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venerdì 1 maggio 2020

{Recensione} La via del male

Buon 1° maggio a tutti!
Finalmente un nuovo post all'orizzonte, ringraziamo la quarantena per questo, visto che è da più di un anno che non aggiorno il blog.
Come state? Come state passando questo periodo alquanto strano?
Io passo da momenti in cui faccio mille mila cose, tra i quali rientra il lavoro, ad altri in cui poltrisco e mi annoio, con la voglia di fare sotto ai piedi.
Una cosa buona di questa clausura forzata, però, è il fatto che pian piano sto ritornando alle mie abitudini di lettura, così la sera, prima di addormentarmi, leggo sempre qualcosina. E proprio grazie a questo, ecco qui una nuova recensione a un libro non molto nuovo e che avevo tentato di iniziare anni fa, ma senza riuscire a terminarlo.

Autore: Robert Galbraith
Data di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Salani Editore
Collana: Romanzi
Genere: Thriller, Mistero
Pagine: 603
Prezzo: 18.60€
Quarta di copertina: Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza rimane inorridita nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna. L’investigatore privato Cormoran Strike, il suo capo, è meno sorpreso, ma non per questo meno preoccupato. Solo quattro persone che fanno parte del suo passato potrebbero esserne responsabili – e Strike sa che ciascuno di loro sarebbe capace di questa e altre indicibili brutalità. La polizia concentra le indagini su un sospettato, ma Strike è sempre più convinto che lui sia innocente: non rimane che prendere in mano il caso insieme a Robin e immergersi nei mondi oscuri e contorti degli altri tre indiziati. Ma nuovi, disumani delitti stanno per essere compiuti, e non rimane molto tempo…
La via del male è il terzo libro dell’acclamata serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la giovane e determinata Robin Ellacott. Un giallo ingegnoso, con colpi di scena inaspettati, ma anche l’appassionante storia di un uomo e di una donna giunti a un crocevia della loro vita personale e professionale.
Voto: 


Per prima cosa posso dirvi che questo libro mi è piaciuto (il voto lì sopra lo testimonia), io amo la Rowling e il suo stile, perché è sempre così pulito e lineare, ma, a causa del finale, non è arrivato a 5 specchi.
I personaggi sono molto realistici, ciò che provano arriva al lettore molto prepotentemente e questo fa entrare nella storia.
Quando l'avevo iniziato anni fa, non ero riuscita a proseguire perché ero davvero troppo impegnata e non riuscivo a seguire il filo degli avvenimenti. Ora, pur restando la maggior parte del tempo al computer e lavorando quasi senza sosta, sono riuscita a ritagliarmi del tempo da dedicargli. E ho fatto bene, perché è stata davvero una lettura piacevole e ricca.

Anche in questa storia il protagonista indiscusso è Cormoran Strike, investigatore balzato agli onori della cronaca per aver risolto due casi a cui la polizia non riusciva a trovare il colpevole o non si curava poi molto delle preoccupazioni di una povera donna (qui la recensione a Il Baco da Seta), ma divide la scena ancor di più con Robin Ellacott, la sua assistente.
Qui però Strike viene coinvolto in prima persona negli avvenimenti e non può fare a meno di chiedere aiuto alla polizia e ai suoi ex colleghi della polizia militare.
In questo libro vengono a galla segreti e nuove rivelazioni sul passato di entrambi e tutto parte dal fatto che a Robin è stata recapitata una gamba mozzata.
Da questo avvenimento prende avvio la storia e, purtroppo, molti clienti di Strike lo abbandonano al suo destino. L'investigatore non si perde d'animo, cerca di salvare il salvabile e si mette alla ricerca del possibile colpevole. Il primo pensiero va al patrigno, che Strike incolpa della morte della madre, e ad altri tre uomini che hanno attraversato la vita professionale dell'investigatore.

Non mi dilungo oltre sulla trama, perché non voglio spoilerare troppo se qualcuno di voi non l'avesse ancora letto.
Mi soffermo su alcune considerazioni, invece.

Per prima cosa ho trovato il libro eccessivamente lungo. Come ho scritto su Goodreads, io avrei tolto un bel po' di pagine, addirittura capitoli interi, e la storia avrebbe funzionato lo stesso.
Capisco che lo scopo dell'autrice fosse quello di farci conoscere i più minimi dettagli dei reati commessi dai sospetti, così come della loro vita prima, durante e dopo gli incontri/scontri con Cormoran Strike, ma il più delle volte li ho trovati pesanti, infiniti e fine a sé stessi.
A mio avviso non davano nulla di più alla storia principale.
Delle 600 e passa pagine, tolti pezzi qui e là, ne sarebbero rimaste sì e no 400 e il libro avrebbe funzionato lo stesso.
Lo stile, come dicevo, coinvolge il lettore e lo tiene attaccato alle pagine (questo l'ho detto anche per Il Baco da Seta), io facevo nottata e leggevo anche un centinaio di pagine alla volta, il che è sempre positivo per un libro giallo e di questa mole, perché permette di immergersi nel mondo creato dall'autore e divorare il libro.

Per quanto riguarda i protagonisti, qui non c'è nulla da fare: li adoro. E mi fanno una rabbia immensa i capitoli finali e il finale.
In questo libro scopriamo finalmente il passato di Robin, che tutto è fuorché lineare e privo di problemi, anzi. Qui ho apprezzato tantissimo le confidenze che finalmente fa a Strike (non molto il modo in cui le fa, ma era necessario per scioglierla un po') e l'ho apprezzata tantissimo in un punto del libro (non vi spoilero), tanto ho sperato che un dato personaggio non si facesse più vedere. E invece no. Ma confido nel quarto libro per questo =D
Robin è una donna forte, ma purtroppo è un po' troppo attaccata a Matthew, alle paure di lui e a ciò che pensa lui.
Io capisco tutto (l'amore, il rispetto, una storia lunga 9 anni,...), ma Robin, caspita, è un perfetto imbecille, cosa ti costava lasciarlo e basta?!

Ho apprezzato (anche se non mi è sempre piaciuto come espediente, ma capisco la scelta della Rowling) il fatto che ci fosse anche il punto di vista del colpevole. Ha dato un tocco in più alla storia, facendoci capire il perché profondo delle azioni che aveva compiuto e compiva di volta in volta. Certo, non ha svelato fino alla fine chi fosse questo personaggio, l'ha sempre delineato in modo brutale e restando nell'anonimato.
E per tutto il libro io avevo pensato a un colpevole esterno alla rosa dei sospettati, questo perché tendo a pensare che ci sia sempre dell'altro, o più semplicemente perché io andrei a scovare l'insospettabile.

Perdonate la recensione un po' così, a tratti sconclusionata, ma devo riprenderci un po' la mano =D
Ovviamente dopo aver finito questo libro, ho scoperto (non so perché non me lo ricordassi/lo sapessi) che ci fosse un quarto capitolo della serie e così, approfittando del fatto che le librerie avevano riaperto, l'ho comprato. Non mi sono ancora decisa a leggerlo, perché la mia TBR è piuttosto lunga e al momento sto leggendo Magic di V.E. Shwab (domani posto le mie prime impressioni), spero comunque di non lasciarlo in libreria per anni prima di affrontarlo.
Sono curiosa di sapere cosa ne pensate voi di La via del male, quindi lo spazio commenti qui sotto è come sempre a vostra disposizione ;)

Non mi resta che augurarvi un buon fine settimana e buone letture,
Annette.

sabato 1 ottobre 2016

{Saturday Review} Harry Potter e la Maledizione dell'Erede


 Buon sabato, cari lettori del blog, quest'oggi ritorna un appuntamento a me molto caro, ovvero la recensione del sabato (che non ha cadenza fissa).
Stanotte – e non capitava da un bel po' di tempo – ho fatto le ore piccole senza accorgermene leggendo tutto d'un fiato un libro che... aspettavo da tanto.
Vi avverto che sarà una recensione molto lunga, quindi preparatevi una tazza di tè e mettetevi comodi.
Il libro in questione è:

Autore: J.K. Rowling
Data di pubblicazione: 24 settembre 2016
Casa editrice: Salani
Genere: Fantasy
Pagine: 368
Prezzo: 19.80€
Quarta di copertina: È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto facile neanche ora, da impiegato al Ministero della Magia, oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare.
Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, Albus, suo secondogenito, deve lottare con il peso di un'eredità familiare che non ha mai voluto. Quando passato e presente si fondono in un'oscura minaccia, padre e figlio apprendono una scomoda verità: il pericolo proviene a volte da luoghi inaspettati.


Forse ormai lo sapete fin troppo bene: io sono davvero una grande fan della saga, quindi cerco di avere tutti i libri che scrive J.K. Rowling, sia per tornare a sognare e a viaggiare con la fantasia frequentando la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts o lavorando per il Ministero della Magia, sia per collezione. E mi è dispiaciuto tremendamente non poter concludere la lettura e la raccolta, se così si può chiamare, delle edizioni ritradotte (che non avevano aggiunto nulla di più alla saga, ma erano molto pratiche, essendo in formato tascabile =D)

Divagazioni a parte, prima di iniziare la lettura di questo ottavo volume, ero molto scettica e pronta a una colossale delusione.
Non avevo voluto spoilerarmi nulla, perché per HP io ci tengo a non sapere nulla di nulla, se non qualcosina di molto generale – o sulle coppie che amo, vedi il caso Ron/Hermione per HP7 –, ma leggevo pareri molto discordanti qui e là e questo mi aveva un po' destabilizzata, pronta, appunto, per una delusione.
Invece, dopo averlo concluso alle 3 di notte – perché io o faccio le ore piccole o non leggo per mesi – posso dire che mi è piaciuto tantissimo e che non vedo l'ora di vederlo a teatro (magari non con gli attori che hanno scelto per la versione inglese, perché non ce n'è uno che rispecchi la mia idea dei personaggi) o sul grande schermo.

Premetto che chi non ha molto apprezzato l'epilogo del settimo libro potrà trovare questo libro alquanto superficiale e simile a una delle più imbarazzanti fanfiction che si leggono in giro, e non nego di pensare che zia Row per certi particolari abbia dato il contentino a molti fan di certe coppie.
Io ero tra quelle persone che, letto l'epilogo, ha pensato "Wow, carne nuova per scrivere fanfiction" con tanto di occhi a cuoricino e, devo ammettere, che è stato divertente scrivere di personaggi come Albus, Rose e tutti gli altri partendo da un semplice abbozzo di caratterizzazione e poi svilupparlo quasi a mio piacimento.
C'è poi il fatto che non è un vero e proprio libro, visto che si tratta della sceneggiatura teatrale, quindi chi si aspetta descrizioni chilometriche, approfondimento dei personaggi (c'è, tra le righe si scorgono benissimo i caratteri e l'evoluzione dei personaggi) come solo lei sa fare, forse ne rimarrà fortemente deluso.

Ma concentriamoci sulla storia: il tutto ruota attorno ad Albus Severus e alla sua relazione con Harry Potter, suo padre, colui che ha sconfitto Voldemort e che è diventato ancora più famoso di quanto non fosse.
Nell'epilogo abbiamo lasciato Harry che rassicurava Albus sul fatto che non era importante in che Casa fosse finito e che portava i nomi di due più valorosi presidi di Hogwarts. E già questo per un bambino di 11 anni non dev'essere stato un fardello molto facile da portare (qui penso davvero che la Rowling si fosse bevuta un po' il cervello quando aveva scelto i nomi per la Nuova Generazione).
Anche qui c'è la rassicurazione di Harry e lo scetticismo di Albus, ma questo viene letteralmente trascinato sull'Espresso da Rose, che cerca di convincerlo a vivere bene il viaggio, perché potrebbe incontrare i suoi migliori amici, proprio com'è successo a Harry, Ron e Hermione. Albus non è convinto, ma quando conosce Scorpius Malfoy cambia idea e capisce che saranno amici come lo erano suo padre e i suoi zii.

All'inizio della storia ritroviamo i personaggi delle famiglie Potter e Weasley, soprattutto quelli della Nuova Generazione, poi, andando avanti con la storia James, Lily, Rose diventano soltanto delle comparse, qualche volta citati e il più delle volte dimenticati. Questo mi ha delusa fortemente, ma capisco che in un'opera teatrale non ci sia mai spazio per decine e decine di personaggi e quindi si debbano limitare all'osso le loro entrate in scena.
Un vero peccato, ma spero che zia Row rimedi presto con una storia degna di questo nome e che coinvolga l'intera allegra combricola =D

Nei primi capitoli abbiamo soltanto un abbozzo di situazioni che si riferiscono ai primi anni a Hogwarts di Albus e Scorpius, cercando di caratterizzarli e farci capire cosa li tormenti, e in cui Harry e Hermione sono impegnati a fronteggiare alcuni Mangiamorte. 
Ma con l'avvento della partenza per il quarto anno di Albus, si capisce che il momento è arrivato e che finalmente la storia vera e propria ha inizio.
Albus litiga con Harry perché l'uno non vorrebbe avere un padre come Harry e l'altro non riesce a capire fino in fondo il figlio. Il tutto scaturito dalla visita di Amos e Delphi Diggory che scoprono l'esistenza di una Giratempo e vorrebbero Harry la usasse per tornare indietro nel tempo e salvare Cedric.
Ma non voglio anticiparvi nulla di più, ho paura di rivelare troppo e rovinare la lettura a molti.

Quindi passo ad altro, come la caratterizzazione dei personaggi, che a me sta molto a cuore e che, non mi ha proprio soddisfatta totalmente. Questo è uno dei punti deboli della storia, ma non perché la sceneggiatura teatrale non lasci spazio a una caratterizzazione vera e propria – cosa sbagliatissima da pensare, perché si capisce molto bene l'evoluzione dei personaggi e cosa pensano/dicono/fanno anche dalle parole che usano –, ma più perché in qualche caso si nota che non è stata la Rowling da sola a scrivere tutto questo.
Probabilmente chi avrà già letto il libro avrà capito di chi sto parlando, gli altri mi scuseranno questo piccolo spoiler, ma non dà/toglie nulla alla trama in sé.
Sto parlando di Ron Weasley, personaggio che io adoro e che mi è dispiaciuto tantissimo vederlo trattato così.
Se all'inizio abbiamo il solito Ron di cui si è letto nei libri e che lavora insieme a George al Tiri Vispi Weasley, con il proseguo della storia il suo personaggio viene stravolto, diventa una macchietta, quasi insignificante – e non sto parlando del Ron del tempo presente in cui si ritrovano Albus e Scorpius la prima volta dopo aver usato la Giratempo, sto parlando proprio dell'originale.
Sembra che non faccia altro che mangiare e l'hanno fatto anche più stupido di quanto non emerga dall'intera saga.
Certo, è sempre fedele a Harry e ama alla follia Hermione (dimostrandoglielo, finalmente), ma resta il fatto che non sia più il Ron che è cresciuto nei 7 anni in cui la saga è ambientata. Sembra regredito all'età di 11 anni se non prima e questo non mi è affatto piaciuto.
Come non mi è piaciuto per nulla il fatto che i figli di Ron e Hermione abbiano il doppio cognome, come se chiamarsi solo Weasley fosse un disonore. Io ho sempre pensato e immaginato che Hermione fosse stata felice di entrare a far parte della famiglia di Ron e che mai si sarebbe sognata di mettere il proprio cognome ai figli, ma mi rendo conto che probabilmente sono solo vaneggiamenti da fan.
Tutti questi fattori, però, mi portano a pensare che sia quasi un voler denigrare uno dei personaggi fondamentali della saga per favorirne altri... non so se sono riuscita a spiegarmi.

Uno dei personaggi che invece mi sono piaciuti molto, che si nota che è cambiato, che nel settimo libro aveva solo abbozzato una maturità e un voler cambiare in meglio la propria situazione, è Draco Malfoy.
È strano leggere che è quasi amico di Harry & co., ma si capisce che lui ha radicalmente cambiato il pensiero dei Malfoy, che è andato al di là di ciò che suo padre voleva per lui e che ha un amore smodato per il figlio.
Forse i puristi storceranno il naso, ma credo che un uomo di 40 anni capisca cosa sia davvero importante e che delle ideologie assurde dettate da un folle non siano la cosa migliore per poter creare un mondo migliore. Certo rimangono le ruggini del passato, perché non sempre Harry, Ron e Hermione si fidano totalmente di lui, ma è già un passo avanti il fatto che Draco non voglia riportare in vita Voldemort, ma anzi, che cerchi in tutti i modi di salvare prima di tutto Scorpius.

Dei personaggi della Nuova Generazione mi è piaciuto molto Scorpius, diverso da suo padre, cerca di vivere come meglio può le dicerie sul proprio conto ed è grato di avere un amico come Albus.
Albus, invece, non mi è piaciuto particolarmente, soprattutto nella prima parte. Come ho scritto su Facebook, l'avrei avadakedavrizzato seduta stante per come si comportava e per l'atteggiamento che aveva nei confronti di suo padre e degli altri. Ancora mi domando come si possa odiare Hogwarts.

Delphi, invece, mi è piaciuta molto come nuovo personaggio e... non avevo dubbi sarebbe saltato fuori fosse figlia di...
Sono contenta di aver avuto ragione su una coppia, anche se, come ho detto poco più sopra, mi sa molto di contentino per i fan. (Com'è difficile cercare di non spoilerare! =D)
Come anche un'altra coppia potrebbe essere un altro contentino per altri fan.
Ritornando a Delphi, come per altri particolari, mi auguro che la Rowling voglia scrivere qualcosa di più... sostanzioso, magari scrivere un vero libro sulla Maledizione dell'Erede, perché è un peccato non avere particolari come ci sono negli altri libri della saga e questo e altri personaggi si meritano un approfondimento.

Per quanto io sia una sostenitrice della distruzione delle Giratempo accaduto nel quinto libro durante la battaglia al Ministero, mi è piaciuta molto l'idea di fondo della storia: cercare di viaggiare nel tempo per modificare un evento che ha cambiato la vita del Mondo Magico.
I tentativi di Albus e Scorpius di portare a termine questa missione mi sono piaciuti, è stato interessante leggere cosa sarebbe successo se, per esempio, Ron e Hermione fossero andati al Ballo del Ceppo insieme (chiedo venia per lo spoiler-non-spoiler).
Mi è piaciuto molto anche il fatto che, come sempre, la storia celasse una sorta di morale e i personaggi principali necessitassero di alcuni avvenimenti per evolvere. Evolvere personalmente/caratterialmente e nel rapporto tra loro.

Altra cosa che ho davvero davvero davvero davvero davvero apprezzato è stato il fatto che i traduttori non abbiano modificato troppo i nomi originali (Silente a parte, ma per lui posso anche concedere che traducano Silente).

Riassumendo, se no la faccio troppo lunga e sono sicura di avervi già annoiati: questo nuovo capitolo, se così si può chiamare, mi è piaciuto molto e non vedo l'ora di vederlo a teatro anche qui in Italia o, perché no, in una trasposizione cinematografica – con gli effetti speciali potrebbe essere uno dei film migliori della saga –; i personaggi vecchi e nuovi mi sono piaciuti, tranne qualche eccezione sopraccitata, ma solo perché io sono maniaca quando si tratta di caratterizzazione e non mi piace che i personaggi vengano stravolti così, senza una ragione specifica. Ho apprezzato la storia e com'è stata descritta, pur essendoci solo dei dialoghi.
Ci sono anche dettagli che non mi sono piaciuti più di tanto, ma non si può avere tutto =D
Non mi aspettavo avrei avuto tale reazione e sono felice di aver letto questo libro... sarà fonte di ispirazione per altre nuove fanfiction (non adesso, nell'immediato, ma in futuro potrei ritornare a scrivere dei personaggi della Rowling).

Spero di avervi tenuto compagnia con questa recensione chilometrica e mi auguro di non essere saltata da un punto a un altro senza la minima logica.
Fatemi sapere cosa ne pensate di questo libro e, soprattutto, se a voi è piaciuto o meno, perché sono davvero curiosa di leggere le vostre opinioni.

Vi auguro buon fine settimana e buone letture,
Annette.

giovedì 9 aprile 2015

{Recensione} Il Baco da Seta

Autore: Robert Galbraith
Data di pubblicazione: 9 ottobre 2014
Casa editrice: Salani
Genere: Giallo
Pagine: 552
Prezzo: 18.60€
Quarta di copertina: Londra. L'eccentrico scrittore Owen Quine non si fa vedere da giorni. Non è la prima volta che scompare improvvisamente, ma non è mai stato via così tanto tempo e la moglie ha bisogno di ritrovarlo. Decide così di assumere l'investigatore privato Cormoran Strike per riportare a casa il marito. Ma appena Strike comincia a indagare, appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c'è molto di più di quanto sua moglie sospetti. Lo scrittore se n'è andato portando con sé il manoscritto del suo ultimo romanzo, pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce, soprattutto di quelle che ruotano attorno al suo mestiere. Se venisse pubblicato, il libro di Quine rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler mettere a tacere lo scrittore...
Appassionante e ricco di colpi di scena, uno spaccato degli intrighi del mondo editoriale londinese, Il Baco da Seta è il secondo romanzo della serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la sua assistente, la giovane e determinata Robin Ellacott.


Finito pochi istanti fa, Il Baco da Seta è un giallo avvincente e interessante, ricco di colpi di scena e degno di qualsiasi altro giallo sia in circolazione.
Forse io sono un po' di parte, perché adoro lo stile di Galbraith/Rowling (da fan di zia Row, non posso non essere entusiasta di leggere i suoi nuovi libri) e perché il giallo è il mio genere preferito, ma questo libro vale la lettura.
Anche qui troviamo un protagonista già noto ai lettori, cioè Cormoran Strike, un investigatore privato un po' rude, ma molto dotato, che, dopo il grande successo avuto col caso di Lula Landry, ha ricevuto molte proposte di lavoro, soprattutto da mogli tradite alla soglia del divorzio o datori di lavoro-amanti che non si fidano poi molto delle segretarie.
Nonostante i clienti siano facoltosi e pieni di soldi, Strike decide di prendere a cuore il caso di una donna evidentemente in difficoltà economiche che vuole ritrovare il marito.
Strike manda a quel paese un cliente molto danaroso (e anche molto insolente) e decide di occuparsi della scomparsa di Owen Quine, scrittore molto meno famoso di quanto pensi lui stesso, che ha la passione di sparire chissà dove con qualche amante e poi ricomparire dopo un po' di giorni. La moglie stavolta, però, si preoccupa della prolungata assenza e decide di interpellare Strike per far ritornare a casa il marito.
Strike, aiutato come sempre da Robin, indaga e si ritrova invischiato in un caso tutt'altro che semplice.

Ho già detto che mi piace tantissimo lo stile usato dalla Rowling in questa nuova serie e Cormoran Strike è entrato praticamente a gamba tesa (quella sana!) tra i miei investigatori preferiti. Mi ricorda vagamente Sherlock, anche se quest'ultimo è un po' più rapido nel risolvere i casi, ma non ha nulla da invidiare all'eroe di sir Arthur.
In questo libro la Rowling ha dipinto in modo molto intelligente e acuto il mondo dell'editoria inglese (e non solo), descrivendo e creando personaggi degni di nota, tutti molto ben caratterizzati e talvolta portati all'eccesso nelle loro manie, fissazioni e nei modi di fare.
Ogni personaggio ha un ché di particolare che lo fa apprezzare o odiare a prima vista: ci sono delle vere e proprie macchiette, ma anche personaggi profondi con un passato tutt'altro che facile alle spalle. E per scoprire le loro caratteristiche ci sono due chiavi di lettura, la prima è quella di Cormoran Strike che indaga e il narratore ci descrive come li vede lui; la seconda è quella di Bombyx Mori, che ne dà un'immagine più grottesca e quasi goliardica, volta a offendere e denigrare ogni singolo protagonista della vita di Quine.
È come se avessimo un libro dentro un libro. Insieme a tanti altri libri, visto che vengono citati titoli e trame di testi scritti da Quine o qualche altro autore citato.
Tutto gira intorno a Owen Quine e a Bombyx Mori, perché è da lì che parte tutto e su cui si sviluppa l'idea dell'assassino.
Ovviamente all'interno della narrazione c'è anche posto per la vita e i sentimenti di Strike e per la relazione sempre più complicata tra Robin e Matthew, nonostante il matrimonio in vista; per non parlare degli accenni a Charlotte, ex fidanzata dell'investigatore, che si spera vivamente non compaia più nei libri a venire, perché non la sopporto e porterebbe solo inutile scompiglio.

Se qualcuno pensa di ritrovare l'autrice di HP in questa serie si sbaglia di grosso, perché lo stile è molto più asciutto e diretto, senza fronzoli e abbellimenti tipici della saga del maghetto. Ben lontano anche da quello de Il Seggio Vacante, che, in quanto a stile, non mi ha fatta impazzire.
A mio parere la Rowling ha fatto un vero e proprio passo avanti, rendendo il suo stile molto più adatto a un pubblico adulto e amante dei gialli. Anche in HP lo stile si è evoluto andando avanti con la storia, ma qui è tutt'altra cosa, molto più indicato al mistero che aleggia in un giallo.

A differenza del primo libro, la storia arriva alla sua conclusione in modo graduale, svelando pian piano i pezzi che compongono il puzzle del delitto. Molte cose vengono taciute per il grande colpo di scena finale, ma c'è molta carne al fuoco e viene gestita in modo egregio, senza tralasciare nulla.
È un libro che mi sento di consigliare agli amanti del genere giallo, perché è bello contorcere la mente per capire chi possa aver compiuto l'omicidio, perché e quali siano gli indizi più importanti da considerare e cercare di risolvere il caso prima di Strike.
Sono 550 pagine intense, che si leggono in poco tempo, perché la storia coinvolge e appassiona fin dalla prima pagina. Come mi è successo con altri gialli/thriller, nonostante la stanchezza che avevo addosso per le giornate abbastanza piene, sono riuscita a leggere anche 50-60 pagine alla volta senza che gli occhi mi si chiudessero, e questa è una gran cosa per un libro, soprattutto se come me leggete prima di addormentarvi.

Mi pare di aver detto tutto, spero di non averla fatta troppo lunga, di non avervi annoiato e di non essere stata ripetitiva.
Se ne avete la possibilità leggete questo libro, perché merita veramente molto.

Voto:

Buone letture,
Annette.

Recensione partecipante alla 25 books in 2015 Reading Challenge (un libro ambientato in un luogo che desideri visitare) di Patrizia P del blog Evasione libri.

mercoledì 8 giugno 2011

{Recensione} Harry Potter e la Pietra Filosofale

Titolo: Harry Potter e la Pietra Filosofale
Autore: J.K. Rowling
Data di pubblicazione: 2011
Casa editrice: Salani Editore
Collana: Biblioteca Economica Salani
Genere: Fantasy
Pagine: 300
Prezzo: 9.00€
Quarta di copertina: Tutto comincia da qui. Il primo capitolo di uno dei più grandi fenomeni dell'editoria internazionale, il libro che ha fatto leggere milioni di ragazzi e ha unito genitori e figli nella scoperta di un universo fantastico che è già parte dell'immaginario collettivo.
Per la prima volta in tascabile nella nuova edizione a cura di Stefano Bartezzaghi.


Quando è uscito la prima volta, ho considerato Harry Potter "roba per ragazzini idioti", ma poi ho visto il film e gli ho dato una possibilità, da allora viviamo praticamente insieme (mi scuserà Raf, ma d'altra parte dobbiamo ringraziare proprio zia Row se io e lui ci siamo conosciuti XD).
Ricordo che in un anno ho letto i primi quattro libri, uno ogni due-tre mesi, poi ho atteso con trepidazione il quinto e il sesto, leggendomi anche un po' di spoiler, mentre per il settimo non ho voluto sapere nulla e ho resistito sei mesi senza leggerlo.
In dieci anni mi sono lasciata trasportare migliaia di volte nel magico mondo di Hogwarts o tra le stradine di Diagon Alley e di Hogsmeade, penso di non aver mai sognato tanto come in questi anni. E questa saga mi ha fatto molto bene: non lo dico solo da fan sfegatata quale sono, ma proprio perché mi ha fatta crescere, affrontare la vita con un altro spirito e, soprattutto, mi ha avvicinata alla scrittura. E poi, come dicevo prima, mi ha fatto conoscere delle persone speciali, prima fra tutte Raf.
Ma tutto questo c'entra relativamente con la recensione vera e propria =D

A distanza di dieci anni, ho riletto con vero piacere il primo libro della saga, soprattutto nella nuova traduzione che ridà almeno un po' di giustizia ai nomi stravolti e massacrati in quella precedente. Avrei gradito che Silente fosse rimasto Dumbledore e che i nomi delle Case fossero quelli originali, perché avrebbe reso tutto ancora più magico. Ma, ehi, non si può avere tutto dalla vita... Solo che quel "Tassofrasso" è veramente ridicolo, nonostante sia la traduzione più o meno letterale e corretta di Hufflepuff.
Ovviamente, con questa traduzione, nulla è cambiato nella trama: abbiamo sempre il piccolo Harry Potter, un bambino orfano che vive con degli zii veramente crudeli e che gli hanno sempre tenuto nascosta la verità su se stesso e i suoi genitori. I Dusley hanno sempre odiato tutto ciò che non fosse normale, non hanno mai sopportato le stranezze di Harry (un esempio tra tutti: i capelli che in una notte ricrescono anche dopo essere stati rapati a zero) e non hanno mai visto di buon occhio Lily e James che, secondo loro, hanno pensato bene di essere uccisi proprio per distruggerli la vita e costringerli a crescere anche il loro bambino.
Harry non ha mai avuto al suo fianco degli amici e delle persone che gli volessero bene fino a quando non iniziano ad arrivare strane lettere indirizzate al Signor H. Potter, Sgabuzzino del sottoscala, Privet Drive 4, Little Winging, Surrey.
Chi mai potrebbe sapere con esattezza il luogo nel quale Harry è costretto a dormire fin dalla tenera età di un anno?
Ovviamente Vernon e Petunia Dursley sanno da chi arrivano quelle strane lettere e fanno di tutto perché Harry non venga a conoscenza della verità. Il problema, però, è che più lettere bruciano, rompono, distruggono, più ne arrivano; e quando il mittente non ottiene risposta, invia l'unica persona in grado di convincere i Dursley: Rubeus Hagrid, Custode delle Chiavi e dei Luoghi a Hogwarts.
Ma cos'è di preciso Hogwarts? E perché Harry vi è stato iscritto fin dalla nascita? Come mai Harry Potter è così famoso nel Mondo Magico?
Inizia così un viaggio alla scoperta di un mondo magico, abilmente nascosto agli occhi dei Babbani, i non-maghi, e che cela un sacco di misteri, posta via gufo, creature straordinarie e realtà affascinanti.
Harry troverà finalmente degli amici, Ron e Hermione in primis, e grazie a loro vivrà una delle più belle avventure della sua vita: cercare la Pietra Filosofale di Nicolas Flamel, abilmente nascosta a Hogwarts per sfuggire alle mani di uno dei più grandi Maghi Oscuri di tutti i tempi, Lord Voldemort.
Tuttavia, Harry imparerà anche che non ci sono solo maghi buoni e dovrà fare i conti con il proprio passato, lottando per poter vivere un presente e un futuro normali.

Leggere Harry Potter è come tuffarsi in un'altra dimensione, tutto diventa così reale che ti meravigli che non sia mai arrivata la lettera da Hogwarts. Speri sempre che la mattina un gufo ti svegli picchiettando alla finestra e ti consegni la Gazzetta del Profeta, per leggere le ultime novità sul Mondo Magico.
È raro che un autore riesca a farmi provare cose del genere, anche a distanza di anni e a ogni rilettura; è strano che io mi sia appassionata così tanto a qualcosa e so già che difficilmente riuscirò a staccarmene.
Si sa, per molti HP è qualcosa di puramente commerciale e dalla trama scontata, eppure ci sono colpi di scena, complotti, trame e sottotrame parallele che ti lasciano col fiato sospeso fino alla fine e danno la possibilità ai fan di usare la fantasia per ricostruire i pezzi anche, perché no, scrivendone delle storie meritevoli quanto l'originale. I personaggi, anche i più secondari, non sono mai banali o stereotipati, tutti hanno delle caratteristiche particolari ed sono unici, proprio come ognuno di noi; non ce ne sono di perfetti, ma ognuno di loro ha qualcosa che permette al lettore, anche il più esigente, di immedesimarsi.
Per questi e altri motivi sostengo fermamente che tutta la saga di Harry Potter sia completa e non ci sia nulla di lasciato al caso: ogni pezzo, anche il più insignificante, alla fine, risulterà importante sia nel libro stesso in cui è collocato, sia negli altri.

Se qualcuno volesse avvicinarsi alla saga, consiglio vivamente questo libro, questa nuova traduzione, perché ha qualcosa in più rispetto alla precedente e ridà dignità a dei libri che il panorama italiano aveva irrimediabilmente compromesso (anche la copertina è più bella della precedente). Si sa, i nomi non sono molto importanti, ma quando questi hanno dei significati nascosti, sono indispensabili per la trama o si rifanno a certe caratteristiche dei personaggi, l'alibi del "non conoscevamo il seguito, abbiamo tradotto di conseguenza" non regge più, anzi, rende tutto più grottesco. Ma lasciamo cadere il discorso, ci sarà di sicuro un altro post per parlarne.

Voto: ★★★★★
Eruannë.

giovedì 2 luglio 2009

{Recensione} Il Guardiano del Fantasy (Moribito)

Qualche settimana fa ho finito di leggere sia Hyperversum, del quale presto potrete leggere il mio parere, sia Moribito – Il Guardiano dello Spirito.

Quarta di copertina: Bella, terribile, profondamente esperta nelle arti marziali, Balsa è una guerriera. Attraversa il paese con una missione da compiere: salvare vite, proteggere adulti e bambini, per riscattare un passato pieno di ombre e di sangue. Mentre si dirige verso la città di Nuova Yogo, Balsa assiste a un incidente: il figlio secondogenito del Mikado, l’imperatore, precipita nel fiume in piena. Senza esitare, Balsa si tuffa per soccorrerlo. E quando riemerge con il suo prezioso fardello, il suo destino prende una svolta drammatica: la madre del ragazzo, la Seconda Regina, le rivela con le lacrime agli occhi che lo stesso imperatore sta tramando per uccidere il figlio, posseduto da un demone che minaccia il regno intero.
Balsa accetta la nuova missione: portare via il giovane Chagum, proteggerlo dai sicari che lo inseguono. E svelare il mistero di un’antica profezia, che racchiude in sé la vita e la morte della terra stessa. Un romanzo epico e avventuroso sullo sfondo di un Giappone medievale, dove le forze della natura si incarnano e segnano il destino dei mortali.

Parere personale: Non ho problemi a dire che questo sia il libro più originale e bello che abbia letto nell'ultimo periodo (sempre insieme a Hyperversum).
L'autrice, Nahoko Uehashi, ha creato il suo mondo rifacendosi anche alla cultura e allo stile di vita del suo Paese, il Giappone, e il libro si può considerare una variazione al Medioevo giapponese. I luoghi, le situazioni, la lingua e tanto altro, invece, sono frutto della fervida immaginazione di Nahoko.
Il libro è il primo di una serie di dieci, scritti tra il 1996 e il 2008, e sono stati ripresi in una serie di anime e manga, già visti in patria, e da un radio drama. Insomma Moribito è stato un vero e proprio fenomeno e spero di poter vedere l'anime presto anche qui in Italia (magari non in un canale del digitale terrestre, pare infatti che Cartoon Network ne abbia comprato i diritti).
Anche se è un libro inserito nel catalogo per ragazzi della Salani, è adatto a tutte le età ed è leggibile da chiunque, non è affatto lungo, si legge in poco tempo e i capitoli sono piuttosto brevi, ma ricchi di contenuti. I personaggi non sono stereotipati, anzi, sono sempre ben descritti e hanno sfumature di carattere molto particolari. Al di là della protagonista, il mio personaggio preferito è Torogai, la maga che in certi casi prende in giro i Sapienti delle Stelle e li fa sembrare dei poveri idioti. Ma non preoccupatevi, anche tra loro c'è chi si salva e riesce a capire come... risolvere il piccolo problema accorso al secondo figlio del Mikado.

Mi auguro che questa serie di libri possa avere successo anche da noi, perché il primo merita veramente e sarebbe un peccato se cadesse nel dimenticatoio, come capita a tanti altri fantasy che sono surclassati da cose assurde.
Il fantasy giapponese, come anche quello di altri Paesi, può e deve avere largo spazio anche da noi, perché gente come Nahoko, con cultura, talento e originalità, di sicuro c'è, basta solo cambiare alcune cose in certe case editrici e aprire le porte a chi davvero merita di essere pubblicato.
E dopo anche questa tirata sulle case editrici che non fanno un lavoro adeguato, che non c'entra molto con il mio parere personale al libro, spero che sempre più gente legga questo piccolo gioiello giapponese e che si sappia apprezzare l'originalità dell'autrice.

Voto: ★★★★★
Eruannë.
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Link inerenti al post:
» Moribito sul sito della Salani
» Moribito su Wikipedia inglese
» Nahoko Uehashi su Wikipedia inglese
» info di Moribito su un forum