicuro chi segue Writer's Dream e altri siti di scrittura, e relativi all'editoria, saprà già (è noto il nostro ritardo sulla notizia, ma ci va bene così XD). Ieri pomeriggio mi è arrivata una mail di Linda Rando, founder del Writer's Dream, nella quale si parlava dell'ennesimo post di totale disinformazione che va poi a colpire gli esordienti – anche se l'autrice di quel post non sembra poi così esordiente – quando si tratta di case editrici.
In sostanza nel post si parlava di case editrici a pagamento e l'autrice, Argeta Brozi, cercava di nasconderne l'esistenza, infatti – cito testuali parole –
[...]C'è chi chiede l'acquisto di copie (giusto per non andare in bancarotta, visto che si è esordienti, non si è famosi e soprattutto non ci sono tanti lettori in giro), non dico che sia giusto, ma non è nemmeno sbagliato e comunque se si vuole fare carriera bisogna rimboccarsi le maniche. Se voi pubblicaste con un piccolo editore che non vi fa acquistare le copie, prima o poi vi trovereste comunque di fronte alla possibilità di doverle comprare voi stessi per poi rivenderle, perchè il libro non si vende da solo e l'editore non può stare dietro a tutti. [...]
(Tanto per chiarire i simbolini [...] sono un suggerimento per andarvi a leggere l'intero post, così l'autrice non dice che facciamo disinformazione)

Vorrei porre la vostra attenzione su tre particolari:
» quel giusto per non andare in bancarotta è alquanto... utopistico: gli editori a pagamento non chiedono il contributo perché hanno paura di fallire, semmai il contrario: Il Filo/Gruppo Albatros di soldi ne ha moltissimi, lo dimostra il fatto che ogni santo giorno su Mediaset scorrano gli spot per accalappiare nuovi limoni da spremere per benino, per poi lasciarli in balia di loro stessi. Gli editori a pagamento chiedono il contributo all'autore per pubblicare il libro perché non vogliono rischiare, quindi accetterebbero – e di fatto accettano – anche chi non se lo meriterebbe. Per dimostrare quanto Il Filo sia "onesta", consiglio la visione di cinque video su YouTube (x, x, x, x, x): si tratta di un dibattito al Salone del Libro di Torino mediato da Costantino Margiotta di Zero91 a cui hanno partecipato Linda Rando, Andrea Malabaila di Las Vegas Edizioni e Giorgia Grasso di Il Filo.

» dire piccolo editore non è sinonimo di editore a pagamento. Sarebbe ora che qualcuno lo facesse notare alla cara ragazza che ha pubblicato quell'acozzaglia di opinioni, come le chiama lei. Vorrei sapere se realmente sa di cosa sta parlando o lo fa solo per dare fiato alla bocca, pardon fare esercizio alle dita, perché i piccoli editori non sono necessariamente a pagamento, anzi. I piccoli editori – ma poi si può fare una vera e propria distinzione tra editori piccoli, medi e grandi? Cosa fa grande un editore? – rischiano i propri soldi per gli esordienti, soprattutto quando questi lo meritano veramente, lo fanno perché amano i libri e amano il lavoro che fanno.

» la similitudine coatta essere obbligati a comprare i libri per vederli pubblicati è come dire l'autore può comprare il proprio libro quando è pubblicato vuol dire semplicemente che non si vuole capire e mettere il cervello in quello che si scrive/dice.


Il mio messaggio per Argeta è: svegliati, apri gli occhi o, se proprio non vuoi fare una di queste azioni, non dare informazioni sbagliate. I primi commenti entusiastici (tra cui uno totalmente illeggibile) che hai ricevuto sono il limpido segnale di quanto tu stia facendo disinformazione e non permetti alla gente di conoscere e avere altre fonti al di fuori della tua. Come ti è stato chiesto da più parti, fai nomi e cognomi, dai i link delle tue fonti/ricerche oppure fonda le tue opinioni (sempre che lo siano, a questo punto) su dati certi, valuta tu stessa, non andare avanti per sentito dire, perché come avrai potuto notare, non hai fatto una bellissima figura.
***
E dopo questa lunga parentesi, passiamo a cose ben più liete.
Il sito Il Portale degli eBook ha deciso di aprire una rubrica per tutti gli scrittori che vogliono cimentarsi (o già lo fanno) in una nuova avventura, cioè quella dei Web Book.
Ma che cos'è un Web Book?
Un Web Book è un libro scritto da un autore che, periodicamente, pubblica i vari capitoli sul proprio sito web. Una sorta di book-in-progress che i lettori possono leggere di puntata in puntanta in tempo reale, mentre viene scritto.
(fonte: Il Portale degli eBook)
Per maggiori informazioni e per aderire, vi consiglio di leggere il post sull'iniziativa.
Io penso che ci farò un pensierino, magari sarebbe una bella sfida per il 2011 (visto che quella del 2010 è già in atto) ;)

Eruannë.
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Link inerenti al post:
» Writer's Dream
» Editori a pagamento (non esistono) di Argeta Brozi
» I cinque video del dibattito al Salone del Libro di Torino: x, x, x, x, x
» Zero91
» Las Vegas Edizioni
» Il Filo/Gruppo Albatros
» Il Portale degli eBook

lunedì 19 luglio 2010

Varie ed eventuali

Lo so, il titolo di questo post non è dei migliori, ma questo passa il convento oggi, soprattutto perché ci sono varie cose di cui mettere a parte voi utenti che passate di qui e leggete il blog.

1. Il Concorso per Racconti Steampunk indetto dal Duca: il concorso non chiude tra poco meno di un mese, ma la data ultima di consegna dei racconti è stata spostata al 17 ottobre 2010; secondariamente è stato aggiunto un premio per il vincitore del concorso, infatti Antonio Tombolini offre un lettore di e-book e per maggiori informazioni vi consiglio di leggere direttamente qui. Ultima novità, ma non meno importante, tutti gli amyketti del Duca e gli scrittori famosi potranno partecipare al concorso solo come fuori concorso.

2. "Altro concorso, altro regalo". Shaya, Raf e io ci stiamo finalmente organizzando per produrre la rivista on-line di cui parlavamo da qualche anno, di cui probabilmente ci sarà il primo numero già in agosto. Per il numero speciale di Halloween (perché pensiamo in grande e a lunga scadenza XD) abbiamo indetto sul forum di EFP, più precisamente qui, un concorso per racconti originali da ambientare in un cimitero e durante, ovviamente, il periodo di Halloween.

3. E ora un consiglio di visione, perché è divertente, fa il verso a una delle case editrici a pagamento più conosciute dell'ultimo periodo e... le ragazze di Studio83 che l'hanno ideato hanno tutta la mia ammirazione per il video.
Buona visione^^

4. Quattro.

5. Se avete idee o consigli o articoli da voler leggere sulla rivista on-line che stiamo preparando, non esitate a chiedere, cercheremo di accontentarvi il più possibile.

Eruannë.

domenica 6 giugno 2010

{Recensione} La caduta di Lauren (Un anello da Tiffany)


Dopo quattro mesi di tira e molla ho deciso di abbandonare la lettura dell'ultimo libro di una delle mie autrici contemporanee preferite, Lauren Weisberger.
Questa autrice mi ha fatto credere, ai tempi de Il Diavolo veste Prada e Al Diavolo piace Dolce, che ci fossero nuova linfa e nuovi spunti per il genere rosa. Nei suoi libri non c'erano solo la classica storiella d'amore scontata e banale, ma si assommavano vari fattori: protagoniste interessanti con le quali immedesimarsi a pieno; personaggi secondari sviluppati in modo egregio e con psicologie e background molto particolareggiati; situazioni originali e ricche di humor; accostamento anche a temi importanti nella storia che difficilmente in libri di tale genere avrebbero avuto rilievo.
Probabilmente anche lei non ci ha creduto fino in fondo o ha iniziato a sentire il peso della notorietà e così è riuscita a produrre qualcosa che neanche la Kinsella delle peggiori occasioni avrebbe mai pensato di scrivere.

Un anello da Tiffany è una delle cose più insulse che mi siano capitate tra le mani nell'ultimo anno.
È un libro privo di qualsiasi inventiva, verve, dinamismo, ironia e personaggi degni di nota; proprio le tre protagoniste sono quelle che lasciano più a desiderare: vuote e di un piattume unico, che sanno molto di Sex and the City (programma che ho intravisto qualche volta e "grazie" al quale mi chiedo ancora come ci possa essere gente che segue cose del genere).
Purtroppo sono lontani i tempi di Andy che manda amorevolmente a quel paese Miranda durante una delle sfilate più importanti di Parigi o di Bette che riesce a tenere testa ai tabloid americani che, stranamente, si interessano alla sua vita sentimentale.

Nelle prime 70 pagine di Un anello da Tiffany (che in tutto ne conta 398, ringraziamenti inclusi) vengono presentate le tre protagoniste:
  • Leigh » classica brava ragazza, editor di una casa editrice e fidanzata con un famoso conduttore televisivo.
  • Adriana » è la più ricca delle tre, mangiauomini; bionda, carnagione ambrata perennemente abbronzata, molto bella. Delle tre è l'unica che non lavora, ma riesce comunque a mantenere un appartamento da sogno a Manhattan, frequentare corsi di yoga e passare ore e ore dal parrucchiere (hair stylist, se proprio vogliamo essere pignoli), presumibilmente anche grazie ai soldi di papino.
  • Emmy » manager per un noto chef, adora la cucina; è una "monogama seriale" che viene lasciata dal fidanzato per un'istruttrice ventenne illibata.
A causa della rottura di Emmy col fidanzato, le tre decidono di stringere un patto che occuperà un anno delle loro vite: Emmy dovrà smettere di essere una monogama seriale e farsi tutti gli uomini che le capiteranno a tiro e Adriana dovrà riuscire a frequentare un solo uomo. Leigh è indecisa al momento del patto e non sa cosa vorrebbe cambiare.

Purtroppo non sono riuscita ad andare oltre la seduta di yoga che fanno un sabato, perché il mio cervello si è rifiutato di continuare, imponendomi uno stop forzato per non dover fare le valigie e abbandonarmi senza possibilità di appello.
Dire che la Weisberger è caduta su una buccia di banana che risponde al nome di banalità, è dire poco e mi dispiace molto per lei (e probabilmente la traduttrice italiana non ha fatto un ottimo lavoro, perché la storia risulta anche illeggibile in certi punti).

Questo è un libro che sconsiglio vivamente a chi abbia un minimo di cervello (metto comunque il link a IBS per tutti coloro che sono masochisti o vogliono provare con mano il piattume); invece consiglio con molto piacere i primi due della Weisberger, Il Diavolo veste Prada e Al Diavolo piace Dolce, sono molto carini e coinvolgenti.

Voto: ★
Eruannë.
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Link inerenti al post:
» Un anello da Tiffany su IBS
» Il Diavolo veste Prada su IBS
» Al Diavolo piace Dolce su IBS
» il sito di Lauren Weisberger
» i commenti su Anobii relativi a Un anello da Tiffany

lunedì 28 dicembre 2009

Trofeo RiLL

Sono un paio d'anni che mi riprometto di partecipare al Trofeo RiLL, un concorso che dà la possibilità di partecipare con racconti brevi di genere fantastico (fantasy, horror, fantascienza, ecc.), e giunto alla sua sedicesima edizione. Le idee per tanti racconti ci sono, il problema – per me – è farle stare in 21.600 caratteri, ma quest'anno mi impegnerò per riuscire a scrivere qualcosa di adatto e, soprattutto, breve.
Ma non voglio parlare di me e dei miei progetti in questo post, bensì fare un po' di pubblicità al concorso che io trovo veramente interessante.

Qui di seguito troverete qualche stralcio del regolamento che potrete leggere e/o scaricare qui.
1) Tutti i testi partecipanti dovranno essere spediti (anche come pacco o raccomandata) in quadruplice copia e in busta anonima a: Trofeo RiLL, presso Alberto Panicucci, via Roberto Alessandri 10, 00151 Roma.
Le generalità degli autori (nome, cognome, indirizzo, CAP, recapito telefonico, e-mail) e il modo in cui sono venuti a conoscenza del concorso dovranno essere indicati chiaramente all'interno, in una busta chiusa, che sarà aperta solo dopo che il Comitato Promotore avrà selezionato i racconti finalisti.[...]

2) La quota di iscrizione al XVI Trofeo RiLL è di 10 euro per ciascun racconto inviato, da versare sul conto corrente postale n° 92373000, intestato a Francesco Ruffino, via Taro 37, 00199 Roma (il versamento può essere fatto anche tramite bonifico bancario; codice IBAN: IT-47-C-07601-03200-000092373000).[...]

3) Le iscrizioni sono aperte sino al 22 marzo 2010. Tutti gli elaborati dovranno pervenire entro tale termine. Per le opere pervenute oltre tale data farà fede il timbro postale.
In ogni caso, tutti i testi che arriverranno al Comitato Promotore dopo il 30 marzo 2010 non saranno presi in considerazione.[...]

5) Ogni concorrente può partecipare con più opere, purché inedite, originali ed in lingua Italiana.

6) La scelta del genere letterario è a totale discrezione dell'autore, che potrà spaziare dal Fantasy all'Horror, dalla Science Fiction al Cyberpunk e così via, purchè vi sia la presenza nel racconto di significativi elementi che vanno al di là del reale.[...]

8) Ciascuna opera partecipante al Trofeo RiLL resta a tutti gli effetti di completa ed esclusiva proprietà dei rispettivi autori. La pubblicazione dei racconti migliori nell’antologia connessa al concorso e sulle riviste collaboranti è comunque per tutti gli autori obbligatoria (non rinunciabile) e non retribuita, oltre che ovviamente gratuita.[...]

Per ulteriori informazioni:
Trofeo RiLL, presso Alberto Panicucci, via Roberto Alessandri 10, 00151 Roma
e-mail: trofeo@rill.it
Vi consiglio la lettura alla pagina delle FAQ, perché potreste trovare risposte interessanti e inerenti ai vostri dubbi.
 
 Eruannë.

venerdì 14 agosto 2009

Come scrivere un post argomentato

Ultimamente mi è capitato di passare su un nuovo blog, creato da una ragazza che vorrebbe pubblicare i suoi romanzi. Sì, è proprio quella che ha fatto nascere il post sulle fasce d'età.

Attenzione: Questo post prende solo spunto dal modo di scrivere di Edhwenden, e io e lei abbiamo già discusso di quanto verrà scritto qui, ma penso sia utile scriverne ancora e più diffusamente per aiutare. Tutto quello che troverete in questo post è frutto di mie opinioni personali e chi vorrà dire la sua, perché più esperto di me, è benvenuto.

Partiamo dalla domanda: Come si scrive un post argomentato (relativo alla lettura o alla scrittura)?

1. Trovare e consultare le fonti inerenti all’argomento.
Se voglio scrivere di letteratura fantastica, per esempio, dovrò necessariamente consultare libri, saggi, siti internet e quanto mi faccia avere una visione generale dell’argomento.
Per siti internet non si intende solo andare su Wikipedia e trovare la prima definizione che capita sotto il naso. Wikipedia non è sempre affidabile e su molte cose può sbagliare.
Quando si parla di siti internet si intende consultare e trovare siti che siano veramente affidabili, purtroppo nella rete ci sono molte persone che scrivono senza avere la più pallida idea di cosa dicono (naturalmente ci sono anche persone che sanno di cosa parlano e danno un aiuto importante e prezioso). Quindi si ritorna alle fonti “librarie”, per le quali leggere non fa mai male, visto che ci si fa sempre una bella cultura. Leggendo saggi specifici sull’argomento, si viene indirizzati anche ad altri libri che possono dare una mano nella stesura dell’articolo o più semplicemente nella comprensione del dato argomento.
Naturalmente per parlare di un dato argomento bisogna anche sapere di cosa si parla, quindi è anche necessario avere una buona dose di cultura e di voglia di scoprire sempre nuove cose.

2. Leggere molto.
Sembra una cosa da poco, ma non lo è.
Leggere molto vuol dire poter essere una persona affidabile per quanto si vuole sostenere, per far sì che le proprie opinioni siano supportate da esempi.
Grazie alla lettura si possono riconoscere libri “buoni” e libri “cattivi” e dare consigli a chi può avere gusti simili. E nella rete si trovano in poco tempo persone che abbiano gusti simili.

3. Formare la propria opinione.
Farsi un’opinione sull’argomento che si vuole trattare è importante quasi quanto essere obiettivi e oggettivi.
Non è possibile che una persona non si faccia un’opinione su qualcosa, può essere positiva o negativa, ma c’è sempre da tenere a mente che è utile per tutti quelli che leggono e che vogliono confrontarsi.
Quelli che hanno paura di scrivere o far trasparire la propria opinione in un articolo, hanno paura di contraddirsi e di non essere abbastanza affidabili. Secondo me è sempre bene dire cosa si pensi del dato argomento. Soprattutto se si tratta di libri e di recensioni.

4. Scrivere l’articolo.
Finalmente si arriva alla parte più... divertente. Scrivere l’articolo.
Un articolo deve sempre essere scritto in una lingua comprensibile, senza paroloni difficili e con una grammatica accettabile. Leggere un articolo con una grammatica e un italiano discutibili non fanno che rendere inattendibile la persona che lo presenta.
Se poi si sostiene di voler diventare scrittore/scrittrice, bisognerebbe dimostrare di avere almeno una conoscenza di base dell’italiano.
Scrivere l’articolo vuol dire anche presentare con parole proprie le tesi che si vogliono appoggiare o confutare, citare le fonti senza dover riportare un fiume di parole che rischia di essere più lungo dell’articolo stesso e che non è scritto dalla stessa persona che lo presenta sul proprio blog.
Citare vuol dire anche riportare fedelmente la fonte a cui si fa riferimento con link o bibliografia allegata, se non si fa questo si è passabili di accusa di plagio.
Usare parole proprie non vuol dire necessariamente presentare la propria opinione, ma solo rielaborare ciò che si è letto e si è appreso.
Se si riportano opinioni è sempre bene sottolineare se siano personali o meno, si evitano così fraintendimenti perché i lettori potrebbero prendere ciò che viene detto come oro colato o, peggio, come verità assoluta.

5. Rileggere l’articolo
La rilettura è la parte più importante, dopo la scrittura. Un articolo non riletto si nota subito, ci sono errori che rileggendo si potevano evitare e così i lettori non devono far presente all’autore ciò che ha sbagliato per quanto riguarda coerenza interna e senso delle affermazioni scritte.
Rileggere l’articolo vuol dire anche ricontrollare le fonti che si sono prese in esame, rivedere se le citazioni riprese siano corrette e, qualora siano presenti definizioni, controllare su vari dizionari per essere sicuri che non ci siano fraintendimenti.

Quando si è pronti e sicuri di ciò che si è scritto si può passare alla pubblicazione.

L’importante, quando una persona commenta e dice la propria opinione su quanto letto, è non ribattere come se si fosse il detentore della sopraccitata verità assoluta. Chi fa il saccente di solito lo fa perché non ha un’opinione ben delineata o perché pensa che tutti gli altri siano dei gran ignoranti e che non abbiano diritto di replica. Peccato che il più delle volte chi c’è dall’altra parte ne sa più di chi scrive l’articolo, soprattutto se riguarda degli argomenti specifici e non prettamente riguardanti opinioni personali.
Di solito chi fa il saccente non si rende conto di farlo e tende a negare le sue stesse azioni, anche se sono su schermo e davanti a tutti. Anch’io, che sto scrivendo tutto ciò, più di qualche volta ho fatto la saccente (e diciamo pure che mi dispiace essere sembrata odiosa e arrogante).

Un’ultima cosa: quando si riprende una citazione da Wikipedia, è bene leggere ciò che c’è scritto in fondo alla pagina riguardo la licenza CC e io consiglio anche la lettura di questa pagina di Wikipedia, non tutti lo fanno quando si buttano nell’impresa di scrivere articoli di questo tipo (e non solo di questo).


Questo articolo è stato segnalato qui, si ringrazia Queenseptienna.
Annette.
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Link inerenti al post:
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