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lunedì 1 agosto 2011

Intervista a... Daniele Nicastro

Come anticipato in questo post, quest'oggi posto l'intervista fatta a Daniele Nicastro, autore di La Bambina con il Basco Azzurro (recensito qui).
Questa intervista va a completare idealmente lo speciale che ho pensato di organizzare per il libro su VM, perché trovo che sia un bel libro e che meriti un po' di attenzione da parte dei lettori.
Prima di lasciarvi al resto del post, ci tengo a ringraziare ancora una volta Daniele per la disponibilità e per la possibilità che mi ha dato quando mi ha proposto di leggere il suo libro.
Buona lettura =)

***
Chi è Daniele Nicastro in poche parole?
Daniele Nicastro è un ragazzo che ha seguito un percorso di crescita letterario molto personale. Naturalmente, alla base della mia formazione,  c'è la profonda passione per i libri e la lettura, sfociata in un desiderio sempre più preponderante di scrivere qualcosa di mio. Non amo mettermi in mostra, preferisco ascoltare e osservare prima di parlare. Per tale motivo la scrittura è il veicolo di idee nel quale mi trovo maggiormente a mio agio. È il frutto diretto dei miei pensieri, senza le convenzioni sociali dell'aspetto e della comunicazione diretta. È la forma artistica in cui posso reggere le redini della storia e del tempo, influenzando il lettore e trasmettendogli le mie emozioni. Il poeta americano Robert Frost ben descrive il mio pensiero al riguardo quando dice: "Nessuna lacrima sul volto dello scrittore, nessuna lacrima sul volto del lettore. Nessuna sorpresa per lo scrittore, nessuna sorpresa per il lettore". Quindi Daniele Nicastro è all'interno delle storie che scrive, nascosto in bella vista. Ma nella vita quotidiana è un impiegato che vive nella provincia di Cuneo, in una casetta con giardino fiorito e gatti furtivi, in compagnia di una moglie paziente e preziosa.

Cosa rappresenta per te la scrittura e quando è nata questa passione?
Il motivo per cui scrivo è che sento di avere qualcosa da dire. Sono fermamente convinto che ci sia una quantità incredibile di storie senza anima, perché i rispettivi autori non hanno veramente un messaggio di fondo. Quel che scrivo deriva dalla mia esperienza personale, elaborato con la crescita e visto con gli occhi della fantasia. Questa passione è nata mentre mi avvicinavo alla letteratura fantasy, ma ho scoperto presto che la creazione di mondi e razze non era quello che faceva per me. Di certo non era il giusto veicolo per descrivere quel che avevo da dire. Poi ho scoperto la letteratura per ragazzi e ho trovato il sentiero giusto da percorrere, quello adatto a me. È un genere pervaso di originalità e fantasia, a tal punto da permettere di riflettere su pensieri profondi anche in età adulta. Si è rivelata nel mio caso la scelta giusta.

Cosa ti ha ispirato maggiormente per la stesura del tuo libro La Bambina con il Basco Azzurro?
Quel che sicuramente trasmettono le mie storie è la durezza del mondo in cui viviamo e nonostante tutto le gioie che possiamo provare in mezzo ad esso. Questo è il pensiero di base nella Bambina con il Basco Azzurro. La più grande ispirazione al riguardo è giunta attraverso una saga di libri per ragazzi relativamente poco conosciuta in Italia: Una serie di Sfortunati eventi di Lemony Snicket. Il modo misterioso in cui l'autore riesce a coinvolgerti in un complotto insolubile è meraviglioso, solo per accorgersi che si sta parlando di ben altro, non solo di una storia di fantasia divertente e ben costruita, ma la vita stessa in cui siamo immersi. Il mio libro fa la stessa cosa, cerca di toccare corde profonde del cuore e induce a riflettere. È un concentrato di emozioni, privo di pagine inutili o vicende ininfluenti. Oltre a questo amo giocare con le parole, personificare proverbi e materializzare modi di dire. Con questo sistema si riesce a vedere le cose sotto una luce completamente nuova e inaspettata. Ecco da dove nascono le spiegazioni dell'eccentrico narratore che descrive le vicende della bambina.

C'è un personaggio del libro che ti affascina in modo particolare e/o in cui ti rispecchi di più?
Senza dubbio il gatto. È quello che più mi rappresenta e trovo che il suo comportamento sia affascinante, sebbene possa lasciare spiazzato il lettore, soprattutto al suo ingresso nella storia. Il gatto ama restare nell'ombra, invisibile e attento. Parla poco e osserva molto, vedendo quello che gli altri non vedono, o che vedono, ma scelgono di non considerare. Anche il simbolismo che qualcuno avrà notato dietro la figura di ogni animale è indicativo del motivo per cui sento che il gatto mi rappresenta degnamente, molto più degli altri personaggi. Questo particolare è qualcosa che lascerò scoprire ai lettori, come molti dei segreti nascosti fra le righe della narrazione.

Il tuo libro è ricco di spunti di riflessione e di messaggi, ma se ne dovessi scegliere uno, quale spiccherebbe sugli altri?
Credo che fra tutti gli spunti di riflessione sceglierei quello a pagina 38: Pensò anche che le persone che ci vogliono più bene, sono sempre quelle che ci stanno accanto in silenzio. E forse noi neppure le vediamo. È una frase che non a caso è inserita alla fine del capitolo. Deve essere la naturale conclusione dell'emozionante comparsa di un nuovo personaggio della storia, la Dama Bianca. La narrazione culmina con un gesto molto particolare e questa frase. Dimentichiamo spesso le persone che ci vogliono bene veramente, perché il bene vero è quello senza fronzoli e annunci, quello mostrato senza chiedere niente in cambio, nonostante le delusioni. Ma come hai detto, gli spunti di riflessione sono molti. La storia, nella sua interezza, mette in evidenza come ogni persona sia il frutto delle sue esperienze, belle o brutte che siano. Se abbiamo qualcosa di buono o siamo felici per qualcosa, è stato perché siamo passati attraverso molteplici sofferenze. Al momento non sono state piacevoli ovviamente, ma forse hanno prodotto in noi frutti inaspettati.

A proposito di messaggi e spunti di riflessione, c'è qualche consiglio che vuoi dare a chi vorrebbe pubblicare un romanzo?
Il mio consiglio è di non avere fretta di scrivere. Una buona storia ha bisogno di un'ottima idea, un'idea brillante ed eccentrica che colpisca ed emozioni l'autore in primis e di riflesso i lettori. Le idee vanno provate prima di mettersi a scrivere. Provate e sviluppate. Quali personaggi possono essere legati a tale idea? Come possono interagire fra di loro? Quali vicende possono intrecciarsi all'idea principale? Se pensando e ripensando a questi aspetti l'idea continua a restare in piedi e prende forma una trama, allora è la strada giusta. Se invece, nonostante una buona idea, la storia brancola nel buio, è il caso di metterla da parte. Quindi non abbiate mai fretta di mettervi a scrivere e pensate al finale della storia in anticipo. Sapendo dove andrete a finire con la vostra storia sarà più facile affrontarne lo svolgimento. Un altro consiglio è quello di lasciarsi ispirare da un libro che si è letto o da un autore, ma mai influenzare. Dovete dare sempre il vostro personalissimo tocco alla narrazione, mai scrivere 'come' quell'autore o quella autrice. Per poter pubblicare bisogna aver lavorato su tutte queste cose a monte. Risulterà molto più facile avere risposte positive all'invio del vostro manoscritto.

Hai qualche consiglio da dare anche agli esordienti come te?
Agli esordienti come me consiglio di non darsi mai per vinti. Se sentono veramente di avere la possibilità di fare qualcosa di buono, allora devono provarci con tutte le loro forze. Le delusioni prima o poi arrivano, nessuno escluso. Qualcuno finirà sempre per criticare, a volte in modo costruttivo, altre per sadico piacere o invidia. Il punto è come reagire. Se quel che è stato detto risulta utile, allora bisogna ringraziare e fare gli opportuni cambiamenti, altrimenti è necessario incassare il colpo e andare avanti, ignorando le cattiverie. Non si smette mai di crescere, soprattutto per uno scrittore. Il libro successivo deve essere migliore del precedente, almeno per quanto riguarda lo stile narrativo. Sentire il bisogno di imparare sempre cose nuove e aver bisogno di crescere è la via giusta da percorrere per un esordiente. Questa è la mia opinione. Mi raccomando, non affidatevi mai all'editoria a pagamento. Pubblicare un libro non è difficile, esistono siti di autoproduzione. Realizzare qualcosa di serio e porre le basi per una partecipazione professionale è invece molto più difficile. Io ne so qualcosa. In ogni caso mai scoraggiarsi. Continuate a provare e ricordate che la maggior parte degli scrittori, anche i noti, hanno provato per anni prima di trovare il loro spazio. Anche se si chiamavano De Mari o Rowling. Nel frattempo auguro a tutti gli esordienti buona fortuna e buona lettura a chiunque leggerà il mio libro.


Ancora grazie a Daniele per aver voluto rispondere alle mie domande e spero che questa intervista sia stata di vostro gradimento.
Eruannë.

martedì 19 luglio 2011

{Recensione} La bambina con il basco azzurro

Titolo: La bambina con il basco azzurro
Autore: Daniele Nicastro
Anno: 2011
Casa editrice: Runde Taarn Edizioni
Collana: Fantasy
Genere: Fantastico
Pagine: 116
Prezzo: 15.00€
Quarta di copertina: Una bambina recalcitrante, una madre, un broncio che deve essere mantenuto per questioni di principio, un riflesso nello specchio che si muove per conto proprio, un coniglio che scappa da una gabbietta... Questi sono gli elementi che danno il via ad un romanzo che lascerà il lettore con il fiato sospeso sino all'ultima riga, quando finalmente si comprenderà il senso di tutto, si potrà dare un'identità ai personaggi originali che popolano questa vicenda, Gary, un passero e un gatto, Buio e il misterioso Autore. Un gioco di specchi, di doppi e di rimandi continui a un mondo "al di là" e "al di qua"... dove la realtà si confonde con i riflessi e i riflessi negli specchi diventano più reali della realtà stessa. La storia di un percorso, di scelte e di motivazioni che solo il finale saprà svelare completamente.
Adatto ai ragazzi per la sua fluidità e l'immediatezza della narrazione, da consigliare agli adulti per la profondità dei messaggi fra le righe e per l'intensità delle emozioni che suscita. Un romanzo dai molteplici livelli di lettura uscito dalla penna di uno scrittore che pur essendo al suo esordio lascia intravedere un talento non comune.
In vendita su: Bol, IBS


La bambina con il basco azzurro è di sicuro uno dei romanzi migliori che io abbia letto ultimamente. E non lo dico perché il libro mi è stato passato direttamente dall'autore (non sono solita fare favoritismi, basti pensare agli ultimi libri che ho avuto in catena o a Vango), ma lo penso davvero. È un romanzo d'esordio, ma l'autore non ha nulla da invidiare a scrittori ben più noti... semmai qualcuno di questi "noti" dovrebbe prendere esempio da lui.
Questo è un romanzo che lascia il lettore col fiato sospeso, passa da una storia che può sembrare semplice, banale e, quasi, per bambini a una vera e propria storia in cui la vita e la morte si incontrano, si scontrano e si mescolano, così come succede al bene e al male.

Una bambina che fa i capricci e litiga con la propria madre penso si veda ogni giorno, in ogni angolo del mondo. Qui, però, c'è qualcosa di strano fin dall'inizio, perché la bambina in questione vede per la prima volta il proprio riflesso muoversi di sua spontanea volontà e, come si può facilmente intuire, questo non è affatto normale.
Dopo un primo sbigottimento, ha inizio una serie di eventi  tra ciò che c'è al di qua e al di là dello specchio, sconvolgendo l'una o l'altra realtà, e che porterà a un tragico epilogo e allo stesso tempo al più felice.
Il bene, il male, la vita, la morte, la luce, l'ombra sono tutti elementi che convivono all'interno del romanzo, portando i protagonisti a fare delle scelte, compiere gesti disperati e allo stesso tempo coraggiosi.
All'inizio, questo libro ricorda vagamente Alice nel paese delle meraviglie, ma ben presto questa "similitudine" viene completamente annullata, perché l'autore ha saputo scrivere e descrivere mondi tutti suoi, dove ha inserito particolari molto fantasiosi e personaggi altrettanto particolari (anche se coniglio e gatto, a mio parere, un po' si rifanno al Bianconiglio e allo Stregatto) che sanno prendere il lettore e trasportarlo nel mondo al di là dello specchio che è reale quanto quello al di qua.
I personaggi, tutti, nessuno escluso, mi sono piaciuti molto: sono ben caratterizzati, ognuno con le proprie particolarità – soprattutto i quattro animali che la bambina e il riflesso incontrano sulla loro strada –; Buio è inquietante e mette in soggezione, e penso che questo fosse l'intento vero e proprio dell'autore quando l'ha creato; la Dama Bianca è un personaggio affascinante, pieno di mistero e che si svela a poco a poco per quella che è, lascia un po' trasparire fin dalla sua prima apparizione quale sia il suo ruolo, ma questo non preclude ai colpi di scena finali che si hanno all'interno del libro e che la riguardano.
Le due bambine, quella al di qua e quella al di là dello specchio, pur essendo molto simili sia fisicamente sia dal punto di vista dell'orgoglio, hanno entrambe dei caratteri e dei vissuti molto diversi: la prima è stata cresciuta dalla madre, la seconda invece ha scoperto il mondo da sola, crescendo autonomamente e imparando così la distinzione tra bene e male.
Gli animali che compaiono nel libro, da Gary al gatto, dal coniglio al passerotto, sono paragonabili alla coscienza che ognuno di noi ha e a tutti quelli che cercano di aiutarci nel migliore dei modi, indirizzandoci verso la giusta via da seguire. Sono quattro personaggi distinti, ognuno col proprio carattere e con le proprie idee.
Il coniglio, mi ricorda vagamente il Grillo Parlante di Pinocchio, e in questo caso cerca di consigliare al meglio il riflesso dello specchio, guidandolo in quella che sarebbe la giusta direzione. Il passerotto combinaguai mi è piaciuto molto ed è estremamente reale, perché sono più che convinta che tutti noi, prima o dopo, abbiamo incontrato una persona con questa caratteristica, che prima ti incasina la vita e poi cerca di rimetterla a posto. Ovviamente a modo suo.
Il gatto, forse per la mia passione per i gatti, è quello che più ho apprezzato: all'apparenza cattivo e inquietante quasi quanto Buio, poi si scopre essere buono e gentile, disponibile ad aiutare chi è in difficoltà.
E infine Gary, un piccolo coniglietto che non ha facoltà di parola, ma che capisce al volo cosa deve fare e perché. Forse è il personaggio un po' ingenuo, che pare messo lì per puro caso e che cerca di nascondersi e scappare quando ne ha l'occasione.

Daniele Nicastro è un autore dotato di molto talento e questo suo primo libro ne è la dimostrazione lampante.
Mi sono piaciute in modo particolare anche le "intrusioni" dell'Autore che spiegano i termini di difficile comprensione e, in questo caso specifico, non danno il minimo fastidio, anzi arricchiscono ancora di più la narrazione e danno modo al lettore di conoscere qualche termine nuovo o, nel caso in cui lo sappia già, dare un significato specifico e più corretto.
L'unica pecca che posso riscontrare in una scrittura altrimenti perfetta è il fatto che molte volte manchino gli apostrofi agli articoli indeterminativi seguiti da parole femminili, ma penso che queste piccole sviste siano più che altro colpa della stampa =D stesso discorso per qualche errore di battitura o refuso qui e là.
L'autore comunque ha uno stile molto fluido e adatto a qualunque tipo di pubblico, dal bambino che ascolta una favola letta dalla mamma al lettore più esigente e attento ai minimi particolari e alle più piccole sfumature.

In conclusione, questo libro mi è piaciuto parecchio, è ben scritto (errorini/refusi a parte), ha una trama molto particolare, originale e ricca di colpi di scena ed è la dimostrazione lampante che per scrivere qualcosa di valido di genere fantastico (e non solo) non c'è affatto bisogno di sbrodolarsi per centinaia e centinaia di pagine, ma ne bastano poche ed essenziali, dove i personaggi sono ben delineati e caratterizzati, senza cadere nel cliché.
Lettura quindi è assolutamente consigliata, ideale soprattutto in questi mesi estivi, per passare qualche ora immersi in mondi paralleli al di là e al di qua di uno specchio.

Voto: ★★★★★
Eruannë.