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venerdì 26 giugno 2015

Obbrobri in libreria

Buongiorno!
È da un po' che non mi occupo di cose che, sì riguardano la lettura, ma non hanno a che fare con le varie rubriche di cui scrivo.

Questa mattina stavo spulciando Facebook, come mio solito, e mi è capitata sotto gli occhi questa immagine:


Questa, cari lettori, è la nuova copertina de Il Piacere di Gabriele D'Annunzio per la Mondadori, realizzata da uno studente dello IED di Milano.
Facciamo un momento di silenzio per la morte del buon gusto e per l'inadeguatezza e l'inutilità di una copertina del genere.

Per prima cosa vorrei proprio stringere la mano e congratularmi con chi ha avuto questa brillante idea di mettere in ridicolo il lavoro dei veri grafici, lavoratori che finora non si erano mai vergognati di farsi chiamare così, ma che da oggi in poi andranno a nascondersi, per paura di essere equiparati a tale persona.
Secondariamente, per quanto non mi piaccia D'Annunzio, devo spezzare una lancia in suo favore, per come sia stato denigrato e maltrattato, soprattutto perché l'opera in sé non può essere raffigurata e riassunta con tale immagine.
Riporto la quarta di copertina che c'è su GoodReads (nell'edizione della Giunti):
Vivere la vita come un'opera d'arte, amare solo ciò che è bello, cogliere l'attimo, godere a fondo di ogni piacere e disprezzare sempre la volgarità. Ecco le semplici regole di Andrea Sperelli, giovane e nobile frequentatore di salotti nella Roma viziosa di fine Ottocento. Il suo unico scopo è quello di condurre una vita straordinaria, fatta di mondanità, donne e avventure, da seduttore impenitente e amante focoso. Ma dietro l'euforia, dietro i godimenti, si scorge forse un'ombra. Andrea si finge spavaldo e risoluto, eppure la malinconia e la solitudine sono in agguato, pronte a giocargli sul più bello un subdolo scherzo, definitivo e tragico.
Vorrei far notare una cosa che, sebbene sia stata scritta da qualcun altro che non sia l'autore stesso in relazione al libro, mi dà da pensare che chi ha realizzato tale copertina e quelli della Mondadori non sappiano di cosa si stia parlando: disprezzare sempre la volgarità.
Questo penso sia il nocciolo della questione: questa copertina è volgare e un insulto gratuito al buon gusto, nonché, come già detto, all'opera e all'autore, che di sicuro non si aspettava che più o meno un secolo dopo il proprio libro venisse trattato così.

Più di qualcuno – a cui do pienamente ragione – ha parlato di una perfetta operazione di marketing, perché presentando una copertina del genere è naturale che se ne parli e, così facendo, si ponga l'attenzione sul contenuto di un libro che è soggetto a numerosi pregiudizi (e lo dico da persona che non lo ha letto (e non ho alcuna intenzione di leggerlo) proprio per i pregiudizi che ho e perché l'autore mi fa schifo).
Altra attenzione, poi, va dritta alla CE, perché ci si chiede come abbia potuto mandare in stampa un'orrendità simile e perché nessuno si sia posto il problema di cambiare la copertina senza che il libro, un classico di fine Ottocento/inizio Novecento, venga equiparato a porcate come le Sfumature.
Se l'intento della CE era quello di far arrivare gente che per il momento ha letto solo la James a un classico, secondo me ha sbagliato approccio, visto che i due autori non si possono neanche lontanamente equiparare; se invece era quello di dare una ventata di novità a un libro obsoleto, ha cannato di nuovo, perché qualunque lettore degno di questo nome non si avvicinerebbe mai a un libro con questa copertina, neanche se fosse una donna in preda agli ormoni (diciamocelo: il modello in copertina non ha niente di particolare, non ha pettorali scolpiti o una muscolatura da far invidia agli uomini pantofolai).
Se, invece, per la Mondadori contano solo le chiacchiere, le visualizzazioni e le condivisioni di questa immagine, allora complimenti, il loro risultato lo hanno raggiunto, perché sono già in tanti a gridare allo scandalo.

Far fare le copertine a persone che stanno studiando e sono alle prime armi mi va bene, ma mettere in ridicolo un'opera letteraria per ignoranza, no, questo non mi sta bene.
E non si tratta di essere bigotti o antichi, ma semplicemente di imparare a usare qualcosa che risponde al nome di intelligenza e che molto spesso non viene usata a dovere o non viene proprio usata.

Ormai il danno è stato fatto e vedremo in libreria questo scempio.

Perdonate il post ricco di acredine, ma quando vedo certe cose non riesco a essere gentile ed educata u.u
Scusate anche se l'ho fatta lunga, spero di non avervi annoiati. Se volete dire la vostra in merito, lo spazio commenti è a disposizione, non siate timidi!

Vi auguro buone letture, sperando di non incorrere in altre oscenità,
Annette.

lunedì 10 settembre 2012

Sciopero dell'acquisto di libri: considerazioni varie

Il 31 agosto (in principio doveva essere fino al 31 dicembre 2011, ma poi ho deciso di prolungarlo) si è concluso lo sciopero a cui ho partecipato per un intero anno per protestare contro la legge Levi. Per chi non sa di cosa parlo o se l'è dimenticato, può leggere qui alcune considerazioni che ho fatto l'anno scorso riguardo questa burla che hanno deciso di chiamare legge.
Devo dire che è stata molto dura, perché dall'1 settembre 2011 al 31 agosto 2012 sono usciti molti libri interessanti, per alcuni dei quali non ho proprio saputo resistere, e quindi ho ceduto un po' alla tentazione.
Nell'arco di tempo sopraindicato, nella mia libreria sono stati aggiunti 68 libri (pensavo di meno =D), di cui:
» 6 regalati
» 3 vinti in qualche giveaway
» 4 presi su BookMooch
» 8 ricevuti tramite catene di lettura
» 3 ricevuti dagli autori per essere recensiti
» 10 presi con un'offerta di BookRepublic a 0€
» 33 comprati da me o da mia madre (la maggior parte da parte sua =D), alcuni dei quali presi al mercatino dell'usato
» 1 aggiunto quest'anno, ma letto anni fa
Un anno prima, nello stesso periodo, erano stati comprati 42 libri.

In questo anno in libreria ho visto meno sconti, ma anche prezzi più alti. Infatti certi libri, che prima si potevano comprare con un prezzo ribassato grazie agli sconti perenni del 25-30%, adesso si acquistava a prezzo pieno salassando i poveri lettori in crisi.
È vero, molte case editrici hanno adottato un prezzo basso – intorno ai 10€ – anche e soprattutto per le nuove uscite, ma sono veramente poche quelle che hanno capito che è meglio tenere un prezzo basso e vendere qualche copia in più fin dall'inizio che non dover fare sconti o ritrovarsi libri invenduti perché costano uno sproposito (a meno che non siano grandi best seller per cui la gente smania e non si preoccupa minimamente del prezzo).
Ho visto con piacere la Tre60 applicare dei prezzi umani alle novità (e, se vogliamo essere puntigliosi, più vicini ai prezzi applicati 11 anni fa da qualsiasi casa editrice). Anche Longanesi in qualche caso ha fatto così (ho preso L'Atlante di Smeraldo proprio perché costava 10€ o poco meno), la Newton Compton idem per i libri tascabili che ora toccano quota 6.90€, quando non sono a 4.90€.
E l'elenco potrebbe continuare, ma mi fermo qui, perché ho paura di dimenticarmi qualcuno.

Purtroppo lo stesso non vale per Mondadori, Feltrinelli e compagnia bella.
I loro libri viaggiano sempre su prezzi intorno o superiori ai 15€ (a volte anche superiori ai 20€) e molto spesso sono delle vere e proprie cavolate che si potrebbero vendere a 1€ e non cambierebbe nulla.
Della Mondadori si salvano le edizioni Oscar, cioè quelle che molto spesso sono riedizioni di best seller (e anche qui sarebbe da parlarne per ore, perché non sempre il "best seller" è il migliore dei libri in circolazione), e che si trovano in libreria da 7-8.90€ in su.
Per fare un esempio concreto, il tanto osannato Cinquanta sfumature di... in edizione normale costa 14.90€, ben 29.000 delle vecchie (e a me ormai care) lire per un libro che andrebbe bene solo per regolare un tavolo traballante. Se poi moltiplichiamo questo prezzo per tre, visto che si tratta di una trilogia, la stessa persona avrà speso 44.70€, più di 85.000 lire per qualcosa di assolutamente inutile.

E vogliamo parlare dei cosiddetti classici sempre della Mondadori?
In questi giorni sfogliavo Londra in scena di Virginia Woolf e mi sono accorta di aver speso poco più di 7€ per qualcosa che poteva costare addirittura la metà, visto che mezzo libro è intasato da introduzione, cronologia dell'autrice e bibliografia di libri sulla Woolf.
Sinceramente, se voglio leggermi qualcosa sulla vita dell'autrice o approfondire l'argomento, mi compro la sua biografia o libri di commento, mi urta dover sfogliare più di metà libro per trovare dove inizia il romanzo.

Per quanto riguarda la Feltrinelli, ieri in libreria (non alla Feltrinelli =P) mi hanno incuriosita molto i libretti di poche pagine e così, ancor prima di leggere la trama, mi soffermavo sul prezzo.
Ora non ricordo bene che titoli fossero, ma ricordo che il più economico e di neanche 70 pagine costava 7.90€.
Queste sono le cose che mi mandano veramente in bestia.

In questo anno, quindi, non ho trovato grandi miglioramenti rispetto a un anno fa, tranne rari casi già citati.
Gli sconti sono stati fatti in modo diverso, attenendosi alla legge, questo è vero, ma se qualcuno (e io mi inserisco in questo gruppo, non lo nego) sperava di vedere un abbassamento notevole dei prezzi a seguito dello sciopero dei lettori, si è sbagliato di grosso.
Continuo a sostenere che la legge Levi doveva vertere sull'abbassamento dei prezzi dei libri, non sugli sconti, perché in questo modo non cambierà mai nulla. Se la legge avesse introdotto un tetto massimo per il prezzo, cercando di equiparare anche e soprattutto le piccole case editrici (che spesso sono queste a mettere prezzi assurdi per libri di poche pagine), forse la lettura ritornerebbe a essere un piacere che coinvolge più persone e non solo i lettori forti che comprano/leggono più di 50 libri in un anno.
E se si eliminassero certe amenità dai cataloghi, le CE ci guadagnerebbero anche in credibilità.

Questo è il mio pensiero, perdonatemi se a volte sono andata OT, magari parlando di altro rispetto allo sciopero, ma dovevo sfogarmi in qualche modo =D
Detto questo, ritorno alle numerose letture che ho in ballo e vi auguro buona giornata... se avete qualcosa da dire, lo spazio commenti è a vostra disposizione, come sempre ;)
Eruannë.

venerdì 17 giugno 2011

{Recensione} Shadowhunters – Città di ossa

Titolo: Shadowhunters – Città di ossa
Autore: Cassandra Clare
Anno: 2007
Casa editrice: Mondadori
Collana: Best Sellers
Genere: Urban Fantasy
Pagine: 525
Prezzo: 9.50€
Quarta di copertina: Al Pandemonium Club di New York si fanno strani incontri. Seguendo un affascinante ragazzo dai capelli blu nel magazzino del locale, Clary vede tre guerrieri coperti di rune tatuate circondarlo e trafiggerlo con una spada di cristallo. Vorrebbe chiamare aiuto, ma non rimane nessun cadavere, nessuna goccia di sangue nero esploso sull'elsa e soprattutto nessuno da accusare, perché i guerrieri sono Shadowhunters, cacciatori di demoni, e nessun altro, tranne Clary, può vederli.
Da quella notte il suo destino si lega sempre più a quello dei giovani Cacciatori, soprattutto a quello del magnetico Jace: poteri che non aveva mai avuto e ricordi sepolti nella sua memoria cominciano a riaffiorare come se qualcuno avesse voluto tenerglieli nascosti fino ad allora. Clary desidera solo ritrovarela madre misteriosamente scomparsa, ma sarà coinvolta in una feroce lotta per la conquista della Coppa Mortale, una lotta che la riguarda molto più di quanto creda...


Attenzione: nella recensione che segue ci saranno molti spoiler (segnalati), quindi se non volete rovinarvi la sorpresa, vi invito a saltare le parti contrassegnate con [SPOILER]...[/SPOILER].

Da dove iniziare la recensione per questo libro? Bella domanda, perché ci sono molte cose da dire e non tutte sono positive, ma non vorrei fare un commento lungo pagine e pagine.
Beh, iniziamo dal presupposto che il libro mi è piaciuto, come ho detto per altri non è un capolavoro, ma si lascia leggere abbastanza bene e si nota una certa inventiva da parte dell'autrice. Su aNobii (e nel giudizio della pagina dedicata alle letture di quest'anno) gli ho dato 4 stelline piene e ci sarà un motivo.
Purtroppo il libro si rifà in modo massiccio a Harry Potter, anche se ci sono alcune cose molto interessanti, diverse dalla saga del maghetto, e questo non può che farmi piacere, perché vuol dire che l'autrice si è applicata per creare qualcosa di nuovo.
Però tutti quei rimandi "involontari" a HP mi hanno dato anche fastidio:
[SPOILER]
» il nome del cattivo inizia per V, come Voldemort
» il cattivo crea un gruppo, il cui scopo principale è eliminare i mezzosangue
» il mondo degli Shadowhunters è invisibile agli occhi dei mondani (che in HP erano i babbani)
» la protagonista non sa di essere una Shadowhunter e sua madre odia tutto ciò che è magico/strano (ma c'è una spiegazione logica per tutto l'odio che cova per il mondo invisibile)
» la vicina di casa si trasforma in un demone, esattamente come Bathilda Bath si trasforma in Nagini
» la stessa vicina di casa sa del mondo invisibile, ma non ha poteri "magici", come la signora Figg
» Luke è un licantropo buono, come lo era Lupin ed è un misto tra lui e Sirius, perché viene creduto un traditore dei propri amici
» Hodge è un misto tra Albus Silente e il professor Raptor (almeno in questo primo libro, poi non so se si rivelerà come Piton)
» i Fratelli Silenti sono estremamente somiglianti ai Dissennatori, anche se non sono così terribili come i guardiani di Azkaban
[/SPOILER]
Insomma, un bel guazzabuglio di elementi Potteriani e gli esempi potrebbero continuare ancora per molto, perché in 525 pagine ce ne sono moltissimi. A parer mio si potevano evitare tranquillamente, anche se di base questa è una fanfiction proprio di Harry Potter ed è dura staccarsi dall'originale (... purtroppo ne so qualcosa...).
Il mio personaggio preferito, comunque, è Magnus Bane... è così insolito e particolare che non poteva non piacermi =D

Ci sono poi le incongruenze, dove nel giro di poche righe si ribaltano delle affermazioni, oltre agli esempi già detti mesi fa, anche nel resto del libro se ne possono trovare, come per esempio quando Clary si inginocchia accanto a Jace e dopo poche righe (esattamente nella pagina dopo) si inginocchia di nuovo. Ora, non vorrei sembrare petulante, però se una persona si inginocchiata e poi non si fa cenno che si sia alzata o altro, a me viene spontaneo pensare che sia ancora inginocchiata.
Altro esempio: alla fine del libro, si dice che Clary non veda Jace da due settimane, ma poi si accenna al fatto che Alec sia stato ferito tre giorni prima (cosa leggermente impossibile visto ciò che succede).
Le incongruenze a volte coinvolgono anche i dialoghi, quando un personaggio parla con un altro e, nel giro di poche battute, i personaggi vengono "alternati" quasi in modo casuale, come se l'autrice non abbia riletto ciò che ha scritto.

Prima di passare alla parte più dolente e che non riguarda la Clare in modo specifico, non posso non dire che la trama e la storia in sé non siano affatto male, anzi. Come è successo per Wings, non vedo l'ora di leggere il seguito, soprattutto per sapere come continua la storia di Clary, Jace, Simon e gli altri. Non vedo l'ora di sapere cosa succederà in modo particolare alla madre di Clary.
Lo so, è un commento breve, ma è quello che sento, al di là di tutte le somiglianze con HP e le incongruenze.

Come promesso, veniamo ora alla parte più dolente: la cosa che mi ha dato veramente sui nervi è stato il lavoro pessimo fatto dal traduttore e dall'editor che ha revisionato il testo dopo la traduzione – qualora ci sia stata una revisione. (Avviso che in questa parte non sarò affatto gentile, quindi non stupitevi se ci dovessero essere frasi forti)
Ormai si sa, in Italia la conoscenza della lingua italiana è assai marginale; così marginale che non si bada più a come si scrivano le cose. Già nel post sulle prime impressioni su questo libro, avevo portato degli esempi di congiuntivi mancati e pensavo – o meglio, speravo – che andando avanti con la lettura non ce ne sarebbero stati altri. Quanto mi sbagliavo.
Questo libro è pieno di errori grammaticali da parte del traduttore e, nel caso in cui ci sia stato, dell'editor!
Non ci sono sviste occasionali, ci sono proprio errori grammaticali forti e ripetuti, come se traduttore ed editor non abbiano la benché minima conoscenza della propria lingua madre. Non sapere i congiuntivi non è affatto un bel biglietto da visita, soprattutto se si fa un lavoro come l'autore, l'editor o il traduttore.
Come si può pensare di essere un bravo traduttore o un bravo editor se non si conoscono le basi della propria lingua madre?
Vorrei proprio che il traduttore, il signor Fabio Paracchini, lo dicesse, perché io non mi sono ancora data una risposta plausibile per questa grave mancanza.
Come può una casa editrice come la Mondadori dare lavoro a una persona che non sa fare ciò che gli si richiede?
Fossi nel traduttore e nella casa editrice, mi vergognerei come una ladra a prendere lo stipendio e i ricavi dalla vendita dei libri, perché 9.50€ (per questa edizione economica, non so quanto costasse l'edizione "normale") per una traduzione del genere sono un furto bello e buono.
Mi si può dire che non ci sono gli errori presenti in Soulless, come dimostrato in questo post, ma leggere un insieme di frasi sbagliate (525 pagine, perché non c'è una sola pagina che si salvi da questo scempio) è un insulto per chiunque abbia un minimo di conoscenza della lingua italiana.
Mi si può dire che ormai chiunque, al giorno d'oggi, non sa cosa sia un congiuntivo, ma sono fermamente convinta che se uno ha studiato anche dopo le elementari (perché i congiuntivi si imparano alle elementari!) ed è arrivato a conseguire la laurea, dovrebbe anche sapere in che modo si usino i vari tempi verbali.
Io direi che è arrivato il momento di farsi un esame di coscienza e rimboccarsi le maniche per ristudiare da zero la nostra lingua.

Speravo di riuscire a riporre la mia fiducia nella Mondadori in tempi brevi (perché dopo la Troisi mi ha fatto passare completamente la voglia di comprare e leggere i libri pubblicati da questa ce), ma mi sembra proprio che ci vorrà molto.
Magari assumendo editor e traduttori e pubblicando autori degni di questo nome le cose potrebbero cambiare... ma la vedo dura, perché il livello grammaticale e culturale di questo Paese è sempre più basso.
Sono stata dura? Può darsi, ma francamente sono stanca di leggere cose scritte o tradotte con i piedi e da gente incompetente.

Voto: ★★★★
Eruannë.

lunedì 27 dicembre 2010

{Prime impressioni} Shadowhunters – Città di ossa

Come detto qualche post fa, ho comprato il libro Shadowhunters – Città di ossa, di Cassandra Clare.
Nelle mie note all'acquisto ho detto che avrei voluto ridare fiducia alla Mondadori, ma, leggendo le prime pagine, diciamo che questo sarà un processo molto lungo e periglioso.

Prima di tutto il traduttore non sa manco dove stiano di casa alcuni congiuntivi. Ecco qui qualche esempio:
[...] I buttafuori erano tosti e calavano subito in picchiata su chiunque aveva l'aria di voler fare casini. (Cap. 1 - Al Pandemonium, pg. 9)
[...] Non sapevano quanto erano fortunati. Non sapevano cosa significava condurre una vita priva di slanci in un mondo morto, [...] (Cap. 1 - Al Pandemonium, pg. 11)
[...] Scivolò nella stanza dietro di lei, senza notare che qualcuno lo stava seguendo. (Cap. 1 - Al Pandemonium, pg. 12)
Questi sono solo gli esempi che balzano subito agli occhi, distraendo così da tutto il resto, non permettendo di immergersi nella lettura.
Mi domando se sia così difficile rileggere ciò che si scrive e, magari, dimostrare di sapere qualche regola grammaticale.
È strano, però, che tutti gli altri tempi verbali siano corretti e questi che ho sottolineato non lo siano. Giochiamo a prenderci per i fondelli?

Ci sono poi alcune incongruenze, come il colore dei capelli del protagonista che, nel giro di poche righe, cambia:
[...] Il ragazzo sorrise. Aveva un aspetto abbastanza normale, pensò Clary, per essere al Pandemonium. Aveva i capelli blu elettrico che schizzavano su come i tentacoli di un polipo spaventato, [...] (Cap. 1 - Al Pandemonium, pg. 9)
Avete letto bene? I capelli sono blu elettrico? Bene, tenetevi forte, perché ora entra in scena la magia:
[...] A Clary piacque la forma delle sue spalle, il modo in cui scuoteva i capelli neri mentre camminava. (Cap. 1 - Al Pandemonium, pg. 10)
Nel giro di esattamente tredici (13) righe il colore di capelli cambia. Wow. Com'è spiegabile questo fenomeno? Bella domanda. Secondo voi, dobbiamo chiedere delucidazioni all'autrice o al traduttore?

Per non parlare poi del fatto che Clary riesca a vedere in faccia il ragazzo dai capelli blu elettrico/neri quando parla col buttafuori, mentre una persona (io, per esempio, appassionata di telefilm e film americani, dove capita spesso e volentieri che ci siano persone che vanno in un night o in discoteca) si immagina che i ragazzi in fila al Pandemonium non riescano a vederne altro che le spalle e la schiena. E Clary, ancora, riesca a distinguere perfino il colore degli occhi, quando, ancora, non si sappia a che distanza sia da lei.
Probabilmente sarò strana io che mi immagino le cose in questo modo.

Comunque, proseguendo un po' nella lettura, ben presto questi errori logici e grammaticali passano più o meno in secondo piano, quindi spero di godermi il libro, indipendentemente da queste prime impressioni. Resta, però, l'amarezza per un incipit così... disastroso, quando evidentemente si poteva fare molto meglio.
Staremo a vedere in seguito, per il momento non me la sento di consigliare questo libro.

Eruannë.

lunedì 6 dicembre 2010

"Pubblichiamo senza contributo, chiediamo solo 25€ per partecipare al concorso"

In teoria non dovrei essere al pc o almeno non su internet, invece visitando uno dei gruppi che frequento su aNobii, mi sono lasciata prendere da un post molto... interessante. Da qui il titolo piuttosto lungo e impegnativo di questo post.



Prima di addentrarmi in un argomento piuttosto "spinoso", ci tengo a precisare che non ho manie di persecuzione verso qualcuno o qualcosa, ma semplicemente certe cose mi lasciano alquanto perplessa. 

Fatta questa premessa, penso sia giunto il momento di entrare di più nel post e farvi sapere apertamente di cosa stia parlando.


Ricordate una certa Argeta Brozi? Chi sostiene il Writer's Dream l'avrà sentita nominare di sicuro. Per chi non la conoscesse è semplicemente quella cara ragazza che, qualche mese fa, sosteneva che le case editrici a pagamento non esistono. Chissà da cosa l'abbia dedotto, visto che lei stessa ha pubblicato con Il Filo-Gruppo Albatros.

Oggi sono andata su aNobii per vedere se la catena di lettura di Scatole Cinesi stesse reclamando la mia presenza, visto che ho fermo il libro da tre settimane e ho letto sì e no un capitolo, quando mi è caduto l'occhio su una discussione interessante, aperta proprio da Argeta:
Butterfly Edizioni pubblica gratis autori di talento

E fin qui nulla di strano, anzi sarebbe anche una cosa molto lodevole. Purtroppo come sempre c'è un "ma" grande quanto una casa, dietro tutto questo.
Infatti, letta così, la presentazione della casa editrice non sarebbe male, soprattutto questo punto:
Butterfly Edizioni pubblica soprattutto romanzi, ma anche saggi, e ha deciso di fare tutto gratuitamente, a proprie spese. Circa due o al massimo 3 volte l'anno lancerò un concorso letterario (prendetelo al volo!:D ) e i vincitori, chiamiamoli così, di ogni concorso avranno in palio la pubblicazione del proprio libro con regolare contratto di edizione.
Ma subito dopo, si ripiomba nella desolazione e il sorriso scompare dalle labbra
Per partecipare al concorso c'è una piccola quota da versare, non solo per le spese di organizzazione e segreteria, ma anche perchè TUTTI I ROMANZI VERRANNO LETTI VERAMENTE e a tutti verrà fornita una risposta con anche una scheda di lettura dettagliata del proprio testo.
Non trovate anche voi che questo sia un bellissimo esempio di contraddizione in termini?
Prima, la casa editrice dice di volersi sobbarcare qualsiasi spesa riguardo gli autori emergenti, poi, però, per partecipare al concorso e, quindi, vedersi pubblicato il romanzo o ricevere una scheda di lettura, bisogna sborsare dei soldi.
Complimenti!

Ovviamente sono andata a farmi un giretto sul blog, visto che il sito è ancora in costruzione, e sono rimasta basita per ciò che ho letto.
Prima di tutto, nella sezione FAQ:
D: La Butterfly Edizioni chiede una forma di contributo agli autori?

R: La nostra casa editrice ha deciso di investire sugli esordienti, per cui nessuna forma di contributo è richiesta.
Poi, ovviamente, sono andata a leggermi la pagina Pubblica con noi. Devo dire che è molto interessante:
Per poter pubblicare con noi devi partecipare al concorso letterario “Parole di carta butterfly edizioni”. [...] Come quota di partecipazione sono richiesti 25 euro per le spese di organizzazione e di segreteria (nonché per l’invio di una dettagliata scheda di valutazione a tutti i partecipanti)
Ma come? Non era stato detto nelle FAQ che non era richiesta nessuna forma di contributo?
E chi non vuole partecipare al concorso (a proposito: dov'è il bando?), ma vuole inviare il manoscritto, lo può fare comunque o deve essere sempre vincolato dai 25€?
Ah, ma c'è un'altra pagina a cui fare riferimento, quindi non lasciano l'autore in balia di se stesso: Chiarimenti pubblicazione.
- l’opera partecipante al concorso [...]
Ma quindi è inutile pensare che io, ipotetico autore con un ipotetico romanzo da mandare alle case editrici, possa pubblicare al di fuori del concorso.
Perché tutto questo mi sa di presa in giro? Perché ho la sensazione che chi ci cadrà non farà una bella fine?

Comunque ho alcune domande:
1. Dov'è il bando del tanto sbandierato concorso "Parole di carta"?
2. Se a me (parlo sempre come ipotetico autore in cerca di una casa editrice seria e non a pagamento) non interessa nulla del concorso, devo partecipare lo stesso e sperare di vincerlo per vedere pubblicato il mio romanzo?
3. [domanda posta da lilyblack, quando ho espresso la mia perplessità su fb] E la pubblicità?
4. La casa editrice che livello di distribuzione ha? C'è speranza che il libro arrivi in libreria?
5. La pubblicazione avverrà in cartaceo o ci sarà solo un e-book?
6. Perché alle domande poste da bianca nel topic su aNobii è stato risposto solo via mail e non in forma pubblica, cosicché uno che abbia intenzione di partecipare al concorso sappia anche le cose più basilari?
7. Perché per partecipare (e quindi veder pubblicato il proprio romanzo) bisogna pagare, quando c'è scritto a lettere cubitali che la casa editrice si sarebbe sobbarcata qualsiasi spesa?

Sono domande che sorgono spontanee leggendo quel topic e il blog della Butterfly Edizioni, ovviamente io non pretendo di avere risposta, anche perché, sinceramente, non me ne frega nulla di questa casa editrice, ma per una volta sarebbe bello leggere tutto chiaramente, non falsato da qualche parola altisonante o dalla poca onestà nel porsi agli altri.

Per il resto, buona vita a tutti, sia a coloro i quali sono attenti al più piccolo dettaglio, sia a quelli che cadranno in questa trappola.
Eruannë.

lunedì 19 luglio 2010

Varie ed eventuali

Lo so, il titolo di questo post non è dei migliori, ma questo passa il convento oggi, soprattutto perché ci sono varie cose di cui mettere a parte voi utenti che passate di qui e leggete il blog.

1. Il Concorso per Racconti Steampunk indetto dal Duca: il concorso non chiude tra poco meno di un mese, ma la data ultima di consegna dei racconti è stata spostata al 17 ottobre 2010; secondariamente è stato aggiunto un premio per il vincitore del concorso, infatti Antonio Tombolini offre un lettore di e-book e per maggiori informazioni vi consiglio di leggere direttamente qui. Ultima novità, ma non meno importante, tutti gli amyketti del Duca e gli scrittori famosi potranno partecipare al concorso solo come fuori concorso.

2. "Altro concorso, altro regalo". Shaya, Raf e io ci stiamo finalmente organizzando per produrre la rivista on-line di cui parlavamo da qualche anno, di cui probabilmente ci sarà il primo numero già in agosto. Per il numero speciale di Halloween (perché pensiamo in grande e a lunga scadenza XD) abbiamo indetto sul forum di EFP, più precisamente qui, un concorso per racconti originali da ambientare in un cimitero e durante, ovviamente, il periodo di Halloween.

3. E ora un consiglio di visione, perché è divertente, fa il verso a una delle case editrici a pagamento più conosciute dell'ultimo periodo e... le ragazze di Studio83 che l'hanno ideato hanno tutta la mia ammirazione per il video.
Buona visione^^

4. Quattro.

5. Se avete idee o consigli o articoli da voler leggere sulla rivista on-line che stiamo preparando, non esitate a chiedere, cercheremo di accontentarvi il più possibile.

Eruannë.