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sabato 4 luglio 2020

Parliamo di... recensioni negative

Buongiorno, miei cari svelatori di specchi!
Prendo una piccola pausa dallo studio per affrontare con voi un argomento che mi sta parecchio a cuore, ovvero quello delle recensioni negative.

Come sapete, qui sul mio blog non ho mai fatto mistero dei libri che NON mi sono piaciuti e, soprattutto quando ricevo qualche libro dalle CE, metto bene in chiaro che la recensione non sarà per forza di cose positiva. Questo perché non mi sembra corretto mentire sia nei confronti di chi mi ha mandato il libro, sia nei vostri confronti che mi seguite e vi aspettate un comportamento onesto.
La libertà di pensiero è sacrosanta e io la esercito nel mio pieno diritto anche quando scrivo che un libro non mi è piaciuto.

Vi starete chiedendo perché oggi io pubblichi un post del genere.
La risposta è molto semplice: su instagram si è scatenato il putiferio perché Daisy di Lettrice per passione blog ha avuto la malaugurata idea (sacrosanta, dal mio punto di vista) di dire che un libro non era riuscita a finirlo e che non le era piaciuto.
L'ufficio stampa Il taccuino, che le aveva fatto avere una copia del libro, se l'è presa tantissimo, accusandola di aver distrutto l'autrice (cosa non vera, perché Daisy si è limitata a dire cosa non le fosse piaciuto, non citando l'autrice – se non per lo stile adottato – manco di striscio).
Ma Il taccuino, poi, non si è solo limitato a commentare sotto al post, innescando un vero e proprio flame, ma ha anche avuto l'idea di ricordare a Daisy (e a tutti noi poveri blogger medio-piccoli) di non essere un canale televisivo e che quindi la sua opinione valeva pochissimo.
Da notare che Daisy ha più di 7000 follower su IG, quindi proprio sconosciuta non è. E la figura barbina dell'agenzia è lì a memoria futura e sugli occhi di tutti 7000 e passa follower (e anche di più, perché la cosa si sta diffondendo a macchia d'olio).

Un comportamento davvero degno di persone civili e adulte...

Personalmente, mi è capitato sempre più spesso ultimamente di abbandonare la lettura e di scrivere una recensione non proprio positiva riguardo a questo o a quell'altro libro (esempio recente La Grazia dei Re, che non sono riuscita ad andare più in là di pagina 153), ma se ho un accordo con una CE o un ufficio stampa, mi sforzo per quanto possibile di leggere e di dare un'opinione completa di ciò che ho letto.
Esattamente come ha fatto Daisy nel suo post.

Mi fa inorridire il fatto che le CE e gli uffici stampa si arroghino il diritto di dire a noi blogger come e cosa dobbiamo scrivere riguardo un libro.
E mi fa inorridire anche il fatto che poi si venga attaccati per un parere ben argomentato e che fa notare i punti deboli dell'opera.

Chi mi segue da anni, si ricorderà le mie recensioni negative al vetriolo su alcuni libri che proprio non mi sono piaciuti e di come mi sia scagliata contro CE e autrici/autori, proprio per le loro manifeste incapacità di pubblicare qualcosa di veramente buono.
Quindi io non sono certo una che sta buona e zitta, anzi, soprattutto quando si tratta di consigliare o meno un libro.
Da autrice apprezzo tutti i commenti, tranne quelli che non mi lasciano nulla, e per me un commento negativo deve essere argomentato e mettere in luce i difetti presenti nel testo.
Cosa che è stata fatta da Daisy nella sua recensione al libro inviatole.

Negli anni mi sono ritrovata spesso a discutere con le persone più disparate perché mi è successo di lasciare commenti molto caustici, ma sempre e comunque ricchi di consigli su come e dove migliorare. Mi sono beccata gli insulti per questo, perché per taluni questo mio comportamento rasentava il cyberbullismo.
Nel caso di Daisy il vero cyberbullismo lo ha fatto l'ufficio stampa, soprattutto quando ha pubblicato una storia su IG in cui nominava i "blog minuscoli che si credono la Rai".

Vorrei ricordare a Il taccuino che i blog minuscoli sono quelli che sborsano ogni anno una quantità di quattrini esorbitante per dare da mangiare agli editori, perché a noi non arriva nulla dall'alto (come invece accade a moltissimi bookinfluencer, che si ritrovano la cassetta delle lettere piene di libri in uscita o appena usciti*), ma ci dobbiamo comprare ogni singolo libro e quando collaboriamo per grazia divina con una CE o qualche agenzia stampa cerchiamo di essere il più onesti possibili, non perché ci piace fare i bastian contrario, ma per onestà intellettuale e rispetto nei confronti di tutti gli attori sociali coinvolti.
Ricordo anche che i libri hanno subito un innalzamento dei prezzi dovuto alla nuova legge e adesso qualsiasi libro difficilmente costa meno di 15-20€ (ne parleremo in un post apposito). Pur avendo uno stipendio e non lesinando affatto sulla mia voglia compulsiva di avere quanti più libri possibile, trovo davvero difficile riuscire a reperire ogni singolo volume che mi interessa.

* Sì, è una velata allusione sia al libro uscito qualche giorno fa sui bookinfluencer sia a chi riceve montagne di libri senza sborsare un solo euro! Potete anche definirla invidia, e forse è proprio così, lo ammetto.

Detto questo, sappiate che ero iscritta alla newsletter di questo ufficio stampa e mi sono prontamente disiscritta, perché non voglio più averci a che fare.
L'anno scorso avevo richiesto uno dei libri che segnalavano, ma non ricordo se mi fosse poi stato mandato o meno, di certo non avranno più mie richieste. E credo non ne avranno neanche da altri, perché il comportamento che hanno avuto è davvero deplorevole.
Mi auguro che le CE e gli autori che collaborano con loro leggano quanto successo e prendano le distanze da certi comportamenti (anche se fatti da un singolo e non dall'intero ufficio, che spero prenda provvedimenti quanto prima).
Ho già espresso il mio appoggio a Daisy e, visto che non la conoscevo, ho iniziato a seguirla, perché mi pare una persona davvero affidabile e seria.

Dal canto mio continuerò a scrivere recensioni negative nel caso in cui un libro non mi piacerà, di fatto questo è l'unico mezzo che noi lettori abbiamo per far sapere a una CE e a un autore cosa pensiamo davvero dell'opera che abbiamo davanti.
Onestà e umiltà sono due parole chiave che vanno sempre tenute a mente, sia da parte dei lettori, sia da quella delle CE/uffici stampa/autori.

Scusatemi per il post tutt'altro che frivolo, ma ci tenevo a dire la mia, anche se rimarrà una goccia nel mare dei miei 200 follower scarsi.
Vi ringrazio per l'attenzione e vi auguro, come sempre, buone letture,
Annette.

venerdì 26 giugno 2015

Obbrobri in libreria

Buongiorno!
È da un po' che non mi occupo di cose che, sì riguardano la lettura, ma non hanno a che fare con le varie rubriche di cui scrivo.

Questa mattina stavo spulciando Facebook, come mio solito, e mi è capitata sotto gli occhi questa immagine:


Questa, cari lettori, è la nuova copertina de Il Piacere di Gabriele D'Annunzio per la Mondadori, realizzata da uno studente dello IED di Milano.
Facciamo un momento di silenzio per la morte del buon gusto e per l'inadeguatezza e l'inutilità di una copertina del genere.

Per prima cosa vorrei proprio stringere la mano e congratularmi con chi ha avuto questa brillante idea di mettere in ridicolo il lavoro dei veri grafici, lavoratori che finora non si erano mai vergognati di farsi chiamare così, ma che da oggi in poi andranno a nascondersi, per paura di essere equiparati a tale persona.
Secondariamente, per quanto non mi piaccia D'Annunzio, devo spezzare una lancia in suo favore, per come sia stato denigrato e maltrattato, soprattutto perché l'opera in sé non può essere raffigurata e riassunta con tale immagine.
Riporto la quarta di copertina che c'è su GoodReads (nell'edizione della Giunti):
Vivere la vita come un'opera d'arte, amare solo ciò che è bello, cogliere l'attimo, godere a fondo di ogni piacere e disprezzare sempre la volgarità. Ecco le semplici regole di Andrea Sperelli, giovane e nobile frequentatore di salotti nella Roma viziosa di fine Ottocento. Il suo unico scopo è quello di condurre una vita straordinaria, fatta di mondanità, donne e avventure, da seduttore impenitente e amante focoso. Ma dietro l'euforia, dietro i godimenti, si scorge forse un'ombra. Andrea si finge spavaldo e risoluto, eppure la malinconia e la solitudine sono in agguato, pronte a giocargli sul più bello un subdolo scherzo, definitivo e tragico.
Vorrei far notare una cosa che, sebbene sia stata scritta da qualcun altro che non sia l'autore stesso in relazione al libro, mi dà da pensare che chi ha realizzato tale copertina e quelli della Mondadori non sappiano di cosa si stia parlando: disprezzare sempre la volgarità.
Questo penso sia il nocciolo della questione: questa copertina è volgare e un insulto gratuito al buon gusto, nonché, come già detto, all'opera e all'autore, che di sicuro non si aspettava che più o meno un secolo dopo il proprio libro venisse trattato così.

Più di qualcuno – a cui do pienamente ragione – ha parlato di una perfetta operazione di marketing, perché presentando una copertina del genere è naturale che se ne parli e, così facendo, si ponga l'attenzione sul contenuto di un libro che è soggetto a numerosi pregiudizi (e lo dico da persona che non lo ha letto (e non ho alcuna intenzione di leggerlo) proprio per i pregiudizi che ho e perché l'autore mi fa schifo).
Altra attenzione, poi, va dritta alla CE, perché ci si chiede come abbia potuto mandare in stampa un'orrendità simile e perché nessuno si sia posto il problema di cambiare la copertina senza che il libro, un classico di fine Ottocento/inizio Novecento, venga equiparato a porcate come le Sfumature.
Se l'intento della CE era quello di far arrivare gente che per il momento ha letto solo la James a un classico, secondo me ha sbagliato approccio, visto che i due autori non si possono neanche lontanamente equiparare; se invece era quello di dare una ventata di novità a un libro obsoleto, ha cannato di nuovo, perché qualunque lettore degno di questo nome non si avvicinerebbe mai a un libro con questa copertina, neanche se fosse una donna in preda agli ormoni (diciamocelo: il modello in copertina non ha niente di particolare, non ha pettorali scolpiti o una muscolatura da far invidia agli uomini pantofolai).
Se, invece, per la Mondadori contano solo le chiacchiere, le visualizzazioni e le condivisioni di questa immagine, allora complimenti, il loro risultato lo hanno raggiunto, perché sono già in tanti a gridare allo scandalo.

Far fare le copertine a persone che stanno studiando e sono alle prime armi mi va bene, ma mettere in ridicolo un'opera letteraria per ignoranza, no, questo non mi sta bene.
E non si tratta di essere bigotti o antichi, ma semplicemente di imparare a usare qualcosa che risponde al nome di intelligenza e che molto spesso non viene usata a dovere o non viene proprio usata.

Ormai il danno è stato fatto e vedremo in libreria questo scempio.

Perdonate il post ricco di acredine, ma quando vedo certe cose non riesco a essere gentile ed educata u.u
Scusate anche se l'ho fatta lunga, spero di non avervi annoiati. Se volete dire la vostra in merito, lo spazio commenti è a disposizione, non siate timidi!

Vi auguro buone letture, sperando di non incorrere in altre oscenità,
Annette.

venerdì 27 febbraio 2015

{Recensione} A letto con il nemico

Autore: Angela D'Angelo
Data di pubblicazione: 15 gennaio 2015
Casa editrice: Rizzoli
Collana: YouFeel
Mood: Erotico
Genere: Rosa, Erotico
Pagine: 166
Prezzo: 2.49€
Quarta di copertina: Cristina De Santis è una donna pratica ed equilibrata, ma quando segue le partite della Stars Roma, la squadra di pallacanestro in cui gioca suo fratello Edoardo, si trasforma in una sostenitrice appassionata, aggressiva e sanguigna.
Soprattutto con gli avversari arroganti, presuntuosi e un po’ duri. Come Nicola Zanini, capitano della squadra rivale e nemico storico di Edoardo: sguardo magnetico e un fisico che toglie il fiato più di una pallonata allo stomaco. La rivalità tra i due uomini non ferma Nico, che inizia a fare una corte spietata a Cristina. Con lui, lei ritroverà se stessa, anche se sarà difficile abbandonarsi completamente. Una donna che ha già visto fallire i propri sogni può fidarsi di un uomo? A maggior ragione se è il nemico?
Quando l’attrazione diventa incontrollabile, la passione supera qualsiasi rivalità sul campo.
Un romanzo coinvolgente ed eccitante come una finale. Un canestro vincente all’ultimo tiro, un incontro che vi terrà incollati e con il fiato sospeso, in cui l’arbitro è soltanto il cuore.


Per prima cosa voglio ringraziare l'autrice, perché è stata lei che mi ha fatto conoscere e leggere il libro. Ovviamente l'avevo già sentito nominare, perché seguo le uscite della collana YouFeel, di cui apprezzo molto il mood ironico, ma l'avevo snobbato perché il mood erotico (e conseguente genere) non fa per me, come sapete.
Diciamo che il genere erotico non è nelle mie corde, soprattutto quando le descrizioni sono molto dettagliate... sarò all'antica, ma certe cose per me devono restare "nel segreto della camera da letto", per così dire. E sarò all'antica anche perché le storie di sesso fine a se stesso non mi piacciono.
Tornando ad A letto con il nemico, mi è piaciuto, ma non tanto quanto speravo.
È vero, le scene più piccanti sono descritte in modo egregio e non sono male, ma è tutto l'insieme che non mi ha fatto dare cinque specchi a questo libro.

La storia ha per protagonista Cristina, tifosa sfegatata di basket ed ex giocatrice; segue la squadra del fratello a ogni partita e a ogni allenamento ed è piuttosto rude quando si tratta di fare il tifo, in quanto i termini che usa farebbero impallidire camionisti e scaricatori di porto.
Il suo personaggio mi ha subito ispirato molta simpatia, un po' mi sono rivista in lei... non che quando vado a vedere le partite della mia squadra di ping pong sia sboccata quanto lei, ma per tutto ciò che ha vissuto nel passato sì, mi ci sono rivista. Anch'io ho dovuto dire addio per un certo periodo allo sport e alla squadra che amavo (quest'ultimo persiste per svariate ragioni, purtroppo) e quindi so come ci si può sentire.
Mi sono vista molto in lei, perché anch'io tendo a restare sulla difensiva e a non farmi ingannare troppo dai sentimenti, soprattutto quando questi potrebbero portarmi a soffrire. Sono stata spettatrice troppe volte dei miei insuccessi nei più svariati campi. Questo aspetto accomuna molto me e Cristina, quindi sono stata molto felice di poter leggere di una donna simile a me, anche per poter imparare dai suoi errori. Lo so, è un ragionamento contorto, ma spero che abbiate capito cosa intendo.
L'altro protagonista, se così lo si può definire, è Nicola, un giocatore di basket talentuoso, bello e possente che ha il pregio di far cadere tutte le donne ai propri piedi. Tutte tranne una, Cristina appunto. E questo gli fa accettare la sfida, ovvero conquistarla e farla sua.

Se in un primo momento ho molto apprezzato i battibecchi tra Cristina e Nicola, poi il fatto che lei abbia capitolato dopo un paio di moine mi ha fatto storcere il naso.
Ho trovato questa cosa, infatti, molto incoerente. Mi spiego: prima di tutto Cristina ha tenuto a precisare che lei vuole un uomo che non la desideri solo per il suo corpo, poi però cambia idea non appena le arrivano un mazzo di rose, dei cioccolatini e un invito galante.
Capisco che il romanzo fosse breve, ma saltare così da un'idea all'altra mi ha dato l'impressione di una protagonista insicura, che non sa quello che vuole e anche estremamente infantile.
Per quanto riguarda Nicola, invece, mi ha dato l'impressione di essere molto maturo. Certo, all'inizio non si fa scrupoli di essere un donnaiolo, ma quando capisce cosa prova realmente cerca in tutti i modi di far capire a Cristina com'è e cosa vorrebbe. Peccato che Cristina, proprio perché non si fida, non creda minimamente in lui.
Se all'inizio Cristina era quella matura e Nicola il ragazzino, alla fine era il contrario. In un romanzo più lungo questo cambio sarebbe stato molto apprezzabile, ma se per il secondo la crescita è stata graduale, per la prima, come già detto, è stato tutto improvviso.

Il lato erotico del libro non ha aggiunto né tolto nulla alla storia. C'è di buono che non ho provato ribrezzo leggendo, come è successo per altri libri in cui questo lato era abusato e descritto malissimo.
I capitoli dedicati al sesso tra i due protagonisti, però, mi sono sembrati inseriti nella trama quasi per riempire degli spazi e mi ricordavano tanto le PWP (Plot? What Plot?).
Capisco perfettamente che servivano alla storia per far capire come si evolveva il rapporto tra Cristina e Nicola, la cosa che mi ha fatto storcere il naso è appunto il fatto che Cristina si conceda a lui alla prima occasione come se tutto ciò che aveva detto all'inizio non importasse più.
Ripeto, sarò all'antica per certe cose e forse non sopporto molto bene i cambiamenti, ma l'incoerenza non mi piace mai.

Rileggendo questa recensione sembra che il libro non mi sia piaciuto, ma non è così. Purtroppo ci sono questi punti deboli che non mi hanno fatto apprezzare a pieno la lettura ed è un peccato, perché la storia – seppure un po' banale e lineare – non è brutta, anzi, chi non vorrebbe stare con un bel ragazzo biondo con gli occhi verdi che ti fa sentire viva a ogni tocco?
Senza contare il fatto che è scritto molto bene (qualche refuso è scappato qui e là, però) e assorbe completamente il lettore nella lettura, visto che non ci si accorge neanche di superare pagina 100 =D Lo stile dell'autrice è fluido e senza fronzoli inutili, mi è piaciuto molto e mi piacerebbe che altri autori scrivessero come lei, così da non appesantire inutilmente la lettura.

Penso di aver detto tutto e spero di non aver dimenticato qualcosa.
Mi dispiace non aver apprezzato del tutto il libro, ringrazio ancora Angela per avermelo mandato (e per aver insistito un po' =P), è stata una lettura molto piacevole.
Spero di leggere qualcos'altro di suo presto.

Voto:

Non mi resta che augurarvi buona giornata e buone letture ;)

mercoledì 18 febbraio 2015

{Recensione} Il ritratto di Dorian Gray

Autore: Oscar Wilde
Data di pubblicazione: 1 giugno 2000
Editore: Einaudi
Genere: Narrativa, Storico
Pagine: 242
Prezzo: (Regalatomi)
Quarta di copertina: Dorian Gray, un giovane di straordinaria bellezza, si è fatto fare un ritratto da un pittore. Ossessionato dalla paura della vecchiaia, ottiene, con un sortilegio, che ogni segno che il tempo dovrebbe lasciare sul suo viso, compaia invece solo sul ritratto. Avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, mantenendo intatta la freschezza e la perfezione del suo viso. Poiché Hallward, il pittore, gli rimprovera tanta vergogna, lo uccide. A questo punto il ritratto diventa per Dorian un atto d'accusa e in un impeto di disperazione lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto: il ritratto torna a raffigurare il giovane bello e puro di un tempo e a terra giace un vecchio segnato dal vizio.


Da quanto lo avevo in lettura? Da dicembre, l'ultima volta che l'ho iniziato, ma da molto prima gli anni scorsi.
Per me questo libro si divide in due parti: la prima molto interessante, bella e avvincente, la seconda più noiosa, ricca di roba inutile (tranne qualche stralcio di conversazione di Lord Henry) e molto sottotono.
Wilde è uno dei miei autori preferiti, l'ho già detto, ma è bene ribadirlo, e mi dispiace immensamente che questo suo libro non mi sia piaciuto.
La parte psicologica è molto ben fatta, anche quella filosofica, infatti tantissime cose che dice Lord Henry sono delle vere e proprie perle da tenere a mente, ma la storia in sé dopo un po' traballa, diventa noiosa e illeggibile.
Se non mi fossi imposta di arrivare alla fine, probabilmente avrei abbandonato la lettura molto tempo fa e molte pagine prima della conclusione, infatti per me il libro poteva concludersi tranquillamente dopo la metà, pagina più pagina meno.
È stata una vera e propria fatica finirlo, benché gli ultimi capitoli li abbia letti in un pomeriggio.
Non è molto lungo, eppure mi ha dato del filo da torcere.

Ho odiato Dorian Gray.
Sono sincera, il suo personaggio non mi è piaciuto. È infantile, stupido, presuntuoso, se l'intento di Wilde era quello di far odiare un personaggio già alla prima pagina ci è riuscito perfettamente. Così come è riuscito magistralmente a rendere la società del suo tempo, tanto superficiale e scialba... o almeno così è come l'ho letta io.
Tra tutti i personaggi, il protagonista è quello che mi è piaciuto di meno e che avrei voluto strangolare io stessa dopo una riga.
Andando avanti col libro Dorian Gray peggiora, più invecchia più diventa infantile, come se tutto gli fosse dovuto.
Ho apprezzato molto di più il personaggio di James Vane, che, in teoria, dovrebbe fare la parte del cattivo.

Lord Henry, invece, è il personaggio che ho preferito in assoluto, si vede che è Wilde stesso che parla e che tutte le cose che dice sono farina del suo sacco, vengono dal suo animo e dalla sua filosofia.
Benché io non sia un'amante della filosofia (non ne ho mai capito il senso, chiedo venia), Lord Henry, con le sue parole, mi ha avvicinata un po' di più alla materia, ha aperto porte che pensavo inchiodate da tempo.
Tutto ciò che dice si può adattare alla perfezione alla società odierna, al modo di vivere del giorno d'oggi, i suoi ragionamenti non fanno una piega e, anzi, alla luce del XXI secolo si può vedere come la società in fondo non sia cambiata poi molto. Certo usi e costumi sono diversi, abbiamo preso abitudini che nel 1800 erano impensabili, eppure nelle parole di Lord Henry (e di Wilde, quindi) ho visto lo specchio di una società che non ha fatto molti passi avanti, anzi semmai è regredita, sotto certi punti di vista.

So che è una recensione un po'... corta, chiedo venia, ma non voglio dilungarmi troppo, mi sembra di aver già detto tutto quello che avevo da dire.
Ripeto, mi dispiace che il libro non mi sia piaciuto come speravo.

Voto:

Vi ringrazio per l'attenzione, buon pranzo e buone letture ;)
Annette.
Recensione partecipante alla 25 books in 2015 Reading Challenge (un libro che hai iniziato ma mai finito) di Patrizia P del blog Evasione libri.

venerdì 16 gennaio 2015

{Recensione} Valerie Sweets - Parte I

Autore: Manuel Marchetti
Data di pubblicazione: 15 gennaio 2014
Editore: Nativi Digitali
Genere: Urban Fantasy, Thriller
Pagine: 188
Prezzo: 0.99€
Quarta di copertina: "La gente mi dice «Smetti di bere o ci resterai secca!». Se solo sapessero cosa devo affrontare, saprebbero che ho ben più possibilità di essere uccisa da altro, non da degli stupidi e innocui alcolici, che non mi hanno mai fatto male. O quasi."
Dura la vita per Valerie Sweets, tenente nella Polizia di Cold Hill che ogni giorno deve tenere a bada criminali e maniaci. È proprio per questo che beve, e tanto: per dimenticarsi delle pallottole, sparate e ricevute, e per cacciare via i fantasmi. Ed è proprio al Rusty Bar, il posto dove ama sbronzarsi, che inizieranno le grane serie per Valerie, che stavolta non si troverà contro i soliti scagnozzi e gangster, ma un nemico ben più temibile...
Sangue, sacrificio e tanti bossoli sul pavimento: questi sono gli ingredienti di “Valerie Sweets - La gente mi chiede perché bevo”, che vi introdurrà al caratterino dell'omonima protagonista, una "sbirra buona" con il vizio del whiskey e la cattiva abitudine a trovarsi in mezzo a storie più grandi di lei. Così, in questo primo capitolo della sua trilogia, Valerie vi racconterà le sue disavventure tra gang di farabutti vendicativi e colleghi troppo premurosi, ma addirittura fotografie che predicono il futuro e la consapevolezza che c’è qualcuno che non vede l'ora di raggiungere il nostro mondo per farlo diventare un vero inferno.
Non è il solito poliziesco, non è il solito fantasy, la storia di Valerie Sweets è entrambe le cose e molto di più. La volete scoprire? Preparatevi un bel bicchiere di roba forte, ne avrete bisogno... o altrimenti offritelo a lei, non rifiuterà.


Ho finito ieri sera questo libro e la mia espressione è ancora questa: O.O
Io adoro i thriller (di solito leggo per lo più gialli, ma non disdegno neanche questo genere un po' più forte) e adoro il fantasy. Quindi se ci sono entrambi in un libro mi potrebbe piacere ancora di più. Dico potrebbe perché ci sono infiniti fattori che possono farmi cambiare idea durante la lettura.
Questo libro è forse uno di quei potrebbe.
Non dico che non mi sia piaciuto, ma diciamo che non sono ansiosa di leggerne il seguito.
I fatti iniziali sembrano del tutto slegati (e forse gli è stato dedicato anche un po' troppo spazio) dal resto, tranne che per due piccoli avvenimenti che fanno capire (attraverso dei grandi ragionamenti, perché non è subito chiaro, eh) che c'è di più, che deve succedere qualcosa di più grande.
Fino a metà libro mi piaceva, ho trovato davvero originale la parte delle foto che arrivano a Valerie e le mostrano il futuro, ma poi ho iniziato a chiedermi quanto mancasse ancora per finire il libro e questo non va bene.
Non mi sentivo più coinvolta, ma solo schifata e annoiata. Ho finito il libro perché sì, volevo sapere come finiva, ma dopo un po' avevo già capito dove l'autore sarebbe andato a parare e non mi meravigliavo più di nulla. Il finale l'ho trovato un po'... banale.

L'autore ha uno stile accattivante, diretto e senza fronzoli e questo è da apprezzare, perché non tutti riescono a scrivere qualcosa di decente, coerente e interessante senza girare troppo intorno alle cose.
Il contro, quello principale, di questo stile è che descrive tutto in modo brutale.
Io capisco che sia un thriller e quindi non ci sono fiorellini nei campi o uccellini che svolazzano e cuoricini in ogni dove, però, è tutto troppo, non so come altro spiegarlo. Chiedo venia.

Il personaggio principale è Valerie Sweet, una poliziotta che non si fa degli scrupoli a usare la forza o la pistola quando è necessario.
Il suo personaggio mi è piaciuto, perché è ironico e con la testa abbastanza sulle spalle; certo, è un'alcolizzata, quindi quanto può essere bello il suo personaggio? Non molto, se lo consideriamo solo in questi termini. Ma dopo la metà del libro (quella metà che non apprezzato poi molto) diciamo che questo diventa solo un altro aggettivo e nulla di più.
Dicevo che la prima parte del libro mi ha coinvolta di più perché si è creata fin da subito una certa empatia con Valerie ubriaca, empatia che poi, nella seconda parte del libro è man mano scemata, per lasciare il posto a qualche espressione schifata e un paio di sbadigli.
Gli unici personaggi degni di nota, alla fine, sono proprio Valerie e Lyra, l'amica che la contatta mostrandole cosa potrebbe succedere in un futuro molto prossimo (a volte si tratta di pochi secondi). Anche se devo dire che ho sperato fino all'ultimo che Adam sopravvivesse (e ancora non mi è chiaro se sia vivo o meno), perché non era un personaggio brutto o che altro, ma era un tipo normale e forse un po' gestito male.

Ho trovato davvero eccessive le scene truculente e piene di tagliuzzamenti.
Ho trovato eccessive le scene di violenza gettate per creare suspense e far vedere quanto cattivo fosse il cattivo e apparentemente invincibile.
Ho trovato eccessive le pagine che mi separavano dal finale (aperto e con tanto di minaccia alla protagonista).
Va bene, è un thriller, probabilmente qualcuno mi dirà "Ma cosa ti aspettavi? Sbaciucchiamenti in ogni pagina?" e la mia risposta è no, come ho già detto, so bene come sono i thriller, leggo libri di questo genere e vedo anche film (tra l'altro, i film thriller mi piacciono nonostante il sangue che scorre a fiumi, mentre i film horror non li posso reggere), ma qui arriviamo appunto a sfiorare il genere horror, che non è certo tra i miei preferiti.
E per fortuna che è un libro e non un film, altrimenti avrei smesso di guardarlo ben prima della fine =D

L'elemento fantastico per un bel po' mi ha fatta dubitare che si trattasse effettivamente di uno urban fantasy, perché c'era qualcosa che non mi convinceva e, anzi, avrei detto che si trattava più di qualcosa più vicino alla fantascienza (altro genere che mi piace), che al fantasy stretto, ma poi andando avanti con la lettura la cosa si è delineata meglio. Anche se ci sarebbero parecchie domande a cui l'autore avrebbe dovuto rispondere già da questo libro, perché non è che sia stato chiaro al 100%. Ma forse le domande trovano risposta negli altri due.
Sinceramente – è brutto da dire – non mi interessa poi molto e non lo voglio neanche sapere.

Una cosa che proprio mi ha mandata in bestia, invece, è stata la mancanza di rilettura o comunque di un ultimo controllo prima di pubblicare. Non che ci siano errori grossi che ti fanno venir voglia di scaraventare l'ebook nel cestino, ma a me hanno dato fastidio comunque.
Parto da un esempio, che forse così è più semplice spiegare cosa intendo.
«Allora fa venire Katy da te, vi passerò a prendere e andremo da Ben, ma comunque avvertilo di nascondersi finché non andremo a prenderlo, ci siamo capiti?»
Notate niente? Io sì, purtroppo, ho notato eccome.
A meno che la grammatica italiana (che ho ripassato da poco insieme a Gabriella, visto che le do ripetizioni) non abbia cambiato regole, se il verbo è imperativo e omette l'ultima lettera, bisogna aggiungere l'apostrofo, altrimenti diventa un verbo al presente indicativo e non si tratta più della seconda persona singolare, ma della terza. È una cosa che si impara alle elementari, cavoli!
Per tutti gli imperativi del libro non c'è neanche un apostrofo.
Io non credo sia una regola così stupida da non essere ricordata né dall'autore né dall'editor che ha revisionato il testo, allora perché mancano tutti gli apostrofi?
Ovviamente gli apostrofi mancanti non sono gli unici errori, perché in più punti ho visto preposizioni messe a casaccio o, addirittura, verbi vicini che non c'entravano nulla l'uno con l'altro, ma semplicemente l'autore (o l'editor) aveva fatto una modifica al testo dimenticando verbi, aggettivi, preposizioni, ecc.
Il libro è stato pubblicato un anno fa, possibile che nessuno se ne sia mai accorto? Possibile che neanche i lettori più attenti abbiano fatto caso a queste piccolezze?
Mi dispiace sia per l'autore sia per la casa editrice, che non fanno proprio una bella figura.

Concludendo, mi dispiace dire che non voglio leggere il seguito, perché c'erano tutti i presupposti per leggere un bel libro, degno di questo nome, ma la truculenza delle scene, i personaggi non sempre ben delineati, la mancanza di apostrofi (per me è importante che un libro sia scritto bene, mi dispiace) e gli errori qui e là, mi fanno sconsigliare questo libro, soprattutto a chi odia leggere di tagliuzzamenti e violenza "perché sì" ogni due righe.
Sono anche stata generosa con la valutazione che gli ho dato, perché in fondo la prima parte non mi è del tutto dispiaciuta.
Voto:

Spero di essere stata utile con questa recensione e mi dispiace che il libro non mi sia piaciuto.

Vi ringrazio per l'attenzione =)
Buone letture,
Annette.

Recensione partecipante alla 25 books in 2015 Reading Challenge (un libro con una eroina femminile) di Patrizia P del blog Evasione libri.

martedì 4 novembre 2014

Un libro è un libro, ma...

Da qualche giorno sto seguendo l'iniziativa #unlibroèunlibro legata al fatto che ci siano due pesi e due misure riguardo il costo dell'IVA sui libri cartacei e sugli ebook.

L'IVA sui libri cartacei è fissa al 4%, mentre per gli ebook è al 22%, un salasso se si pensa che sono praticamente lo stesso prodotto e, anzi, gli ebook costano notevolmente di meno, visto che non hanno costi particolari per quanto riguarda la carta, la distribuzione tradizionale e altre cose tipiche del primo.
Siamo tutti d'accordo che l'IVA dovrebbe essere uguale per entrambi, ma ci sono due ma grandi quanto un paese.

Per il primo ma ringrazio LadyAileen di Una passione e oltre, perché lei, come tanti altri, sta ancora battendo per abolire la famosa Legge Levi.
Come sapete la Legge Levi ha imposto un tetto, fissato al 15%, per gli sconti applicabili ai libri, al fine di equiparare grandi catene di distribuzione come Feltrinelli, Mondadori, Giunti ai piccoli e medi distributori che non possono fare gli stessi sconti applicati altrove, e stabilisce che "i saldi" possono essere effettuati solo una volta all'anno e non nel periodo natalizio.
Così facendo, però, si va sempre a gravare sulle tasche dei lettori, perché i libri non costano certo poco e quindi si ha anche avuto un rialzo dei prezzi di copertina.
Io, come LadyAileen e tanti altri, sono d'accordo sull'abolizione di questa legge assurda e sarei molto contenta se finalmente si facesse una legge che riguardasse il tetto massimo di prezzo, perché spendere anche 30-40€ (sconto o non sconto del 15% son sempre tanti soldi) per un libro mi sembra un'esagerazione.

Piccola nota: la Fanucci, su facebook, aderisce all'iniziativa #unlibroèunlibro e più di qualcuno ha fatto presente, tra le altre cose, che Elantris in edizione cartacea è in vendita a 30€, cosa davvero improponibile per un libro normale. La risposta della CE è stata questa:

Questa immagine non è stata modificata, se non le credete, potete andare qui e leggere con i vostri occhi!
La cosa che mi ha schifata di questa risposta è stata il fatto che la Fanucci – che sempre su FB ricorda che dal 1971 si dedica a diffondere il fantasy in Italia – consideri il genere fantasy qualcosa di nicchia e che quindi è plausibile e normale che possa costare anche tanto. Sono anni che il fantasy è stato sdoganato e non è più un genere di nicchia, ma chissà come mai qualcuno lo pensa ancora.
L'atteggiamento della Fanucci per me è follia pura, sotto vari punti di vista.

Ritornando a #unlibroèunlibro, il secondo ma è una mia personale riflessione.
Nella rete c'è qualcuno che dice che se non si abbassa l'IVA dell'ebook, non ci potrà essere un ricircolo della cultura, pensando – erroneamente, secondo me – che la cultura vera e propria passi per i libri che si trovano in vendita in libreria o negli store online.
Per quanto possa essere d'accordo che anche un libro divertente, frivolo e leggero possa rientrare in quella che viene definita cultura personale, da qui a dire che qualsiasi volume sia cultura (magari anche con la c maiuscola) ce ne passa.
Ma se proprio vogliamo che ogni libro sia cultura, allora com'è che in libreria e non solo ci sono dei prodotti che non sono di qualità?
Di sicuro se ci fossero più uscite di qualità o anche solo scritte in modo più decente, probabilmente la lettura non sarebbe un piacere per pochi.
Sia chiaro: parlo di qualità prevalentemente per quanto riguarda la scrittura, quindi libri scritti bene, traduzioni fatte secondo i crismi della lingua in cui vengono tradotti, ecc.
Ogni volta che vado in libreria mi ritrovo davanti titoli improbabili, libri scritti con i piedi (anche per questo non leggo molti autori italiani), traduzioni illeggibili, grammatica e ortografia stuprate per fini commerciali.
Capisco che probabilmente la qualità per le CE non sia così importante perché non fa vendere tanto come la quantità, ma secondo me ce ne vorrebbe un po' di più.

Lo so, i miei pensieri rasentano l'utopia, ma non fa male pensare un po' a qualcosa da fare per cambiare le cose, anche se sono soltanto sogni.
Spero di essere riuscita a chiarire almeno un po' il mio punto di vista.

Voi cosa ne pensate dell'iniziativa #unlibroèunlibro?
Annette.

lunedì 4 agosto 2014

{Recensione} Il Giglio Insanguinato

Nota: Sono finalmente in grado di riattivare il blog, finalmente ho un computer funzionante e posso riprendere (parzialmente) da dove ho interrotto. Non appena riavrò anche Photoshop, pubblicherò il post sulla reading challenge per questo mese, visto che siamo ancora ampiamente per tempo ;)
Buona lettura della mia recensione e ben tornati su VM!

 Titolo: Il Giglio Insanguinato
Autore: Anna Maria Pierdomenico
Data di pubblicazione: 30 aprile 2014
Casa editrice: 0111 Edizioni
Collana: LaGialla
Genere: Giallo, Storico, Sentimentale
Pagine: 144
Prezzo: 14.00€
Quarta di copertina: Parigi, 1601. L'arcivescovo Marconi viene ritrovato assassinato nel suo letto con la gola tagliata e un giglio tra le mani. Per far luce sull'accaduto, da Roma vengono inviate due spie al soldo del papato, Giulio e Fiamma Ranieri, che avranno anche il compito di farsi ricevere dal re di Francia per testarne la lealtà verso il papato. Interrogando Jacques, il segretario dell'arcivescovo, e collaborando con il tenente Saint Martin scoprono che l'arcivescovo trent'anni prima si era macchiato di una colpa che doveva assolutamente restare nascosta. Dagli sfarzi del Louvre di Enrico II allo squallore dei vicoli più poveri di Parigi, Fiamma e Giulio si ritroveranno intrappolati in una rete di silenzi e di sangue, fino a scoprire un segreto che potrebbe distruggere l'intera Francia.


Parto dal presupposto che questo libro mi ha interessata fin dal primo momento in cui ho letto la trama, quando l'autrice stessa l'ha messo in catena su aNobii, e non pensiate che non mi sia piaciuto, anzi, l'ho adorato, nonostante ci siano alcune cose che non mi hanno convinta del tutto e l'editing è completamente assente, ma di questo ne parlerò diffusamente tra poco.

Quando viene ritrovato il corpo senza vita dell'arcivescovo Marconi a Parigi, da Roma vengono inviati Giulio e Fiamma Ranieri per indagare sull'accaduto e assicurare alla giustizia l'assassino.
I due protagonisti sono fratelli, baroni, molto vicini al papato, ma del tutto insospettabili, o almeno così dovrebbe essere.

Ecco la prima cosa che non mi ha convinta: all'inizio si lascia intendere che Giulio e Fiamma siano due spie al soldo del papato. Io ho sempre pensato che le spie dovessero passare inosservate, confondersi nella gente, non far sapere ai quattro venti chi sono, cosa fanno e perché lo fanno.
Nel libro, invece, Fiamma ribadisce a ognuno chi siano lei e il fratello e se ne va in giro sbandierando l'anello papale che le dà qualsiasi potere.
Sono scelte dell'autrice, è chiaro, ma mi è parso un po' strano.

Altra cosa che mi ha lasciata un po' perplessa è la caratterizzazione dei personaggi: Fiamma è una donna forte, indipendente, che lotta contro le discriminazioni di una società ancora ben ancorata al Medioevo, benché quello sia finito da circa un secolo e mezzo. Il personaggio di Fiamma mi è piaciuto molto, così come mi è piaciuto Armand de Clemency, il duca francese che conosce molto bene sia il cardinale Scala sia la famiglia reale francese.
Giulio, invece, mi è parso un po' superficiale, non so se fosse voluto o ché, ma diciamo che non ha lasciato molto il segno, anzi, la stessa autrice lo fa uscire di scena prima con la sorella del conte de Clemency, poi in prigione.
Anche Amelie de Clemency, sorella di Armand, l'ho trovata superficiale e molto infantile, probabilmente perché è l'amante del re.
I frati, la regina Margot, suor Charlotte e altri personaggi che fanno più o meno da comparse, invece, sono molto ben caratterizzati, i loro caratteri catturano il lettore e lo fanno immergere nel loro mondo e nel 1601.

Mi sono immersa molto bene nella vita del 1601 soprattutto grazie all'autrice che ha fatto un grandissimo lavoro di documentazione, si nota, infatti, che Anna Maria abbia studiato e si sia informata prima di scrivere. E io apprezzo sempre quando ciò accade, perché vuol dire che lo scrittore ha il pieno rispetto dei propri lettori.

Nonostante la trama sia avvincente e i personaggi, bene o male, siano interessanti, c'è un problema di fondo con la scrittura.
Molto spesso mi sono persa durante la lettura, perché mi venivano in mente le correzioni da apportare, le frasi da riscrivere più o meno totalmente, gli incisi del discorso diretto da aggiungere qui e là per capire chi stesse parlando e con che tono, le sostituzioni di suo/suoi/sue con proprio/i/e, le d eufoniche davanti alle consonanti, ecc.
Questo era il secondo libro della 0111 che leggevo ed è stata la seconda volta che mi sono chiesta se ci fosse stato un lavoro di editing alle spalle, perché a giudicare da tutti i refusi, gli errori, le frasi sconnesse e i mancati consigli all'autrice per rendere il libro leggibile, direi che questo testo non è stato rivisto se non dalla stessa Anna Maria.
Trovo che questo atteggiamento da parte di una casa editrice (di qualunque tipo essa sia, grande, media o piccola) sia una vera e propria presa in giro, sia per l'autore, sia per i lettori, che si aspettano un prodotto di qualità e si ritrovano, invece qualcosa di poco curato. Soprattutto se poi fanno pagare un libro un bel po' di euro.
Un vero peccato per chi ha speso il proprio tempo nella scrittura di qualcosa di valido, sperando di far appassionare i lettori.

Riassumendo: da un punto di vista della trama, nulla da eccepire, è un giallo costruito molto bene e coinvolgente; da un punto di vista di personaggi ed editing, invece, c'è ancora qualcosa da sistemare... se, come spero, l'autrice dovesse passare di qui, sappia che mi propongo per editare questo suo libro, perché mi dispiace davvero che non sia al livello di tanti altri libri, perché si meriterebbe di arrivare molto in alto.

Voto: 1/2

Spero che questa mia recensione non proprio positiva non vi abbia fuorviati troppo, perché consiglio questo libro assolutamente ;D

Buona serata,
Annette.

sabato 31 agosto 2013

{Saturday Review} Switched. Il segreto del regno perduto


Sabato di "prime visioni", infatti ho deciso di ricominciare anche la mia iniziativa del sabato, aka Saturday Review, che sostituisce In My Mailbox, ormai andato in pensione da tempo qui sul blog.
Ho deciso di iniziare SR in questo 2013 con un libro che ho letto tempo fa, ma che non avevo ancora avuto modo di recensire:

Autore: Amanda Hocking
Data di pubblicazione: 2012
Casa editrice: Fazi Editore
Collana: Lain
Genere: Urban Fantasy, Young Adult, Paranormal Romance
Pagine: 334
Prezzo: 7.90€
Quarta di copertina: Wendy Everly ha diciassette anni, capelli sempre arruffati e un carattere insolitamente difficile. Vive con il fratello e la zia in una piccola, noiosa cittadina di provincia. La madre è ricoverata in una clinica psichiatrica, da quando ha tentato di uccidere la figlia il giorno del suo sesto compleanno. È stato allora che Wendy le ha sentito pronunciare per la prima volta un'accusa terribile: di avere in qualche modo preso, alla nascita, il posto del suo vero figlio. Adesso le giornate di Wendy trascorrono pigre, tra un liceo dove non s'impara nulla di davvero eccitante e una vita sociale e familiare prevedibile e monotona, quando va bene.
Condizionare le azioni altrui con al forza del pensiero potrebbe essere un modo per scacciare la noia, ed è proprio quel che le capita e che non sa spiegare. Uno strano potere che viene da lontano ma di cui lei non può ricordare l'origine.
A offrirle una conturbante risposta sarà Finn, un affascinante ragazzo da poco in città che si manifesta una notte alla finestra della sua stanza. È infatti lui che le rivela la sua vera identità di changeling e le dischiuderà le porte di un mondo attraente e sconosciuto, duro e sconvolgente, dove la magia è di casa. Un mondo percorso da insidie cui Wendy scopre dolorosamente di appartenere, e dove le è riservato un destino più grande di quanto lei possa immaginare.


Ero molto curiosa di leggere Switched, sia perché avevo voglia di qualcosa di leggero, sia perché finalmente non c'erano le solite creature fantastiche stuprate da menti assai poco geniali.

Avevo adocchiato la saga della Hocking già da tempo, diciamo da quando varie lit-blogger lo recensivano in modo più o meno entusiastico e così, quando ho visto il prezzo non eccessivamente alto (7.90€) l'ho comprato.
Ci ho messo un po' a leggerlo (tra febbraio e marzo), lo ammetto, ma questo "ritardo" era causato da impegni vari che mi hanno tenuta lontana dal libro.
Devo dire che comunque si legge in pochissimo tempo, il racconto è molto scorrevole, gli avvenimenti si susseguono quasi senza sosta e questo facilita una lettura veloce.

Ovviamente è un libro prettamente per adolescenti, a volte banale.
La storia è incentrata su Wendy, diciassettenne che, fin da piccola, ha dovuto lottare per essere accettata dagli altri e sembra che gli unici che le vogliano bene e tengano a lei siano sua zia e suo fratello.
La madre è chiusa in un istituto psichiatrico dopo aver tentato di uccidere Wendy e non ha più nessun contatto con la ragazza, tranne in un momento del libro in cui la figlia va a farle visita per avere dei chiarimenti.
Un giorno, però, la vita di Wendy cambia: Finn, un nuovo studente del suo liceo, inizia a fissarla e a seguirla ovunque e, nonostante le insistenze della ragazza a lasciarla in pace, c'è un'attrazione molto particolare tra loro due.
Dopo il ballo studentesco, Finn le rivela di essere una changeling, cioè
[....] un bambino scambiato di nascosto con un altro. [...]
e una Trylle, componente di una delle tribù di troll.
Come se questo non bastasse, Wendy possiede il potere della persuasione, cosa che ha scoperto da molto tempo prima che Finn glielo facesse notare, perché lo usa spesso sulle altre persone, nonostante non abbia minimamente idea come sia possibile.
Dopo la rivelazione di essere diversa, Wendy è costretta a scappare dalla casa in cui vive a causa dei Vittra, e così Finn la porta a Förening, la cittadina dove vivono i Trylle e la sua vera madre.

L'idea di fondo del libro e le creature fantastiche utilizzate dalla Hocking non erano affatto malvagie, ma la storia, come al solito, segue l'ormai abusata trama:
  1. ragazza adolescente scopre di avere poteri sovrannaturali e li usa come capita perché sì;
  2. figo di turno fa la ramanzina alla suddetta ragazza perché usa i poteri a sproposito e le svela il terribile segreto della sua vita;
  3. i due sono costretti a combattere contro il male e a scappare;
  4. la ragazza è perennemente in pericolo di vita, anche se lei non se ne rende conto e passa il tempo a vedere film o a giocare a nascondino con i nuovi amici;
  5. i cattivi trovano la ragazza e cercano di rapirla;
  6. la ragazza scappa dal luogo (ormai non tanto) sicuro;
  7. la storia continua nel prossimo episodio.
Negli ultimi anni tutti i libri urban fantasy hanno questa medesima trama e anche i personaggi si assomigliano, come se le varie autrici non siano in grado di usare un briciolo di fantasia o come se i libri fossero stati scritti dalla stessa persona.

Wendy è la classica ragazzina immatura che pensa soltanto a se stessa, anche se a volte ha degli sprazzi di responsabilità, come quando chiama suo fratello, gli dice che è costretta a scappare e cerca di tranquilizzarlo; Finn è il figo di turno che salva la protagonista dai cattivi che vogliono rapirla, si innamora di lei, ma, fatalità, non possono amarsi come vorrebbero per causa di forza maggiore.
La vera madre di Wendy è una strega, insensibile e incapace di provare dei sentimenti per la figlia, che non ha avuto il minimo scrupolo ad abbandonarla, anzi se ne esce con scuse a dir poco ridicole.
I cattivi sono i soliti cattivi che si trovano in tutti i libri, il problema è che non sono caratterizzati a dovere e così si hanno i soliti cattivi che sono cattivi perché sì (scusate le ripetizioni) e non vedono l'ora di alzare le mani sulla protagonista nel caso in cui questa non segua alla lettera i loro ordini.

Ho trovato originale rendere protagonisti di una storia i Troll, da sempre considerati brutti e cattivi nelle varie storie e leggende narrate (anche in HP abbiamo i Troll di montagna che non brillano certo per intelligenza e acume), l'unico problema è che descrivendoli come dei semplici umani con qualche potere magico si è persa totalmente quell'aura di mistero e di paura che li ha sempre accompagnati.
Anche in questo caso sembra che l'autrice abbia voluto dare una nota originale a una storia altrimenti trita e ritrita.

Nonostante tutti i miei dubbi e le mie critiche, però, sono curiosa di leggere il seguito di questa saga e vedere un po' come va avanti la storia, la mia speranza è quella di trovare un po' più di sostanza.
Per il momento il mio voto si ferma a ★★★.

Spero che questa mia recensione (un po' tardiva, lo ammetto) sia stata di vostro gradimento, ovviamente se la pensate diversamente da me potete dirlo senza farvi troppi problemi, lo spazio commenti è a vostra disposizione ;)
Miss Anne Lynn

mercoledì 19 dicembre 2012

@Nicla Vassallo e le sue pseudo-critiche

In questi giorni sto recuperando un po' del tempo che non ho potuto dedicare alla lettura e alla navigazione su internet e, tra queste due cose, ovviamente, c'è anche l'aggiornare le librerie aNobii e Goodreads e leggere i topic che mi sono persa.

Tra le cose che mi sono lasciata sfuggire c'è l'articolo di una certa (mi scuserà, ma non la conosco, ergo risulterò molto ignorante agli occhi di tale signora) Nicla Vassallo, prof. di filosofia (e filosofa?), pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 7 dicembre.
l'articolo incriminato, leggetelo...
Nell'articolo si parla in modo molto superficiale e altezzoso di un social che frequento da ormai quattro anni, aka aNobii.
Lo ammetto, ci sono tante cose che non mi piacciono di tale sito e che mi disturbano, soprattutto cose tecniche, ma ci sono anche tante delle cose che la signora sopraccitata non si è degnata di controllare se fossero vere o meno.
La signora parla di un luogo in cui i non laureati, i non scrittori, i non qualsiasi cosa si fanno grandi, magari sfogando frustrazioni inespresse contro libri che persone come la Vassallo considera pietre miliari di generi o di correnti di pensiero. Un posto in cui ci sono anche vecchi marpioni che ci provano con qualsiasi cosa si muova, come si usa dire.

Purtroppo per lei, cara signora, aNobii non è questo, ma è altresì un posto in cui è possibile avere libertà di parola (cosa sconosciuta ai più degli autori di articoli che pubblicano su giornali come Repubblica & co.), dire ciò che si pensa dei libri che si leggono, incontrare nei gruppi persone che hanno gli stessi interessi, conoscere di persona autori emergenti o meno in cerca di nuovi lettori e/o di consigli.
È vero che ci sono commentatori acidi e in certi casi non gli do nemmeno torto, viste certe cavolate che vengono pubblicate qui in Italia (ma anche all'estero), ma da qui a dire che chi non ha i titoli per parlare dovrebbe soltanto stare zitto, ce ne passa.
Che poi, se proprio vogliamo essere pignoli, dovrebbe stare zitta lei, mia cara signora, visto che non è iscritta al sito, ha visto solo qualcosina da utente esterno e, molto probabilmente, è stata guidata dall'astio verso chi ha commentato negativamente (con una stellina) un suo libro.
Se davvero è così, le faccio i miei complimenti.

Mi permetta, però, di darle un consiglio, prima di chiudere questo post: la prossima volta che decide di criticare qualcosa per il gusto di farlo, almeno si documenti, lo legga/guardi/visiti più approfonditamente e, solo dopo aver fatto tutto ciò e averci speso qualche anno, si permetta di aprire bocca o toccare tastiera.
Almeno chi l'ha criticata negativamente per il suo libro se l'è sorbito tutto.

E mi scuso con i lettori del blog per questo post, prettamente rivolto a tale signora, ma non ho potuto proprio tacere.

Buona serata a tutti,
Eruannë.

sabato 24 novembre 2012

{Saturday Review} La spiaggia delle anime


Era da un po' che stavo pensando a cosa fare il sabato, per sostituire l'iniziativa In my mailbox – cosa che adoro, ma con la Clock Rewinder non ha più molto senso –, poi qualche settimana fa mi è venuta in mente l'idea di fare la Saturday Review: ogni sabato (spero) vi verrà proposta una recensione a un libro letto durante la settimana o anche già letto da tempo. Vorrei dare una cadenza regolare almeno a una delle recensioni che trovate sul blog durante la settimana.
Per questo primo appuntamento della Saturday Review vi parlerò di un libro che ho finito ieri sera e di cui avevo promesso all'autore la recensione qui sul blog.

Titolo: La spiaggia delle anime
Autore: Roberto Alba
Data di pubblicazione: 2012
Casa editrice: Gremese Editore
Collana: Crimen
Genere: Mistero, Fantastico, Sentimentale, Storico
Pagine: 180
Prezzo: 7.90€
Quarta di copertina: Tutto ha inizio durante l'afosa estate del 1938, in una stanza d'albergo del Dodecaneso, quando un alto ufficiale italiano viene ucciso e il suo assassino porta via una borsa contenente documenti importantissimi. Rivelazioni strategiche. Qualcosa che potrebbe influenzare persino le sorti dell'imminente conflitto bellico. Un gruppo di italiani in vacanza sull'Egeo si ritrova coinvolto, suo malgrado, nella sparizione della borsa e, a bordo di un bellissimo veliero, inizia una logorante guerra psicologica. Chi tra gli ospiti dell'imbarcazione è la spia che si è impadronita dei documenti? La navigazione diventa ben presto un incubo, tra sospetti reciproci e la minaccia di un complotto internazionale...
1978, siamo nello stesso incantevole scenario. Mentre naviga lungo le coste della favolosa Rodi, una coppia spera di risolvere i suoi problemi. I due si salvano da una sciagura e approdano su un'isola sconosciuta, che non risulta tracciata in nessuna carta nautica, ma la cui profanazione porta alla morte...
Arriviamo, quindi, ai giorni nostri. Un giovane avvocato compie un viaggio nell'arcipelago greco per sfuggire alle allucinazioni che lo tormentano e che lo vedono protagonista di un oscuro passato a Rodi. All'uomo sembra di rivivere le stesse vicende che hanno insanguinato l'estate del 1938 e quella del 1978. Le sue "visioni" lo conducono a un'isola che custodisce un terribile segreto.


Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere dei libri in pochissimo tempo (ore o una manciata di giorni) e anche per questo è stato così.
Sono 180 pagine piuttosto piene, e non solo perché è scritto in piccolo (=D), ci sono tanti personaggi, tanti avvenimenti suddivisi in tre storie apparentemente diverse e lontane l'una dalle altre, ma che vengono raccontate parallelamente.

La storia si dipana parallelamente in tre estati fondamentali: quella del 1938, in cui l'autore ci porta a bordo del Principessa Margherita I insieme ai protagonisti della prima vicenda che prende anche delle connotazioni gialle molto forti; quella del 1978, quando una coppia in crisi decide di fare una piccola crociera nel mar Egeo, al largo di Rodi; e infine quella del 2009, dove troviamo un avvocato divorzista che, a seguito di alcune allucinazioni e della convinzione di essere stato adottato, decide di intraprendere un viaggio personale per scoprire i luoghi in cui è nato e vissuto prima di essere adottato.

Queste tre estati sono apparentemente slegate tra loro, infatti per la maggior parte del libro mi sono chiesta cosa c'entrasse la coppia in crisi in tutto questo e perché mai l'autore l'avesse inserita all'interno del romanzo.
Proseguendo con la lettura mi sono detta di stare buona e non prendere a capocciate il computer in cerca di risposte, ma di andare avanti, quasi sapessi che c'era una spiegazione più che razionale per tutto ciò. E infatti poi è arrivata =D
Ma andiamo con ordine.

Tutto ha inizio nel 1938 (o anche prima, nel 1932, quando un corrispondente di guerra americano aspetta di intervistare Hitler, cosa che non accadrà mai, e successivamente, nel 1934, pubblicherà un volume dal titolo Ci sarà la guerra in Europa?), in un albergo viene trovato il cadavere di un uomo barbaramente ucciso a cui sono stati sottratti dei documenti molto importanti che avrebbe dovuto consegnare al Duce. In quello stesso albergo ci sono anche i personaggi che verranno seguiti per l'intera storia: la contessa Mafalda de La Vigne, la sua dama di compagnia Giulietta Sacchetti, il marchese Filippo di Acquariella, sua moglie Matilde Fernetti, il dottor Alessandro Giacchetti e il pittore Adrien Fournier. Tutti ospiti della contessa.
L'"allegra combricola" successivamente salpa a bordo della Principessa Margherita I insieme al conte Paolo Marrone, proprietario del veliero, a Marcello, mozzo, e a un ospite misterioso.
Durante la navigazione ne succedono di tutti i colori, tra cui anche un omicidio e l'attracco in un'isola davvero singolare che non è segnata sulle carte nautiche.

Nel 1978, invece, siamo a bordo di una barca, questa volta i protagonisti sono marito e moglie, Carlo e Luisa.
Con quel viaggio lui spera di appianare i dissidi e le cose non dette per troppi anni, mentre lei cerca un modo per lasciarlo, perché pensa di non provare più l'amore di un tempo.
Anche loro si ritrovano sull'isola deserta in cui sono incappati i partecipanti alla crociera del 1938.
Come ho già detto, apparentemente questa coppia non ha nulla a che fare con il resto della storia, ma andando avanti con la lettura si scoprirà che non è così e che l'autore li ha usati come "anello di congiunzione" tra i fatti del 1938 e ciò che accade al terzo e ultimo protagonista.

Valerio Casti, avvocato divorzista, inizia ad avere delle allucinazioni poco prima di intraprendere una vacanza in Grecia. Vede cose strane, di un'altra epoca, e parla con le voci di persone realmente vissute negli anni '30.
Non riesce a capire cosa stia succedendo e perché all'improvviso ricorda e rivive cose accadute settantun anni prima. E poi ha una convinzione: essere stato abbandonato dalla sua vera madre, presumibilmente greca, visto che l'unica cosa che ricorda di lei è una frase proprio in greco: "Eísai gios mou".
Così la vacanza in Grecia assume i toni della ricerca della propria identità, della propria storia, oltre alla scoperta di una spiegazione di quelle strane allucinazioni.

L'isola su cui approdano il gruppo del 1938 e la coppia del 1978 ha un ché di strano, magico, oscuro: al calare della sera, infatti, compaiono delle strane luci che danzano sul mare. Ed è proprio a causa di queste luci che l'isola può considerarsi maledetta.

Ho cercato, con questi riassuntini, di spiegarvi a grandi linee la storia, ma al tempo stesso di non svelarvi troppo, perché non vorrei rovinare la sorpresa e la lettura ad altre persone.
Posso dirvi, comunque, che questo libro è scritto molto bene, non ci sono errori, fraintendimenti, tutto è chiaro e limpido così come lo descrive l'autore. E anche i punti più oscuri, le domande che ci si pone durante la lettura, alla fine trovano risposta.
Risposte plausibili, razionali.
È stato un vero piacere leggere questo libro, anche se, per quanto riguarda i miei gusti puramente personali, si poteva benissimo fare a meno di certi dettagli e/o descrizioni che a quel punto sì, non c'entrano nulla con quanto si racconta.
Ho trovato un po' forzata e alquanto fuori luogo la narrazione del "rapporto" tra Matilde e Marcello... poi può darsi che sia troppo bigotta e odii dal profondo le storie a sfondo sessuale inserite in libri di altra natura, ma mi ha particolarmente disgustata e obbligata a saltare buona parte di quel passaggio. In questo penso che l'autore abbia avuto una brutta caduta di stile.
Fortunatamente è soltanto un episodio, perché il libro è molto bello e veramente ben scritto.

I personaggi sono caratterizzati molto bene, mi sono ritrovata molto in Victoria, la figlia del tassista abusivo di Valerio. Probabilmente è quella più vicina a me caratterialmente e come età e quindi mi sono immedesimata parecchio in lei, anche se la si vede poco all'interno della storia, ma è stata capace di "farsi valere"...
Avrei preso volentieri a bastonate, invece, la contessa Mafalda, suo cugino il marchese con Matilde, il pittore (che poi ha ciò che si merita! =D), Luisa e Linda, la segretaria di Valerio. Infatti questi sono i personaggi che ho meno sopportato di tutta la storia, mi hanno dato proprio sui nervi.

Davvero particolare la storia delle luci, prometto di fare un ripasso dei vari miti e leggende, perché è stato davvero interessante scoprire la loro storia.
E non aggiungo altro, altrimenti che sorpresa è?! =D

Per concludere, visto che l'ho fatta parecchio lunga, faccio i miei complimenti all'autore, che ha saputo scrivere un libro del genere non cadendo nel banale (tranne quella singola volta che ho già detto sopra), ma ha creato qualcosa di degno di nota. E complimenti anche per essere stato finalista al torneo IoScrittore con questa storia.

Voto: ★★★★ che sarebbero state cinque, se non ci fosse stato quello scivolone. Peccato u.u

Buone letture,
Eruannë.

Questa recensione partecipa alla
Hogwarts Reading Challenge
 

mercoledì 21 novembre 2012

{Recensione} Biancaneve e il Cacciatore

Titolo: Biancaneve e il Cacciatore
Autore: Lily Blake
Data di pubblicazione: 2012
Casa editrice: Mondadori
Genere: Fantasy
Pagine: 235
Prezzo: 16.00€
Quarta di copertina: Re Magnus è in guerra contro un terribile nemico. Ma armi e battaglie non lo distraggono dal doloroso ricordo della moglie perduta. Di lei gli rimane solo la piccola Biancaneve. Fino al giorno in cui, nella Foresta Tenebrosa, il re incontra una donna bellissima, capace di farlo innamorare di nuovo: la malvagia Ravenna. È la regina del Male, che con le sue arti di magia nera, assorbe dal cuore delle fanciulle l'eterna giovinezza, uccidendole. La prossima vittima è Biancaneve. Ma sotto il candore della pelle e l'ingenuità dello sguardo, la ragazza cela un animo guerriero. Ed Eric, il cacciatore destinato a sopprimerla, si troverà di fronte una donna coraggiosa, affascinante, e decisa a combattere... nonché una banda di nani ribelli che darebbero la vita per lei. La perfida Ravenna ha i giorni contati...
La celebre favola di Biancaneve si trasforma in un racconto epico, dark e romantico.


Libro che ho letto in una manciata di ore (calcolate che l'ho iniziato ieri sera e l'ho finito verso le 12.00 di oggi, facendo una lunga pausa per dormire quelle 6-7 ore che mi servono per essere fresca e riposata =D) e che mi fa pensare di non aver perso nulla non essendo andata a vedere il film.
L'idea di fondo era anche buona, peccato che il tutto sia raccontato in modo pessimo, complice, come sempre, anche la traduzione orrenda che ha fatto la Mondadori (non mi aspettavo nulla di meglio, sia chiaro, ormai ho perso completamente le speranze di vedere un libro decente pubblicato da questa casa editrice!). In poche parole, si vede lontano un chilometro che è l'adattamento letterario di una sceneggiatura cinematografica e sia l'autrice americana, sia la traduttrice non hanno fatto nulla per migliorarla almeno un po' (ci mancava solo lo stile copione e poi era proprio perfetto).
Devo essere sincera, questa volta mi aspettavo di più, e sono rimasta delusa... come sempre.

Come ho detto, l'idea di fondo era anche buona: far vedere una Biancaneve diversa da quella che abbiamo conosciuto da bambini, una ragazza che si difende, non si arrende facilmente, ha del coraggio da vendere.
La Biancaneve descritta qui ha queste qualità, ma solo perché lo dicono gli altri, fa tutto ciò che ti aspetti che faccia, non c'è un colpo di scena neanche a pagarlo oro e la storia va avanti in un piattume assoluto.
Il cacciatore le insegna qualche mossa per difendersi e subito diventa una campionessa di lotta (magia, tanto è fantasy!).
Non c'è un minimo di introspezione, ricorda il padre o la madre, sembra che versi qualche lacrima, ma subito dopo si ripiomba nelle descrizioni degli ambienti, di quanto sia tenebrosa la Foresta Tenebrosa, ecc.
Caratterizzazione dei personaggi pari a zero.
Non ci si riesce a immedesimare in nessuno di loro... forse solo in Ravenna, per cui ogni tanto facevo il tifo e speravo che, con la propria magia, trasformasse Biancaneve in una vera combattente e non in una sottospecie di Mary Sue.

Solo nel finale si ritrova un po' di vivacità, ma è tutto così rapido che nello spazio di pochi capoversi è già tutto finito.
La morte di Ravenna è troppo facile, chiunque avrebbe potuto ucciderla in quel modo molti anni prima e liberare così il regno dal suo giogo, non era necessario che fosse Biancaneve a farlo. O meglio, la spiegazione per cui solo Biancaneve potesse farlo, regge pochissimo e perde corpo dopo quelle poche righe in cui Ravenna muore.
Arrivata all'ultima pagina del libro mi aspettavo che lo spirito di Ravenna ritrovasse nuova forza in qualcun altro molto lontano dal castello e ci fosse di nuovo la sua minaccia, così per dare un altro po' di vita e una speranza per vedere la Biancaneve di nuova generazione morire definitivamente, senza risvegli da parte di qualcuno. Mi aspettavo una cosa alla Voldemort del primo libro di HP, insomma =D

Ho già detto che la traduzione è pessima, non so come sia l'originale, ma dal punto di vista stilistico, grammaticale e grafico fa veramente pena.
Ci sono errori che ho già sottolineato in altri libri o, addirittura, quando giudicavo i racconti ai contest che organizzavo.
Il più delle volte gli errori riguardano gli aggettivi possessivi, che per la traduttrice esistono solo nelle forme di suo, sua, suoi, sue; propri & co. non sa neanche dove stiano di casa.
Ho trovato refusi che a una rilettura in più si sarebbero potuti eliminare, errori grafici di trattini che sparivano all'improvviso nel discorso diretto, dando l'impressione che il narratore si fosse impossessato dello stesso personaggio che parlava in quel momento.
La Mondadori aveva così fretta di mettere sul mercato la trasposizione di un film? Francamente, se avessero controllato di più (non esistono più i correttori di bozze, purtroppo!) e dato una riletta a ciò che stavano per mandare in mano ai lettori, avrebbero guadagnato un po' di più.

Da tutto questo, comunque ho capito tre cose:
1. o le riscritture delle favole sono fatte bene, con la testa, e non solo per vendere, oppure non fanno per me, visto che hanno cannato due su due (questa e Cappuccetto Rosso Sangue... guarda caso, entrambi pubblicati da Mondadori ed entrambi scritti con i piedi dopo l'uscita del film omonimo);
2. la Mondadori ancora una volta se ne stra-frega dei lettori e di cosa immette sul mercato, pensando che tutti siano stupidi e pronti a dare loro i soldi (e per fortuna che questo libro l'ho vinto a un giveaway =D);
3. sono troppo buona nel dare i voti, questo libro non si meritava neanche una stellina, ma gliene ho date tre solo perché l'idea di fondo non era male, peccato che sia stata sviluppata nel peggiore dei modi.

Ultima cosa, per Glinda: riponevo molte speranze in questo libro e non mi sono affatto pentita di aver partecipato al tuo giveaway, purtroppo sono sempre troppo fiduciosa u.u

Questo è quanto, vi auguro buona giornata e buone letture ;D
Eruannë.

Questa recensione partecipa alla
Hogwarts Reading Challenge

martedì 20 novembre 2012

Lezione di buon italiano scritto #1

Navigando nella rete mi è capitato spesso di imbattermi in commenti, scritti di varia natura e simili che mi hanno lasciata perplessa.
La cosa che mi perplime di solito è come una persona che si consideri un lettore forte o che abbia (o meno, perché anche qualche scrittore dovrebbe rinfrescarsi un po' la memoria ogni tanto!) l'hobby della scrittura, poi si riveli incapace di seguire delle semplici e basilari regole grammatico-sintattico-ortografiche dettate dalla propria lingua madre e che insegnano, se non in prima, in seconda elementare.
Per dirla in parole povere: se ne stra-frega della lingua italiana e scrive certe amenità che, personalmente, mi fanno ribollire il sangue nelle vene.
Sto parlando molto più semplicemente di quelle schiere di persone che si divertono(?) a trasformare (forse per comodità(?)) gli apostrofi in accenti e a inserire i primi dove non vanno.

Vi è mai capitato di leggere frasi del tipo:

Oggi ho un di tempo e mi dedicherò a giocare al pc.
o
Qual'è il vostro passatempo preferito?

Si noti bene che, per quanto riguarda il "pò", perfino l'editor di blogger lo sottolinea in rosso, quindi com'è possibile che certa gente non si accorga che sia sbagliato?

Per chi fosse stato assente alle due lezioni in prima o seconda elementare o preferisce pensare che "tanto non si è a scuola, quindi perché spaccarsi le dita e schiacciare qualche tasto in più", permettetemi di rinfrescarvi un po' la memoria con le regole grammaticali di questi due errori sempre troppo comuni.
Po' è il troncamento della parola Poco, quindi l'apostrofo serve a evidenziare questa troncatura. Non esiste proprio che si metta l'accento, sarebbe un errore da matita blu.

Qual è non è un'elisione, ma si tratta di un troncamento e quindi non deve mai avere l'apostrofo.

Mi domando sempre come sia possibile che delle regole così semplici vengano buttate nella spazzatura per comodità o, peggio, per indifferenza.
Capisco uno straniero che non sa bene la nostra lingua faccia tali errori, ma non transigo su chi a scuola ci va tutt'ora (liceo o università non importa) o abbia un lavoro di tutto rispetto (medico, avvocato, scrittore e compagnia cantante).
Poi non lamentatevi, voi che sbagliate per il gusto di sbagliare, se vi prendono in giro o vi rinfrescano la memoria come ho fatto io.

La lezione è finita, spero che il buonsenso e il rispetto delle regolette elementari ritornino presto a regnare sovrani sull'ignoranza e sulla comodità.

Buona serata,
Eruannë.