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sabato 8 luglio 2023

{Saturday Review} Nella mente di Sherlock Holmes

Buon sabato, miei cari svelatori di specchi!

Dopo una settimana di latitanza, ritorno su questi schermi con l'appuntamento del sabato, ovvero una bella recensione del sabato, per allietare il mio e il vostro fine settimana.
Quest'oggi vi parlo di un libro che ho letteralmente divorato e amato, giacché si tratta di un graphic novel su uno dei miei investigatori preferiti: Sherlock Holmes.

Titolo: Nella mente di Sherlock Holmes: Il caso del biglietto misterioso
Autore: Cyril Liéron, Benoît Dahan
Data di pubblicazione: 20 settembre 2022
Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar Ink
Genere: Graphic Novel, Giallo, Mistero
Pagine: 104
Prezzo: 20.00€
Quarta di copertina: Una semplice diagnosi medica pronunciata dal dottor Watson rivela risvolti inaspettati. E il ritrovamento di una polvere misteriosa sugli abiti del paziente insieme al biglietto per uno spettacolo molto particolare spingono Sherlock Holmes a far luce su un complotto molto più grande che vede coinvolto un perfido mago dai poteri in apparenza inspiegabili... Nei romanzi di Conan Doyle, Watson poteva osservare solo il volto di Sherlock Holmes. Ma in questa indagine senza precedenti siamo trascinati letteralmente nella mente del geniale detective, seguiamo il filo dei suoi ragionamenti e attraversiamo l'architettura del suo mondo segreto.
Voto: 


Da brava amante del genere e del personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle, non potevo proprio perdermi questo graphic novel.
Negli ultimi anni (per non dire decenni) Sherlock Holmes è apparso in moltissimi volumi scritti da altri autori, non sempre con risultati soddisfacenti, a mio avviso, quindi quando ci si approccia alla lettura di questi prodotti (talvolta meramente commerciali) lo si fa con una certa diffidenza.
In questo caso, però, posso dire che il risultato è davvero ottimo!

La storia è avvincente: un dottore in evidente stato confusionale viene portato dal dottor Watson e da un Sherlock Holmes annoiato e sotto effetto di cocaina (come lo si è visto in tante occasioni nei volumi scritti proprio dall'autore originale), da subito entriamo letteralmente nella sua testa, perché sì, la particolarità di questo libro è proprio quella di poter sbirciare nella mente dell'investigatore, seguire i suoi ragionamenti e giungere alle conclusioni insieme a lui.

Da subito Holmes capisce che la faccenda che ha coinvolto il collega di Watson potrebbe nascondere dei risvolti bizzarri, ma estremamente interessanti e così inizia a indagare, avendo come unici indizi quelli che si trovano ancora sul dottor Fowler.
Andando avanti con il caso si possono intravedere citazioni ad altre opere e racconti di Sherlock Holmes, tra cui anche La Lega dei Capelli Rossi, che viene espressamente citato a un certo punto, ma la storia è ben più articolata e si discosta dai vari episodi scritti da Sir Arthur Conan Doyle.

Come avrete notato, ho assegnato 5 specchi a questo libro perché l'ho trovato estremamente accurato, sia dal punti di vista grafico, i disegni, infatti, sono fatti benissimo, con uno stile originale, ma che ricalca perfettamente la fisionomia dei personaggi descritti da Conan Doyle, sia dal punto di vista della storia e dell'ambientazione.
Aiuta molto che in parecchi casi il filo rosso che collega ogni singolo indizio corra anche fisicamente su una cartina di Londra, soffermandosi sui vari luoghi citati e toccati dai protagonisti della storia.
Tornando poi ai disegni e alla grafica, l'accuratezza delle tavole fa sì che il lettore sia letteralmente immerso nella lettura e possa, come già detto, entrare nella mente di Holmes. Ci sono, infatti, alcune pagine in cui la forma che prendono le varie sequenze segue quella del cranio dell'investigatore, in cui lui sale e scende dalle varie stanze presenti nella sua testa e in cui lui immagazzina le informazioni, ne ripesca di altre risalenti ad altri casi o ne inserisce di nuove.

I personaggi, oltre a essere disegnati egregiamente, ricalcano gli originali e ciò fa in modo che il lettore si chieda se la storia sia frutto della mente di Sir Arthur Conan Doyle o se sia davvero opera degli autori scritti in copertina.
Un altro personaggio sempre presente nei libri e nei racconti di Sir Arthur, poi, è Londra.
La Londra vittoriana che ci sorprende e ci catapulta in un mondo passato in cui ognuno di noi, ne sono più che sicura, vorrebbe ritrovarsi almeno una volta nella vita.
Anche in questo graphic novel ci troviamo immersi nel mondo di Holmes, fatto di carbone e acciottolato, di vetture e divise d'epoca, in cui i personaggi viaggiano e si muovono.

Consiglio la lettura di questo bel libro:
🔍 a chi, come me, ama Sherlock Holmes e i suoi casi;
🔍 a chi vorrebbe visitare almeno una volta nella propria vita la Londra vittoriana;
🔍 a chi piace immergersi al 100% in un racconto giallo, analizzando per filo e per segno ogni singolo dettaglio;
🔍 a chi piace entrare nella mente altrui.

Quindi se rientrate in una o più di queste categorie, questo libro fa assolutamente al caso vostro e sono sicura che non vi deluderà, anzi.

Spero di avervi incuriositi almeno un po' e, se non l'avete ancora fatto, corrette a leggere questo graphic novel di tutto rispetto, sono sicura che vi ammalierà e vi catturerà come solo i racconti di Sir Arthur Conan Doyle sanno fare!

Non mi resta che augurarvi un buon fine settimana e buone letture!
Annette.

sabato 30 gennaio 2021

{Saturday Review} Eroi. Le grandi saghe della mitologia greca

 

Buon sabato, miei cari svelatori di specchi!

Finalmente riesco a scrivere e postare questa recensione, che ho tra le bozze da circa un mese, ma che mi ha bloccata parecchio.
Ho finito il libro in questione durante la End of the Year Challenge di Bookish Games, un profilo IG che indice divertenti e accattivanti maratone di lettura. Io avrei voluto finire più di qualche libro che avevo iniziato durante il 2020, ma mi sono un po’ incartata, soprattutto a causa dello studio.
Ma veniamo al libro in questione, ovvero Eroi.

Titolo: Eroi. Le grandi saghe della mitologia greca
Autore: Giorgio Ieranò
Data di pubblicazione: 24 ottobre 2013
Casa editrice: Marsilio
Genere: Saggio, Mitologia
Pagine: 255
Prezzo: 9.90€ (preso insieme a un altro libro)
Quarta di copertina: La sfida col Minotauro nel labirinto, la testa tagliata di Medusa, l’impresa degli Argonauti, Orfeo che scende nell’Aldilà per salvare la donna amata: i miti eroici dell’antica Grecia sono un caleidoscopio di racconti infiniti e stupefacenti. Ma anche un repertorio di favole orrende e bizzarre. Medea che uccide i suoi stessi figli. Edipo che ammazza il padre e poi si unisce con la madre. Eracle che abbandona le sue fatiche per ingozzarsi di arrosti e di dolci. Teseo che, invece di salvare le fanciulle, le stupra. L’eroe greco aveva molti lati oscuri. Era una creatura smisurata, un essere prodigioso, eccessivo nel suo furore e nelle sue passioni. E non sempre era arruolato al servizio del Bene: stava piuttosto oltre il Bene e il Male, oltre tutte le regole e le leggi dell’umano. Era venerato come lo sono oggi i nostri santi patroni. Si raccoglievano le sue reliquie, si portavano offerte sulla sua tomba. Ma soprattutto ci si divertiva a raccontare le sue imprese in forme sempre diverse e sempre nuove. Nei miti eroici si trova la matrice di tutte le narrazioni future. Ci sono amori, avventure, intrighi, prodigi, mostri. Ci sono viaggi fino alla fine del mondo e love stories che sfidano anche la morte. Tutto quello che ancora oggi ci appassiona e ci commuove quando leggiamo un romanzo o guardiamo un film, i greci lo avevano già narrato nei loro miti.
Voto: 


Dopo mesi, finalmente, sono riuscita a concludere la lettura di questo libro davvero interessante.
Come ho detto quando l’ho comprato (insieme agli altri libri dello stesso autore), io ho sempre avuto un debole per la mitologia, sarà perché è un qualcosa che fa parte della nostra storia comune o, più semplicemente, le storie raccontate mi affascinano tantissimo.

Questo libro è davvero interessante: ogni capitolo è dedicato a un eroe o a un personaggio della mitologia greca, che non sempre viene descritto nel modo corretto.
Ieranò pareggia i conti, ridà dignità e la giusta prospettiva a personaggi che solitamente vengono tralasciati o esasperati.
I personaggi citati, raccontati, analizzati in questo libro sono:
• Giasone;
• Medea;
• Minosse;
• Teseo;
• Arianna;
• Perseo;
• Eracle;
• Edipo;
• Antigone;
• Orfeo;
• Achille e Ulisse.

In ogni capitolo viene presentata la storia del personaggio principale, dell’eroe, raffrontata anche a tutto il resto della mitologia, vengono prese in considerazione le varie relazioni che ognuno di loro ha con gli dei, con il sovrannaturale e con altri personaggi che incontrano sul cammino.
Le storie non sono mai superficiali, ma vanno a fondo, ripercorrono la genealogia di ogni eroe, andando anche a prendere in esame gli antenati (più o meno) comuni.
Grazie ai vari capitoli conosciamo a fondo i personaggi che ne sono protagonisti, e iniziamo a capire perché hanno fatto determinate scelte, cosa li ha spinti a compiere quelle azioni per cui sono tanto famosi.

Non mancano tradimenti e sotterfugi, amori e passioni, proprio perché ogni eroe, prima di essere tale, è un uomo o una donna con dei sentimenti e dei bisogni (più o meno manifesti).
C’è da notare come in qualche modo tutti gli eroi descritti siano più o meno imparentati tra loro anche grazie a Zeus, che si è donato come se non ci fosse un domani e ha procreato a destra e a manca, per la gioia della sua consorte.

Il capitolo che mi ha colpita di più è senz’altro quello di Edipo.
Non so perché mi sia rimasto particolarmente impresso, sarà perché racconta la sua storia nuda e cruda, senza intenti psicanalitici, facendo però riferimento ad alcuni autori greci che ne hanno parlato diffusamente nelle loro opere.
Di Edipo ne sono state raccontate di ogni specie, soprattutto da quando Freud ha parlato del complesso edipico, peccato che la storia a giustificazione di quest’ultimo altro non sia che una fatalità e non intenzionale.
Ieranò lo spiega molto bene e fa chiarezza su Edipo e la sua storia, dicendo anche che ormai Freud è superato (grazie, l’ho sempre pensato anch’io!).
Tra l’altro, piccola chicca che mi è successa dopo aver finito la lettura di Eroi, ho trovato su Goodreads un aggiornamento di una delle persone che seguo, riguardo La morte della Pizia, un libretto davvero interessante di Friedrich Dürrenmatt che ho letto in una manciata di ore e che vi straconsiglio (qui trovate la mia mini-recensione).

Di Ieranò, come ho già detto, ho comprato Gli eroi della guerra di Troia e Olympos, perché ho visto che la mitologia – greca, romana, norrena, ecc. – mi piace sempre tantissimo e sono davvero curiosa di leggere gli altri saggi di questo autore.
Trovo che fare un passo indietro nel tempo, ogni tanto, sia salutare anche e soprattutto per ricalibrare le proprie idee, per dare nuovo slancio ai propri interessi e per ampliare le proprie conoscenze riguardo i vari argomenti.
Uno degli obiettivi che mi sono prefissata per questo 2021 è quello di leggere più romanzi o libri storici più in generale, sia perché la storia è una delle mie materie preferite, sia per capire meglio alcuni avvenimenti importanti. Dare uno sguardo al passato ogni tanto è salutare, magari può aiutare più di qualcuno a rivedere il proprio presente e a ripensare a cosa vuole diventare in futuro.
Certo, un libro non basta per fare questo, ma partire dalla mitologia è sempre un buon punto per proseguire su questa strada.
Non sono portata per la filosofia e i ragionamenti astratti, quindi mi fermo qui, che è meglio.

So che questa recensione non è molto lunga, chiedo venia, comunque vi consiglio il libro, perché è davvero interessante e dà numerosi spunti di riflessione sui più disparati argomenti.
Vi ringrazio per l’attenzione e per aver letto tutto, lo spazio commenti è come sempre a vostra disposizione, attendo i vostri messaggi riguardo questo libro e la mia recensione.

Non mi resta che augurarvi un buon fine settimana e buone letture!
Annette.

sabato 15 agosto 2020

{Saturday Review} Prima regola: non innamorarsi


Miei cari svelatori di specchi, non succedeva da un po' che io leggessi due libri in due giorni e che, di conseguenza, scrivessi due recensioni in due giorni, ma sì, state leggendo molto bene: è giunto il momento di una nuova recensione.
Altra cosa sorprendente, si tratta di un altro romanzo di genere rosa/romance/chicklit.
Non so cosa mi sia successo, sono sincera, ma si vede che la mia vena romantica ha bisogno di essere soddisfatta e quindi mi spinge verso questo genere, che di solito leggo, sì, ma con molta parsimonia (aka una volta ogni tanto).
Il libro che mi ha tenuta incollata alle pagine in quest'altra giornata di estate (in cui io dovrei preparare gli esami di settembre...) è

Autore: Felicia Kingsley
Data di pubblicazione: 1 giugno 2020
Casa editrice: Newton Compton Editori
Genere: Rosa, Chicklit
Pagine: 416
Prezzo: 9.90€ (cartaceo), 2.99€ (ebook)
Quarta di copertina: Silvye ha ventisette anni, una madre asfissiante e sogna solo una vita normale, con un lavoro normale. Ma la verità è che la sua vita è tutto meno che normale perché… è una truffatrice. Sì, una truffatrice, figlia di una truffatrice che l’ha istruita alla perfezione nell’arte del furto e dell’inganno. Ci sono solo due cose che Silvye non deve fare: mangiare carboidrati e innamorarsi. A lei, le regole proprio non piacciono: ok vivere senza innamorarsi, ma non senza carboidrati!
C’è invece una persona a cui le regole piacciono moltissimo: Nick Montecristo, affascinante ladro-gentiluomo e astuto genio dell’arte. È un abile stratega, impermeabile ai sentimenti, e non ha mai fallito un solo incarico.
Nick e Silvye sono i prescelti da un ricco ed eccentrico collezionista, per mettere a segno un colpo sensazionale. Peccato che i due si detestino e abbiano qualche conto in sospeso da regolare. Lei è fuoco, lui è ghiaccio. Impensabile lavorare insieme, impossibile dire di no al colpo. Riusciranno Nick e Silvye a passare da rivali a complici, ed evitare che una fastidiosa quanto imprevista attrazione tra loro complichi le cose? Ma sì, in fondo sono due professionisti, basterà rispettare una sola regola…
Voto: 


Lo ammetto: prima di iniziare questo libro ero molto scettica e l'ho comprato in versione kindle qualche settimana fa, con una promozione della Newton Compton proprio per provare a vedere se mi sarebbe piaciuto.
Su instagram avevo visto tantissime blogger ricevere il pacchetto speciale dalla CE e la storia mi aveva un po' incuriosita, ma io non sono solita leggere libri di questo genere e quindi l'avevo un po' snobbato. Ma mi sono dovuta proprio ricredere.

La storia è davvero avvincente ed entusiasmante e non c'è solo la componente romantica, ma anche una buona dose di spionaggio e mistero stile 007, e sono queste le cose che mi sono piaciute di più.
Silvye e Nick sono due ladri che si incontrano e si scontrano un paio di volte fino a quando sono costretti a lavorare insieme per il colpo del secolo.
Da qui iniziano tutta una serie di avvenimenti, tra un omicidio e un inseguimento tra le calli veneziane, i due sanciscono una regola: vietato innamorarsi, perché l'attrazione tra i due è palpabile ed è bene lasciare il lavoro e i sentimenti ben separati.
Ovviamente le cose non vanno mai secondo i piani e ne succedono di tutti i colori.

Non mi soffermerò molto sull'aspetto fisico dei due, perché mi pare superfluo dire che sono entrambi affascinanti e non passano di certo inosservati, ma, a mio parare, ciò che fa funzionare di più la storia è l'aspetto psicologico e, quindi, l'evoluzione di Silvye e Nick c'è e si vede.
Silvye senza accorgersene inizia a essere più attenta e meticolosa, Nick lascia da parte la fobia per i germi e inizia anche ad apprezzare le piccolezze della vita, cose a cui prima, maniaco del controllo com'era, non badava minimamente e cercava sempre di avere tutto sott'occhio.
Sono i classici opposti che si attraggono o, se preferite, le due metà che combaciano e si completano, perché per certi versi non possono essere più di diversi.
Mi è piaciuta questa crescita di due persone tanto diverse, che cercano di smussare i propri difetti e che, anche se non lo avrebbero mai ammesso al loro primo incontro, hanno iniziato a stimarsi e rispettarsi, aiutandosi e preoccupandosi l'uno dell'altra.
Mi sono piaciuti molto anche i background dei personaggi, molto ben costruiti, soprattutto quello di Nick. Entrambi hanno delle storie familiari alle spalle davvero complicate o non le hanno affatto e sono dovuti crescere in fretta per cercare la loro strada, anche se in qualche modo pilotata da altri.
Un personaggio che ho sopportato davvero poco, com'era prevedibile, è la madre di Silvye. L'avrei mandata a quel paese a inizio romanzo, senza ascoltarla minimamente e l'avrei lasciata a sbrogliarsi la matassa di problemi da sola. È il classico personaggio egoista, che mette la propria esperienza davanti a quella altrui e impone le proprie idee come se fossero verità assolute. Davvero insopportabile.

La cosa che mi è piaciuta di più, però, come dicevo, è la componente mistery che richiama molto 007 o i romanzi di Dan Brown e, perché no, anche un po' Indiana Jones (avrei voluto diventare archeologa perché amo la storia e per andare alla ricerca di tesori perduti come lui!).
Io adoro il genere giallo e quando ci sono casi da risolvere, storie da svelare, puzzle da completare, io ci vado letteralmente a nozze. Potete capire benissimo come mi sono sentita quando c'è il primo colpo di scena e Silvye e Nick sono costretti a scappare per paura di essere coinvolti più del necessario.
La componente storica, poi, è curata nei minimi dettagli, Felicia ha fatto un lavoro davvero meticoloso, non lasciando nulla al caso e io stessa sarei partita subito alla ricerca del diario di Casanova.
Alcuni colpi di scena per me, abituata a leggere gialli, sono stati alquanto prevedibili, altri un po' meno e questo ha aggiunto un po' di movimento in più alla storia, colpendomi positivamente.

E poi Venezia.
Io ho una sorta di amore-odio per Venezia fin da quand'ero piccola e in certi frangenti credo anche che mi abbia portato sfortuna, ma è innegabile che sia una delle città in cui ho tantissimi ricordi.
È a una manciata di ore da dove vivo, quindi l'ho visitata tantissime volte (l'ultima a inizio 2019), racchiude esperienze, gite, mostre e palazzi che ho adorato e sì, anche buona parte del mio cuore.
Ogni volta che leggo di Venezia o vedo un film o qualche video su di lei ho una voglia matta di andarci, perché mi piace camminare per le sue calli (talvolta perdendomi), andare alla scoperta di scorci nascosti che racchiudono tutta la bellezza di una città ricca di storia e di storie.

E poi (perdonatemi lo spoiler) Vienna.
Anche Vienna è nel mio cuore e anche a Vienna vorrei tornare subito. Ho una venerazione particolare per la città austriaca.
È lì che ho fatto il mio primo viaggio fuori dall'Italia coi miei genitori, a 6 anni. È lì che ho visitato il più bel castello che io abbia mai visto: Schönbrunn, con la sua storia e quella della principessa Sissi (sì, ogni volta che danno i film alla tv sono imbambolata e li so a memoria), è lì che ho odiato per la prima volta la sacher, perché non smettevano più di parlarne e io ho fatto indigestione solo a sentirla nominare (adesso invece mi piace molto!).
Ed è lì che ho fatto il mio viaggio per il diploma con mia madre, rivedendo tutti i posti dov'ero stata 15 anni prima e restandoci molto male quando non ho potuto riprodurre una foto fatta a 6 anni, perché avevano cambiato la disposizione di fontane e piante all'interno del parco di Schönbrunn.
Ed è lì che sono tornata, anche se per un pomeriggio soltanto, 4 anni fa, quando siamo partiti per la GMG, ma è stato comunque bellissimo passeggiare per il centro, riassaporarne la storia.

Trovare queste due città insieme in un libro mi ha fatto estremamente piacere, così come rivivere i ricordi legate a esse.

Insomma, forse questo libro mi è piaciuto più del dovuto per i miei standard, ma adesso sono curiosa di leggere qualcos'altro di Felicia, infatti mi sa che avrei dovuto cogliere come segni gran parte dei suoi libri al mercatino dell'usato giovedì pomeriggio e comprarne almeno un paio.
Ma scommetto che volete sapere perché, se mi è piaciuto tanto, gli ho dato solo quattro specchi.
Solo perché in alcuni punti la trama è davvero prevedibile e a tratti scontata, ma sono delle inezie, nulla di che. Rimane comunque il fatto che la cura nei particolari e la ricerca storica fatta dall'autrice siano notevoli e facciano apprezzare il libro nella sua interezza.

E adesso la domanda di rito: voi avete letto questo libro? Cosa ne pensate?
Lo spazio commenti è a vostra totale disposizione, quindi se volete dire qualcosa o aggiungere qualche dettaglio che mi è sfuggito, fate pure.

Vi auguro una buonissima giornata e di fare buone letture in questo giorno di festa.
A presto,
Annette.

sabato 16 maggio 2020

{Saturday Review} Fangirl


Buonasera a tutti, miei cari svelatori di specchi!
Lo so, è tardi, rispetto ai soliti standard in cui posto, ma ho appena finito la seconda lettura per la Bout of Books read-a-thon e non vedo l'ora di parlarvene.
Come secondo libro ho scelto:

Titolo: Fangirl
Autore: Rainbow Rowell
Data di pubblicazione: 2017
Casa editrice: Piemme
Collana: Pickwick
Genere: Young Adult, Rosa
Pagine: 505
Prezzo: 11.90€
Quarta di copertina: Approdata all'università, dove la sua gemella Wren vuole solo divertirsi tra party, alcoll e ragazzi, la timidissima Cath si trova sola per la prima volta e si rinchiude nella sua stanza a scrivere fanfiction di cui migliaia di sostenitori attendono il seguito. Ma una compagna di stanza scontrosa con il suo ragazzo carino che le sta sempre intorno, una professoressa di scrittura creativa che pensa che le fanfiction siano solo un plagio, e un affascinante aspirante scrittore che vuole lavorare con lei, obbligheranno Cath ad affrontare la sua nuova vita.
Voto: 


Era da tempo che non leggevo un romanzo rosa e, per di più, young adult, perché non sempre trovo quello giusto.
Ma questo, posso dirvi senza ombra di dubbio, che lo è. È uno di quelli giusti.

La storia è molto semplice, anche se chi ha redatto la quarta di copertina ha travisato alcuni comportamenti dei protagonisti di questo libro: Cath è la protagonista e si ritrova catapultata nella vita universitaria tra mille insicurezze. Non appena varca la soglia della stanza che non dividerà con la gemella, si scontra con Levi, il presunto fidanzato della sua compagna di stanza.
La compagna di stanza, Reagan, è una ragazza più grande di Cath, un po' burbera, ma dal gran cuore e cerca di farla ambientare a modo suo. Levi prende in simpatia Cath e cerca di farla uscire dal guscio e proteggerla allo stesso tempo.
La gemella di Cath, Wren, è il suo opposto e pensa solo che il college sia l'occasione per andare alle feste, circondarsi di ragazzi e vivere senza il minimo controllo.
Cath preferisce stare in camera a scrivere, piuttosto che andare alle feste, ed è molto conosciuta nel web grazie alle fanfiction che scrive su Simon Snow.

Cosa mi è piaciuto in particolare?
Di solito mi piacciono le protagoniste forti e che sanno farsi valere. Cath non è proprio così, ma mi sono rivista molto in lei (anche se ho un bel po' di anni in più).
Entrambe scriviamo fanfiction. Entrambe siamo timide e facciamo fatica a farci nuovi amici. Entrambe abbiamo difficoltà a fidarci degli altri, soprattutto se potrebbero deluderci, forse perché nella vita abbiamo subito tante delusioni e abbiamo paura di starci ancora male.
Mi sono rivista in lei quando aveva dei problemi con la compagna di stanza, perché la scorsa estate ho avuto un'esperienza non molto piacevole a Plezzo e i primi giorni là sono stati un vero incubo.
Cath può sembrare una ragazza fragile, insicura, ma per certi versi è anche matura, ha uno spiccato senso di protezione nei confronti delle persone che ama e questo la porta a soppesare sempre le scelte da fare.
Una sola cosa mi ha dato un po' da pensare: lei e la gemella sono identiche fisicamente e Wren è consapevole di essere uno schianto, anche Cath è consapevole della bellezza della sorella e di riflesso sua, eppure si sente sempre il brutto anatroccolo.

Mi è piaciuto molto il rapporto che instaura con Levi, un ragazzo più grande di lei di qualche anno, ma che cerca di farla sentire a casa e in un qualche modo protetta.
È chiaro fin da subito cosa accadrà tra loro due, ma ho letto con vivo interesse lo sviluppo della loro storia, di come Cath finalmente sia riuscita a sciogliersi e a vivere ciò di cui raccontava nelle sue fanfiction.

Tutti i personaggi hanno una caratterizzazione profonda, non sono solo tratteggiati superficialmente (comparse a parte), ma, anche se il libro è dal punto di vista di Cath, si riescono a delineare molto bene i vari caratteri. Mi è piaciuto molto anche il personaggio della professoressa di scrittura narrativa che, pur ritenendo le fanfiction dei plagi, è davvero molto disponibile e capisce al volo chi ha un talento particolare per la scrittura e chi no.
In un certo modo il libro tratta anche tematiche delicate, quali l'abbandono da parte di un genitore e le diverse reazioni dei figli (Cath e Wren), così come quella del padre delle gemelle, questa è una tematica che permane per l'intero libro e ci fa capire molto bene i caratteri delle due ragazze; altre tematiche sono i problemi mentali e l'alcolismo. Quest'ultimi hanno grande rilevanza per la trama, ma non sono stati sviluppati poi molto, anzi, soprattutto il secondo è stato relegato a poche pagine e non si sa se Wren abbia davvero seguito un percorso supportata da Cath o se sia stata solo la minaccia di un padre esasperato.
Ovviamente la tematica principale è la scrittura e il mondo delle fanfiction. In questo la Rowell ha fatto un lavoro egregio, tratteggiandoci un universo che io (purtroppo o per fortuna =D) conosco molto bene. Questo mi è piaciuto tanto e mi ha fatta immergere ancora di più nel mondo di Cath. Anche se ammetto che, dopo un po', ho saltato le parti in cui venivano riportati spezzoni di fanfiction o di Simon Snow.
Il finale mi ha lasciata un po'... così, mi aspettavo un vero finale, non quello di Simon Snow.
E vorrei davvero sapere altro di Cath, Levi, Wren e tutti gli altri.

Lo stile dell'autrice è molto scorrevole, le 500 pagine volano che è un piacere, soprattutto perché ci si immerge fin da subito nell'atmosfera del college e nella vita della protagonista.
Prima o poi leggerò altro della Rowell, magari stavolta qualcosa più per adulti, visto che lei non scrive solo young adult.

Credo di aver detto tutto ciò che volevo sottolineare di questa lettura molto stimolante (mi ha tenuta alzata fino alle 3 ieri notte) e che ha evocato vecchi cari ricordi. Da inguaribile romantica non ho potuto fare a meno di emozionarmi in più punti e di sentire sulla pelle le sensazioni di Cath, fin quasi a commuovermi, cosa che per me è parecchio strana.
Se potete, anche se è passato del tempo dalla pubblicazione, leggetelo, perché è un libro che merita davvero. E non fatevi frenare dal fatto che sia uno young adult!

Detto questo, vi auguro una buona serata, un buon fine settimana e buone letture,
Annette.

sabato 9 marzo 2019

{Saturday Review} Anne Frank - Diario


Buon sabato a tutti!
Ero molto in dubbio se scrivere o meno anche oggi un post, ma poi mi sono detta che sì, ne vale la pena, perché voglio parlare di un libro, o meglio una graphic novel, a cui ho dato ampio spazio negli ultimi giorni e che sono stata molto felice di poter leggere e apprezzare.
Sto parlando di:

Autori: Ari Folman, David Polonsky
Data di pubblicazione: 2017
Casa editrice: Einaudi
Genere: Storico, Graphic novel, Biografico
Pagine: 160
Prezzo: 15.00€
Quarta di copertina: Il 12 giugno 1942, per il suo tredicesimo compleanno, Anne Frank riceve in regalo un diario. In quelle pagine l'indicibile orrore della persecuzione e della deportazione del popolo ebraico assume una dimensione quotidiana e insieme universale attraverso lo sguardo di una tredicenne ironica, vivace e profonda, animata da una grande voglia di vivere.
Oggi, grazie allo sceneggiatore e regista Ari Folman (vincitore del Golden Globe per Valzer con Bashir) e all'illustratore David Polonsky, le parole di Anne si trasformano in una forma nuova che, però, ne mantiene intatto lo spirito. Anne da grande s'immaginava giornalista e scrittrice, e nel racconto per immagini emerge, con toccante chiarezza, la sua capacità di restituire la propria esistenza, ordinaria eppure straordinaria, grazie alla precisione dei dettagli: uno sguardo rubato tra i banchi di scuola, le piccole rivalità con una sorella apparentemente perfetta, il gesto amorevole di un padre in una notte in cui la paura toglie il sonno.
Voto: 

Come già detto in questo post e nelle storie su Instagram sabato scorso, io mi sono sempre tenuta alla larga dai libri che trattano la Seconda Guerra Mondiale, la condizione degli ebrei in quel periodo storico e tutto ciò che ruota intorno a questo argomento.
Ovviamente a scuola ho studiato come tutti il periodo storico, non ne sono totalmente all'oscuro, anzi, è più vivo che mai nella mia mente; solo che generalmente nella lettura io cerco svago e non oppressione e tristezza (è anche per questo che non leggo libri drammatici o simili... thriller e gialli sì, drammatici no). In merito al Diario, alle superiori ci hanno anche portati a vedere una mostra su questo, quindi a grandi linee conoscevo più o meno il contenuto, nonostante la mostra, pur incentrata sul libro e la vita di Anne, riguardasse per lo più il periodo storico della Seconda Guerra Mondiale.

Questa graphic novel, però, mi ha fatta ricredere.
Ho cercato di stare alla larga dal Diario di Anne Frank per decenni, perché avevo letteralmente paura di ciò che avrei potuto leggere (scottata anche da Se questo è un uomo di Primo Levi, che a confronto comunque sono due libri totalmente diversi).
Ho sempre pensato, erroneamente, che il Diario fosse un libro pesante, che mostrasse la brutalità del nazismo e le pessime condizioni in cui vivevano gli ebrei che cercavano di sfuggire ai campi di concentramento.
Ovviamente è anche questo, perché racconta di queste cose, ma non è esclusivamente questo.
È un vero e proprio diario di una ragazzina costretta a nascondersi con la famiglia in un appartamento celato da tutto e tutti, in cui vigevano anche regole ferree per non farsi sentire/vedere, ma Anne Frank racconta la propria vita in modo arguto, leggero e ironico.
Racconta della famiglia, di come si senta in competizione con la sorella maggiore, di come non senta quell'amore normale che ognuno di noi prova per la propria madre, di come invece lei consideri suo padre un modello, anche se talvolta non lo capisce proprio.
Racconta dei momenti in cui si sente in colpa verso chi viene catturato e portato via dai nazisti.
Leggendo il libro ci si chiede raramente se l'abbia scritto una ragazzina di soli 13 anni, perché certi pensieri, certi ragionamenti, difficilmente si confanno a quest'età. È una ragazza con dei sogni e delle speranze, come qualsiasi sua coetanea.

Ovviamente questa graphic novel non è il libro, ma gli autori sono riusciti a coglierne senz'altro l'essenza.
In fondo al libro ci sono alcune note in cui gli autori hanno specificato che talvolta hanno dovuto raggruppare intere pagine in poche sequenze, questo senz'altro ha tolto qualcosa alla narrazione.
I disegni sono davvero ben fatti e ho trovato riuscissero a rendere ancora viva Anne, con le sue insicurezze, le gelosie, i momenti no e/o di sconforto, la convivenza forzata e quel sentimento che provava per Peter.
Mi sono piaciute molto le pagine in cui vengono rappresentati i pensieri più nascosti di Anne, ma anche le pagine in cui hanno riportato interi stralci del diario, sicuramente più utili di molti disegni, perché in quel caso le parole erano molto più chiare e significative.

Come ho già detto, leggerò anche il libro originale, perché adesso sento il bisogno di approfondire la conoscenza di questa piccola grande donna e perché voglio scoprire le tante cose che in un modo o nell'altro i due autori della graphic novel hanno dovuto omettere.
Consiglio questa graphic novel a chi come me ha paura di affrontare il libro, perché può essere un ottimo punto di partenza per leggere e imparare qualcosa di nuovo sulle condizioni degli ebrei che cercavano di fuggire ai campi di concentramento.
È sì un libro storico e biografico, ma è anche un libro di formazione, perché come Anne è cambiata scrivendo il proprio diario, leggendolo in qualche modo cambiamo anche noi lettori, vedendo le cose sotto una luce diversa.

Penso e spero di aver detto tutto ciò che volevo sottolineare.
Credo che leggerò altre graphic novel, che già di per sé mi affascinavano (amo i fumetti =D), ma non avevo ancora avuto modo di poterne leggere una (visti anche i prezzi...). Ritengo che la Einaudi abbia fatto un'ottima scelta decidendo di pubblicare questa graphic novel.

E ora la domanda di rito: voi avete letto il libro e/o la graphic novel? Cosa ne pensate (di uno, dell'altra o di entrambi)? Ditelo con un commento!

Non mi resta che augurarvi buon fine settimana e buone letture,
Annette.

sabato 21 luglio 2018

{Saturday Review} Chi era Albert Einstein?


Buon sabato a tutti!
In questi giorni, nonostante due esami da preparare, mi sto dedicando anche un po' alla lettura, complice la Summer Reading Marathon del blog Divoratori di libri.
Ieri sera ho finito il secondo numero di Witch Art Edition (sono indecisa se fare la recensione numero per numero della nuova ristampa o aspettare che escano anche gli altri due numeri... ditemelo voi nei commenti, perché io non so cosa scegliere =D) e poi mi sono dedicata alla lettura di un piccolo libro per ragazzi che ho comprato qualche tempo fa.
Il libro in questione è

Autore: Jess Brallier
Data di pubblicazione: 15 febbraio 2018
Casa editrice: Nord-Sud Edizioni
Genere: Scienze, Per ragazzi
Pagine: 105
Prezzo: 1.00€
Quarta di copertina: Chi era Albert Einstein?
Una delle menti più brillanti mai esistite
Uno scienziato le cui teorie e scoperte hanno portato alla TV... e alla bomba atomica
Un pacifista con capelli davvero folli
Tutte queste cose!
Scopri di più in questo libro illustrato!
Voto: 

Come già detto, avevo questo libro in libreria da qualche tempo, l'ho comprato prima che finisse scuola, dato il prezzo davvero irrisorio, perché volevo leggere qualcosa da poter consigliare anche ai miei bambini a scuola.

Il libro è scritto davvero bene, scorrevole e molto interessante: fa scoprire una delle menti più brillanti del XX secolo e lo fa conoscere sotto vari aspetti.
Racconta la storia di Einstein dall'infanzia alla sua morte senza mai stancare o annoiare (visto l'esiguo numero di pagine mi pare difficile!), mi è piaciuto molto il fatto che all'interno dei singoli capitoli, oltre alla sua vita, vengano spiegate alcune sue teorie e scoperte scientifiche.

È stato molto interessante leggere questo piccolo libro, perché alcune cose di Einstein non le sapevo e devo dire che adesso lo apprezzo ancora di più.
Sapevo della teoria della relatività perché l'ho studiata a scuola, ma non sapevo della sua teoria della riflessione della luce; sapevo che fosse ebreo, ma non ricordavo che lui avesse contribuito alla creazione dello Stato di Israele. Sapevo che aveva una moglie e dei figli, ma non sapevo ne avesse avute addirittura due; sapevo che fosse un pacifista e che i suoi studi avevano portato alla creazione della bomba atomica (anche se lui non si sarebbe mai aspettato un risvolto del genere per la sua teoria della relatività), ma non ricordavo avesse scritto a Roosvelt per suggerirgli di costruire l'atomica anche al solo scopo dimostrativo (di certo Albert non si aspettava che Roosvelt la usasse in Giappone).

Consiglierei questo libro?
Certo che sì, soprattutto ai ragazzi appassionati di scienza e che vogliono scoprire qualcosa in più su Einstein e le sue scoperte, su come lui sia stato un ragazzo che poneva domande scomode ai professori e per questo sia stato cacciato dalla scuola superiore, per capire che anche un grande genio e pensatore sia stato in difficoltà qualche volta.
In alcuni punti sono sicura l'autore abbia romanzato un po' la storia, ma ritengo descriva alla perfezione il pensiero e la vita di una persona così straordinaria.

Di questa serie sono stati pubblicati altri tre libri:
» Chi era Frida Kahlo?
» Chi era Leonardo da Vinci?
» Chi era Wolfgang Amadeus Mozart?
Sicuramente li comprerò perché ritengo siano molto interessanti sia per i grandi, sia per i più piccoli e li consiglierò anche da leggere a scuola, soprattutto se si vogliono approfondire alcuni personaggi storici e culturali di tale importanza (io ho già alcune idee su come sfruttare questo – e credo anche gli altri – per alcuni percorsi e progetti!).

Mi pare di aver detto tutto, nel caso in cui abbiate domande o suggerimenti vari (soprattutto per la questione Witch Art Edition), lo spazio commenti è come sempre a vostra disposizione. Adesso torno a studiare, se no gli ultimi due esami della sessione non riesco a darli e sarebbe un vero problema =D

Buon fine settimana e buone letture,
Annette.

sabato 7 luglio 2018

{Saturday Review} L'uomo di gesso


Buon sabato a tutti, cari svelatori di specchi.
Come state?
Come al solito è da un po' che non aggiorno il blog, ma va tutto benissimo: sono solo impegnata con gli esami all'università.
Anche per questo motivo la lettura di libri e simili ne ha risentito molto (ormai è da tanto che non finisco un libro).
Quest'oggi, però, volevo aggiornare il blog con una pseudo-recensione. Sì, non sarà una recensione vera e propria, perché il libro non l'ho mai terminato, quindi prendete questo post più come uno sfogo.

Voglio parlarvi di
Titolo: L'uomo di gesso
Autore: C.J. Tudor
Data di pubblicazione: 30 gennaio 2018
Casa editrice: Rizzoli
Genere: Thriller
Pagine: 350
Prezzo: 20.00€ (ebook 9.99€)
Quarta di copertina: Guardandosi indietro, tutto è cominciato quel giorno alla fiera, con il terribile incidente sulla giostra. Il giorno in cui Ed, dodicenne, ha incontrato per la prima volta l'Uomo di Gesso. È stato proprio lui, l'Uomo di Gesso, a dargli l'idea di utilizzare quei disegni per i messaggi con il suo gruppo di amici. E all'inizio era uno spasso, per tutti. Fino a quando non è stato ritrovato il cadavere di una ragazzina. Ma sono passati trent'anni, e Ed pensava di essersi lasciato il passato alle spalle. Poi, per posta, riceve una busta: un gessetto, e il disegno di un uomo stilizzato. Certe storie non finiscono. Il gioco, per Ed e i suoi amichetti di un tempo, ricomincia da capo. L'Uomo di Gesso è di nuovo tra loro.


Contrariamente a quanto detto qualche post fa in cui vi parlavo dei libri in lettura, devo dire che la mia opinione si è pian piano evoluta da un "sì, mi piace, lo leggerò senz'altro" a un "mah, non mi ispira più così tanto".
Complice il fatto che non ho avuto molto tempo libero per leggerlo e anche che certe scene descritte non mi sono piaciute più di tanto, ho abbandonato la lettura di questo libro dopo poche pagine.

La presentazione della Rizzoli parlava di libro che richiamava vagamente Stephen King e Stand by me, quindi mi ha subito attratta per questo. Io ho visto il film di Stand by me e devo dire che, a parte qualcosina, non mi è dispiaciuto, anzi lo ricordo con calore (lo abbiamo visto alle superiori grazie al prof di filosofia, appassionato di libri e cinema ed è stata una visione molto interessante).
Quello che ho letto di questo libro sì, mi ha richiamato Stand by me, e per questo non mi ha delusa, ma c'è qualcosa che non mi convince.
Una cosa che non mi è piaciuta e che ho trovato fastidiosa è il salto temporale tra un capitolo e l'altro. Personalmente questo mi crea molta confusione e non mi fa apprezzare mai a pieno ciò che leggo, perché devo sempre ricordarmi qualcosa di qualche capitolo prima e questo mi porta a distrarmi e a non riuscire più un filo logico.

Non mi sento di dare un giudizio sui personaggi, perché li ho conosciuti davvero poco e quindi non posso dire se mi abbiano colpita o meno. Di certo l'autrice li ha descritti molto bene fin da subito, sottolineandone le caratteristiche principali.
Le poche scene che ho letto sono descritte in modo molto vivido, e forse è anche per questo che in certi punti il libro non mi è piaciuto per nulla e la mia opinione è cambiata, come dicevo poco più sopra.
Io adoro i gialli e thriller, mi piace mettermi alla prova per capire chi sia il colpevole e spero sempre di trovarlo prima del detective protagonista, ma questa volta non c'è stata la magia che accompagna ogni libro giallo. La storia non mi ha presa fin da subito e questo ha condizionato molto il proseguo della lettura.

Mi dispiace molto non essere riuscita a concludere la lettura, né a scrivere una recensione degna di questo nome. Mi auguro che la Rizzoli possa darmi la possibilità di leggere altri libri in anteprima e/o collaborare nuovamente insieme, perché nonostante tutto è stato un piacere avere questa possibilità.
Ovviamente non do nessun voto a L'Uomo di gesso, visto che ho letto ben poco.

Spero che questo post vi abbia tenuto compagnia, e fatemi sapere cosa ne pensate voi di questo libro, perché sono curiosa di conoscere le vostre opinioni.
Vi auguro un buon fine settimana ricco di letture, io torno a studiare... e non dimenticate di seguire VM su instagram, dove ci sono post e video su IGTV ;)
Annette.

sabato 1 ottobre 2016

{Saturday Review} Harry Potter e la Maledizione dell'Erede


 Buon sabato, cari lettori del blog, quest'oggi ritorna un appuntamento a me molto caro, ovvero la recensione del sabato (che non ha cadenza fissa).
Stanotte – e non capitava da un bel po' di tempo – ho fatto le ore piccole senza accorgermene leggendo tutto d'un fiato un libro che... aspettavo da tanto.
Vi avverto che sarà una recensione molto lunga, quindi preparatevi una tazza di tè e mettetevi comodi.
Il libro in questione è:

Autore: J.K. Rowling
Data di pubblicazione: 24 settembre 2016
Casa editrice: Salani
Genere: Fantasy
Pagine: 368
Prezzo: 19.80€
Quarta di copertina: È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto facile neanche ora, da impiegato al Ministero della Magia, oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare.
Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, Albus, suo secondogenito, deve lottare con il peso di un'eredità familiare che non ha mai voluto. Quando passato e presente si fondono in un'oscura minaccia, padre e figlio apprendono una scomoda verità: il pericolo proviene a volte da luoghi inaspettati.


Forse ormai lo sapete fin troppo bene: io sono davvero una grande fan della saga, quindi cerco di avere tutti i libri che scrive J.K. Rowling, sia per tornare a sognare e a viaggiare con la fantasia frequentando la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts o lavorando per il Ministero della Magia, sia per collezione. E mi è dispiaciuto tremendamente non poter concludere la lettura e la raccolta, se così si può chiamare, delle edizioni ritradotte (che non avevano aggiunto nulla di più alla saga, ma erano molto pratiche, essendo in formato tascabile =D)

Divagazioni a parte, prima di iniziare la lettura di questo ottavo volume, ero molto scettica e pronta a una colossale delusione.
Non avevo voluto spoilerarmi nulla, perché per HP io ci tengo a non sapere nulla di nulla, se non qualcosina di molto generale – o sulle coppie che amo, vedi il caso Ron/Hermione per HP7 –, ma leggevo pareri molto discordanti qui e là e questo mi aveva un po' destabilizzata, pronta, appunto, per una delusione.
Invece, dopo averlo concluso alle 3 di notte – perché io o faccio le ore piccole o non leggo per mesi – posso dire che mi è piaciuto tantissimo e che non vedo l'ora di vederlo a teatro (magari non con gli attori che hanno scelto per la versione inglese, perché non ce n'è uno che rispecchi la mia idea dei personaggi) o sul grande schermo.

Premetto che chi non ha molto apprezzato l'epilogo del settimo libro potrà trovare questo libro alquanto superficiale e simile a una delle più imbarazzanti fanfiction che si leggono in giro, e non nego di pensare che zia Row per certi particolari abbia dato il contentino a molti fan di certe coppie.
Io ero tra quelle persone che, letto l'epilogo, ha pensato "Wow, carne nuova per scrivere fanfiction" con tanto di occhi a cuoricino e, devo ammettere, che è stato divertente scrivere di personaggi come Albus, Rose e tutti gli altri partendo da un semplice abbozzo di caratterizzazione e poi svilupparlo quasi a mio piacimento.
C'è poi il fatto che non è un vero e proprio libro, visto che si tratta della sceneggiatura teatrale, quindi chi si aspetta descrizioni chilometriche, approfondimento dei personaggi (c'è, tra le righe si scorgono benissimo i caratteri e l'evoluzione dei personaggi) come solo lei sa fare, forse ne rimarrà fortemente deluso.

Ma concentriamoci sulla storia: il tutto ruota attorno ad Albus Severus e alla sua relazione con Harry Potter, suo padre, colui che ha sconfitto Voldemort e che è diventato ancora più famoso di quanto non fosse.
Nell'epilogo abbiamo lasciato Harry che rassicurava Albus sul fatto che non era importante in che Casa fosse finito e che portava i nomi di due più valorosi presidi di Hogwarts. E già questo per un bambino di 11 anni non dev'essere stato un fardello molto facile da portare (qui penso davvero che la Rowling si fosse bevuta un po' il cervello quando aveva scelto i nomi per la Nuova Generazione).
Anche qui c'è la rassicurazione di Harry e lo scetticismo di Albus, ma questo viene letteralmente trascinato sull'Espresso da Rose, che cerca di convincerlo a vivere bene il viaggio, perché potrebbe incontrare i suoi migliori amici, proprio com'è successo a Harry, Ron e Hermione. Albus non è convinto, ma quando conosce Scorpius Malfoy cambia idea e capisce che saranno amici come lo erano suo padre e i suoi zii.

All'inizio della storia ritroviamo i personaggi delle famiglie Potter e Weasley, soprattutto quelli della Nuova Generazione, poi, andando avanti con la storia James, Lily, Rose diventano soltanto delle comparse, qualche volta citati e il più delle volte dimenticati. Questo mi ha delusa fortemente, ma capisco che in un'opera teatrale non ci sia mai spazio per decine e decine di personaggi e quindi si debbano limitare all'osso le loro entrate in scena.
Un vero peccato, ma spero che zia Row rimedi presto con una storia degna di questo nome e che coinvolga l'intera allegra combricola =D

Nei primi capitoli abbiamo soltanto un abbozzo di situazioni che si riferiscono ai primi anni a Hogwarts di Albus e Scorpius, cercando di caratterizzarli e farci capire cosa li tormenti, e in cui Harry e Hermione sono impegnati a fronteggiare alcuni Mangiamorte. 
Ma con l'avvento della partenza per il quarto anno di Albus, si capisce che il momento è arrivato e che finalmente la storia vera e propria ha inizio.
Albus litiga con Harry perché l'uno non vorrebbe avere un padre come Harry e l'altro non riesce a capire fino in fondo il figlio. Il tutto scaturito dalla visita di Amos e Delphi Diggory che scoprono l'esistenza di una Giratempo e vorrebbero Harry la usasse per tornare indietro nel tempo e salvare Cedric.
Ma non voglio anticiparvi nulla di più, ho paura di rivelare troppo e rovinare la lettura a molti.

Quindi passo ad altro, come la caratterizzazione dei personaggi, che a me sta molto a cuore e che, non mi ha proprio soddisfatta totalmente. Questo è uno dei punti deboli della storia, ma non perché la sceneggiatura teatrale non lasci spazio a una caratterizzazione vera e propria – cosa sbagliatissima da pensare, perché si capisce molto bene l'evoluzione dei personaggi e cosa pensano/dicono/fanno anche dalle parole che usano –, ma più perché in qualche caso si nota che non è stata la Rowling da sola a scrivere tutto questo.
Probabilmente chi avrà già letto il libro avrà capito di chi sto parlando, gli altri mi scuseranno questo piccolo spoiler, ma non dà/toglie nulla alla trama in sé.
Sto parlando di Ron Weasley, personaggio che io adoro e che mi è dispiaciuto tantissimo vederlo trattato così.
Se all'inizio abbiamo il solito Ron di cui si è letto nei libri e che lavora insieme a George al Tiri Vispi Weasley, con il proseguo della storia il suo personaggio viene stravolto, diventa una macchietta, quasi insignificante – e non sto parlando del Ron del tempo presente in cui si ritrovano Albus e Scorpius la prima volta dopo aver usato la Giratempo, sto parlando proprio dell'originale.
Sembra che non faccia altro che mangiare e l'hanno fatto anche più stupido di quanto non emerga dall'intera saga.
Certo, è sempre fedele a Harry e ama alla follia Hermione (dimostrandoglielo, finalmente), ma resta il fatto che non sia più il Ron che è cresciuto nei 7 anni in cui la saga è ambientata. Sembra regredito all'età di 11 anni se non prima e questo non mi è affatto piaciuto.
Come non mi è piaciuto per nulla il fatto che i figli di Ron e Hermione abbiano il doppio cognome, come se chiamarsi solo Weasley fosse un disonore. Io ho sempre pensato e immaginato che Hermione fosse stata felice di entrare a far parte della famiglia di Ron e che mai si sarebbe sognata di mettere il proprio cognome ai figli, ma mi rendo conto che probabilmente sono solo vaneggiamenti da fan.
Tutti questi fattori, però, mi portano a pensare che sia quasi un voler denigrare uno dei personaggi fondamentali della saga per favorirne altri... non so se sono riuscita a spiegarmi.

Uno dei personaggi che invece mi sono piaciuti molto, che si nota che è cambiato, che nel settimo libro aveva solo abbozzato una maturità e un voler cambiare in meglio la propria situazione, è Draco Malfoy.
È strano leggere che è quasi amico di Harry & co., ma si capisce che lui ha radicalmente cambiato il pensiero dei Malfoy, che è andato al di là di ciò che suo padre voleva per lui e che ha un amore smodato per il figlio.
Forse i puristi storceranno il naso, ma credo che un uomo di 40 anni capisca cosa sia davvero importante e che delle ideologie assurde dettate da un folle non siano la cosa migliore per poter creare un mondo migliore. Certo rimangono le ruggini del passato, perché non sempre Harry, Ron e Hermione si fidano totalmente di lui, ma è già un passo avanti il fatto che Draco non voglia riportare in vita Voldemort, ma anzi, che cerchi in tutti i modi di salvare prima di tutto Scorpius.

Dei personaggi della Nuova Generazione mi è piaciuto molto Scorpius, diverso da suo padre, cerca di vivere come meglio può le dicerie sul proprio conto ed è grato di avere un amico come Albus.
Albus, invece, non mi è piaciuto particolarmente, soprattutto nella prima parte. Come ho scritto su Facebook, l'avrei avadakedavrizzato seduta stante per come si comportava e per l'atteggiamento che aveva nei confronti di suo padre e degli altri. Ancora mi domando come si possa odiare Hogwarts.

Delphi, invece, mi è piaciuta molto come nuovo personaggio e... non avevo dubbi sarebbe saltato fuori fosse figlia di...
Sono contenta di aver avuto ragione su una coppia, anche se, come ho detto poco più sopra, mi sa molto di contentino per i fan. (Com'è difficile cercare di non spoilerare! =D)
Come anche un'altra coppia potrebbe essere un altro contentino per altri fan.
Ritornando a Delphi, come per altri particolari, mi auguro che la Rowling voglia scrivere qualcosa di più... sostanzioso, magari scrivere un vero libro sulla Maledizione dell'Erede, perché è un peccato non avere particolari come ci sono negli altri libri della saga e questo e altri personaggi si meritano un approfondimento.

Per quanto io sia una sostenitrice della distruzione delle Giratempo accaduto nel quinto libro durante la battaglia al Ministero, mi è piaciuta molto l'idea di fondo della storia: cercare di viaggiare nel tempo per modificare un evento che ha cambiato la vita del Mondo Magico.
I tentativi di Albus e Scorpius di portare a termine questa missione mi sono piaciuti, è stato interessante leggere cosa sarebbe successo se, per esempio, Ron e Hermione fossero andati al Ballo del Ceppo insieme (chiedo venia per lo spoiler-non-spoiler).
Mi è piaciuto molto anche il fatto che, come sempre, la storia celasse una sorta di morale e i personaggi principali necessitassero di alcuni avvenimenti per evolvere. Evolvere personalmente/caratterialmente e nel rapporto tra loro.

Altra cosa che ho davvero davvero davvero davvero davvero apprezzato è stato il fatto che i traduttori non abbiano modificato troppo i nomi originali (Silente a parte, ma per lui posso anche concedere che traducano Silente).

Riassumendo, se no la faccio troppo lunga e sono sicura di avervi già annoiati: questo nuovo capitolo, se così si può chiamare, mi è piaciuto molto e non vedo l'ora di vederlo a teatro anche qui in Italia o, perché no, in una trasposizione cinematografica – con gli effetti speciali potrebbe essere uno dei film migliori della saga –; i personaggi vecchi e nuovi mi sono piaciuti, tranne qualche eccezione sopraccitata, ma solo perché io sono maniaca quando si tratta di caratterizzazione e non mi piace che i personaggi vengano stravolti così, senza una ragione specifica. Ho apprezzato la storia e com'è stata descritta, pur essendoci solo dei dialoghi.
Ci sono anche dettagli che non mi sono piaciuti più di tanto, ma non si può avere tutto =D
Non mi aspettavo avrei avuto tale reazione e sono felice di aver letto questo libro... sarà fonte di ispirazione per altre nuove fanfiction (non adesso, nell'immediato, ma in futuro potrei ritornare a scrivere dei personaggi della Rowling).

Spero di avervi tenuto compagnia con questa recensione chilometrica e mi auguro di non essere saltata da un punto a un altro senza la minima logica.
Fatemi sapere cosa ne pensate di questo libro e, soprattutto, se a voi è piaciuto o meno, perché sono davvero curiosa di leggere le vostre opinioni.

Vi auguro buon fine settimana e buone letture,
Annette.