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sabato 13 febbraio 2021

{Review Party} Il canto di Calliope

Buon sabato, miei cari svelatori di specchi!

Quest’oggi vi porto una nuova recensione per un Review Party davvero bello, su un libro molto interessante.
Sto parlando di

Autore: Natalie Haynes
Data di pubblicazione: 21 gennaio 2021
Casa editrice: Sonzogno
Genere: Storico, Mitologia, Drammatico
Pagine: 320
Prezzo: 18.00€
Quarta di copertina: Una donna sola corre nella notte, intorno a lei la sua città che brucia. Fuori dalle mura, la regina e altre sventurate attendono un destino che verrà deciso dai vincitori. È la caduta di Troia. Dieci interminabili anni di guerra sono giunti alla tragica conclusione, mentre le avventure dei protagonisti andranno a ispirare, nei secoli a venire, le opere di artisti e scrittori. «Cantami o Musa» invoca il sommo poeta Omero, che ha raccontato le gesta degli eroi. Ma Calliope, musa della poesia epica, questa volta è meno accomodante: è convinta che non tutto sia stato narrato, che qualcosa di fondamentale, legato alle figure femminili, manchi ancora per completare l’affresco. Se il bardo vuole che lei canti, allora lei canterà insieme a tutte le donne coinvolte nella grande tragedia. Dando voce a ciascuna di loro, Calliope prende in mano la storia e ce la racconta da una nuova prospettiva. Ecco Andromaca, Cassandra, Pentesilea, Clitennestra, che vengono alla ribalta, con i loro pensieri, con i complicati risvolti psicologici delle loro scelte, con la sete di vendetta, la solitudine, la dignità di fronte alla morte. E poi tutte le altre, da Penelope a Briseide, da Creusa a Ifigenia, dalle troiane che, vinte, saranno rese schiave, alle greche che attendono il rientro dei loro uomini, senza dimenticare le capricciose divinità che governano le sorti dei mortali. Attingendo alle fonti antiche, anche le meno note, Natalie Haynes rivisita una delle più grandi narrazioni di tutti i tempi, facendoci palpitare di commozione accanto alle leggendarie eroine, e trasmettendoci il sentimento vivo di come la guerra di Troia e la sua epopea appartengano alle donne non meno che agli uomini.
Voto: 


Da qualche tempo, ormai, avrete capito che la mitologia greca è entrata prepotentemente tra i miei interessi dell’ultimo periodo, quindi la lettura de Il canto di Calliope è capitato proprio nel momento giusto (sessione invernale a parte, ovviamente).

La Haynes è riuscita a descrivere le sensazioni, i sentimenti e i vissuti delle donne che sono state coinvolte nella guerra di Troia.
All’interno del libro ritroviamo, quindi, Calliope, che apre la storia con commenti non proprio entusiastici per essere la musa dei cantori, le troiane, Penelope, Pentesilea, Briseide, Criseide, Teti, Afrodite, Era, Atena,… insomma tutte, ma proprio tutte, quelle donne che hanno vissuto in prima persona o per riflesso la guerra di Troia e che, in qualche modo, avevano qualcosa da dirci.

La guerra entra nelle case, nei letti di queste donne, le sconvolge e travolge, nessuna di loro rimane immune e ognuna di loro racconta un pezzetto della vicenda da diversi punti di vista.
Ci sono i punti di vista di chi, come le troiane, subisce tutto questo e si ritrova a dover far fronte alla solitudine causata dalla perdita dei propri mariti, prima, e dalla disgregazione del gruppo poi, rese schiave dai greci e portate ognuna in un luogo diverso, come trofei di guerra.
Anche le dee, le ninfe e le muse hanno dato il loro contributo, chi dando il via alla guerra e chi subendola, apparentemente restando in disparte.
C’è la disputa per decretare la più bella e che solo in apparenza è la causa scatenante la guerra di Troia, ma andando più a monte si scopre che il pomo d’oro è entrato in gioco per colpa di Eris, che ha voluto mettere zizzania tra Afrodite, Era e Atena, sapendo che non avrebbero potuto resistere a una sfida tra loro.
Ma chi era la vera proprietaria di quel pomo d’oro? E chi ha dato davvero il via, quindi, alla guerra che ha sconvolto per dieci lunghi anni il mondo greco?

Le parti che mi sono piaciute di più (a parte quelle delle dee) sono senz’altro quelle di Penelope, la donna custode della casa a Itaca, fedele al marito per vent’anni, colei che ha usato l’astuzia e non si è lasciata ingannare da niente, neanche dai canti e dai racconti che le giungevano e che davano per morto Odisseo.
I capitoli dedicati a Penelope sono in forma epistolare, lettere a Odisseo, che lo rimproverano per essere tanto intelligente e furbo quanto bramoso della fama. Lei non si risparmia dei commenti aspri e pungenti, sarcastici, a ciò che le viene raccontato da altri.
Non si perde d’animo. Aspetta e medita, spera e non si arrende ai vari pretendenti, nonostante questi siano avvenenti. In cuor suo sa che prima o poi Odisseo ritornerà a Itaca e libererà la propria casa dalla carne fresca e giovane che si è stabilita lì in attesa che lei capitoli e scelga un pretendente.

Il canto di Calliope è un libro denso e riflessivo, conduce il lettore nella storia, lo fa entrare nelle menti delle varie protagoniste di ogni capitolo, fa capire quanto la guerra segni le persone e che non ci sono né vincitori, né vinti.
L’immagine della donna che aspetta il ritorno del marito e spera di riaverlo tutto intero è pura utopia, anche Penelope si rende conto che Odisseo avrà comunque perso parte di se stesso in quella guerra e, soprattutto, nel viaggio che ha compiuto per tornare a casa.
Abbiamo esempi di donne forti, indipendenti, che vogliono lottare per la propria libertà e per quella delle figlie, sorelle, nipoti. Non si danno per vinte se non di fronte alla morte che le attende.
È un inno al vero femminismo, quello fatto dalle donne del passato, che lottavano principalmente per la vita e che anche quando la tolgono lo fanno esclusivamente per vendetta, perché è stato sottratto loro qualcosa (è l’esempio di Clitennestra, che uccide il marito per vendicarsi del sacrificio di Ifigenia, che lui ha compiuto dieci anni prima per avere il favore degli dei in guerra).
Sono donne che, anche in schiavitù, hanno una dignità e pretendono di avere un posto nella storia, perché sono importanti al pari degli uomini che in quella guerra hanno combattuto e sono morti.

Consiglio questo libro a chi ama la mitologia greca, ma vuole anche un punto di vista diverso della storia e degli avvenimenti che sono giunti fino a noi grazie a Iliade e Odissea.
Lo consiglio anche a chi vuole riscoprire un femminismo diverso da quello che viene sbandierato negli ultimi anni, forse sarà un po’ vecchio stampo, ma che a mio avviso dovrebbe essere ripreso.

Perdonate la recensione un po’ scarna, vi posso assicurare che il libro mi è piaciuto davvero tanto e ringrazio la Sonzogno per avermi dato la possibilità di leggerlo e Valeria per avermi inclusa nel review party.
Come al solito qui sotto vi lascio il banner e i link agli altri blog del RP, andate a leggere e commentare anche le loro recensioni, perché sono davvero interessanti.


» The Mad Otter
» This Lady of the Books
» L’antro di Aredhel
» La lettrice sulle nuvole
» Sylexlibris

Vi ringrazio per l’attenzione e spero di non avervi annoiati con questa recensione, fatemi sapere nello spazio commenti cosa ne pensate del libro o, più in generale, della mitologia greca e del fatto che negli ultimi anni siano approdati in libreria tanti libri su questo argomento.
Vi auguro una buona serata e buone letture,
Annette.

giovedì 18 giugno 2020

{Recensione Anteprima} La Città di Ottone

Buongiorno a tutti, cari svelatori!
So che è da qualche settimana che non mi faccio viva qui sul blog e mi scuso per l'assenza, ma la sessione universitaria unita agli ultimi adempimenti a scuola, mi ha tenuta lontana da questi schermi (un po' meno da quelli di instagram).
Un paio di settimane fa ho visto su instagram il reclutamento recensori sul profilo di Oscar Vault e, anche se la precedente esperienza con La Grazia dei Re non è andata molto bene, ho pensato di riprovare con

Titolo: La Città di Ottone
Autore: S.A. Chakraborty
Data di pubblicazione: 2020
Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar Vault
Genere: Young Adult, Fantasy, Storico
Pagine: 528
Prezzo: 22.00€
Quarta di copertina: EGITTO, XVIII SECOLO. Nahri non ha mai creduto davvero nella magia, anche se millanta poteri straordinari, legge il destino scritto nelle mani, sostiene di essere un’abile guaritrice e di saper condurre l’antico rito della zar. Ma è solo una piccola truffatrice di talento: i suoi sono tutti giochetti per spillare soldi ai nobili ottomani, un modo come un altro per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori.
Quando però la sua strada si incrocia accidentalmente con quella di Dara, un misterioso jinn guerriero, la ragazza deve rivedere le sue convinzioni. Costretta a fuggire dal Cairo, insieme a Dara attraversa sabbie calde e spazzate dal vento che pullulano di creature di fuoco, fiumi in cui dormono i mitici marid, rovine di città un tempo maestose e montagne popolate di uccelli rapaci che non sono ciò che sembrano. Oltre tutto ciò si trova Daevabad, la leggendaria città di ottone. Nahri non lo sa ancora, ma il suo destino è indissolubilmente legato a quello di Daevabad, una città in cui, all’interno di mura metalliche intrise di incantesimi, il sangue può essere pericoloso come la più potente magia. Dietro le Porte delle sei tribù di jinn, vecchi risentimenti ribollono in profondità e attendono solo di poter emergere. L’arrivo di Nahri in questo mondo rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli.
Voto: 


Questo libro mi è piaciuto davvero molto e non vedo l'ora di leggere il seguito, perché mi ha presa tanto e sono curiosa di sapere come continua.
Ma facciamo un po' di chiarezza: Nahri è una guaritrice, o almeno così si definisce in quanto riesce a individuare e curare le malattie altrui, oltre a curare se stessa in poco, vorrebbe andare a Istanbul per studiare davvero medicina, ma la scarsità di soldi non le permette di realizzare questo sogno.
Una sera, durante una zar, un antico rito di esorcismo, scatena delle forze a lei oscure e, mentre cerca di ritrovare la via di casa, si imbatte in Dara, che la salva da alcuni gul e la porta lontano da Il Cairo, verso Daevabad, una città magica nascosta agli occhi degli uomini e in cui convivono varie tribù costrette in una pace precaria.
Nahri è l'ultima discendente di una stirpe di guaritori che si credeva estinta ormai e che serviva i sovrani di Daevabad. Il suo arrivo in città scatena l'euforia di alcuni e lo sconcerto di altri.

La cosa che mi è piaciuta di più è l'ambientazione, ovvero durante l'occupazione francese dell'Egitto nel XVIII secolo, ma anche la creazione di un mondo magico estremamente credibile, con una propria storia che affonda le radici nel mondo arabo.
Anche questo aspetto, il riferimento alla religione musulmana, inserita all'interno del mondo magico, e degli altri culti su cui si fondano le varie credenze e convinzioni dei personaggi, mi è piaciuto molto, perché dà quel qualcosa di realistico che in tantissime storie fantasy manca. Il mondo magico nascosto agli occhi degli umani mi ricorda vagamente il mondo di Harry Potter e, come nella saga della Rowling, si amalgama egregiamente a quello reale che vediamo noi poveri Babbani.
E poi anche gli accenni al mondo di Aladdin, al Genio della lampada (infatti Dara ha un ché del Genio della lampada, soprattutto quando ci sono gli accenni al suo passato e si può vedere che ha obbedito ai desideri di più di qualche padrone), ai tappeti magici, ecc.
Mi sono piaciute molto anche le tribù che vivono e convivono a Daevabad e nei vari luoghi creati dalla Chakraborty, così come le creature che prendono vita dagli elementi: aria (peri, rukh e shedu), acqua (marid), terra (gul, karkadann) e fuoco (daeva, ifrit e simurg), in ognuna di queste grandi categorie ce ne sono di più o meno buone, infatti da ciò che si evince nel libro sono in lotta tra loro e con le altre.

I personaggi sono caratterizzati molto bene e ognuno ha qualcosa da nascondere o un passato che difficilmente ricorda o di cui vuole parlare.
I capitoli si alternano tra il punto di vista di Nahri e quello di Ali. La cosa, se avete letto la mia recensione a La Grazia dei Re, solitamente mi disturba, qui invece è un punto in più in favore del libro, perché dà una visione ampia di ciò che succede.
Nahri non ha idea del perché riesca a guarire il proprio corpo in pochissimo e capisca così bene qualsiasi lingua (a parte qualcuna che viene citata nel libro), ma è un personaggio davvero molto sfaccettato. È una ragazza pressoché normale e questo fa sì che il lettore riesca a immedesimarsi in lei. Quando si trova a Daevabad è percorsa da dubbi, soprattutto perché a Il Cairo riusciva a guarire qualsiasi cosa, nel mondo magico, invece, è difficile e ha bisogno di tempo. Ha paura di fallire e in più di un'occasione succede proprio questo, quindi è insicura e vorrebbe fare di più.
Ali è il terzogenito del re Qahtani e di certo non aspira a diventare regnante, nel suo piccolo (ma con i soldi di papà) aiuta un gruppo ribelle di una delle tribù di Daevabad finanziandolo, affinché la situazione della tribù possa migliorare. Quando il suo mentore viene catturato e ucciso dal Karkadann, diventa quaid per volere del padre, in modo che un domani possa aiutare il fratello, ma lui preferirebbe continuare a migliorarsi come soldato. Ali è profondamente religioso e può sembrare alquanto moralista (soprattutto nei confronti dei fratelli), nasconde invece un animo sensibile, credo che questo a molti possa dar fastidio, ma a me è piaciuto. Nel corso del libro matura e capisce quali siano le cose importanti, anche grazie a Nahri.
Dara è l'altro personaggio principale, colui che trova Nahri e la accompagna (praticamente controvoglia) fino a Daevabad. Anche lui è un personaggio molto sfaccettato, ha un passato che non ricorda e, come ho già detto, assomiglia molto al Genio della lampada di Aladino. Questo mi è piaciuto molto. Nel corso degli avvenimenti anche di lui si scoprono molte cose e si percepisce una sofferenza latente che non lo abbandona mai. Pur essendo un non vivente percepisce e vive le sensazioni esattamente come ognuno di noi.
All'interno della storia non manca il triangolo di amore/amicizia, che coinvolge i tre protagonisti.
Avrei voluto leggere qualcosa di più di Dara, soprattutto sul suo passato, e mi auguro che l'autrice abbia riservato questo aspetto a uno degli altri libri della trilogia.
Anche gli altri personaggi sono caratterizzati molto bene, ognuno di loro viaggia sul confine che divide tra bene e male.
E in tutto il libro è preponderante il doppio gioco, ogni personaggio infatti si ritrova a vivere questa doppia natura di spia e spiato, cercando di nascondere alcuni aspetti agli altri e di carpire quante più informazioni possibili.

Lo stile dell'autrice mi è piaciuto molto, devo dire che mi ha attaccata alle pagine fin da subito, anche se le pagine sembravano non finire mai: le ultime 350 pagine le ho lette domenica... in qualcosa come 12 ore, quando di solito per leggere 350 pagine scritte nello stesso modo ci metto molto meno.
Forse il finale è un po' affrettato, tante cose si susseguono in poche pagine, ma non mi ha disturbata più di tanto, perché sono sicura che molti nodi verranno al pettine nel prossimo libro; il finale, poi, è descritto sia dal punto di vista di Nahri sia da quello di Ali, quindi abbiamo proprio il quadro completo della vicenda. E sono stracuriosa di sapere come vivrà Ali l'esilio a cui l'ha obbligato il padre (non vi dico altro, se no spoilero troppo).
Il mondo che ha creato, come già detto, è molto credibile e questo aiuta il lettore a immergersi nella lettura; tuttavia, non è sempre così semplice destreggiarsi tra le varie tribù e i vari popoli che affollano Daevabad e il mondo magico. E questo è il motivo principale per cui ho dato 4 specchi anziché 5 (in realtà sono 4,5).
Altra cosa che non è valsa il punteggio pieno è il fatto che a volte i personaggi si muovono all'interno dell'ambiente, ma l'autrice non lo descrive, quindi per esempio un attimo prima il personaggio è seduto al tavolo e l'attimo dopo si è alzato (ma non viene detto) e si trova a guardare la libreria che ha davanti. Mi sono trovata spaesata tante volte perché non capivo chi facesse cosa. Nulla di che, direte voi, ma per me è importante seguire il personaggio e capire cosa sta facendo.

Mi fermo qui, perché ho già scritto abbastanza e mi pare di aver tutti i punti che volevo.
Se avete domande, lasciatele pure nello spazio commenti, sarò ben lieta di rispondere!
Mi riimmergo nel fantastico mondo del tirocinio diretto, perché voglio consegnare tutto entro domani sera, vi auguro buon pomeriggio e spero di avervi tenuto compagnia almeno un po' con questa recensione.
Buone letture,
Annette.

sabato 9 marzo 2019

{Saturday Review} Anne Frank - Diario


Buon sabato a tutti!
Ero molto in dubbio se scrivere o meno anche oggi un post, ma poi mi sono detta che sì, ne vale la pena, perché voglio parlare di un libro, o meglio una graphic novel, a cui ho dato ampio spazio negli ultimi giorni e che sono stata molto felice di poter leggere e apprezzare.
Sto parlando di:

Autori: Ari Folman, David Polonsky
Data di pubblicazione: 2017
Casa editrice: Einaudi
Genere: Storico, Graphic novel, Biografico
Pagine: 160
Prezzo: 15.00€
Quarta di copertina: Il 12 giugno 1942, per il suo tredicesimo compleanno, Anne Frank riceve in regalo un diario. In quelle pagine l'indicibile orrore della persecuzione e della deportazione del popolo ebraico assume una dimensione quotidiana e insieme universale attraverso lo sguardo di una tredicenne ironica, vivace e profonda, animata da una grande voglia di vivere.
Oggi, grazie allo sceneggiatore e regista Ari Folman (vincitore del Golden Globe per Valzer con Bashir) e all'illustratore David Polonsky, le parole di Anne si trasformano in una forma nuova che, però, ne mantiene intatto lo spirito. Anne da grande s'immaginava giornalista e scrittrice, e nel racconto per immagini emerge, con toccante chiarezza, la sua capacità di restituire la propria esistenza, ordinaria eppure straordinaria, grazie alla precisione dei dettagli: uno sguardo rubato tra i banchi di scuola, le piccole rivalità con una sorella apparentemente perfetta, il gesto amorevole di un padre in una notte in cui la paura toglie il sonno.
Voto: 

Come già detto in questo post e nelle storie su Instagram sabato scorso, io mi sono sempre tenuta alla larga dai libri che trattano la Seconda Guerra Mondiale, la condizione degli ebrei in quel periodo storico e tutto ciò che ruota intorno a questo argomento.
Ovviamente a scuola ho studiato come tutti il periodo storico, non ne sono totalmente all'oscuro, anzi, è più vivo che mai nella mia mente; solo che generalmente nella lettura io cerco svago e non oppressione e tristezza (è anche per questo che non leggo libri drammatici o simili... thriller e gialli sì, drammatici no). In merito al Diario, alle superiori ci hanno anche portati a vedere una mostra su questo, quindi a grandi linee conoscevo più o meno il contenuto, nonostante la mostra, pur incentrata sul libro e la vita di Anne, riguardasse per lo più il periodo storico della Seconda Guerra Mondiale.

Questa graphic novel, però, mi ha fatta ricredere.
Ho cercato di stare alla larga dal Diario di Anne Frank per decenni, perché avevo letteralmente paura di ciò che avrei potuto leggere (scottata anche da Se questo è un uomo di Primo Levi, che a confronto comunque sono due libri totalmente diversi).
Ho sempre pensato, erroneamente, che il Diario fosse un libro pesante, che mostrasse la brutalità del nazismo e le pessime condizioni in cui vivevano gli ebrei che cercavano di sfuggire ai campi di concentramento.
Ovviamente è anche questo, perché racconta di queste cose, ma non è esclusivamente questo.
È un vero e proprio diario di una ragazzina costretta a nascondersi con la famiglia in un appartamento celato da tutto e tutti, in cui vigevano anche regole ferree per non farsi sentire/vedere, ma Anne Frank racconta la propria vita in modo arguto, leggero e ironico.
Racconta della famiglia, di come si senta in competizione con la sorella maggiore, di come non senta quell'amore normale che ognuno di noi prova per la propria madre, di come invece lei consideri suo padre un modello, anche se talvolta non lo capisce proprio.
Racconta dei momenti in cui si sente in colpa verso chi viene catturato e portato via dai nazisti.
Leggendo il libro ci si chiede raramente se l'abbia scritto una ragazzina di soli 13 anni, perché certi pensieri, certi ragionamenti, difficilmente si confanno a quest'età. È una ragazza con dei sogni e delle speranze, come qualsiasi sua coetanea.

Ovviamente questa graphic novel non è il libro, ma gli autori sono riusciti a coglierne senz'altro l'essenza.
In fondo al libro ci sono alcune note in cui gli autori hanno specificato che talvolta hanno dovuto raggruppare intere pagine in poche sequenze, questo senz'altro ha tolto qualcosa alla narrazione.
I disegni sono davvero ben fatti e ho trovato riuscissero a rendere ancora viva Anne, con le sue insicurezze, le gelosie, i momenti no e/o di sconforto, la convivenza forzata e quel sentimento che provava per Peter.
Mi sono piaciute molto le pagine in cui vengono rappresentati i pensieri più nascosti di Anne, ma anche le pagine in cui hanno riportato interi stralci del diario, sicuramente più utili di molti disegni, perché in quel caso le parole erano molto più chiare e significative.

Come ho già detto, leggerò anche il libro originale, perché adesso sento il bisogno di approfondire la conoscenza di questa piccola grande donna e perché voglio scoprire le tante cose che in un modo o nell'altro i due autori della graphic novel hanno dovuto omettere.
Consiglio questa graphic novel a chi come me ha paura di affrontare il libro, perché può essere un ottimo punto di partenza per leggere e imparare qualcosa di nuovo sulle condizioni degli ebrei che cercavano di fuggire ai campi di concentramento.
È sì un libro storico e biografico, ma è anche un libro di formazione, perché come Anne è cambiata scrivendo il proprio diario, leggendolo in qualche modo cambiamo anche noi lettori, vedendo le cose sotto una luce diversa.

Penso e spero di aver detto tutto ciò che volevo sottolineare.
Credo che leggerò altre graphic novel, che già di per sé mi affascinavano (amo i fumetti =D), ma non avevo ancora avuto modo di poterne leggere una (visti anche i prezzi...). Ritengo che la Einaudi abbia fatto un'ottima scelta decidendo di pubblicare questa graphic novel.

E ora la domanda di rito: voi avete letto il libro e/o la graphic novel? Cosa ne pensate (di uno, dell'altra o di entrambi)? Ditelo con un commento!

Non mi resta che augurarvi buon fine settimana e buone letture,
Annette.

domenica 3 marzo 2019

{Recensione} I sette re di Roma

Buona domenica a tutti!
Finalmente riesco ad aggiornare il blog dopo un'infinità di tempo. Se mi seguite anche su Instagram sapete che non sono per nulla sparita, anzi.
Purtroppo ho avuto un bel blocco del lettore che non mi ha permesso di leggere tutti i libri che avrei voluto, complice anche lo studio all'università.
Ma per questo 2019 voglio impegnarmi un po' di più e cercare di leggere anche cose che non riguardano l'università e lo studio.

Stamattina ne ho approfittato per finire un libro che avevo iniziato qualche settimana fa e che avevo sul comodino a portata di mano, così ecco qui la recensione.

Titolo: I sette re di Roma
Autore: Roberto Piumini
Data di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar Junior
Genere: Storico, Per ragazzi
Pagine: 129
Prezzo: 9.50€
Quarta di copertina: Un viaggio nel tempo alla scoperta degli albori della città dei sette colli attraverso la vita e l'opera dei sette re che l'hanno costruita e resa grande: Romolo, il fondatore che è stato allevato da una lupa; Numa Pompilio, che stabilì le prime leggi; Tullo Ostilio, che organizzò il duello tra Orazi e Curiazi; Anco Marzio, che regalò un ponte e un porto alla città; e poi Tarquinio Prisco, Servio Tullio e da ultimo il feroce Tarquinio il Superbo.
Voto: 


Ultimamente mi sto concentrando molto su letture per bambini e ragazzi (anche se sto cercando di leggere 1984 e non è certo per bambini), perché lavorando a scuola sono sempre molto curiosa e attenta a quello che potrebbero leggere i ragazzini di oggi e anche per poter consigliare al meglio le letture da affrontare.
Ho adocchiato questo libro mesi fa, ma solo qualche settimana fa sono riuscita a comprarlo.
La storia di Roma mi ha sempre affascinata, tra leggende, fantasia e realtà, trovo che sia uno dei capitoli più belli e interessanti della storia dell'uomo.
Roberto Piumini è riuscito a mettere insieme i vari pezzi che compongono le vite dei primi sette re di Roma e ne ha fatto un ottimo libro per bambini. Ha reso più umani e veri dei personaggi di cui siamo abituati a leggere solo sui libri di storia e da sempre ci si chiede (almeno io me lo chiedo) se siano davvero esistiti o non siano solo leggende.

È un libro davvero istruttivo, mi stanno venendo già mille idee per poterlo usare a scuola: lo farei proprio comprare ai bambini come libro di approfondimento da affiancare ai testi scolastici, perché offre spunti di riflessione e dà informazioni (di sicuro a volte romanzate) in più rispetto al semplice testo scolastico, che è sempre più ridotto all'osso, soprattutto per quanto riguarda storia e geografia.
Lo stile dell'autore è semplice e diretto, non ci sono giri di parole per spiegare le cose ed è senza fronzoli inutili.
D'altra parte Roberto Piumini è uno dei più noti autori per l'infanzia, quindi sa perfettamente cosa e come scrivere per rendere appetibile un argomento così complesso come la storia romana delle origini.
I capitoli non sono eccessivamente lunghi, ma percorrono l'intera vita di ognuno dei sette re di Roma, con tanti mini capitoli, rendendo la lettura fluida e dinamica, soffermandosi spesso sui fatti salienti e più importanti di quel determinato personaggio.

Ci sono però, due pecche di questo volume, perciò non gli ho dato cinque specchi:
  1. i disegni, all'inizio di ogni capitolo c'è un disegno che raffigura il re a opera di Alice Beniero, personalmente non mi hanno entusiasmata molto, anzi.
    So che magari sarò un po' pigna, ma io ritengo che i disegni per bambini debbano essere belli e non degli sgorbi o degli scarabocchi solo perché sono per bambini; Alice Beniero è molto brava, ha una mano molto buona e si nota, peccato che per questo libro (copertina a parte) abbia fatto delle immagini un po'... grezze, che non rendono affatto giustizia né ai personaggi raffigurati, né a lei in quanto illustratrice.
  2. la grandezza del carattere tipografico scelto, non riesco a capire perché i libri per bambini e ragazzi – soprattutto quelli per bambini dagli 8-9 anni in su – debbano avere questi caratteri enormi e i margini nelle pagine infiniti.
    Vorrei far presente alla Mondadori e a tutte le CE che hanno collane per bambini e ragazzi che già in 2^ elementare i bambini hanno libri scolastici in cui i caratteri sono del tutto normali, non hanno più bisogno di avere parole scritte in 16 o 18, quindi anche i libri di narrativa potrebbero adeguarsi.
    Capisco, però, che sia fatto per fare in modo che ci siano più pagine, così il libro sembra più grosso (cosa che spaventa i bambini, eh) e il prezzo può salire. Tutta questione di marketing, quindi. Peccato che i bambini si spaventino facilmente a dover leggere libri grossi...

Credo di aver detto tutto, mi scuso se sono stata ipercritica in alcuni punti, spero di non avervi annoiati con questa mini recensione.
Nei prossimi giorni, visto che ho vacanza, dovrei riuscire a postare qualcos'altro, in alternativa seguitemi su Instagram, lì di sicuro ci saranno aggiornamenti (ci sono un paio di nuovi post e alcune storie parlate in cui mostro gli acquisti di ieri pomeriggio).
Vi ringrazio per l'attenzione e vi auguro buon proseguimento di domenica,
Annette.

mercoledì 18 febbraio 2015

{Recensione} Il ritratto di Dorian Gray

Autore: Oscar Wilde
Data di pubblicazione: 1 giugno 2000
Editore: Einaudi
Genere: Narrativa, Storico
Pagine: 242
Prezzo: (Regalatomi)
Quarta di copertina: Dorian Gray, un giovane di straordinaria bellezza, si è fatto fare un ritratto da un pittore. Ossessionato dalla paura della vecchiaia, ottiene, con un sortilegio, che ogni segno che il tempo dovrebbe lasciare sul suo viso, compaia invece solo sul ritratto. Avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, mantenendo intatta la freschezza e la perfezione del suo viso. Poiché Hallward, il pittore, gli rimprovera tanta vergogna, lo uccide. A questo punto il ritratto diventa per Dorian un atto d'accusa e in un impeto di disperazione lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto: il ritratto torna a raffigurare il giovane bello e puro di un tempo e a terra giace un vecchio segnato dal vizio.


Da quanto lo avevo in lettura? Da dicembre, l'ultima volta che l'ho iniziato, ma da molto prima gli anni scorsi.
Per me questo libro si divide in due parti: la prima molto interessante, bella e avvincente, la seconda più noiosa, ricca di roba inutile (tranne qualche stralcio di conversazione di Lord Henry) e molto sottotono.
Wilde è uno dei miei autori preferiti, l'ho già detto, ma è bene ribadirlo, e mi dispiace immensamente che questo suo libro non mi sia piaciuto.
La parte psicologica è molto ben fatta, anche quella filosofica, infatti tantissime cose che dice Lord Henry sono delle vere e proprie perle da tenere a mente, ma la storia in sé dopo un po' traballa, diventa noiosa e illeggibile.
Se non mi fossi imposta di arrivare alla fine, probabilmente avrei abbandonato la lettura molto tempo fa e molte pagine prima della conclusione, infatti per me il libro poteva concludersi tranquillamente dopo la metà, pagina più pagina meno.
È stata una vera e propria fatica finirlo, benché gli ultimi capitoli li abbia letti in un pomeriggio.
Non è molto lungo, eppure mi ha dato del filo da torcere.

Ho odiato Dorian Gray.
Sono sincera, il suo personaggio non mi è piaciuto. È infantile, stupido, presuntuoso, se l'intento di Wilde era quello di far odiare un personaggio già alla prima pagina ci è riuscito perfettamente. Così come è riuscito magistralmente a rendere la società del suo tempo, tanto superficiale e scialba... o almeno così è come l'ho letta io.
Tra tutti i personaggi, il protagonista è quello che mi è piaciuto di meno e che avrei voluto strangolare io stessa dopo una riga.
Andando avanti col libro Dorian Gray peggiora, più invecchia più diventa infantile, come se tutto gli fosse dovuto.
Ho apprezzato molto di più il personaggio di James Vane, che, in teoria, dovrebbe fare la parte del cattivo.

Lord Henry, invece, è il personaggio che ho preferito in assoluto, si vede che è Wilde stesso che parla e che tutte le cose che dice sono farina del suo sacco, vengono dal suo animo e dalla sua filosofia.
Benché io non sia un'amante della filosofia (non ne ho mai capito il senso, chiedo venia), Lord Henry, con le sue parole, mi ha avvicinata un po' di più alla materia, ha aperto porte che pensavo inchiodate da tempo.
Tutto ciò che dice si può adattare alla perfezione alla società odierna, al modo di vivere del giorno d'oggi, i suoi ragionamenti non fanno una piega e, anzi, alla luce del XXI secolo si può vedere come la società in fondo non sia cambiata poi molto. Certo usi e costumi sono diversi, abbiamo preso abitudini che nel 1800 erano impensabili, eppure nelle parole di Lord Henry (e di Wilde, quindi) ho visto lo specchio di una società che non ha fatto molti passi avanti, anzi semmai è regredita, sotto certi punti di vista.

So che è una recensione un po'... corta, chiedo venia, ma non voglio dilungarmi troppo, mi sembra di aver già detto tutto quello che avevo da dire.
Ripeto, mi dispiace che il libro non mi sia piaciuto come speravo.

Voto:

Vi ringrazio per l'attenzione, buon pranzo e buone letture ;)
Annette.
Recensione partecipante alla 25 books in 2015 Reading Challenge (un libro che hai iniziato ma mai finito) di Patrizia P del blog Evasione libri.

giovedì 12 febbraio 2015

{Recensione} La figlia del diavolo

Autore: Anna Maria Pierdomenico
Data di pubblicazione: 1 gennaio 2010
Editore: BookSprint
Genere: Storico, Avventura
Pagine: 144
Prezzo: 12.90€
Quarta di copertina: Siamo nel 1596 a Cartagena, uno dei principali crocevia commerciali dell'impero spagnolo. Quando Ramon, il capitano della guarnigione della città, viene condannato a morte per tradimento trova un insperato aiuto in Rebecca, la figlia del diavolo, che da tre anni comanda il vascello pirata più temuto della zona, l'Esperia. In cambio della vita di Ramon, Rebecca vuole che l'uomo l'aiuti a liberare il padre, prigioniero nella fortezza di San Juan, e a vendicarsi del governatore della città. In un alternarsi di passioni e battaglie, Rebecca sarà costretta ad affrontare il dolore e la perdita prima di arrivare all'ultimo, decisivo duello con il suo nemico. Un duello che ammette un solo vincitore.


Finalmente la recensione di questo libro che avevo da un po' di tempo (e che in questi giorni rimetterò in viaggio per la catena di lettura organizzata dall'autrice).
Come l'altro libro di Anna Maria, anche questo mi è piaciuto particolarmente e l'ho letto abbastanza celermente (intoppi a parte). È scritto bene, non ci sono tempi morti e l'azione è continua. Mi dispiace solo che, come scritto in una lettera dell'autrice, la copia che ho avuto in lettura non fosse stata editata a dovere. C'erano moltissimi refusi, parole mancanti o errori di vario tipo.
La storia è molto fluida, anche se, dopo le prime 40 pagine, avevo solo voglia di abbandonare il libro, perché sembrava la solita storia trita e ritrita o molto lineare dove si poteva immaginare il finale già a pagina 5. Ma a un tratto succede l'inaspettato e questo mi ha fatto venir voglia di continuare la lettura e arrivare fino alla fine.
Come dicevo nelle prime 40 pagine non succede niente di così eclatante e penso che l'autrice se ne sia resa conto da sola, perché ha piazzato un bel colpo di scena che cambia le sorti della protagonista, Rebecca, e del romanzo in generale.
Così come ci sono altri vari colpi di scena qui e là che danno forza alla storia.

I personaggi sono molto ben caratterizzati, io adoro i pirati ed è un peccato che in libreria ne veda pochi (e a prezzi fin troppo alti).
La protagonista, Rebecca, è una ragazza molto istintiva e direi che non si lasci andare molto, ma i fatti mi smentiscono, in quanto in 144 pagine ha ben due storie amorose e, benché la prima l'abbia ferita oltre ogni modo, non ci mette molto a riprendersi.
Questa è forse la nota stonata nella sua caratterizzazione e diciamo pure che non mi sia piaciuta granché. Capisco il lavoro che c'è stato dietro al libro e alla creazione dei personaggi (conosco molto bene i processi di stesura di un testo), quindi dire che forse dedicare ancora un po' di tempo a un aspetto del genere sarebbe un insulto verso l'autrice, però se la prima storia d'amore di Rebecca mi è sembrata molto forzata, la seconda mi è parsa ancora di più un ripiego, come a volerle mettere accanto un uomo perché sì.
In alcuni frangenti ho trovato Rebecca anche molto bimba capricciosa e questo cozzava alquanto con l'idea che mi ero fatta all'inizio di lei e ancor di più con l'idea che voleva darne l'autrice.

Ho odiato dal profondo Ramon perché è stato un vero e proprio bastardo e... non vorrei rovinare troppo la sorpresa a chi volesse leggere il libro, quindi mi limiterò a dire che molto probabilmente è stato uno dei personaggi meglio caratterizzati del libro, benché fosse una pessima persona, se così si può dire di un personaggio inventato =D
Devo dire che ogni personaggio è molto ben caratterizzato, ha una storia alle spalle e, anche se lo si legge per poco, poche parole o poche pagine, si percepisce molto bene il lavoro che è stato fatto.
Mi dispiace che alcuni personaggi siano solo comparsi per poco, perché meritavano di avere molto più spazio, soprattutto tutti quelli che vivevano nel covo di Rebecca.

Cos'altro dire? Penso di avervi detto tutto... Ah, no, dimenticavo di dirvi che il libro mi è piaciuto molto, certo ha dei punti non molto esaltanti (le prime 40 pagine in primis) o cose che personalmente avrei scritto in modo diverso o più (o meno) dettagliatamente.
Il finale mi ha colpita molto e lasciata di stucco positivamente, perché devo dire che non mi sarei aspettata una cosa del genere.
L'unica cosa che posso dire è che vorrei altri libri che abbiano per protagonista Rebecca, se posso permettermi, però, sarebbe da rivedere un po' come personaggio per i motivi che ho spiegato qui sopra.
Voto:

Spero di avervi fatto venir voglia di leggere qualcosa sui pirati, magari proprio questo libro, che merita davvero una lettura ;)
Buone letture,
Annette.

lunedì 4 agosto 2014

{Recensione} Il Giglio Insanguinato

Nota: Sono finalmente in grado di riattivare il blog, finalmente ho un computer funzionante e posso riprendere (parzialmente) da dove ho interrotto. Non appena riavrò anche Photoshop, pubblicherò il post sulla reading challenge per questo mese, visto che siamo ancora ampiamente per tempo ;)
Buona lettura della mia recensione e ben tornati su VM!

 Titolo: Il Giglio Insanguinato
Autore: Anna Maria Pierdomenico
Data di pubblicazione: 30 aprile 2014
Casa editrice: 0111 Edizioni
Collana: LaGialla
Genere: Giallo, Storico, Sentimentale
Pagine: 144
Prezzo: 14.00€
Quarta di copertina: Parigi, 1601. L'arcivescovo Marconi viene ritrovato assassinato nel suo letto con la gola tagliata e un giglio tra le mani. Per far luce sull'accaduto, da Roma vengono inviate due spie al soldo del papato, Giulio e Fiamma Ranieri, che avranno anche il compito di farsi ricevere dal re di Francia per testarne la lealtà verso il papato. Interrogando Jacques, il segretario dell'arcivescovo, e collaborando con il tenente Saint Martin scoprono che l'arcivescovo trent'anni prima si era macchiato di una colpa che doveva assolutamente restare nascosta. Dagli sfarzi del Louvre di Enrico II allo squallore dei vicoli più poveri di Parigi, Fiamma e Giulio si ritroveranno intrappolati in una rete di silenzi e di sangue, fino a scoprire un segreto che potrebbe distruggere l'intera Francia.


Parto dal presupposto che questo libro mi ha interessata fin dal primo momento in cui ho letto la trama, quando l'autrice stessa l'ha messo in catena su aNobii, e non pensiate che non mi sia piaciuto, anzi, l'ho adorato, nonostante ci siano alcune cose che non mi hanno convinta del tutto e l'editing è completamente assente, ma di questo ne parlerò diffusamente tra poco.

Quando viene ritrovato il corpo senza vita dell'arcivescovo Marconi a Parigi, da Roma vengono inviati Giulio e Fiamma Ranieri per indagare sull'accaduto e assicurare alla giustizia l'assassino.
I due protagonisti sono fratelli, baroni, molto vicini al papato, ma del tutto insospettabili, o almeno così dovrebbe essere.

Ecco la prima cosa che non mi ha convinta: all'inizio si lascia intendere che Giulio e Fiamma siano due spie al soldo del papato. Io ho sempre pensato che le spie dovessero passare inosservate, confondersi nella gente, non far sapere ai quattro venti chi sono, cosa fanno e perché lo fanno.
Nel libro, invece, Fiamma ribadisce a ognuno chi siano lei e il fratello e se ne va in giro sbandierando l'anello papale che le dà qualsiasi potere.
Sono scelte dell'autrice, è chiaro, ma mi è parso un po' strano.

Altra cosa che mi ha lasciata un po' perplessa è la caratterizzazione dei personaggi: Fiamma è una donna forte, indipendente, che lotta contro le discriminazioni di una società ancora ben ancorata al Medioevo, benché quello sia finito da circa un secolo e mezzo. Il personaggio di Fiamma mi è piaciuto molto, così come mi è piaciuto Armand de Clemency, il duca francese che conosce molto bene sia il cardinale Scala sia la famiglia reale francese.
Giulio, invece, mi è parso un po' superficiale, non so se fosse voluto o ché, ma diciamo che non ha lasciato molto il segno, anzi, la stessa autrice lo fa uscire di scena prima con la sorella del conte de Clemency, poi in prigione.
Anche Amelie de Clemency, sorella di Armand, l'ho trovata superficiale e molto infantile, probabilmente perché è l'amante del re.
I frati, la regina Margot, suor Charlotte e altri personaggi che fanno più o meno da comparse, invece, sono molto ben caratterizzati, i loro caratteri catturano il lettore e lo fanno immergere nel loro mondo e nel 1601.

Mi sono immersa molto bene nella vita del 1601 soprattutto grazie all'autrice che ha fatto un grandissimo lavoro di documentazione, si nota, infatti, che Anna Maria abbia studiato e si sia informata prima di scrivere. E io apprezzo sempre quando ciò accade, perché vuol dire che lo scrittore ha il pieno rispetto dei propri lettori.

Nonostante la trama sia avvincente e i personaggi, bene o male, siano interessanti, c'è un problema di fondo con la scrittura.
Molto spesso mi sono persa durante la lettura, perché mi venivano in mente le correzioni da apportare, le frasi da riscrivere più o meno totalmente, gli incisi del discorso diretto da aggiungere qui e là per capire chi stesse parlando e con che tono, le sostituzioni di suo/suoi/sue con proprio/i/e, le d eufoniche davanti alle consonanti, ecc.
Questo era il secondo libro della 0111 che leggevo ed è stata la seconda volta che mi sono chiesta se ci fosse stato un lavoro di editing alle spalle, perché a giudicare da tutti i refusi, gli errori, le frasi sconnesse e i mancati consigli all'autrice per rendere il libro leggibile, direi che questo testo non è stato rivisto se non dalla stessa Anna Maria.
Trovo che questo atteggiamento da parte di una casa editrice (di qualunque tipo essa sia, grande, media o piccola) sia una vera e propria presa in giro, sia per l'autore, sia per i lettori, che si aspettano un prodotto di qualità e si ritrovano, invece qualcosa di poco curato. Soprattutto se poi fanno pagare un libro un bel po' di euro.
Un vero peccato per chi ha speso il proprio tempo nella scrittura di qualcosa di valido, sperando di far appassionare i lettori.

Riassumendo: da un punto di vista della trama, nulla da eccepire, è un giallo costruito molto bene e coinvolgente; da un punto di vista di personaggi ed editing, invece, c'è ancora qualcosa da sistemare... se, come spero, l'autrice dovesse passare di qui, sappia che mi propongo per editare questo suo libro, perché mi dispiace davvero che non sia al livello di tanti altri libri, perché si meriterebbe di arrivare molto in alto.

Voto: 1/2

Spero che questa mia recensione non proprio positiva non vi abbia fuorviati troppo, perché consiglio questo libro assolutamente ;D

Buona serata,
Annette.

venerdì 8 febbraio 2013

{Segnalazione} Il canto del cielo

Titolo: Il canto del cielo
Autore: Sebastian Faulks
Anno: 2012
Casa editrice: Beat
Collana: Super Beat
Genere: Storia, Sentimentale
Pagine: 496
Prezzo: 13.90€
Quarta di copertina: Stephen Wraysford è un ventenne inglese, orfano e senza più legami, trasferitosi in Francia per lavorare in un’industria tessile. Isabelle è una ragazza irreprensibile, che rispetta, con rassegnazione, i doveri coniugali di un matrimonio combinato. Quando si incontrano, ad Amiens, nel 1910, i due vengono travolti da una passione bruciante che non possono ignorare. Ma quando Isabelle scopre di essere incinta, la loro relazione s’interrompe bruscamente. Entrambi torneranno alla vita di tutti i giorni, ma la cicatrice di quell’amore segnerà per sempre le loro esistenze. Pochi anni dopo, la Grande Guerra sconvolge il continente. Nel 1917 Stephen è di nuovo in Francia, a lottare per la vita nel corso dei conflitti in cui si ritroverà a combattere tra le fila dell’esercito inglese, nel mezzo delle carneficine a cui dovrà assistere. Sopravvissuto, e di nuovo sui luoghi della passione, ritroverà Isabelle, profondamente segnata, nel corpo e nello spirito, dalle atrocità del conflitto; ma, per l’indecifrabile alchimia dei sentimenti, ne sposerà la sorella, Jeanne.
L'autore:
Sebastian Faulks ha collaborato con il Daily Telegraph, il Sunday Mirror e l'Indipendent. Scrittore di conclamata fama e vincitore del British Book Award, è autore di biografie e di romanzi storici di successo. Vive a Londra con la moglie e i loro tre figli.


Quando ero a scuola, la Prima Guerra Mondiale era la cosa che mi piaceva di più studiare, probabilmente perché le mie nonne l'hanno vissuta in pieno (una più, l'altra meno) e sentivo tantissime storie e testimonianze a riguardo.
Forse anche per questo ho deciso di segnalarvi questa uscita (di qualche mese fa), ambientata proprio in quel periodo storico.
Prima o poi leggerò anche questo libro... e voi, che ne pensate?

Buone letture,
Miss Anne Lynn

sabato 24 novembre 2012

{Saturday Review} La spiaggia delle anime


Era da un po' che stavo pensando a cosa fare il sabato, per sostituire l'iniziativa In my mailbox – cosa che adoro, ma con la Clock Rewinder non ha più molto senso –, poi qualche settimana fa mi è venuta in mente l'idea di fare la Saturday Review: ogni sabato (spero) vi verrà proposta una recensione a un libro letto durante la settimana o anche già letto da tempo. Vorrei dare una cadenza regolare almeno a una delle recensioni che trovate sul blog durante la settimana.
Per questo primo appuntamento della Saturday Review vi parlerò di un libro che ho finito ieri sera e di cui avevo promesso all'autore la recensione qui sul blog.

Titolo: La spiaggia delle anime
Autore: Roberto Alba
Data di pubblicazione: 2012
Casa editrice: Gremese Editore
Collana: Crimen
Genere: Mistero, Fantastico, Sentimentale, Storico
Pagine: 180
Prezzo: 7.90€
Quarta di copertina: Tutto ha inizio durante l'afosa estate del 1938, in una stanza d'albergo del Dodecaneso, quando un alto ufficiale italiano viene ucciso e il suo assassino porta via una borsa contenente documenti importantissimi. Rivelazioni strategiche. Qualcosa che potrebbe influenzare persino le sorti dell'imminente conflitto bellico. Un gruppo di italiani in vacanza sull'Egeo si ritrova coinvolto, suo malgrado, nella sparizione della borsa e, a bordo di un bellissimo veliero, inizia una logorante guerra psicologica. Chi tra gli ospiti dell'imbarcazione è la spia che si è impadronita dei documenti? La navigazione diventa ben presto un incubo, tra sospetti reciproci e la minaccia di un complotto internazionale...
1978, siamo nello stesso incantevole scenario. Mentre naviga lungo le coste della favolosa Rodi, una coppia spera di risolvere i suoi problemi. I due si salvano da una sciagura e approdano su un'isola sconosciuta, che non risulta tracciata in nessuna carta nautica, ma la cui profanazione porta alla morte...
Arriviamo, quindi, ai giorni nostri. Un giovane avvocato compie un viaggio nell'arcipelago greco per sfuggire alle allucinazioni che lo tormentano e che lo vedono protagonista di un oscuro passato a Rodi. All'uomo sembra di rivivere le stesse vicende che hanno insanguinato l'estate del 1938 e quella del 1978. Le sue "visioni" lo conducono a un'isola che custodisce un terribile segreto.


Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere dei libri in pochissimo tempo (ore o una manciata di giorni) e anche per questo è stato così.
Sono 180 pagine piuttosto piene, e non solo perché è scritto in piccolo (=D), ci sono tanti personaggi, tanti avvenimenti suddivisi in tre storie apparentemente diverse e lontane l'una dalle altre, ma che vengono raccontate parallelamente.

La storia si dipana parallelamente in tre estati fondamentali: quella del 1938, in cui l'autore ci porta a bordo del Principessa Margherita I insieme ai protagonisti della prima vicenda che prende anche delle connotazioni gialle molto forti; quella del 1978, quando una coppia in crisi decide di fare una piccola crociera nel mar Egeo, al largo di Rodi; e infine quella del 2009, dove troviamo un avvocato divorzista che, a seguito di alcune allucinazioni e della convinzione di essere stato adottato, decide di intraprendere un viaggio personale per scoprire i luoghi in cui è nato e vissuto prima di essere adottato.

Queste tre estati sono apparentemente slegate tra loro, infatti per la maggior parte del libro mi sono chiesta cosa c'entrasse la coppia in crisi in tutto questo e perché mai l'autore l'avesse inserita all'interno del romanzo.
Proseguendo con la lettura mi sono detta di stare buona e non prendere a capocciate il computer in cerca di risposte, ma di andare avanti, quasi sapessi che c'era una spiegazione più che razionale per tutto ciò. E infatti poi è arrivata =D
Ma andiamo con ordine.

Tutto ha inizio nel 1938 (o anche prima, nel 1932, quando un corrispondente di guerra americano aspetta di intervistare Hitler, cosa che non accadrà mai, e successivamente, nel 1934, pubblicherà un volume dal titolo Ci sarà la guerra in Europa?), in un albergo viene trovato il cadavere di un uomo barbaramente ucciso a cui sono stati sottratti dei documenti molto importanti che avrebbe dovuto consegnare al Duce. In quello stesso albergo ci sono anche i personaggi che verranno seguiti per l'intera storia: la contessa Mafalda de La Vigne, la sua dama di compagnia Giulietta Sacchetti, il marchese Filippo di Acquariella, sua moglie Matilde Fernetti, il dottor Alessandro Giacchetti e il pittore Adrien Fournier. Tutti ospiti della contessa.
L'"allegra combricola" successivamente salpa a bordo della Principessa Margherita I insieme al conte Paolo Marrone, proprietario del veliero, a Marcello, mozzo, e a un ospite misterioso.
Durante la navigazione ne succedono di tutti i colori, tra cui anche un omicidio e l'attracco in un'isola davvero singolare che non è segnata sulle carte nautiche.

Nel 1978, invece, siamo a bordo di una barca, questa volta i protagonisti sono marito e moglie, Carlo e Luisa.
Con quel viaggio lui spera di appianare i dissidi e le cose non dette per troppi anni, mentre lei cerca un modo per lasciarlo, perché pensa di non provare più l'amore di un tempo.
Anche loro si ritrovano sull'isola deserta in cui sono incappati i partecipanti alla crociera del 1938.
Come ho già detto, apparentemente questa coppia non ha nulla a che fare con il resto della storia, ma andando avanti con la lettura si scoprirà che non è così e che l'autore li ha usati come "anello di congiunzione" tra i fatti del 1938 e ciò che accade al terzo e ultimo protagonista.

Valerio Casti, avvocato divorzista, inizia ad avere delle allucinazioni poco prima di intraprendere una vacanza in Grecia. Vede cose strane, di un'altra epoca, e parla con le voci di persone realmente vissute negli anni '30.
Non riesce a capire cosa stia succedendo e perché all'improvviso ricorda e rivive cose accadute settantun anni prima. E poi ha una convinzione: essere stato abbandonato dalla sua vera madre, presumibilmente greca, visto che l'unica cosa che ricorda di lei è una frase proprio in greco: "Eísai gios mou".
Così la vacanza in Grecia assume i toni della ricerca della propria identità, della propria storia, oltre alla scoperta di una spiegazione di quelle strane allucinazioni.

L'isola su cui approdano il gruppo del 1938 e la coppia del 1978 ha un ché di strano, magico, oscuro: al calare della sera, infatti, compaiono delle strane luci che danzano sul mare. Ed è proprio a causa di queste luci che l'isola può considerarsi maledetta.

Ho cercato, con questi riassuntini, di spiegarvi a grandi linee la storia, ma al tempo stesso di non svelarvi troppo, perché non vorrei rovinare la sorpresa e la lettura ad altre persone.
Posso dirvi, comunque, che questo libro è scritto molto bene, non ci sono errori, fraintendimenti, tutto è chiaro e limpido così come lo descrive l'autore. E anche i punti più oscuri, le domande che ci si pone durante la lettura, alla fine trovano risposta.
Risposte plausibili, razionali.
È stato un vero piacere leggere questo libro, anche se, per quanto riguarda i miei gusti puramente personali, si poteva benissimo fare a meno di certi dettagli e/o descrizioni che a quel punto sì, non c'entrano nulla con quanto si racconta.
Ho trovato un po' forzata e alquanto fuori luogo la narrazione del "rapporto" tra Matilde e Marcello... poi può darsi che sia troppo bigotta e odii dal profondo le storie a sfondo sessuale inserite in libri di altra natura, ma mi ha particolarmente disgustata e obbligata a saltare buona parte di quel passaggio. In questo penso che l'autore abbia avuto una brutta caduta di stile.
Fortunatamente è soltanto un episodio, perché il libro è molto bello e veramente ben scritto.

I personaggi sono caratterizzati molto bene, mi sono ritrovata molto in Victoria, la figlia del tassista abusivo di Valerio. Probabilmente è quella più vicina a me caratterialmente e come età e quindi mi sono immedesimata parecchio in lei, anche se la si vede poco all'interno della storia, ma è stata capace di "farsi valere"...
Avrei preso volentieri a bastonate, invece, la contessa Mafalda, suo cugino il marchese con Matilde, il pittore (che poi ha ciò che si merita! =D), Luisa e Linda, la segretaria di Valerio. Infatti questi sono i personaggi che ho meno sopportato di tutta la storia, mi hanno dato proprio sui nervi.

Davvero particolare la storia delle luci, prometto di fare un ripasso dei vari miti e leggende, perché è stato davvero interessante scoprire la loro storia.
E non aggiungo altro, altrimenti che sorpresa è?! =D

Per concludere, visto che l'ho fatta parecchio lunga, faccio i miei complimenti all'autore, che ha saputo scrivere un libro del genere non cadendo nel banale (tranne quella singola volta che ho già detto sopra), ma ha creato qualcosa di degno di nota. E complimenti anche per essere stato finalista al torneo IoScrittore con questa storia.

Voto: ★★★★ che sarebbero state cinque, se non ci fosse stato quello scivolone. Peccato u.u

Buone letture,
Eruannë.

Questa recensione partecipa alla
Hogwarts Reading Challenge
 

mercoledì 19 ottobre 2011

{Leggereditore} Prossime uscite (27/10)

Quest'oggi vi segnalo le nuove uscite della casa editrice Leggereditore previste per il 27 ottobre:

Titolo: L'ultima volta che ho visto Parigi
Autore: Lynn Sheene
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2011
Collana: Narrativa
Genere: Sentimentale, Storico
Pagine: 368
Prezzo: 14.00€
Quarta di copertina: Le ultime luci illuminano Parigi, fra poco nulla sarà più come prima, nulla avrà più un senso. Non la musica che aleggia per le strade della città, né l’atmosfera spensierata che la pervade.
Un negozio di fiori sugli Champs Élysées, con la sua eleganza ostinata, resisterà agli stravolgimenti della storia, diventando un crocevia di vite, tradimenti, amori e speranze. Ed è qui che una donna in fuga da un passato fitto di misteri si ritroverà a lottare per la propria libertà, e per la prima volta anche per quella di chi le è accanto.


Titolo: Highlander – Torna da me
Autore: Karen Marie Moning
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2011
Collana: Narrativa
Genere: Sentimentale, Fantasy
Pagine: 368
Prezzo: 10.00€
Quarta di copertina: Nato in un clan di guerrieri dai poteri sovrannaturali, Gavrael McIllioch ha abbandonato il proprio nome e il castello che lo ha visto crescere, determinato a sfuggire al destino oscuro dei suoi antenati. Per proteggere i suoi cari dal clan rivale vive sotto falsa identità, convinto di aver rinnegato per sempre i sentimenti che lo legavano alla splendida Jillian St Clair. Tuttavia, nonostante la lontananza, non ha mai smesso di vegliare su di lei, e quando il padre della ragazza gli chiede di accorrere in suo aiuto, lui si precipita al suo fianco. Perché è fuggito da lei? E perché le si riavvicina ora, proprio quando il padre ha organizzato una gara fra cavalieri che aspirano a prenderla in moglie? In preda alla rabbia, Jillian si è ripromessa di non cedere mai al matrimonio. Gavrael è l’uomo che ama, ma è anche colui che l’ha quasi costretta fra le braccia di un altro. Lui ha provato a fingere indifferenza, ma nulla riuscirà a tenerlo lontano dall’unico essere che possa placare il suo animo; nulla, nemmeno le oscure presenze che auspicano la morte di entrambi...


Titolo: Il richiamo dell'oscurità
Autore: Emma Holly
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2011
Collana: Narrativa
Genere: Sentimentale, Fantasy
Pagine: 352
Prezzo: 10.00€
Quarta di copertina: Mentre le ombre del secondo conflitto mondiale dilagono, il clan dei Fitz Clare dovrà riuscire a contrastare le forze oscure che minacciano il destino dell'umanità.
Londra 1933. Reso vulnerabile dal suo amore per una donna umana, Edmund Fitz Clare è stato rapito da un clan rivale di vampiri mutaforma. Sono settimane che si trova lontano dalla sua famiglia, rinchiuso in una cella, e dilaniato dall’impotenza che gli impedisce di lottare contro le forze oscure che minacciano di soggiogare il mondo. Da quando Edmund è scomparso, Estelle l’ha incontrato solo nei suoi sogni, grazie a un legame psichico che li unisce ogni istante di più. Questo nuovo potere, però, svela i suoi pensieri non solo a lui, ma anche ai vampiri che lo tengono prigioniero. Un’arma a doppio taglio che dovrà imparare a usare nel suo viaggio alla ricerca di Edmund, perché il pericolo getta un’ombra minacciosa sulla sua famiglia e sull’intera umanità. Una storia d’amore, di passione e di coraggio, che incanterà gli amanti del genere paranormal e tutti coloro che ancora credono nella forza dell’amore autentico.


Titolo: Melodia al crepuscolo
Autore: Christine Feehan
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2011
Collana: Narrativa
Genere: Sentimentale, Fantasy
Pagine: 368
Prezzo: 10.00€
Quarta di copertina: Kate ha deciso di tornare a Sea Haven, e non è solo la sua famiglia a riportarla a casa… Anche per lei è giunto il momento di guardare il proprio destino negli occhi. È una scrittrice di successo e una grande viaggiatrice, ma ora ha bisogno di fermarsi. Un mulino abbandonato le sembra il luogo adatto per ricominciare, e così decide di trasformarlo in una libreria.
L’affascinante Matt Granite si offre di aiutarla nei lavori di ristrutturazione; l’amore che cova in segreto per lei lo spingerebbe a far di tutto pur di starle accanto. C’è qualcosa che lo attira inesorabilmente, e non si tratta solo della sua voce dolce e sensuale.
Quando una scossa di terremoto fa cedere le fondamenta del mulino, Kate sente che una forza maligna e centenaria è stata liberata… ed è lì per lei. Nonostante Matt la segua giorno e notte, Kate sa che questo non basterà a proteggerla, e che sarà necessario raccogliere i poteri di tutte le sorelle Drake per sconfiggere l’oscurità che minaccia di cancellare per sempre la tranquillità di Sea Haven.


Sembrano libri molto interessanti, non so se li comprerò o meno, magari se li trovo in giro a mercatini o biblioteche penso che li leggerò.
Intanto auguro buona lettura a chi li comprerà, li leggerà e li apprezzerà ;D

Eruannë.